giovedì 11 ottobre 2007

Shangai: la nuova isola dei famosi. Seconda parte.


ATTENZIONE, LEGGERE PRIMA LA PRIMA PARTE DEL POST!!!!

...DICEVAMO:
Ormai Simo va a ruota libera e appena Coco accenna a voler uscire, qualora Malgioglio venisse eliminato, lo massacra di sensi di colpa facendo leva sul fatto che milioni di italiani in realtà non desidererebbero tassi di interesse più bassi sulla prima casa o contratti di lavoro più sicuri ma che vorrebbero essere lì.
Il sermone di 3 ore è totalmente incomprensibile anche alla traduttrice simultanea che sbrocca, butta le cuffie a terra e uscendo dalla regia grida “non sono pagata abbastanza per tradurre questa!”.
Alla fine, non si sa come, Coco ci ripensa e io, durante un rvm di Francesco in costume, ho l’epifania: figlio di Dio, c’ha un pacco! Ecco come fa ad attirare i pesci che pesca!
La serata procede con il solito susseguirsi di sbadigli tanto che preferisco sfogliare il catalogo dei premi della GS, ho tipo un milione di punti il che mi dà diritto ad una liposuzione con impianti ai glutei e lifting facciale (penso allora a quanti ne deve aver accumulati la Ventura per farsi quel po’ po’ di lavori).
Passiamo ora al fattaccio del panino che come ripercussioni sugli equilibri internazionali viene secondo solo all’omicidio di Francesco Ferdinando e lo scoppio della prima guerra mondiale.
Pare che Coco abbia mangiato il panino-ricompensa di Vittorio (ricoverato in ospedale per depressione: dice che gli manco un sacco). Sarà che io per un panino con la mozzarella dopo 3 settimane di digiuno sarei disposto a sterminare cuccioli di foche con la spranga, quindi lo capisco.
I due si fronteggiano e lì mi si annebbia la vista e mi fischiano le orecchie, due boni insieme non riesco a gestirli e vengo meno. Al mio risveglio sento parlare di un presunto rapporto lesbico tra Caren e Vittorio. La regia stacca su un primo piano di un bell’uomo che non capisco se è il marito di Caren o il ragazzo di Vittorio. Per fortuna il super mi viene in soccorso: è il marito di Barbi Spaccanapoli che cerca di smorzare queste illazioni mentre iniziano ad affiorare sul suo capo bizzarre escrescenze ossee.
Ma ecco il nostro Sandrone solo, sull’ultima spiaggia, che ha l’espressione allegra di uno a cui hanno sostituito la carta igienica con foglie d’ortica. Per sollazzarlo dopo una settimana di solitudine gli mandano due tranz caraibiche scartate da Pingitore perchè troppo femminili per i suoi spettacoli al Bagaglino.
Siamo all’eliminazione ma prima resto mesmerizzato da Lisa Fusco, la donna a metà, che oltre ad avere la voce di Topo Gigio se ne va in giro con un costume di piume rosa, trofeo di un frontale fatto con un fenicottero allo zoo di Napoli lo scorso agosto.
Non so come dirlo in altre parole: esce Malgioglio. Questa è una chiara forma di omofobia e Grillini chiama subito Prodi che stava vedendo le puntate registrate del “Colpo Grosso” di Smaila: domani interpellanza parlamentare e manifestazione dell’ARCIghei davanti Monte Citorio! Vogliamo i nomi di tutti quelli che lo hanno nominato (e per questi sono già pronti 450.000 encomi solenni al valor civile).
In evidente stato confusionale, Malgi minaccia di scrivere un libro sull’isola e sui suoi protagonisti che, presumendone la qualità letteraria, andrà a sostituire in tutti gli istituti superiori “I promessi sposi”.
Un bacione Cri’! Da lunedì ci rivediamo al mercato dell’Esquilino a rubare le tapioche ai banchi degli africani!
Votazioni. Tra tutti rivediamo la Caprioglio che parla con un suo caro: è il titolare del circo dove lei si esibisce come donna baffuta, tra una settimana i mustacci saranno lunghi abbastanza per farne trecce come Obelix.
Malgioglio, all’oscuro di tutto, viene portato sull’ultima spiaggia ma appena capisce l’antifona fa a Simona il gesto del manico d’ombrello (ovvero: “a Simo’, cor cazzo che ci resto su sto sputo di sabbia da solo!!”).
La Ventura è disperata e fa terrorismo psicologico pur di trattenerlo lì. Arriva ad offrirgli pure il video che ha fatto con il cellulare la sua notte di nozze con Bettarini ma niente, Malgi vuole tornare in Italia perché lo aspetta una grande carriera.
Io ho qui il programma delle prime serate scaricate dalla om peig del grande artista:
20 ottobre: sagra della marrocca di Bucchianico;
28 ottobre: l’inaugurazione del salone di bellezza "Ricci e capricci" di Vicovaro Mandela.
Ulteriori informazioni sul suo sito: www.lavecchiasignoraconlegambegonfie.com.
Sento il suono di una sirena d’ambulanza e capisco subito: arriva scortata dalla guardia medica Tiziana, la casalinga sfuggita dalla sua gabbia d’oro, ricoperta di lividi a forma di nocche (il marito evidentemente è arrivato dove tutta Italia avrebbe voluto).
Quando Simo le chiede come sta, inizia a tremare schiumando dalla bocca, entra allora lo psichiatra che, infilandole un morso tra i denti, le 30 ml di Toradol e la porta via in barella.
Vittorio è l’ultimo a votare, sarò ripetitivo ma se dio volesse pareggiare i debiti che ha con me potrebbe pure darmelo, no?
Vittorio manda Fiona al televoto e siccome per lui la polemica con Coco è finita, ed essendo lui, come molti toscani, per nulla rancoroso, decide di votare Coco.
Simo, qui le cose si mettono male. Chi esce esce, perdiamo un altro pezzo da 90. O fai entrare Elvis Presli svelando che in realtà era stato rapito dagli alieni o tocca farci scappare il morto.

