lunedì 29 dicembre 2008

LA LISTA DI CAPODANNO








Ancora poche ore e sarà l’ennesimo 31 dicembre. Lo so che i desideri sono sogni chiusi in fondo al cuor e che Babbo Natale si è già dato un sacco da fare per esaudire il mio più grande facendo vincere l’Isola a Vladimir Luxuria ma sarebbe meraviglioso se quest’ano potessi risparmiarmi scene e frasi che si ripetono invariabilmente ogni capodanno. Quella immagini che il 2 gennaio ti riprometti non rivivrai più il capodanno successivo (visto che il primo è dedicato a capire come si sia potuti finire i una pozzanghera di vomito alcolico e a gestire rimorsi mostruosi per essersi detto un “vabbé, è capodanno, può andare anche lui” di troppo).
Dopo lo strepitoso successo del decalogo natalizio ecco quindi la lista del capodanno.
Questa volta sono in ordine sparso perché trovarne quale elemento di questa ricorrenza sia migliore o peggiore è difficile tanto quanto assegnare un genere sessuale a Mario Giordano di Studio Aperto. Quindi lascio a voi, se vorrete, il piacere di fare il vostro personale renching (parola che ho imparato vedendo i campionati lesbicidi lancio del caterpillar mandati suScai Sport 2 il 28 sera).

1) “Buona fine e buon inizio”. Anche quest’anno si conteranno a milioni le dita che si slogheranno a forza di grattarsi per scongiurare questa iattura che sembra uscita dal Mallus Diaboli.

2) “Chi (strizzata d'occhio malizioso) a capodanno, (strizzata d'occhio malizioso) tutto l'anno”. In genere te lo augurano proprio così: una frase a cui mancano delle parti. In pratica una puntata della Ruota della fortuna o una vera e propria istigazione alla prostituzione dato che si potrebbe "strizzata d'occhio malizioso" con chiunque pur di scampare un anno di castità.

3) Le mutande rosse. Problema liquidato da quando nel 2004 ho deciso di non indossando più mutande. Ognuno trova il suo modo di contribuire alla preservazione della natura. Chi guida macchine ecologiche, chi è vegetariano, io non porto le mutande. Sapete in percentuale quanto detersivo inquinante in meno utilizzo a fine anno non lavandole mai?

4) Il conto alla rovescia fuori sincrono con la tv. Com’è possibile che non si riesca a contare da10 a 1senza perdersi? Non si tratta mica di intonare un canto a cappella a 8 voci in un coro polifonico di 200 elementi! Eppure si arriva sempre che uno festeggia la mezzanotte tre secondi prima di altri, 5 secondo dopo e chi continua a contare fino al 4 gennaio.

5) La tristezza del vedere l’indomani l’immancabile cotechino che agonizza in un letto di lenticchie stantie e che per rimuoverlo dalla pentola devi usare la lancia termica.

6) il cenone di quelli che vanno a teatro il giorno di capodanno che manco sanno come si scrive la parola teatro e quindi pensano che sia una cosa pazzesca da nobel della cultura cenare con dei guitti che fanno battute su tette e culi da un palcoscenico del Bagaglino.

7) quelli che si presentano con le buste piene di botti in perfetto stile ribelli ceceni e si mettono sul balcone a sparare facendo a gara con i vicini fino a che un fungo di fumo alto 50 metri non pone termine all’esperienza dell’essere umano sulla terra.

8) chi va a fare il capodanno in piazza pressati come sardine, con la gente ubriaca che ti piscia addosso, assistendo al concerto di Dic Dic di Rosanna Fratello o altri cantanti di grido riesumati come loro dal museo egizio di Torino e che ti farebbero passare l'euforia anche avessi mangiato biscotti impastati con la cocaina al posto della farina.

9) Chi butta cose vecchie e bottiglie dal balcone e che tre anni fa hanno centrato il mio motorino. A loro auguro ogni anno che per la fretta di calmare un attacco di diarrea post cenone per errore usino una bomba di maradona al posto di una supposta di Imodiom.

post pauered bai LORD

giovedì 25 dicembre 2008

ALLENAMENTI IN PALESTRA: attenti se vi sentite dire certe cose.




















Quando mi alleno in palestra ho sempre e cuffie conficcate nelle orecchie. Non lo faccio perché non voglio essere disturbato dato che non lo farebbero (soprattutto chi invece vorrei lo facesse) neppure avessi una maglietta con su scritto “ho scoperto il vaccino contro il tumore. Chiedimelo, te lo do gratis”.
Quindi è per questo che mi perdo un sacco di quelle frasi gergali che i discepoli omoricchionazzi del muscolo invece usano tanto.
Per fortuna Gnomilde, la micro reginetta dei manubri e delle diete equilibrate a base di aria e dita in gola, ha raccolto per me una serie di sentenze che si scambiano tra coloro che in palestra ci vanno per far crescere i muscoli e non per vedere (solo) gli uomini nudi nello spogliatoio.
Ditemi: dicono davvero così?

Stai facendo dei grandi progressi! = mi sa che prende gli anabolizzanti.
Davvero sono del tutto naturale! = OK, ora ho la conferma: ne prendi a secchiate.
Hai un paio di brufolini sulle spalle = visto che hai 75 anni e il corpo di un ginnasta bulgaro mica vorrai farmi credere che è acne giovanile.
Anche qui: secchiate di steroidi.
Si, è vero, sono un po’ fuori forma ma a causa di uno schiacciamento della 3a vertebra ho dovuto rallentare gli allenamenti = ho esagerato con gli anabolizzanti e ho una ritenzione idrica che manco una medusa.
Ho un po’ di mal di schiena = Ho ingurgitato talmente tante porcate che mi si sono inchiodati i reni.
Una volta curavo molto di più il mio corpo, ora mi interessano altre cose = Dai e dai gli anabolizzanti non hanno più effetti e ora mi riciclo intellettuale perché ho avuto il mio primo approccio con la lettura leggendo l’altro giorno lo scontrino della GS.
Hai delle buone potenzialità (questo è quello che mi dice in continuazione la cara Gnomilde) = Hai un corpo di merda, se non ti dai una mossa stai fresco (ora capisco cosa pensa davvero di me).
Stai molto bene con un paio di chili in più = premettendo che nessuno sta bene con un paio di chili in più, neppure Vicrtoria Becam, non può che essere una forma di offesa al pari de “limortaccitua!!”.
Le gambe sono il tuo punto forte = Il resto fa schifo quindi consiglio ot pens anche a dicembre con -12° e la scocca di uno scaldabagno per coprire il sopra.
Dovresti concentrarti meglio sulle gambe = Sembri un pollo.
Per i glutei che esercizi fai? = Hai un il culo piatto che sembra il portamonete di una vecchia.
Capisco bene, i pettorali sono molto difficili da sviluppare = Se non ti impiantano del silicone avrai sempre il petto piatto come il tavoliere delle Puglie.
Gli addominali non li alleni mai? = hai una panza che sembra un maglione sblusato.
Dovresti concentrarti meglio sui tricipiti = quando saluti con la mano sposti l’aria con quella pelle a ventaglio del braccio.
Mi piacciono i corpi non troppo grossi = Hai un corpo di merda:1.
Nonostante la palestra hai un corpo molto armonico = Hai un corpo di merda:2.
Li stai usando tu i 30 kg? = Ma non farmi ridere. Staranno qui a terra perché qualcun’altro non li ha messi a posto.
No, non sto usando i 6 kg!! = sì, ma non voglio sembrare Barbi Fitnes.
Ti secca se ci alterniamo? = primo timido tentativo di rimorchio.
Tanto è l’ultima serie: vai via mostro!

Ho ancora molte serie da fare = * con te neppure fossimo stati mandati solo noi due nello spazio alla ricerca di forme di vita su marte e il compiuter di bordo in avaria ci stesse invece spedendo agli estremi della galassia.
Di solito mi alleno duramente, stasera sono stanco per il lavoro = ma vengo lo stesso per fare una sauna e vedere e i maschi nudi attraverso la porta di vetro.
Mi ha fatto piacere parlare con te, sai di solito non chiacchiero con nessuno in palestra = La prossima volta ti metto un metro di lingua in bocca.
Scusa se non rimango a chiacchierare con te ma sono nel mezzo di una superserie = vedi: *.
Vieni anche tu ad allenarti qui? Ma dai! Non lo sapevo! (Prima versione) = E’ da 3 anni che ti sbavo dietro come una lumaca mutante di 78 kg.
Vieni anche tu ad allenarti qui? Ma dai! Non lo sapevo! (seconda versione) = stavolta è vero. Se non ti ho mai notato è perché l’incendio in un orfanotrofio in confronto a te è meno tremendo.
Quello se la tira da morire e non ha tutto sto gran corpo = se me lo da poi giuro prendo i voti.
A quest’ora c’è troppa gente ed è impossibile allenarsi! = Ma io vengo lo stesso a quest’ora perché magari rimorchio uno straccio di uomo.
In questa palestra ci sono troppi gay! = e neppure così mi si filano.
Non sapevo che ci fossero così tanti gay in questa palestra! = L’ho trovata sulla Spartacus e mi faccio tutti i giorni un’ora e un quarto di autobus per venirci continuando a dire che mi sta di strada verso casa.

martedì 23 dicembre 2008

VIGILIA IN FAMIGLIA: io, mamma e il poni Pixel.





















