Vi allego di seguito un articolo uscito ieri su Repubblica. Un pezzo durissimo e bellissimo scritto da Francesco Merlo sul caso di Stefano Cucchi.
Lungi dall’essere una novità, quanto sta accadendo, tra carabinieri corrotti che ricattano politici e transessuali estorcendo soldi ai primi e rubando cocaina ai secondi e poliziotti che massacrano fino alla morte un ragazzo trovato in possesso di droga, mi fa venire alla mente le tanto deprecate repubbliche sudamericane e mi chiedo se, anche in quella di Pinoscé, non si sia cominciati così, con una sfrontata perversione del potere resa ancora più arrogante da un’opinione pubblica sedata ed inerte. Rischio di sfiorare, se non addirittura di atterrare completamente nel deprecabile territorio della banalità ma non posso evitare di iniziare a credere che non sia questo il paese che vorrei fosse il mio paese. Uno stato biasimevole dove l’assenza di pudore e, ancor più, di pietà, fa si che Giovanardi possa esprimere opinioni tanto deprecabili senza che nessuno gli dia una sonora mattonata sui denti.
Il cattolico feroce
di FRANCESCO MERLO
Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo". Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie". E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".
Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo "la lotta alle tossicodipendenze" e la "tutela della famiglia", ovviamente sa bene che tanti italiani - ormai i primi in Europa secondo le statistiche - fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone "per bene", danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy..., una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.
Ci sono, tra i drogati d'Italia, "i viziati e i capricciosi", e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, "ragazzi che non ce la fanno" e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l'umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l'arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l'Italia. Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.
Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito. Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell'esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette". Davvero essere di destra significa non capire l'infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio. Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.
Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.
Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c'entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all'arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all'intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?
Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell'aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell'embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.
mercoledì 11 novembre 2009
martedì 10 novembre 2009
HAI CAPITO LA MARA!?

È uscita oggi la campagna del ministero delle pari opportunità contro l’omofobia.
Il fatto che il governo abbia mandato un segnale evidente contro gli atteggiamenti discriminatori nei confronti degli omosessuali è un dato rilevante su cui riflettere soprattutto alla luce del fatto che, solo fino a pochi mesi fa, la Mara si diceva sicura che non esistesse in Italia discriminazione di sorta nei confronti dei ghei. Quindi vorrei evitare che, per il solo fatto che l’annuncio sia stato patrocinato da un ministero gestito dal centro destra, ci si scagliasse contro, cercando subito mille critiche da muovergli (molte delle quali, anche dal punto di vista meramente pubblicitario, avrebbero motivo d’essere).
Sappiamo tutti benissimo che quanto fatto era un atto necessario per evitare che si tacciasse il governo stesso di omofobia. Come sappiamo altrettanto bene che non è certo una campagna a cambiare le cose e che la legge contro l’omofobia non è stata approvata in parlamento anche per colpa dei deputati di centro destra. Nonostante però tutto questo, è comunque un segnale che va considerato. Come anche va valutata la dichiarazione(del gost vraiter)della Carfagna che leggo oggi sul sito del ministero: "la lotta alla transfobia è tra le nostre priorità, e cercheremo di fare azioni concrete in questo senso. Sono spiacevolmente colpita ogni qual volta leggo storie che rivelano la persistenza dell'equazione transessuale-prostituzione-droga".
Leggendo questa dichiarazione, il primo pensiero è che la ministro soffra di un disturbo da personalità multipla ma, come dicevano i latini, scripta manent. Quindi abbiamo quantomeno una dichiarazione a cui, il giorno che lei dovesse mutare nuovamente opinione o personalità, ci potremmo appigliare. Anche se c’è da dire che il suo principale è ben noto per i suoi disinvolti ripensamenti, dando semmai sempre colpa ad un fraintendimento dei media.
Insomma io non ho ancora un pensiero netto su questa campagna, ma forse voi sì.
lunedì 9 novembre 2009
O PITTOR CHE PITTI.

Domenica mattina alle 8 sono già in piedi. E la cosa non è poi così strana. Solo che questa volta non sto rientrando dalle danze del sabato notte ma sto riemergendo dal tepore del mio materasso. Ho puntato la sveglia così presto perché devo dipingere dei mobili. Non posso aspettare oltre per farlo. E’ più di un mese che ho traslocato e devo iniziare a dare un senso a questa stanza. Parto quindi da quella che è una cosa fondamentale: il colore. Ho una panca, una sedia, un tavolo e un comodino da spennellare. Io ho chiesto un grigio piombo, che in effetti è il colore stampato sul barattolo di Saratoga, ma, già dopo la prima passata, è evidente che i anche i colori subiscono la frustrazione del relativismo.
E’ sì un grigio, ma che sembra avere il blu nel suo codice genetico. Poi la sfumatura cambia a seconda che ci batta sopra una luce naturale o artificiale. Nel complesso però mi piace molto.
Al comodino, il mio pezzo più riuscito, ha sostituito con due gocce di porcellana bianca due vecchi pomelli. Un mobile che potrebbe stare indifferentemente bene nella casa di bambole di Olli Obbi o nella buduar di Amanda Lepore.
Ancora invece massima indecisione sull’armadio. Un po’ perché mi rimane un pelo complicato caricarmelo in motorino (il trasporto è fuori questione, con quella cifra mi ci compro una consol di Fornasetti) Un po’ perché vorrei frugare in qualche mercatino dell’usato per non far sembrare questa stanza appena schizzata fuori da un catalogo Ichea. E un po’ anche perché non ho ancora capito bene dove appoggiarlo. Per ora continuo quindi a giocare a scacchi con i mobili che ho già piazzato e, considerando l’ingombro virtuale del guardaroba, sto continuando a vagliare le infinite possibilità di disporre i pezzi. Fino a che non troverò la combinazione giusta o non mi sarò rotto le palle.
venerdì 6 novembre 2009
ADUNATA
giovedì 5 novembre 2009
TUTTO CAMBIA E TUTTO RESTA COM'E'.
e ditemi se il pensiero comune di molti italiani su i ghei non è esattamente come quello di Gabbriella.
ORE 18.

Piccole differenze sull’aperitivo tra Roma e Milano.
Ore 18: al Bar Amore di Largo di torre argentina si servono bombe calde con la crema inzuppate un vasche di cappuccino. Sul muro, in una cornice a giorno, troneggia una maglietta della Roma di Aldaire ed è tutto un “Aoo..ma li morte’!”
Ore: 18: allo Straf di via di San Raffaele c’è musica laung, luci soffuse e spriz in bicchieri sorretti da ragazze diafane e adoratori di Tom Ford.
martedì 3 novembre 2009
UNA PICCOLA OSSERVAZIONE
Ultimamente non ho molto tempo per aggiornare il mio blog. Tanto lavoro, una casa da sistemare, vestiti dispersi nel trasloco da ritrovare. In questa baraonda però il sentimento che sento più forte è quello di gratitudine. Non saprei esattamente a chi indirizzare questo afflato. Se a una cosa, ad una persona, a me o al buco di culo, ma sentendo i bollettini di guerra che continuano a parlare di centinaia di migliaia di disoccupati, non posso non provare il sollievo del naufrago che recupera fortuitamente un tronco d'albero a cui aggrapparsi. Sebbene esausto, nonostante veda intorno a me i marosi di una crisi economica che fa spavento, sono grato per avere di nuovo un lavoro. E mi trovo ad apprezzare il piacere della serenità e di una vita più semplice, cose che, solo pochi mesi fa, vedevo solo come mediocri aspirazioni.
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