Shangai: la nuova isola dei famosi. Prima parte (visto che sono prolisso, divido il post in due)


Nell’incontro di pochi mesi fa a Pechino tra il nostro primo ministro Romano Prodi e il governo cinese, oltre a regolamentare il flusso commerciale è stato concordato anche un’apertura dei programmi delle reti nazionali all’utenza mediatici dell’estremo oriente. E’ nel rispetto dunque di questa intesa che ieri si è aperta la quarta puntata dell’isola. A scendere le scale di plexiglas dello studio milanese era infatti questa volta Ton Ting, un immigrata clandestina cinese che, lasciata la scatoletta di tonno in cui vive in via Sarpi a Milano e avvolta in un antico chimono di età imperiale proverà a condurre l’Isola dei famosi. Mi rifiuto infatti di credere che dietro quegli occhi a mandorla tirati come due asole possa esserci Simona Ventura, dubbio del tutto fugato già dopo soli 40 secondi visto che quello che parlava la conduttrice tutto era fuorché italiano.
Ritorna come opinionista la famelica Maria Giovanna Maglie che è costretta a sedere atterra a causa dello sciopero delle sedie Rai. Il comunicato sindacale infatti dichiara che le sedute incroceranno le gambe fino a che non verranno garantiti turni più brevi, un rispetto delle norme di sicurezza e dei diritti dei mobili e, soprattutto, invoca una dieta per la giornalista la quale, inferocita viene subito sedata da Ton Ting con un’anatra laccata e una porzione per 14 di ravioli di gamberi.
Visto poi che questo è l’anno dell’invertito, anche per l’oroscopo cinese, come secondo opinionista è stato invitato Alfonzo Signorini.
Mi ci sono volute bel 4 puntate per capire finalmente perché Francesco Pooh che non sa cantare, non sa parlare, non sa condurre, non si sa vestire, insomma “uno che non sa” in assoluto, faccia l’inviato a spese del contribuente su Rai2. E’ ovvio! E’ il fratello della nuova direttora artistica di Valentino e siccome la produzione, nella persona della produzione (battuta che tira fuori la ventura a ogni santa puntata e che io replico per vedere se almeno scritta fa ridere, ma mi sa di no) non può permettersi di spendere anche per i vestiti per la Ventura oltre che per i lavori di consolidamento della faccia e delle tette ha stipulato un contratto di cambio merce: noi ci prendiamo Eta Beta tatuato e voi ci date qualche tagli a 48 della Meson che non riuscite a vendere neppure alle chiattone arabe.
Dopo il consueto, esilarante teatrino tra Ton Ting (che a parte la lingua e gli occhi a mandorla, per il resto si atteggia uguale alla Ventura) ed Eta Beta sul pitoncino Pippo e il padre Pippone (ma gli autori escono da una scuola di sostegno per ragazzi affetti da disturbo dell’attenzione o davvero secondo loro ‘ste cose fanno ridere?) parte una bellissima televendita della maglieria Ragno che, dopo anni di stenti, ha deciso evidentemente di chiudere e dichiarare la banca rotta. Gli aggettivi per descriverne i prodotti sono: “luc moderno, pratico, conveniente e di qualità” ma chi è l’autore, Nunzio Filogamo? Lei poi è talmente convincente che non riuscirebbe a vendere neppure una bottiglia di Ferrarelle ad un disperso nel Sahara.
Suggerimento a Bush: facciamo fare il prossimo finto comunicato di Bin Laden alla Ventura così scardiniamo per sempre la rete terroristica di Al Cheda.
Tornando ai naufraghi scopriamo che Pol, lo sconosciuto che dice di essere figlio di Belmondo il quale ha già dichiarato che “neppure lui lo ha mai visto”, l’eroe, quello che s’è rotto la clavicola per far vincere al gruppo 5 chicchi di riso e 2 cheli di granchio panate, ora è odiato da tutti perché vuole fare l’eroe.
Fiona (n.d.r.: manuelona villa) entra a gamba tesa nella discussione dando ancora addosso a Lo Sconosciuto che sembra un profugo albanese e parla pure come un albanese ma, nonostante questo, è comunque sempre più comprensibile della Ventura che ora, avvolta da una nuvola dorata, scende nello studio e rispedisce Ting Tong a cucire brutte copie di scarpe griffate con materiali cancerogeni nelle suole e riprende le redini del programma. Ma appena apre bocca mi accorgo che tra la sua lingua e quella cantonese non c’è differenza. Viene lei a dirimere la disputa con parole di pace e comunione e, come il Nazareno, inizia a moltiplica pane e pesci. Continua quindi a raccontare parabole sul rispetto reciproco, sull’importanza delle opinioni altrui e sul fatto che prima l’Onduras era tutta campagna.
TUBICONTINUED...