La vigilia del natale scorso l’ho passata a cena con mia madre e mio fratello ed è durata meno di un pranzo da Mecdonald. Ci mancava solo alla fine svuotassimo il vassoio nel portarifiuti e che mia madre mi mettesse gli avanzi nella scatoletta dell’eppimil. Alle 21 sono arrivato a casa sua. Alle 22 avevamo finito e alle 22,30 mi fa: “io vado a messa, vieni?”.
Me lo chiede a ogni Natale e Pasqua e considerando che non mi confesso da quando ho 16 anni, che ai mondiali di Espana 82 avevo 9 anni e che la risposta è invariabilmente “NO”, detta a volte anche con forme più rudi e scurrili di diniego, calcolate voi quante volte ho frustrato le sue speranze di redenzione.
“Vabbè allora io mi devo iniziare a preparare, tu che fai?”. Che vale quanto un: o con Dio o a casa tua!
Io immagino che alla parrocchia di mia madre la gente sia disposta a dare gomitate allo sterno e ginocchiate alle palle pur di accaparrarsi i primi banchi per assistere a una funzione celebrata da un parroco che quando racconta le storie di Cristo lo fa per esperienza diretta, ma preparasi ad uscire 2 ore prima mi sembra un po’ troppo.
Mio fratello è già pronto con la giacca indosso da ancora prima di lei ma per andare a giocare a pocher con gli amici (si anche lui invasato da un fervore da vero cristiano passerà la serata tra sigarette, uischi, bestemmie e centinaia di euro vinti:dei due figli, è quello che ha culo).
Alla fine resto io, seduto, che succhio ancora teste di mazzancolle.
“Se vuoi, resta”.
Si certo, maco c’hai Scai! Che faccio? Mi uccido di pizzichi?!
Alle 11 sono già a casa.
Pervaso dallo spirito del natale, galvanizzato da questa mistica vigilia in famiglia, saltello qua e la tra i canali della piattaforma di Mardoc approdando poco dopo su Calt, che, non so se per affiliazione alle bestie di Satana o per un dispetto di un programmista costretto a mandare in onda trasmissioni invece di andare con la famiglia a qualche cenone fuori Roma, ti spara un documentario sugli zoofili. Quindi passo la mezzanotte con Cliff (un vecchio catafalco mezzo cieco e con tatuaggi sparsi ovunque e a casaccio) e Pixel, la poni che si fa e con la quale, non mi chiedete secondo quale rito, si è addirittura sposato.
E domani è già di nuovo Vigilia. Speriamo quest’anno programmino un documentario su Bac Engel, la transessuale donna diventata uomo che ha tenuto la vagina e che fa l’attrice porno sado-maso. Lo troverei moto appropriato alla sera del santo natale.

sabato 20 dicembre 2008

PROPOSTE REGALO UTILI ED ECONOMICHE PER NATALE (e c'è chi dice che questo blog non serve a niente)






















Il 92% degli italiani dice che il regalo di Natale deve essere utile e servire a qualcosa. E non lo sto dicendo io che sto andando a comprare quintali di candele da regalare a raffica le quali, insieme allo sbuccia ricci, sono tra i regali più inutili che si possa fare, ma sono dati riportati da Vaniti Fer (rivista di riferimento per gli statistici dell’ISTAT).
A parte che il concetto di utilità mi sembra molto vago e relativo. Io lo scorso anno ho regalato al mio amico Scrappy, costumista quasi affermato, un divarica dita dei piedi per passare meglio lo smalto. Ora, non è certo un salvavita ma, vi garantisco che aveva le lacrime agli occhi dalla gioia quando lo ha scartato.
Ma volendo andare a fondo con questo concetto, mi sono fatto allora un giro tra i suggerimenti proposti, sempre da VF, per scegliere i regali più consoni per questo santo Natale di crisi.
Partiamo con un detto: quando c’è la salute e un paio di scarpe nove la vita ti sorride. Ecco allora un bel paio di sandali neri di Gucci da 895 euro per marciare sereni lungo questo 2009 ci volevano proprio. Se ci metti su altri 990 ti porti a casa anche una poscet, sempre nera, di Vitton e se ci schiaffi su ancora altri 15 euro con il corrispettivo ci salvi 12 stati africani dalla fame per almeno 2 generazioni.
Mi rendo conto che potrei essere tacciato di qualunquismo nel criticare regali del genere dato che vale tanto quanto dire che la De Blanc è una stronza quindi cambiamo, scendiamo mostruosamente di prezzo e parliamo di utilità.
A 80 euro, che effettivamente non è un regali che poi ti costringe a fare il cenone alla Caritas, troviamo un paio di pattini da ghiaccio con motivi a stras. Utile. Tanto. Soprattutto da quando ti parla del global uorming anche la Clerici mentre monta una maionese alla Prova del cuoco. Ma è pur vero che se le temperature non sono da schettinate su specchi d’acqua congelate come fossi pattini d’argento, puoi sempre adattare le lame usandole come un minipimer della Braun per tagliare, tritare, sminuzzare ed affettare (consiglio quindi di abbinarci un tagliere in legno Ikea, 10 euro). Così sì che diventano davvero utili.
Jo Malone, che credo non sappia neppure lui chi cazzo sia, ha pensato: “ e se facessi dei saponi che costano come un volo internazionale in bisnes? Tanto si sa, l'igiene non conosce recessione”. Quindi ti tira fuori saponette formato set da viaggio Alitalia a sole 65 euro. In effetti così si ha il vantaggio di aiutare l’ambiente evitando sprechi d’acqua perché stai certo che se fai una media di 5 a strofinata, uno piuttosto ci rinuncia a lavarsi.
La Absolut ha tirato fuori una bottiglia rivestita con un abitino in paiet rosse a sole 10 euro. Voi mi direte, ma che non c’hai 10 euro. Certo! Ma è un regalo utile solo se avete nella lista d’amici Laisa Minnelli ed Emi Uainaus (o Last Dei, il mio coinquilino).
Belline anche le ballerine della Hogan per neonati: 65 euro. Che mi pare un buon prezzo per un accessorio che vostra figlia indosserà solo da Natale a Santo Stefano a meno che non le fasciate i piedi per tenergliele di quella misura come si faceva nella cine del medio evo.
Ormai sono mesi, da quando questa recessione è scoppiata, che sento dire, a partire dal nostro premier (il quale già vedo impacchettare chili di caffè, zucchero e calze di nailon per fare regali utili ad amici, parenti e Carfagne) che in effetti bisogna spendere per rialzare l’economia e molti hanno recepito al volo l’invito visto che stamani a via dei Condotti c’era la fila davanti Scianel e Vitton (io credo fossero figuranti messi lì apposta per fare “prosperità”) ma io quest’anno ho preferito rompere con alcuni amici piuttosto che spendere per fare loro regali.

venerdì 12 dicembre 2008

IL DECALOGO DI NATALE.







Anche quest’anno il Natale sta arrivando con la solita valanga di regali sbagliati, cenoni indigesti, invitati indesiderati e auguri detti con lo stesso trasposto con cui i poliziotti delle ficsion americane notificano i loro diritti ai fuori legge appena catturati.
Ma che sarebbe il Natale senza la solita sfilza di frasi che ogni anno si ritirano fuori insieme alle decorazioni dell’albero?
Ecco la mia personale top ten delle più usate, più abusate e più scontate.
Al 10° posto: “Ho preso qualche chilo sotto le feste. Adesso mi metto un po’ a dieta”.
Affermazione intramontabile almeno da quando il signor Ueit Uoccer ci ha spiegato che se ti mangi panettoni 2 alla vota come fossero ciliegia è possibile si possa prendere qualche chiletto. In genere, la frase è detta più spesso da chi ‘sti chiletti se li porta avanti già dal natale del 1987 ma, almeno una volta l’anno ha una giustificazione che non lo faccia sentire il solito Poldo di Braccio di ferro.

9° posto: “Quest’anno i regali li facciamo solo ai bambini”.
Salvo poi trafugare notte tempo le letterine dei propri figli per sostituire la richiesta di un gioco per plei stescion con quella di un solitario Bulgari, giustificandola poi a mariti e nonni sbigottiti con il fatto che i ragazzini di oggi sono sempre più precoci.

8°: “Quest’anno regalo solo libri”.
Che sarebbe tanto una bella cosa ma quando poi mi capita di tirare giù la lista degli amici mi rendo conto che la maggior parte di loro li scambierebbe per strani modelli di schiaccia noci adoperandoli poi nel periodo estivo al posto della paletta ammazza zanzare.

Al 7°: "ci vediamo l'anno prossimo".
Detta congedandoti dopo il cenone di capodanno e dando appuntamento a parenti ed amici all’indomani. Io ho incontrato più indigeni delle foreste amazzoniche del Brasile centrale che gente che abbia riso a questa battuta che persino Gino Bramirei si sarebbe vergognato di fare.


Posto numero 6:
“Prima di capodanno ci dobbiamo vedere per forza”.
Beh, se non ti sei visto fino ad allora ci sarà un perché, no? In genere è la frase che si dice al termine di una serata in cui hai bevuto cantine sociali di vino intere e faresti l’invito anche ad Idi Amin Dada (ndr: il presidente dell’Uganda che dei nemici ne faceva polpette, e non è una battuta).