mercoledì 10 ottobre 2007

Noios volevam savuar...


Ieri dopo aver rischiato di fare due biglietti per giorni diversi, il primo d’andata Roma-Milano e quello di ritorno sempre Roma ma verso Milazzo, sono riuscito a fare i biglietti alle macchinette di Termini. Ammetto di aver vissuto qualche minuto di smarrimento davanti a questa specie di bagno chimico con "tac scrin" durante i quali sembravo lo scimpanzè di fronte al monolite nero di “2001, Odissea nello spazio” ma mi sono ripreso immediatamente iniziando a immettere i dati con una velocità da dattilografa diplomata rispondendo a tutte le domande: data di partenza, orario, posto, ruolo sessuale, altezza, ti piacciono i fiori? Alla fine, ce l’ho fatta e oltre ai biglietti per lo spettacolo “Un romano a Milano” (di e con Insy Loan) in scena questo fine settimana "nellamilanodabere" mi è uscita anche una stampa con il mio profilo psicologico, i bioritmi e un giro di ching. Ancora una volta l’uomo ha piegato la macchina e da scimmione, proprio come nel capolavoro di Cubrik, mi sono trasformato nel cosmonauta che infinocchia HAL 9000.
E non ci ho impiegato neppure troppo tempo sebbene, girandomi, abbia trovato alcuni in fila che avevano piantato una tenda e acceso un fornelletto da campo.
Ovviamente ho selezionato un posto singolo per evitare: congreghe di suore chiacchierine, boi scaut (a meno che non abbiano 22 anni e si siano convertiti all’AGESCI dopo aver vinto i giochi della gioventù nel decatlon) e bambini di 5 anni educati da madri moderne che gli lasciano smontare i sedili del treno con un piedi di porco sperando poi che loro si fermino semplicemente dicendo: “Mattia, dai stai buono, lo sai che non si fa ☺”. La mia quando viaggiavamo mi tramortiva con la fibbia della borsa all’uopo usata come maglio d’acciaio se solo mi piegavo ad allacciarmi le scarpe (però vedete come sono venuto su bene!).

martedì 9 ottobre 2007

L'importanza del silenzio



A volte fantastico su quante figure ignobili e massacri da parte dei miei mi sarei risparmiato se fossi nato muto, anzi, per sicurezza, proprio senza bocca, come l’aliena di Capitan Arlok.
11 anni. Primo anno di danza. Anzi, primi 6 mesi.
Spettacolo di Natale. Non vi dirò l’anno ma la coreografia era stata creata sulla colonna sonora di Flescdens, e non era un un’operazione nostalgia. Ero da poco entrato in questo gruppo teatrale dove, tra le varie discipline che si insegnavano, mi ero subito lanciato sulla danza (perché non è vero che ghei ci si nasce). I passi me li ricordo ancora oggi tante volte li avevo ripetuti in sala prove, a casa, in bagno, sul tram la mattina andando a scuola.
Per l’occasione, la coreografa/costumista/scenografa/tecnico luci/buttafuori, inequivocabilmente daltonica o, semplicemente, crudele, aveva deciso di farci indossare una tutina accademica iperaderente in un virilissimo color azzurro acqua marina che avrebbe fatto sembrare checca anche Pietro Taricone. Io, invece, con quella roba addosso, sembravo semplicemente Barbachecca, il figlio “allegro” della famiglia dei Barbapapà.
Prima dello spettacolo si passa a quello che, insieme al lavorare sulla sbarra (un attrazione ancestrale fin da allora) e poter finalmente ballare per casa giustificando il fatto come “necessario all’affinamento della tecnica”, era il motivo principale per il quale mi ero accostato alla sacra arte di Tersicore: potersi truccare per gli spettacoli. Scoprii presto con disappunto che però si trattava di quello che chiamavano trucco teatrale che, a ben vedere non aveva nulla in comune con la mia idea di trucco più ispirato allo stile “prostituta della Salaria” che a quello delle Etual della Scala.
La truccatrice era Milena, una ragazza del gruppo diplomata estetista e per carpirne ogni segreto, io ero diventato la sua ombra (ancora oggi sono in gradi di garantire ottimi risultati per trucco da sposa, trucco teatrale, acconciatura, taglio, colore e messa in piega). Una ragazza tanto carina quanto affetta da una semi paresi facciale che le distorceva la bocca e le dava problemi nel parlare.
Cosa potrebbe fare mai un ragazzino che desidera integrarsi in un gruppo già affiatato se non tirare fuori tutta la sua carica di simpatia? Insieme a me studiavano danza due ragazze con le quali avevo particolarmente legato e quindi, dopo esser passato al trucco da Milena, e dopo essere passato anche al trucco da me (avevo trafugato una truss a casa e avevo, per così dire, dato un ritocchino a quello che mi sembrava un meic ap un po’ troppo smunto per il mio debutto) corro da queste mie due nuove amiche che rimangono perplesse davanti un ragazzino alto un metro e mezzo acchittato come Carmen Miranda in uno spettacolo a L’Avana prima della rivoluzione castrista, e faccio ridendo e cercando complicità “Ma avete visto Milena?”.
Ma siccome ritengo che parlarne non sia sufficientemente divertente inizio a farfugliare con la bocca storta lanciandomi in un caricatura alla "Elefant Men" di Devid Linc. Vedo che però le due non ridono. “Milena è mia sorella” mi fa secca Antonella. Dio non esiste altrimenti avrebbe avuto pietà di me incenerendomi con un fulmine. Immagino invece che, se esiste, sia un filo sadico e dall’alto del suo trono di nuvole con un pacco di pop corn formato legioni di arcangeli si sia goduto lo spettacolo. Ma l’umiliazione peggiore fu la comprensione di Antonella che, con un sorriso compassionevole, ribatté dicendo : “Dai non ti preoccupare, capita”.

lunedì 8 ottobre 2007

ROMA E' TUTTA UN'INAUGURAZIONE.