Posto numero 5:
“Io sono più per il panettone”.
In genere chi te lo dice lo fa per giustificare il fatto che stia mangiando una fetta di pandoro. Magari la quinta. E te lo dice con quell’aria con cui le vergini dell’ottocento dicevano la prima notte di nozze: “non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a dio”. Così poi quando arriva inaspettatamente il panettone possono avventarsi anche su quello avendone preventivamente giustificato la passione.
PS: la frase funziona anche nella variante: “Io sono più per il pandoro”.

Al 4°: “Non è niente di che, giusto un pensierino…”.
Scusa quindi io chi sono il figlio della serva che mi fai una cazzata di regalo e me lo dici pure?


3° posto: “tanto se non ti piace si può cambiare” (spesso adoperata anche ne i compleanni).
Anche qui: ma pensarci un po’ prima di regalare un DVD a un cieco?

Al 2°: “Tu che fai a capodanno?”.
Ho sentito gente chiederla il 20 di agosto. Io manco so cosa farò stasera né tanto meno se sarò ancora vivo. Non dico vivere come se non ci fosse domani ma, cavolo, una domanda meno impegnativa?

Ed eccoci alla regina delle frasi fatte.
“Non sento lo spirito questo Natale”.
Scusate ma davvero non capisco cosa sia sto cavolo di spirito. Che dovrei fare, sostituire il motorino con una renna o guidare il carrello alla GS vestito come un Umpa Lumpa, cantando Bianco Natal e andando ad aiutare tutte le vecchine che non riescono a prendere l’adesivo per dentiere che i perfidi commessi mettono sempre nelle scansie più alte degli scaffali?

giovedì 11 dicembre 2008

MISURA PER MISURA.














Quasi tutte le mattine, anzi, è inutile mascherare le mie nevrosi: tutte le mattine, subito dopo aver fatto pipì e prima ancora di lavarmi la faccia, mi prendo le misure. Ormai anche io mi sono convertito al credo secondo il quale più che la bilancia bisogna dar retta al metro dato che quest’ultimo non è manomettibile (cosa che sistematicamente facevo con la rondella del pesapersone che ho in bagno quando la risposta non mi soddisfaceva).
Quindi appena mi alzo, mi tolgo il pigiama e mi cingo il metro intorno alla vita. Ovviamente prima trattengo il respiro come Pellizzari prima di mettere l’ennesimo record d’apnea, fisso il soffitto con lo sguardo per tendere al massimo la colonna e assumo un’espressione da asceta tale per cui non mi stupisce che i miei vicini si diano appuntamento tutte le mattine per vedere dalla finestra la mi espressione, chiedendomi poi qualche vaticinio. In tutto questo, la misura la prendo con un metro retrattile in alluminio da muratore. La prima volta che mi misurai era il solo che avevo a tiro quindi ormai fa fede quello (in effetti la gente che entra in camera rimane sempre piuttosto sorpresa dal vedere quell’attrezzo sul tavolo e sono certo che molti di loro pensino maliziosamente che lo adoperi per valutare altri tipi di misure per le quali, non per vantarmi, non mi occorrono metri, vado ad occhio e non ci sbaglio mai).
Scordatevi pure che qui dichiari quant’è la circonferenza. Diciamo solo che stamattina era incredibilmente più sottile.
Ma cambiamo per un momento discorso e parliamo dei regali di compleanno. Abbiate fede, c’è un perché.
So benissimo che non si dovrebbe fare e che non è proprio una cosa elegantissima ma io i regali preferisco pilotarli piuttosto che affidarmi alla capacità di amici e parenti di interpretare i miei gusti. Quindi anche quest’anno, complice ilmiomiglioramico, ho stilato una lista che, in maniera piuttosto subdola (perché proprio la faccia di culo da dire a qualcuno “voglio questo!” ancora non ce l’ho), lui ha poi assegnato agli invitati.
Facciamo ancora un altro salto d’argomento.
La mi capacità critica davanti ai messaggi pubblicitari è praticamente nulla. Qualsiasi cosa mi promettano, io ci credo. Quindi io per lavare uso solo Dash perché in televisione dicono che “più bianco non si può”, nonostante pare abbiano messo pagliuzze d’oro al posto del sapone visto il prezzo che ha.
Qualche tempo fa avevo quindi visto una pubblicità di un prodotto della XXX (si scordassero pure che mi metto a fargli la pubblicità, che pagassero!) che promette di rassodare il punto vita e tutte le parti critiche di un uomo (adoro questo eufemismo) applicando dei cerottino grossi come fogli A4 che agiscono di notte mentre dormi.
E così, senza che il cervello potesse elaborare anche un accenno di pensiero critico, metto immediatamente questa meraviglia della scienza nella mia lista.
Ora riuniamo questi tre argomenti in uno solo e capirete quello che mi è successo.
Ieri sera, prima di mettermi a dormire, ho fatto la prima applicazione e mi sono piazzato queste due pezze collose sulle maniglie dell’amore.
Credo che anche questo trattamento, come il botulino, sia nato in qualche laboratorio militare. Sono convinto che fosse nato come un’alternativa al napalam scoprendo poi che, una dose leggermente inferiore riduceva semplicemente l’adipe in eccesso. 5 minuti dopo averle applicate infatti ho iniziato a sentire un leggero bruciore che poi si è tramutato in un vero bruciore per trasformarmi in fine in una specie di Giovanna D’Arco durante la sua esecuzione sulla pira incendiaria.
Sulla confezione dice che vanno tenute per una notte intera: 8 ore.
Alle 2 una puzza di bruciato mi sveglia. Sto per togliermele quando mi chiedo: le strappo via o mi tengo la trippa? Una persona normale se le sarebbe scollate di dosso e avrebbe usato le pezze restanti come fornelletto da campo per eventuali gite in montagna, ma non io! Quindi mordendo il cuscino e pregano la madonna di farmi riaddormentare per non sentire il dolore, ho tenuto duro. Stamattina appena sveglio il bruciore era diminuito. Mi tolgo via le bende che evidentemente avevano sopra uno strato di Attac Ultra visto che si portano via anche parte del derma e corro a misurarmi.
Un centimetro abbondante in meno! Ora potrebbe anche essere l’effetto placebo ma i numeri sono numeri!
È pur vero che adesso ho due ulcere orrende sui fianchi ma tanto la spiaggia è ancora lontana e di gente che mi voglia vedere in mutande non ce n’è poi molta.
Stasera si replica.
Le avvertenze dicono che non si dovrebbe fare più di tre volte a settimana e meglio se intervallate ma: stica. Se tutto va bene, per la fine della settimana avrò il punto vita della Lollobrigida quando trotterellava sul mulo in “Pane amore e…qualcosa”.
Certo il pensiero del dolore dell’altra notte mi preoccupa ma nulla che non possa essere superato con l’acquisto di un antidolorifico in farmacia e il furto di un estintore dall’ascensore dell’ufficio prima di torare a casa.

sabato 6 dicembre 2008

35. Un altro anno strappato alla morte.















a 35 anni mio padre si svegliava alle 5 del mattino per andare a lavorare.
a 35 io torno dalle discoteche con più alcol in corpo di una cantina sociale piemontese.
alla mia età mio padre aveva già due figli da mantenere mentre io non riesco a prendermi cura pure delle piante di plastica.
a 35 anni aveva una famiglia e un appartamento.
a 35 vivo in una stanza in affitto dove so già, ci morirò.
a 35 anni mio padre ne dimostrava 10 di meno io invece solo 5 (la genetica è una stronza infame).
sempre a 35 anni mio padre andava allo stadio a vedere la Fiorentina, io c'ho messo piede, per la seconda volta, solo a settembre per vedere Madonna (e la mia prima volta era 2 anni fa, sempre per vedere lei).
A 20 anni pensavo e, quando fossi arrivato a 35 avrei risolto molte delle mie turbe ma a me mi pare invece se ne siano aggiunte delle altre come pensavo che, uno straccio d'uomo sarei riuscito a intortarlo e manco quello.
a 35 anni tutto sommato però poteva pure andarmi peggio e, alla fine, nonostante le turbe, la zitellaggine, la passione smodata per le reginette del pop, la precarietà abitativa e le incertezze lavorative me lo dico con serenità: non sono affatto male.

giovedì 4 dicembre 2008

AI BELIV!


















“Io e tua madre dobbiamo dirti una cosa”. Fino a quell’età una frase del genere l’avevo sentita pronunciare solo nei cartoni animati tipo Lovli Sara e siccome di solito era sempre l’anticamera di rivelazioni agghiaccianti come: “da oggi dovrai pulire le scale del collegio con lo spazzolino da denti”, mi aspettavo che la frase seguente sarebbe suonata come: “abbiamo trovato le gonne che hai fatto con la carta da regali per il tuo Big Gim e le abbiamo buttate perché non sta bene che a farle sia un maschietto”.
Invece la rivelazione fu ben più traumatica.
“Sei abbastanza grande per saperlo”. Da quando in qua uno a 9 anni è grande abbastanza, io sono praticamente appena nato!
Nel sudest asiatico se è per questo ti schiaffano in una fabbrica con turni da 20 ore al giorno già dai 5 anni ma non mi sembra il caso di darmi per questo dell’adulto (la mania del minimizzare l’età, come vedete ha radici antiche).
“Babbo Natale non esiste”, mi disse secco mio padre. Immediatamente mi girai verso mia madre sperando di leggere nei suoi occhi una smentita a quello che avevo appena sentito ma, al contrario, la vidi annuire.
Mi ci vollero alcuni istanti prima che corpo ed anima si ricongiungessero dal momento che la seconda era talmente tanto scioccata che si era andata a fare un giretto nell’iperuranio a fumarsi una sigaretta per calmarsi.
Mi avessero detto che Dio non esisteva a me, che all’epoca credevo che anche la mamma avesse il pisellino (anni dopo la mia analista, una delle due, a seguito di questa mia dichiarazione avrebbe detto con serafica consapevolezza: “beh, non mi stupisce che lei abbia iniziato da lì ad avere le idee confuse sulla sessualità”), ci sarei rimasto meno male. Soprattutto per il fatto dei regali. Ora, non è che ci vuole una mente particolarmente brillante per collegare immediatamente il fatto che se non è il lardoso in velluto rosso a portarti i regali allora, probabilmente, sono i tuoi genitori. Io invece la prima cosa che vado a dire è “ma allora è la befana che porta anche quelli di Babbo natale?”.
I miei si guardarono come per dire “forse è ancora in garanzia. Proviamo a farcene dare uno che invece funziona”.
Mia madre prese la parola: “no, i regali te li portiamo noi”.
I miei occhi si sgranarono ancora di più. Ormai sembravo un opossum che aveva letto per errore 200 invece che 20 gocce come dose consigliata per l’assunzione di ansiolitici.
“Quindi a Natale me li farete voi, giusto?”. Scemo si ma non fino al punto di non chiarire subito un punto basilare della questione.