Se l’effervescenza di una città si calcolasse in numeri di inaugurazioni settimanali da oggi Roma potrebbe cambiare benissimo il suo nome in Idrolitina Capitolina.
Solo in questo fine settimana infatti hanno riaperto i battenti il Palazzo delle Esposizioni, MuccaAssassina, Modo e la tintoria a gettoni di via Tiburtina, angolo via degli Ausoni, che era stata chiusa qualche mese fa dall’ufficio immigrazione per il ritrovamento di una famiglia di cinesi nel cestello di un’asciugatrice dove, in 12, fabbricavano le scarpine con la zeppa delle Braz per conto della Mattel.
Sorvolerei tranquillamente sulla riapertura del Palazzo delle Esposizioni nel quale, visto il mio interesse per le mostre pari a quello per il girone di ritorno del torneo di bocce su sabbia del circolo degli anziani di Villa Gordiani, credo ci entrerei solo se in prossimità del museo dovessi avere un attacco di dissenteria e i bagni di tutti i bar del Quirinale fossero fuori servizio.
Su Mucca anche sorvolerò più che altro perché alle tre una voce metallica sparata a un milione di decibel ha gridato: “Per Insy, l’avventura di MuccaAssassina finisce qui”. Quindi ho dovuto abbandonare di corsa il palaricchioni dove per l’occasione si era organizzata una festicciola intima per appena 300.000 persone. Insomma di quelle seratine di musica e magia davanti a un falò strimpellando una chitarra e bevendo vino novello.
Ma parliamo di Modo. E’ sicuramente il locale ghai più fighetto di roma e il primato, diciamocelo, non è difficile da ottenere visto che compete con altri bar come il Caming Aut dove ti servono i coctel nei bicchieri di plastica manco fossimo dei profughi di Mazzara del Vallo o con altri scannatoi dove rischi di essere servito da un barista a 4 zampe sul bancone vestito con borchie e cinture di pelle mentre viene fistato dal guardarobiere (se non sapete cosa significa “fistare” fate una ricerca su Gugl, da quando so che legge il blog anche la figlia adolescente di una collega di un amico mi rifiuto di entrare in dettagli da scabrosi). Il locale è comunque delizioso a partire dalla cassiera. Oddio forse è un termine improprio visto che “cassiera” mi evoca l’immagine di donnone in soprappeso con dita inanellate con pezzi da bigiotteria scadente e trucco spalmato con pennelli Cinghiale dal nome a scelta tra Silvana, Marisa e Felicetta mentre lei è deliziosa, biondissima, magrissima e con un sorriso sereno di chi non ha vissuto mai in vita sua un dramma più doloroso del veder bruciati i biscotti alla lavanda che aveva tentato di cucinare all’età di 12 anni.
Arrivo presto con “ilmiomiglioreamico” perché, avendo tra i vari eponimi anche quello vagamente allusivo di “gatta con il culo di piombo”, (che ricordo a chi mi segue da poco, mi è stato graziosamente attribuito da mio padre quando ero un ragazzino solo perché osavo accusare un filo di stanchezza dopo 2 ore consecutive di judo e una di nuoto ma, sulla mia educazione da Sparta ricevuta da fanciullo ne parlerò in un post dedicato) mi rifiuto di stare in piedi sgomitando per una fetta di salame o un bicchiere di vino. Quindi mi piazzo al centro del locale su un divanetto contornato da un’enorme cornice. Serbiamo un Tablo’ vivant che potrebbe intitolarsi tranquillamente “Il trionfo della pigrizia”. Si parte in scioltezza con un gin lemon e un piatto tipicamente estivo. Infatti visto che ieri facevano solo 27 gradi lo scef ha pensato bene di ispirarsi alla leggerezza preparando lasagne al forno con funghi e eliche al gorgonzola e noci, due ricette rubate al cuoco del Rifugio Locatelli delle tre cime del Lavaredo (alt. 1987 mt).
Verso le otto l’ambiente ha iniziato ad animarsi con i tipici ghei della domenica pomeriggio: camicetta, polo o maglioncino di filo, mento che punta verso l’alto, espressione felicemente sorpresa e ridanciana da tin eger del De Merode (n.d.r.: collegio a piazza di Spagna per ricchi rampolli intellettualmente vivaci come un giro di bingo a Trezzano sul Naviglio alle 5 di domenica pomeriggio). Riconosco molti di loro visti il venerdì sera a Mucca seminudi e completamente rintronati. Sabato devono aver avuto una chiamata dal Signore che li ha unti con il crisma dell’innocenza visto che oggi molti di loro hanno un’aria da “papa boi”.
Ma è mentre tracanno un secondo Negroni come fosse un chinotto Neri che mi sintonizzo sulla conversazione tra due ghei vestiti come Fred Perri durante un torneo di tennis agli inizi del secolo e una immancabile frociarola priva di vita propria che, mi auguro in preda ai fumi dell’alcol, parte con una Filippica sull’assenza di sciamapagn sul volo Roma-NY a capodanno, “una cosa intollerabile!” (adoro farmi i cazzi degli altri, è per questo che vado a teatro, mica perché mi piaccia lo spettacolo, ma per ascoltare i commenti, preferibilmente delle vecchie, tra un atto e l’altro, proporrei infatti una petizione per reinserire gli intervalli anche al cinema). Indignato anche io dal disservizio della nostra compagnia di bandiera mi volto verso “la donna senza una vita visto che di domenica pomeriggio invece di andare a rimorchiare i militari fuori dalle caserme va a bere con 2 ricchioni” e le suggerisco di chiedere un’interpellanza all’Onu che sarà ben lieta di sottoscrivere una risoluzione di condanna all’Alitalia, anteponendola in agenda a quella per quei 4 monaci birmani, questa sì che è un’onta che merita una reazione dura e compatta!!
Alle 9, qualcuno del F.L.E. (n.d.r.: la frangia armata del Fronte di Liberazione Eterosessuale) lancia una fialetta puzzolente nel locale che infatti si svuota tranne: la dj (che subisce danni irreparabili al cervello visto che inizia a mettere sta cazzo di Madonna dopo una selezione fantastica di musica alternativa), 2 baristi etero (quindi immuni all’attacco), Eleonora Brigliadori che esce dal bagno con un cicchetto di urinoterapia ed io afflitto sempre dalla culopiombite.
Veniamo alla fine sgombrati dagli agenti del nucleo antiterrorismo ed anche a me tocca uscire fuori dove aspetto da un momento all’altro il passaggio della Processione visto che c’è una folla da venerdì santo a Chieti. Aspetto un po’, sgomito per mettermi davanti visto che sono nano e non vedo, ma non sento nessun coro in lontananza intonare il “Dies Ire” quindi, un po’ deluso, un po’ ubriaco e un po’ stanco decido di mettermi il “miomiglioreamico” sotto il braccio e, sbagliando strada solo quatto, volte riusciamo finalmente a raggiungere la Insymobil.
Un appello a tutti gli esercenti e gestori di locali, se in settima inaugurate qualcosa, anche un’acconciatura nuova, vi prego, contattatemi, sarò ben lieto di presenziare.

venerdì 5 ottobre 2007

SANTA LUCIA, AIUTAMI TU!!


Premetto che: odio il bricolag perché se devo piantare un chiodo come minimo mi crocifiggo come Gesucristo sul Golgota e se devo avvitare una lampadina chiamo l’elettricista (l’ultima volta che ho provato a sostituire una presa è stato la sera della prima notte bianca a Roma, quella del blec aut nazionale, ora ne conoscete la causa).
Stamattina vado per fare benzina. Il solito era chiuso e mi fermo ad un altro. Vedo il ragazzetto con la salopet grigia rigorosamente fregiata di chiazze di grasso e olio e gli dico “5”. Quello mi guarda con un’aria scazzata manco fosse colpa mia se guadagna 200 lire a settimana in un benzinaio sulla Tiburtina e risponde “self service” (verbo, aggettivo, complemento oggetto, tutto sottointeso, come una versione di greco). Io che manco so quante ruote ha un motorino, ci metto 7 minuti per capire che tasto premere e che pompa selezionare. Alzo il sedile, stappo il coperchietto, metto il bocchettone che sembra troppo largo per il buco (il primo che ride a questa immagine è uno sporcaccione!). Premo il manicotto e mi schizza un litro di benzina addosso. Roba da monaco buddista tibetano durante l’invasione cinese. Con la pompa che zampilla preziosissimo carburante, la mano sull’occhio che mi va subito in fiamme e lo sguardo indifferente di quello stronzo del benzinaio, scopro che ho sbagliato buco (oddio, pare una sceneggiatura di Bras sto post): è quello dell'olio. Quindi mollo tutto e corro in un bar. Il barista vede un pazzo correre con il casco ancora in testa, le cuffie nelle orecchie (Gruv Armada fituring la mezza cinese cacciata dalle Sciugabebis, non so il nome della canzone), borsone della palestra e mano sull’occhio che grida “dovecazzostailbagno!!!!!!!”. Lui che non sta li per pagarsi gli studi di ingegneria aerospaziale me lo indica ma mica ci arriva a capire che non ci vedo: “dimmi dove, non vedo!!”.
Entro in bagno bestemmiando i santi dal primo gennaio al 27 marzo e mi faccio una doccia nel lavandino. Torno al motorino e, ‘ste mmerde, manco mi avevano fatto benzina. Fanculo ‘sti cazzo di self servis che ti fanno rischiare di diventare una torcia umana per risparmiare un centesimo a litro (con un pieno ci compri un diadema di Sciopard e t’avanzano pure i soldi per il bigliettino d’auguri da mettere sulla confezione). Quindi con la mano a mo di benda del pirata dei Carabi finisco di mettere il carburante e per sicurezza, aggiungo un barattolo d'olio per diluire quella entrata nella coppa dell’olio. Non c’è niente da fare: non sono fatto per i lavori da lesbica!
Mi sa che un po’ di benzina mi è entrata in circolo. Non so bene che effetto faccia ma mi sento la testa leggera e le gambe tagliate. Ha lo stesso effetto dell’alcol. Stasera all’inaugurazione di MuccaAssassina mi sa che ordino un “senza piombo lemon”.
PS: grazie Massi, ora va meglio!!

giovedì 4 ottobre 2007

L'ISOLA DELLA NOIA (e siamo alla terza settimana)

Dopo 2 settimane di notti insonni cercando di capire chi sia quella disgraziata che rotea nella penombra dello studio come una derviscia all’all’inizio del programma, finalmente mi arriva la soffiata dei soliti ben informati. Si tratta di Janira Maiello, la valletta di Luca Sardella. Sì, quella che aveva due zerbini con su scritto “Uelcam” e “la casa è il posrto dove risiede il cure” al posto delle sopracciglia, che pare essere impazzita dopo la soppressione de “La vecchia Fattoria”. Ora quindi si aggira piroettando per gli studi Rai di Milano e per un blocchetto da 12 di tichet restorant ti fa sto stacchetto tutti i mercoledì sera.
Scoperto l’arcano posso godermi a mente sgombra la terza puntata de L’Isola dei noiosi. Se continua così infatti sostituiscono il programma con il solo secondo della lista dei programmi al papavero ovvero “Progetto Laurea” del programma di telelaurea Nettuno che ora va in onda alle 4 del mattino ma è già pronto per il grande salto alla prima serata.
Anche stasera scendono le scalette il prorompente duo, la risposta al silicone alle gemelle Chesler, le 2 tette della Ventura che però questa volta introducono la vincitrice di “Conduttrice per una notte” la signora Carlotta, una contadina friulana corpulenta e dai capelli biondissimi raccolti in una comoda ed elegantissima cipolla strippata in un vestito rosso fasciante che se non sei la modella anoressica di Nolita rischi la denuncia per porto abusivo di lardo.
Del resto la Svizzera aveva avvertito: o cambiate la Ventura (per la quale, ribadiamo, la richiesta di energia elettrica necessaria per alimentare il giusto gioco di luci per riprenderla ormai stava mandando in tilt il sistema di fornitura) o vi precipitiamo in un medio evo tecnologico con candele e lampade ad olio.