L’indomani avevo la sensazione di essere ormai adulto. Una volta che sai che Babbo Natale sono i tuoi che semplicemente si sono rotti di aspettare che vai a letto per mettere i tuoi regali sotto l’albero muovendosi silenziosamente come due topi d’appartamento, ormai pensi che il mondo non abbia più segreti.
Ero anche convinto che tutti gli altri miei compagni invece ancora vagassero nella terra della menzogna solcata da slitte trainate a renne e da scope volanti quindi, manco fossi Prometeo, mi sentivo in dovere di squarciare per tutti il velo rivelando loro la verità (diciamo pure che ero già abbastanza egocentrico da voler essere io il primo a dirlo).
“Lo sai che babbo natale non esiste”, faccio a bruciapelo ad un paio di compagni che mangiano girelle e tegolini durante la ricreazione.
Senza manco smettere di ruminare, con la palpebra abbassata di chi la sa più lunga di te, rispondono: “Beh, noi lo sappiamo dalla seconda”. Cosa? Già lo sapevano? E da due anni?
Ci resto davvero malissimo ma, mi dico, sarà un caso. Va bene. Tanto ci sono altri 25 compagni a cui poter andare a spifferare la notizia. Risultato: dopo 10 minuti scopro che ero il solo coglione che in quarta ancora credeva a Babbo Natale visto che le risposte sono invariabilmente: “beh, io lo sapevo già”.
Dovetti quindi ripiegare su quelli di prima per poter fare un po’ il gaggio e, con stupore, mi resi conto che anche lì solo pochissimi ragazzini non erano stati messi al corrente della novità già da tempo.

mercoledì 3 dicembre 2008



C'è chi dice che gli omosessuali farebbero di tutto 
per essere al centro dell'attenzione.















Per alcune nazioni l’omosessualità è reato. Per altre, punirla con la morte non lo è.




martedì 2 dicembre 2008

La SS e i deliri vaticani.





















Insomma uno parte con le migliori intenzioni. Prende gli appunti, si sorbisce una puntata conclusiva dell’Isola tanto lunga che gli viene il sospetto sia iniziata quando ancora le trasmissioni venivano emesse in bianco e nero. Si forza a vedere le tette della Ventura che promuovono la pubblicazione di “Zinna Combact” (un gioco per Uii in cui pare che tu possa scegliere con quale delle 12 protesi diverse di Simona puoi combattere) e poi che succede? Apri il giornale e leggi che la SS (che sta per Santa Sede ma anche come semplice Sciuz Staffel va bene, visto che hanno lo stesso grado di tolleranza) è tra i pochi stati al mondo insieme all’Iran e alla civiltà del male della regina Imica a contrastare la risoluzione proposta dalla Francia di depenalizzare l’omosessualità durante la prossima riunione dell’ONU.
Dunque se la Chiesa si limitasse a dire: “Sapete che vi dico? Io i ricchioni li userei come ceppi per aizzare il fuoco!”, cosa che per altro hanno fatto per secoli, la apprezzerei pure. Ma quando vogliono farti credere che Cristo la notte appaia in sogno al Santo Padre e invece di dargli i numeri da giocare al superenalotto gli dica che l’omosessualità è il male assoluto, non posso che chiedermi se questi c’hanno presi a tutti per deficienti totali.
Io non so infatti come possa essere logicamente condivisibile la dichiarazione dell’arcivescovo Celestino Migliore* (vedi biografia a pie’ di post), osservatore per la SS presso l’ONU, che recita: “se gli omosessuali venissero inseriti tra le categorie protette da discriminazioni, gli staiti che non riconoscono le unioni omosessuali saranno oggetto di pressioni e verrebbero messe alla gogna creando nuove implacabili discriminazioni”.
Premetto che secondo me quando Benny, Celestino e gli altri alti prelati hanno deciso che sarebbe stata questa la motivazioni lo hanno fatto con il sadismo e la goliardia degli stilisti quando decisero che la gonna a palloncino sarebbe stato il mast degli anni ottanta pur sapendo che cazzata galattica stavano tirando fuori, ma una cosa del genere in sostanza significherebbe che, per non far sentire a disagio le nazioni che impalano 2 uomini che si sono baciati te preferisci che un atto del genere continui a essere reato?
Quindi come dire: non depenalizzo le violenze sulle donne perché sennò quando un marito uccide di legnate la moglie poi potrebbe sentirsi a disagio per le sanzioni che subisce?
A parte che, come al solito, ci infilano dentro il discorso delle unioni civili che c’entrano quanto il fatto che l’estinzione della foca monaca è causata dal fatto che al mattino scendo dal letto con il piede destro. Ma poi da quando in qua la SS si dispiace del fatto che nazioni come l’Arabia Saudita (la quale, saggiamente ai finocchi li lapida) o il Pachistan, che potessero al posto di San Pietro ci farebbe un campo da golf a 45 buche, potrebbero restarci male di una sanzione da parte delle nazioni unite?
La sola cosa che mi consola è che anche lo schieramento di centro destra stavolta non appoggia i soliti deliri vaticani ad eccezion fatta di Buttinoni che giustifica la “Compagnia di Celestino” dicendo: “la Chiesa non vuole che poi da qui si arrivi a definire i gay una categoria protetta”. Ma la cosa detta da uno che ha l’espressione di chi ha appena scambiato una fiala di lassativo con un frullato di vasabi, non mi fa ne caldo né freddo.


* Quando aveva 12 anni stava servendo messa come chierichetto quando durante il momento dell’ostensione, una pala d’altare staccatasi dal soffitto lo colpi in testa. Ripresosi, iniziò a dire frasi senza senso che i genitori credettero essere un segno divino invece che un semplice trauma. Deciso quindi che quella sacerdotale dovesse essere una chiara conseguenza di quel modo bizzarro che ebbe l’Altissimo di benedire il figlio, gli imposero quindi di farsi prete e così, per quella strana fatalità che porta molti deficienti a ricoprire nella vita ruoli del tutto inadatti, ecco che oggi Celestino si ritrova ad essere arcivescovo.
(tratto dal libro: “Come fare carriera avendo nella testa un criceto che gira nella ruota”, AAVV, Insy Pubblicazioni).

mercoledì 26 novembre 2008

NELLA TERRA DEI RICCHIONI.
















Da domani fino a lunedì sarò a Milano ad un anno esatto di distanza da quando mi scrissero "ricchione" sul conto di un ristorante.
E' una città che mi riserva sempre grandi sorprese e spunti di cui scrivere quindi spero di averne parecchi anche questa volta.
Dunque, se vedrete uno particolarmente ricchione per le vie della città da bere, quello sono io (o solo un altro delle legioni di invertiti che si aggirano per Milano).

martedì 25 novembre 2008

ISOLA ULTIMA PUNTATA: meglio tardi che mai.















Se Dio volesse farmi chiudere gli occhi per sempre, morirei felice. Non tanto perché un nero è diventato presidente degli stati uniti, ma piuttosto perché Luxuria, l’uomo con il seno, ha vinto l’isola dei famosi. E se morissi oggi, saprei di lasciare un mondo migliore di quando sono nato.
Ieri puntata conclusiva dell’Isola. Una serata interminabile tanto che, sono certo, le tette della ventura sono ancora lì che gridano “a testa alta e a schiena dritta” a degli indigeni delle foreste ondurenie.
Serata anche di ritorni eccellenti come DJ Francesco che ormai è assodato, deve avere un video della ventura che fa una gang band con dei minorenni perché non c’è sennò altra giustificazione alla sua presenza in tutti i programmi di Simona dato che il servo muto di mio nonno ha più presenza scenica e dove persino Magnini, un vero strazio per le orecchie, risulta meno insipido.
I finalisti come ben noto, sono appena scesi da un carro del gheipraid per salire su un elicottero in stile Apocalips Nau. Dietro a questa scelta non c’è una spiegazione razionale se non le abbondanti dosi di pasta piselli e Peiote che passano alla mensa rai e che assicura il giusto stato di allucinazione tra gli autori della trasmissione per rispondere: “benissimo”, quando la Ventura passa da loro chiedendo come stia con quel colore di capelli.
Il primo ad essere eliminato dalla quaterna è Tumiotto che quando apre la bocca uno capisce perché i genitori lo hanno buttato in vasca all’età di tre anni e non lo hanno più fatto uscire: il nuoto era il solo sport dove, anche volendo, non puoi parlare.
Carlo ormai ha l’aspetto dello spaventa passeri del Mago di Oz dopo un indianata a base di crac con la Uainaus e la Iuston.
Vladimir ritira fuori la pippa dell’isola come metafora della vita e mentre parla una colomba bianca le si appoggia sulla spalla e tre re magi la indicano dicendo: E’ lei il Messia. Pare che a Napoli abbiano già preparato la miniatura di Luxuria da mettere nella culla il 25 dicembre.
Fino a 2 puntate fa credevo del tutto inutile in natura l’esistenza di esseri come la mosca o la Carfagna ma da quando Pamela prati è diventata ospite dell’isola mi sono reso conto che si può trovare di peggio.
In studio arrivano intanto gli altri eliminati tra cui:
Alessandro Feliù, 20 anni all’anagrafe ma la verve di Evita Peron (ma ora, mummificata) e Beppe Quintale che viene accusato di essere un portatore sano di obesità e quindi dovrebbe solo che vergognarsi per il fatto di essere grasso, questo sempre perché non si vuole demonizzare chi non ha linee filiformi e per combattere ogni istigazione all’anoressia.
Arriva poi quella stronza della de blanc. Mi spiace ma altro aggettivo per questa non mi viene dopo che toglie la felpa di dosso a carlo mentre infuria la tempesta del secolo e che lo giustifica dicendo che era della figlia la quale evidentemente non ha altro da mettere. Siccome il frutto poi non cade mai lontano dall’albero, turano fuori che era di un amico morto e quella maglia era quindi molto importante. Ma a parte il fatto che se è così importante non te lo porti su un isola dove ti si rovinerebbe anche un’armatura medievale ma poi pensi che all’amico morto possa dispiacere sapere che una sua maglia serve a coprire un povero cristo nella tormenta? Te lo avrebbe ridato dopo una settimana. Che temeva, lo vendesse al mercatino dell’usato di Tegucgalpa?
Le macchie del viso della contessa che hanno tolto il sonno a milioni di italiani sono state saggiamente coperti grazie ai maghi del trucco di Ollivud e adesso possiamo affermare che non erano le macchie a deturparla, lei è davvero un cesso anche senza.
Arrivata in studio anche belen e vladi, ultime finaliste dopo che Capponi viene eliminato. La bella sudamericana (belen, per chiarezza), inizia a ballare un tango con Rossano sulle note di Rocsen di Sting. Ora chi conosce la canzone sa che si riferisce alla storia di una mignotta che lo fa di professione e stai fresco a dire che anno scelto il brano solo perché il titolo richiama vagamente il nome di Rubicondi.
Si arriva così alla fine: i testi di presentazione sono come sempre agghiaccianti e sul primo piano di Vladimir si sente la ventura descriverla come una donna che viene dalla strada, che si è fatta da se che ha sofferto tutta la vita diventando una la che tagliava i pregiudizi della società: insomma una via di mezzo tra una suffragetta di fine ottocento, la piccola fiammiferaia e lBocca di Rosa di de andrè.
Vince Luxuria e la gente si illude che sia sintomo di progresso sociale quando, scusate questo attimo di serietà, l’altro ieri notte dei ragazzini accoppavano una trans a roma e davano fuoco a un barbone a rimini, tanto pe’ giocare!
Con questo è tutto e come diceva il mio mito Maic: ALLEGRIA!!!

ASPETTANDO L'ISOLA

















Nella lotta eterna tra il neurone e l'ormone, ieri il primo è stato capitolato da secondo. Per questo non ho potuto assistere alla puntata dell'Isola che ha visto vittorioso/a la Luxsuria. Ma, siccome matto del tutto non sono, ho registrato la puntata che vedrò stasera (lo so che è un programma ancora più triste che se avessi rinunciato al randevù di ieri sera per vederlo in diretta ma si parla pur sempre della vita di Insy che è più o meno eccitante come una partita di Uno tra ricoverati di un ospedale).
Tutto questo per dire che il post sull'isola apparirà come per incanto tra stanotte e domani mattina.
La sola cosa che per ora mi sento di dire che oggi l'Italia oggi è un paese migliore. Gli USA Obama, noi Luxuria!!

giovedì 20 novembre 2008

CORRE A CORDOVA MA DO' VA?


“Io sto per scoppiare. Ti prego accelera che non ce la faccio più”.
Pare sia peccato mortale costruire degli autogrill nel sud della Spagna. Dice che deturpa il paesaggio quindi se non hai fatto il pieno e non ti porti una cisterna di benzina agganciata dietro al posto di una rulot rischi di doverti mettere a spingere nel bel mezzo del nulla (e per questa evenienza c’eravamo portate una coppia di lesbiche). Questo significa pure che se ti stai pisciando sotto, tanto vale che ci fai un nodo perché di bagni non ne trovi.
L’ultimo cartello segnava: Cordova 20 Km ma non avrei scommesso di resistere abbastanza.
“Non ti preoccupare, accelero”, e quando te lo dice una seguace di Saffo che sta al volante, stai certo che lo fa. Sandra aveva scambiato una Seat Ibiza noleggiata all’aeroporto di Barcellona, da dove venivamo, per una Lamborghini Diablo, e in un caso come questo non potevo che essere lieto che spingesse il motore al massimo delle sue prestazioni.
E’ un difetto delle femmine della famiglia (per cui strano che ne sia afflitto anche io): pisciamo in continuazione. La prima domanda che facciamo quando da piccoli andavamo a fare escursioni montane in Abruzzo non era “quanto è alta la vetta” o “quante ore occorrono” ma “ci sarà un rifugio con un bagno?”. A questo aggiungeteci pure che, sempre come le femmine di famiglia, anche io ho uno spiccato senso del pudore che non mi lascia pisciare sul ciglio di una strada anche se mi permette di baciarmi mezzo nudo nel mezzo di una pista di discoteca.
Fatto sta che ringraziando il cielo entriamo in città. Con la macchina ancora in corsa io scendo al volo alla velocità di un razzo. Il rumore della mia voce si perde in lontananza mentre grido ai miei amici: “cerco un bagno, aspettatemiiiiiii…”. Poi un rumore fragoroso. Sono io che supero la barriera del suono.
Inizio la ricerca disperata di un bar per poter andare a pisciare.
I bar a Cordova non esistono. Come non esistono angoli un minimo riparati ed è sicuro che sia la città più popolosa di Spagna perché ci sono persone ovunque e, sempre per la storia del pudore e per evitare di essere arrestato con l’accusa di esibizionismo, non posso farla in mezzo alla strada.
“Ai un bagno?”, non li lascio neppure rispondere: appena scuotono la testa riparto alla ricerca di un altro negozio, che per pietà mi faccia fare pipì. Mi perdo per i viottoli di quella città mai vista prima correndo all’impazzata come inseguito dai tori di Pamplona. Entro persino in un supermercato e con le mani giunte chiedo ad un’impiegata di farmi andare in bagno. Vorrebbe dirmi “no se puede” ma gli devo fare una pena tale che inizia a chiedere le chiavi ad una collega che però non le trova. Ma cazzo, le chiavi del bagno, te le vuoi tenere legate al collo!?
Alla fine sgommo a tutta velocità anche da lì quando trovo un angoletto che mi sembra intimo il giusto e mi sbraghetto. Davvero, altri 15 secondi e sarei esploso come un enorme gavettone di piscio.
Ne faccio così tanta che mi chiedo come potessi contenere tanto liquido che scrosciando fuori, crea quasi un solco sul pavimento andando a cadere in un tombino che si trova lì vicino. Si racconta che li Guadalchivir quel pomeriggio straripò come neppure dopo un alluvione.
Secondo me non c’è sensazione più bella di quella che provi dopo aver fatto una pipì così a lungo trattenuta. Non c’è torta al formaggio, né scopata che tenga al paragone. Neppure vedere precipitare dal balcone la mia condomina (che ogni giorno mi grulla sul terrazzo le molliche rimaste sulla sua tovaglia) può darmi più piacere.
Una volta che il mio cervello, impegnato fino a quel momento a cercare una soluzione “salva vita”, torna alla ragione, inizia a sorgermi un dubbio: “dove cazzo sono?”.
Scendendo dalla macchina come una furia non mi sono minimamente preoccupato di ricordare il tragitto che avevo fatto. A questo, aggiungiamo il fatto che se mentre dormo, mi sposto sull’altro lato del letto, al risveglio non so come tornare in dietro e la tragedia è completa. Non un cellulare, non un punto di riferimento di cui chiedere. Nulla.
Vabbè, sta cazzo di Cordova che grande vorrà essere?
Inizio a girare per il centro, prima o poi troverò i miei amici. Dopo 4 ore questo “poi” non era ancora arrivato.
Inizia ad imbrunire ed io a sbiancare all’ipotesi di dovermi rifare una vita lì nel sud della Spagna.
Un’ora dopo ero seduto davanti la cattedrale, cercando di riconoscere visi familiari tra le orde di turisti ignari della mia tragedia.
“INSY!!!!”, mi sento gridare all’improvviso. Mi giro e riconosco le mie amiche. Sono sopraffatto dalla gioia e subito dopo dallo stupore perché con loro ci sono anche due poliziotti.
Sandra mi corre incontro e mi abbracci. Io le chiedo “ma i poliziotti?”.
“non ti trovavamo e siamo andati dalla polizia”.
“Ma dai e vi hanno aiutate a cercarmi, beh in Italia non lo avrebbero fatto per uno perso solo da poche ore”, le faccio con il tono tipico che abbiamo noi italiani quando si tratta di criticare le pecche del nostro paese.
“Macchè, anzi se te lo chiedono di che è da ieri che sei sparito”.
“Come?”
“Si. Sono andata dai poliziotti e mi hanno detto che non cercavano nessuno sparito da solo tre ore così siamo uscite e siamo andate in un altra caserma e lì abbiamo detto che eri sparito da ieri”.
Morale della favola: la gita finisce in caserma dove mi portano per fare un verbale di sparizione. Non sapendo che inventare, dico che avevo bevuto moltissimo la sera prima e che mi ero addormentato in una piazza mentre, accanto a me, Sandra, ormai completamente assorbita dalla parte di amica preoccupata della mia sorte continuava a ripetermi “se non la pianti di ubriacarti!! Ci hai fatto prendere un colpo!” sotto lo sguardo comprensivo del poliziotto che non capiva ma intuiva.

martedì 18 novembre 2008

PENULTIMA PUNTATA DELL'ISOLA. Ancora una settimana di agonia.