Carlotta sembra la copia spiccicata della Ventura perché pure lei parte co’ sta pippa insopportabile della lotta di classe inesistente “Per la prima volta un vip contro una persona comune”. A questo punto proporrei di togliere dagli annali lo sbarco sulla luna e mettere “L’isola dei famosi” come evento televisivo di tutti i tempi.
Ma passiamo agli ospiti. Direttamente dal Limbo riappare Mara Venier. Chissà perché ero convinto fosse all’estero a condurre la versione bulgara de “La prova del cuoco”. Sarà per questo che la conduttrice le chiede com’è come casalinga. Ma siamo matti? Stiamo parlando di una che fa la spesa a Campo de’ fiori dove una zucchina costa 7 euro che casalinga dovrebbe mai essere?
Dall’ultima spiaggia parte il collegamento con Tiziana che ha due strane bruciature sulle tempie e un po’ di bava rappresa agli angoli della bocca. Lo sguardo è assente e le pupille dilatate. Le deve aver fatto proprio bene questa settimana di solitudine, le tipiche cose che consigliano gli psichiatri per ricongiungersi con il Sè più profondo. Mentre due infermieri le sciolgono le maniche della camicia di forza dice che ha riflettuto molto e non si sente in condizioni fisiche ma soprattutto psicologiche di continuare. Molla il gioco quindi per tornare nella sua gabbia dorata, ma io direi nella cella imbottita.
Per darle il colpo di grazia alla sua ormai fragile mente, chiamano al telefono Chiara, la figlia di 5 anni. La dinamica è la seguente: una donna di 40 anni che chiede alla figlia di 5 se è stata brava. Froid e i sui complessi di Giocasta ed Edipo sono tutti lì nella tomba che si rivoltano.
Rivolgendosi a Carlotta, che anche lei confonde per la Simo, le confessa che la figlia vuole conoscere lei e i suoi figli. Momento di panico. Simo, dà retta a me: mo che ritorna in Italia Tiziana, fai elettrificare il cancello della villa e chiedi con un decreto ministeriale la scorta per te e i bambini, tanto i parlamentari la danno a tutti.
Siamo a soli 15 minuti dall’inizio e già parte la fiera dl trivio tra Carlotta/Ventura e la Venier meglio nota come “madam bon ton”. Partono quindi con velatissime allusioni su Malgioglio e quanto gli piaccia l’uccellino. Roba da film di Natale con Boldi e De Sica.
Ancora Francesco Facchinetti? Ma non l’hanno cacciato? Ma lo vuole sequestrare qualche gruppo di separatisti Onduregni per favore? Fa infatti alcune tra le battute più inefficaci della storia della tv, da questo risulta ovvio che gli autori preferiscono vedere Sreck 2 su canale 5 piuttosto che scrivere due cazzate per il figlio dei Pooh.
Carlotta si rivolge poi a Malgioglio chiedendogli se è assorto. Lui, che è un fine paroliere, quindi conoscitore profondo della lingua italiana risponde “si, sono abbastanza stanco” (come cazzo è possibile che abbia scritto delle canzoni se ha un vocabolario di 50 parole e quelle le pronuncia pure male?!), poi parte con una filippica sul costo del pane, sul fatto che non ce la fa a campare con la pensione minima e che il medico gli ha detto che ha la flebite e non può portare i carrello per la spesa. La replica dell’intervento la settimana prossima a “Mi manda rai 3”.
Malgioglio in pratica è la squò dell’isola: fa la barba ai maschi dell’isola, spazza per terra. Vederlo è la cosa più triste mai vista dopo il funerale in diretta di ledi daiana.
A questo punto mi faccio un giro su Blumber, il canale della finanza internazionale, non ne capisco una ceppa ma è sicuramente più divertente di questa puntata dell’isola.
Ritorno siu rai2 e vedo Malgioglio addentare una cipolla. Pare perché il giorno prima aveva dichiarato di essere così affamato da mangiarne una cruda. Speriamo qualcuno dica: vorrei che ACP venga sbranato da un banco di barracuda. Visto mai lo accontentano. ACP ormai lo si può sentir parlare solo se hai una scatola di Buscopan accanto.
Ed ora, dopo le pachistane ustionate dai mariti con l’acido, le africane infibulate dalle mammane del villaggio, passiamo ad un’altra storia di donne traumatizzate, in collegamento da Madrid dove si è rifugiata per dimenticare ecco la ex moglie del frocio (avete ragione, quest’anno tocca specificare: ACP).