Ho una notizia brutta e una pessima.
La prima è che ieri era ancora sola la penultima puntata. La pessima è che quello che ha sul viso la de Blanc non è una maschera da mamuttones sardo come tutti pensavano, ma ha davvero la pelle che sembra lo sputo di cammello indisposto.
Anche questa settimana L’Onduras è il set di Dip Impact funestata da una tempesta che costringe il povero Magnini a non poter raggiungere i naufraghi, privandoci così della sua inconfondibile verv e alla sua voce da disco a 45 che gira a 33. La pro loco di questo paese farà una causa miliardaria alla rai per il fatto che nessun turista immagino vorrà mai più metterci piede visto che pare ci siano tempeste tutti i giorni, paludi malsane, topi grossi come gatti e i resti delle bucce di banana di Carlo il bidello.
Ormai è un programma sfinito già dalla terza puntata quindi trovare qualche episodio interessante è sempre più difficile. Il problema è che i realiti in italia sono fatti all’italiana, questo significa che non si osa mai fino in fondo. Le corna le accennano ma non le fanno vedere (anche quando ci sono i filmati), i personaggi sono macchiette ma mai realmente trasgressivi (Valdi è in fondo la trans buona che piacerebbe anche ar Pecora de La Destra) quindi trovare delle situazioni interessanti è ardua cosa.
Perciò il massimo che riescono a fare gli autori è tirare fuori il caso di Tumiotto che durante una prova ricompensa in cui bendati si doveva andare a cercare un suonatore di tamburo (ora ho capito che fine hanno fatto gli ideatori delle prove di Giochi senza frontiere), pare abbia barato guardando attraverso la benda. Tutto è stato trattato dalla Ventura come se gli avessero trovato i piani del sequestro di Moro nella smemoranda. La Ventura che ha in studio il plastico dell’isola invita persino Bruno, il criminologo con il cervello di Annibal Lecter intrappolato nel corpo di Pavarotti, a dimostrare che Leonardo in realtà ha sbirciato per vincere l’immunità.
Ma insomma, se vuoi essere sicura che non guardino durante una prova del genere adotta il metodo migliore, no? Cavagli gli occhi con dei tizzoni ardenti e vedi poi come gli passa la volgia di barare ai concorrenti. Ma dopo 10 minuti, anche questo fattaccio passa in cavalleria.
Altro problema: troppa carne al fuoco! Puoi trattare 57 presunti scup in una puntata solo che , durerà pure come una carestia medioevale ma fa sì che tutto risulti troppo confuso e per niente approfondito? Non fai in tempo a far odiare qualcuno che subito passi: alle precedenti apparizioni tv di carlo, alle corna di belen, alla crisi di Veridiana e al mistero delle macchie della faccia di Patrizia (sulle quali sta indagando la redazione di Voiager che vorrebbe dedicarle una puntata visto che si ritiene siano geroglifici alieni come i cerchi nei capi di grano che presagiscono un imminente attacco degli alieni).
Quindi 5 minuti dopo si passa al caso della sberla data dalla De Blanc ad Alessandro.
Mi sfugge il motivo anche perché non è quella la cosa interessante quanto il fatto che questa si arroga il diritto di mettere le mani addosso a un ragazzino per “educarlo” come hanno fatto con lei i genitori e gli istitutori che, visti i risultati, è evidente fossero abituati a darle delle legnate sulla testa e a versarle del caffè bollente in faccia.
Esce fuori tra le altre cose che ha studiato in Inghilterra e nei collegi svizzeri dove la punivano mettendola in ginocchio sui ceci fino a quando non capirono che la si poteva utilizzare meglio in battaglia mandandola durante le guerre puniche per imbizzarrire gli elefanti dell’esercito cartaginese.

Passiamo la caso Belen. Ormai il fatto che con Rossano abbia preparato l’esame di Kamasutra è una cosa risaputa e non fa più notizia ma la cosa che viene fuori è che l’argentina in 2 mesi di isola si è strusciata con tutti i maschi che le capitavano a tiro e lo avrebbe fatto anche con Valdimir se solo qualcuno le avesse detto che è sì trans, ma ancora non operato.

Ormai la Ventura, che da quando ha smesso di parlare di calcio facendo vedere le cosce coperte da un nastro per capelli che lei chiamava minigonna, si sente Anastasia, l’ultima dei Romanff visto che continua a chiamare Carlo il “bidello” con lo stesso disprezzo con cui potrebbe dire “cazzo, ho pestato una merda con gli zoccoli di Cavalli”.
Ed è proprio mentre è collegata con lui che improvvisamente scatta una rissa tra le sue tette e quelle delle gemelle napoletane. Pare infatti che durante un fuori onda queste abbiano detto a quelle della Ventura che non sono altro che due vecchie buste di soluzione salina. La rissa si placa solo quando le sagge labbra della Venier, create insieme alle prime galassie durante il big bang si mettono in mezzo per farle fare pace.

Visto che probabilmente quest’isola la vincerà una trans, in studio chiamano la Prati che è la cosa più vicina a un travestito visto che è alta 2 metri, ha le spalle di un portuale e la voce di un baritono lirico che purtroppo ha poco spazio ma lo sfrutta al meglio con un esternazione da messaggio del Capo dello Stato il 31 dicembre: Alessandro (il lo schipper napoletano di 20 anni) è un esempio per tutti i ragazzi d’itala e avrà un futuro nel cinema o nella tv”. Che mi pare quindi l’augurio migliore da fare ad un ragazzo che dovrebbe essere esempio per i suoi coetanei.
Per sfoltire il gruppo dei supersiti che sono quanto una legione romana, stasera ci sono 12 eliminazioni e fanno fuori: Alessandro, che correrà subito a fare un provino per Un posto al sole, Quintale, che per 3 settimane non ha fatto altro che frignare, lamentarsi e mettersi maldestramente in mostra, Veridiana, che ha in carattere di un tanga da ballerina di samba e la de blanc per la quale la produzione dovrà pagare una multa di 5000 euro da quando si è disposto che i rifiuti ingombranti come scaldabagni e frigoriferi non possono essere abbandonati ma vanno portati nelle oasi ecologiche preposte.
Dallo studio la marchesa vattela a pesca meglio nota come madam Picasso (altro catalogo da centro di chirurgia estetica tutta rifatta ma malissimo) conforta la de blanc dicendole che sta benissimo e che la trova dimagrita. Ora, o l’unica cosa che non si è operata sono le cataratte e la scambia per belen o è una stronza perché come fai a dire che sta bene a una che ha sulla faccia lo scatarro di un vecchio del uest che ha masticato tabacco per 4 giorni!?

Sempre in studio, nonostante la scaletta è fitta come il menù di Mc Donald, ci infilano anche un video ricordo dell’isola di Ciavarro che sembra uno di quelli che mandano quando muore qualcuno del mondo dello spettacolo. Ciavarro si da una grattata che per poco non si evira mentre la principessa Simona Romanoff dice: “vederlo mi ha aperto il cuore e anche qualcos’altro”. Ma eleganza chiama eleganza: la de black parla del primo marito da cui ha divorziato perché frocio e le fa tirare fuori la storia sempre Simona alludendo al presunto legame con Carlo (che in effetti ha visto meno vagine di Mastelloni).
La puntata si conclude con quella morta di fame della de black che prima di lasciare l’isola, nonostante un nubifragio che si portava via anche le palme secolari dell’isola, toglie di dosso a carlo la felpa che gli aveva prestato lasciandolo nudo e al freddo mostrando quanto questa donna possa essere gretta oltre che brutta come il peccato, arrogante, insulsa e stupida e le auguro che i soldi del cascè le vadano tutte in medicine. Tiè.
Concludendo, i finalisti superstiti sembrano scendere da un carro de ghei praid visto che sono una travestita, un finocchio e una sudamericana. Che sia specchio di un’italia che cambia?

venerdì 14 novembre 2008

DOV'E' LA PIETA'?

Se la Chiesa fosse davvero immagine di Dio allora Dio non esisterebbe.
se la Chiesa fosse tanto pietosa come si pensa sia Dio, allora sul caso di Eluana si comporterebbe diversamente.
Sono atterrito dalle dichiarazioni che leggo oggi sui giornali.
Fintanto che a parlare di “pena di morte” sono i soliti esponenti politici pronti a cavalcare l’onda della propaganda anche sul corpo di Eluana, la cosa non mi stupisce. Mi appellerei ad un loro rimorso di coscienza ma so già che è improbabile, sepolta com’è da quintali di ipocrisia.
La preservazione della vita è il principio più alto che gli uomini abbiano elaborato, ma sovvertire la natura e, per chi ci crede, il volere di Dio, ostinandosi a tenere in vita chi in vita non è più, è crudele per gli umani quanto diabolico per i credenti.
Il fatto poi che la Chiesa non mostri compassione tanto per la ragazza ormai in coma irreversibile da anni quanto per i suoi genitori che l’inferno, che esista o meno dopo la morte, lo stanno vivendo dal giorno in cui la figlia ha subito l’incidente, starà facendo venire i crampi allo stomaco persino al Padre Eterno.
Io lo so che lui non può intervenire nelle cose degli uomini per quella storia del libero arbitrio. Lo so che se gli mandasse un fulmine, come vorrebbe fare, contravverrebbe al principio di libertà umana, ma se è vero che alla fine dei tempi giudicherà i buoni e cattivi, questi disgraziati che invece di dare conforto ai cari di Eluana se ne stanno lì con quel dito puntato ad accusarli di essere assassini della propria figlia, si preparino ad essere presi a calci in culo dall’Altissimo.

martedì 11 novembre 2008

ISOLA 9: AFFONDATA!















Ieri l’isola l’ho fatta a casa mia sul divano circondato da un mare di mocciolo e fazzoletti di carta. La scena a immaginarla è piuttosto disgustosa ma per fortuna quando sullo schermo vedi Simona Ventura che grida a Ivana Tramp via satellite “vuoi divorziare da Rossano, si o no?!”, mentre la miliardaria continua nervosamente a negare bevendo ettolitri di vino, Valdimir Lucsuria vestita come la donnina del bollino della Cichita e Alessandro mangiare scarafaggi fritti e topi arrosto ti rendi conto che c’è di molto peggio e che quello che vedi scorrere davanti agli occhi non è frutto del coctel di anti-influenzali, brodo di pollo e gin tonic ma è tutto vero (o presunto tale).
Ieri, doveva essere la serata degli scup ma in quasi 4 ore di diretta di rivelazioni non ce ne sono state visto che ormai le corna di Rossano con Belem sono una notizia sconvolgente quanto rivelare che Sbirulino era in realtà Sandra Mondaini.
Anche questa settimana la puntata inizia con la solita bevuta di alcol denaturato che la produzione offre ai naufraghi per disinibirli e renderli ancora più aggressivi anche se dalla prossima puntata i meglio informati mi hanno raccontato di certe supposte di glicerina farcite con peperoncino di caienna che garantisce una ferocia pari a quella dei rotvailer usati per le lotte clandestine tra cani.
La parola d’ordine della puntata, come dicevo, è SCUP il primo che vediamo riguarda Tumiotto. Dopo una serie di analisi ed esperimenti hanno scoperto che il suo cuore batte, è vivo e, in condizioni favorevoli di vento e umidità, esprime anche dei pensieri.
A quanto pare, il pennellone, notte tempo pare aver rubato un panino alla capanna dei tecnici che, non solo hanno lasciato, guarda un po’, del cibo in una cassetta all’aperto ma poi ci hanno piazzato casualmente una camera fissa, sempre per caso, e siccome la cosa non è affatto costruita, hanno appoggiato un cartello con su scritto: ruba qui che poi fingiamo lo scup.
Mah...
Mentre tutti i naufraghi perdono peso di puntata in puntata compreso Quintale che adesso pare avere solo un culo invece dei due che aveva appena arrivato, la de Blanc è la sola che non dimagrisce quindi orlami è assodato che deve essere colpa della struttura ossea che ricorda la chiglia di una nave vichinga.
Anche questa settimana la prova lider consiste nel farsi ardere vivi legati ad un palo, supplizio preferito a l’unanimità da tutti i naufraghi che avevano deciso di ritirarsi in massa qualora avessero dovuto fare la prova inizialmente ideata che consisteva nel vedere la contessa fare sesso con Carlo il bidello.
La prova più sconcertante è quella di Quintale che mentre è davanti al fuoco si vede arrivare un tecnico che gli mette la mela in bocca scambiandolo per il maialino della Marini e inizia a girarlo legato su uno spiedo fatto di legno e rami di rosmarino.
Prova anche la de Blanc ma il fuoco si spaventa e si rifiuta di uscire.
Nel frattempo la Ventura si collega con la spedizione di ricercatori che sono partiti due mesi fa alla ricerca dell’attaccatura dei capelli di Vladimir ma pare che per il momento ancora non l’abbiano trovata.

Arrivamo ora al cuore della puntata. Arriva Rubicondi in smoching bianco. Inutile commentare il luc perché anche si vestisse come un carrozzone del carnevale di Viareggio sarebbe sempre più sobrio di come va in giro la ventura.
In collegamento da NI ci sono 4 suoi amici uno dei quali è composto da 2/4 di Luca Sardella, 1/5 di Mal e il resto permanete a volontà.
Accanto a lui c’è la Tramp e si capisce che è davvero lei perché è fin troppo baraccona per essere semplicemente una drag quin del Lips (un drag restorant di Niu Iorc dove ho lavorato come travestita alla pari per pagarmi gli studi quando avevo 20 anni), e perché, come l’ispettore gagget, si apre la cofana di capelli in resina che ha sulla testa e tira fuori un cestello con una bottiglia di Gotto d’oro dei Castelli e ci si attacca a garganella.
La ventura le chiede: “è cambiato qualcosa?” (a tradurlo è sardella visto che lei oltre “de cheti s on de teibol” non va)
La tramp che rutta ad ogni sorso risponde: “No affatto, tutto come prima”.

Ma risponde così perché in realtà le hanno tradotto: “Vero che hai cambiato la disposizione dei divani?”
Ma Ventura fa giornalismo d’assalto e la incalza chiedendole se se lo riprende a casa Rossano anche dopo quello che è successo, anche perché sennò questo ce lo ritroviamo sul groppone a “ballando sotto le stelle” mentre fa triller ancheggiando con la Chiabotto. Da qui si capisce che rossano ai piani bassi deve essere dotato di uno sfollagente perché nessuna se lo terrebbe vicino dopo quello che è successo.
Dopo 45 minuti però la domanda fatidica ancora non gliel’ hanno fatta: “ma Belen te la sei rombata, si o no!?”
Lui continua a fare lo splendido ammiccando e non dicendo nulla.
La Tramp dal canto suo non abbocca alle illazioni di Ventura perché figurati se vuole darle soddisfazione e dissimula una sportività irreale ma è evidente che quando quello mette piede in America quella lo aspetta all’aeroporto e gli fa il culo come un secchio.
Dopo questo episodio il resto sbiadisce.
La Ueber perde al televoto contro la Lux ed esce ma del resto io manco mi ero accorto fosse entrato e Mandano Cecchi Paone a fare una sfida di cultura con Carlo in questa contrapposizione forzata e ridicola tra lo scienziato e il popolano, sono cose che non vanno più dai tempi di don camillo e peppone ma non ditelo alla Ventura che pensa che la sua sia tv d’avanguardia.

lunedì 10 novembre 2008

CREDO DI ESSERE UN PO' INFLUENZATO.


















Dal punto di vista di mia madre, tutti gli sforzi fatti in campo medico tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo alla ricerca di cure volte al miglioramento della condizione umana non sono stati altro che un’inutile perdita di tempo.
In casa nostra la cassetta dei medicinali consisteva in un canestro di vimini blu con dei fiori intrecciati di rafia arancione e gialli che conteneva del disinfettante, qualche scatola semivuota di aspirine, alcune garze e una pompetta di gomma per il problema di stitichezza che affliggeva mio fratello da neonato. Questo era tutto.
Non un antibiotico, uno sciroppo per la tosse e neppure un semplice termometro. Se io o mio fratello ci sentivamo la febbre lei ci appoggiava le labbra sulla fronte e poi emetteva sempre la stessa prognosi: “Sei fresco come una rosa, non hai la febbre”, anche se eravamo così bollenti che sulle nostre guance ci si potevano cuocere delle bistecche.
Ho sempre sofferto di erpes che da piccolo si manifestavano in sfoghi grossi come monete da cento lire che poi maturavano diventando orrende croste che, oltre ad imbarazzarmi moltissimo, mi procuravano anche un forte dolore.
“Ma sei sicura che non ci si possa fare niente?”, chiedevo supplicante a mia madre quando me ne usciva una.
“No, non si può fare nulla. Devi lasciare che sfoghi”.
Mia madre credeva nel naturale decorso della malattia, che si trattasse di un erpes, un attacco influenzale o una polmonite doppia. Quindi è solo verso i 16 anni che ho scoperto l’esistenza di posti magici chiamati Farmacie, dove si potevano trovare rimedi per ogni tipo di malattia.
E fu dopo aver parlato con un farmacista che scoprii che il dentifricio sulle croste non solo non curava l’erpes, come mi aveva suggerito mia madre, ma lo peggiorava oltre a bruciarmi da morire e che il cognac non era la cura più indicata per il mal di denti di mio fratello che a 9 anni aveva così già iniziato a sviluppare una malsana assuefazione agli alcolici.

venerdì 7 novembre 2008

10 VOLTE 007

























I film di spionaggio non sono il mio genere preferito.
Faccio fatica a seguire le trame che sono spesso complicatissime. Mi trovo molto più a mio agio con il genere musicol o con quello porno perché ti portano entrambi in un mondo dove la fantasia è al potere.
Quindi la mia recente passione per 007 potrebbe risultare stana se non spiegata con il fatto che, gli ultimi 2 episodi sono interpretati da Daniel Creig. Dopo averlo visto uscire dal mare con un costumino azzurro nel quale sembrava essere rimasto impigliato una murena, con quei muscoli gonfi al punto da creare mulinelli in acqua ad ogni bracciata e quello sguardo tormentato ho scoperto la mia passione per i servizi segreti britannici.
Stanotte quindi mentre mordevo le lenzuola per i crampi alle gambe che mi sono venuti per averle allenate in palestra, forse per la prima volta in vita mia, ho tentato di combattere dolore non con un battuto di Voltarene e Momendol da sciogliere in una tanica di assenzio ma concentrandomi sui motivi per i quali mi sento così tanto Bond gerl.