Si vede che lei lo odia ancora perché, chiamata per spezzare una lancia a suo favore, in realtà, lo cazia dicendogli che non fa un cazzo manco sull’isola.
Entra allora in studio la vera Ventura che porta un grazioso cappello a forma di corna di renna e, interessata dall’argomento delle ex, chiede a Cristina come si può restare amici con i propri ex.
La serata delle ex moglie continua con quella di Sandrone il bancario Calimero. Lei ha il fascino discreto di Ledi Cocca del robin Ud della Disnei. Una donna senza collo, senza mento, senza spalle, senza gusto visto che è stata sposata con Cali. Doveva proprio essere un piacere vederli andare in giro a braccetto per la città.
Prima dell’esito del televoto faccio un appello alla madonna: altri 5 anni senza un ragazzo ma che esca ACP. Preferisco morire zitella che vedere ancora quella faccia di culo in tv.
Ma prima, la prova ricompensa. Una specie di percorso di sopravvivenza per boi scaut. Il primo è Claudio, il muratore di Roma (no, sembra, ma non è un personaggio di Pasolini: questo è vero). E’ talmente lento che lo vediamo sorpassato sulla sinistra da bambina sulla sedia a rotelle che clamorosamente riesce a batterlo.
Parte anche la Caprifoglio, il culo più grande di Venezia, che prima rimane impigliata sotto un tronco e poi viene contattata da Cacciari che vedendole il “di dietro” ha l’illuminazione: usare il suo sedere al posto delle dighe del Mose per salvare Venezia dalle inondazioni causate del global uorming (sempre colpa sua anche: il rincaro del greggio, la rivolta in Birmania e il taglio che mi sono fatto sul polpastrello aprendo una scatoletta di tonno).
Poi parte uno che nessuno sa chi sia, forse è il cameraman, però parla strano, con accento straniero (Don Lurio non può essere perché è morto quindi sarà Gherison di Maria De Filippi). In tutto questo si rompe pure la clavicola. Inutile del tutto. Solo pronunciando la parola “inutile” capisco che si tratta del “Figliodibelmondo”. Arriva il medico che in realtà è uno sciamano, sventola una zampa di gallina, gli fa indossare una collana di conchiglie e lo fa sparire in una nuvola di polvere. Ovviamente nessuno si accorge della perdita.
Arriva il responso del televoto e io sono già pronto a prendere i voti di celibato. Suonano alla porta. Apro, è un bono assurdo e mi dice di essere il mio nuovo fidanzato. La madonna non mi ha ascoltato, infatti vince ACP il capibara delle praterie.
Sandro è un signore oltre ad essere identico a Toni Renis. “Non potevo vincere con uno dei pezzi da novanta della tv iteliana”. Ma chi, quello che per apparire 3 minuti in tv si è fatto un fotomontaggio con le gemelle Cappa?
Carlotta a questo punto da la parola alla Ventura perché, essendo questa una giornalista vera, è la sola in grado di montare lo scup del secolo chiedendo del fattaccio Canonico-Villa. A quanto pare lui ha tentato il suicidio allungato una mano alla Villa che, risentita, gli ha però solo spezzato l’avambraccio e lo ha usato come cotton fioc.
I fatti me ne daranno atto. Vince lei. E’ vera, è tanta, è de core.
Si sente in stanza il rumore sordo di due palle che cadono. Guardo in basso, sono le mie. Non ci posso credere: anche stavolta davanti alla votazione al braciere di caldarroste girevole la Ventura rifà alla Trevisan la solita battuta “gira la ruota!”. Vi prego, qualcuno rida perché sennò questa continua fino all’isola dei famosi 12 a dire sta boiata.
Sandrone ritorna in campo e viene portato sull’ultima spiaggia. La ventura prova a spiegargli le regole. Come al solito non si capisce neppure lei. Dietro le quinte c’è bagar, è arrivato Den Brown che pare voglia scriverci un nuovo romanzo intitolato “Il codice Ventura”.
L’intervista con la Salvataggio, la prima naufraga eliminata, è interessante come un reportage sulla filiera produttiva dei cerini Minerva. Entrambe ricevono infatti la nominescion in diretta per “Il 2 palle d’argento” al festival della noia di Canneto d’Abruzzo.
Coco chiude votando Cristiano e Miriana. La nominescion di Cristiano viene giustificata con la solita palla: “è il più forte vincerà sicuramente, per questo lo nomino” che vale quanto dire a Rosolino “ti butto in un fiumi di piragna, tanto sei veloce a nuotare”.