1) il nuovo 007 è biondo e a me i biondi piacciono da morire. In effetti mi piacciono anche i mori, i pelati e quelli con problema di alopecia areale ma chi ha detto che una preferenza debba escludere tutte le atre?
2) Basta una sua scena da nudo per annullare ogni mia capacità connettiva quindi anche se la trama fosse la trasposizione cinematografica delle istruzioni per mandare in orbita un satellite geostazionario potrei piacevolmente continuare a seguire la storia senza annoiarmi;
3) Non è altissimo che per me è fondamentale dal momento che, avendo uno spiccato senso della proporzione, detesterei andare in giro con uno che per baciarmi dovrebbe prendermi in braccio;
4) Ha i muscoli e io ho la sindrome del boa costrictor. Se non sento le ossa che iniziano a sgretolarsi sotto la sua morsa allora possiamo solo essere amici;
5) Guida macchine sportive biposto e l’idea che passi sotto casa e mi faccia due elegantissime botte di clacson per incitarmi a scendere sgommando poi per le vie di San Lorenzo con lo stereo a palla fa riemergere in me tutto l’animo centocellino frustrato da anni di centro storico (ndr: per chi non fosse esperto dei quartieri Romani dico che Cento Celle sta ai Parioli come il broncs a beverli Ils);
6) È inconfutabilmente bello. Di quella bellezza che anche se tua madre è la Binetti lei non solo si ricrede e dice che gli omosessuali sono benedetti da Dio ma poi ci prova pure a portartelo via;
7) Ti porta in giro per grandi alberghi sulla costa azzurra giocando ai tavoli verdi di tutti i casinò, usandoti come pupa porta fortuna. Io che la costa azzurra l’ho vista da un pulman lanciato a 140 chilometri orari durante una gita organizzata dalla parrocchia per raggiungere Lurd dormendo in un ostello che aveva letti a castello talmente alti che l’ultimo rischiava un enfisema per mancanza di ossigeno e la sera al massimo si giocava a nomi, cose, animali e città, saarebbe il riscatto di una vita;
8) Ti sa smontare una mitragliatrice e con i pezzi montarci un plastico in scala 1:1 della torre Eiffel mentre contemporaneamente si prepara un Martini, si fa il nodo al farfallino e ti da pure una ripassata che poi ti puoi muovere solo con un busto ortopedico;
9) È un gentlemen quindi alla fine di una cena non finge di dover fare pipì sincronizzandosi con l’arrivo del conto e poi al ritorno fare il finto tonto ringraziandoti per aver pagato tu che sei stato costretto a cacciare i soldi per di evitare la figura di merda con il cameriere che ti guarda con l’espressione che sembra dire “ma con che morto di fame vai in giro?” e tu ti interroghi tra te e te chiedendoti allora cosa significa “stasera ti invito a cena”, se poi se te che devi sborsare (testimonianza reale);
10) Sì, è vero, ci sono sempre delle bond gerl che gli girano intorno ma per fortuna c’è la Spectre pronta a farle fuori l’una dopo l’altra asfissiandole con la vernice dorata o affogandole negli ascensori a riprova che se devi fare la zoccoletta, falla pure, ma lontane dall’uomo mio sennò fai una brutta fine!

mercoledì 5 novembre 2008

QUALCOSA E' CAMBIATO.





















Mi sarebbe piaciuto scrivere un commento competente sulla vittoria di Oby, di quelli che in un colpo solo riabilitano la mia fama di esperto solo di facezie. Ho anche provato a scopiazzare qualcosa sui giornali ma metà delle considerazioni che facevano gli esperti politologi mi erano del tutto incomprensibili.
Allo stesso tempo eviterei volentieri quei post fatti tanto per farli in cui si legge “Grande Obama, siamo tutti con te!!”.
Mi sembrano strilli da curva scritti tanto per scriverli.
Io di politica ci capisco più o meno come la Carfagna di emergenze sociali ma a differenza sua cerco di tenere un profilo basso.
In generale, non sono uno che si fa prendere da facili entusiasmi. Se vedo un fringuello che prepara il nido con la compagna non mi commuovo, come vedere il candidato Democratico battere i Repubblicani di Bush non mi fa ballare per la strada lanciando ghirlande di fiori.
Ma non sono insensibile al fascino che ha la prospettiva di avere come presidente degli Stati Uniti un uomo davvero nuovo, come mai questa nazione ha avuto prima, in grado di applicare cambiamenti che inevitabilmente influiranno anche le nostre vite.
Sia ben chiaro, il 71 continuerà a farmi aspettare 45 minuti sotto la pioggia e le bollette arriveranno inesorabilmente ogni mese sempre più care. Ma se è vero che ormai viviamo in uno stato politico ed economico dove le elezioni americane arrivano come un’onda ad influenzare le condizioni di tutta la terra, allora sì che oggi mi sento più sereno.
Se in una nazione profondamente conservatrice, razzista e pressata da forti scontri sociali c’è ancora la capacità di sterzare a centottanta gradi nella ricerca di un modo nuovo ed efficace di migliorare le proprie condizioni, allora sì che mi sento confortato dalla possibilità che si possa sempre e ancora agire per il meglio e che le cose non sono sempre già predefinite e immutevoli.
Non sarò certo io a fare un’apologia dell’America che, con o senza Barack, continuerà ad essere ancora quella presenza ingombrante e invadente che in passato le ha fatto guadagnare l’appellativo di imperialista. Non riesco ad abbracciare completamente, neppure oggi, le contraddizioni di una cultura forcaiola e violenta che vende armi come fossero stecchi di zucchero filato e che continua a sostenere la pena capitale ma, almeno oggi, posso crogiolarmi nell’ipotesi che forse mondo più simile a quello che vorrei fosse è possibile.

martedì 4 novembre 2008

ISOLA 8: LA RIVELAZIONE.













In America Mec Chein e Obama avevano deciso di comune accordo di sospendere in anticipo la campagna elettorale per seguire la puntata dell’isola che prometteva rivelazioni come non se ne sentivano dai tempi della pastorella di Lurd.
Quindi ieri ci si aspettava chi sa che rivelazione avrebbe fatto Vladimir che, con sguardo spiritato frutto di settimane d’astensione da cibo e ormoni, aveva annunciato, dritto alla camera, rivelazioni sconvolgenti.
Io ero già pronto a sentire che le foto del mostro di Locnes non erano in realtà altro che scatti rubati della de Blanc che nuota l’estate nelle acque dei Carabi e che il bigfut è Carlo il bidello ripreso a correre nudo per i colli bolognesi e invece, la rivelazione sconvolgente è che Rubicondi e Belen hanno saltato la cavallina. E questa sarebbe una rivelazione?
Ma se erano due settimane che mandavano a nastro riprese dei due che si guardavano e si strusciavano. Erano giorni che tutti, paguri compresi, avevano detto che “si, quei due non ce la contano giusta”, e addirittura Branco aveva rivelato che in una centuria di Nostradamus era lampante il riferimento alla relazione e te questa, cara vladi, mel a chiami rivelazione!?!?.
Intanto in America, l’attenzione è potuta tornare a focalizzarsi sulle elezioni mentre le sole conseguenze da noi dopo questa soffiata sono state che:
Vladimir ha fatto la parte dell’infame per cui credo che al suo ritorno le negheranno l’ingresso anche a Muccassassina;
Rossano, che ha cercato di fare lo sciolto minimizzando l’accaduto, appena torna a Niu Iorc la Tramp lo affoga nel cemento su cui farà costruire un grattacelo di 12 mila piani;
Belen, tanto è bona, i calciatori non sono delle aquile quindi dopo due colpi di fianchi e una scecherata di tette, Borriello non capisce più nulla e potrebbe anche fargli credere di essere la reincarnazione di Maria Goretti.
A parte quindi questa ennesima trovata fiacca studiata per cercare di rendere il programma più interessante almeno di scai meteo 24 quando da le previsioni dei paesi dell’est Europa, il resto della puntata è stata piuttosto piatta ad eccezione del momento in cui sono arrivate in studio le gemelline terribili che hanno subito iniziato a litigare con le tette della Ventura per accaparrarsi la fascia di “Sorelle più false d’Italia”.
Anche al momento della chiusura del televoto, nei riquadri appaiono da un lato le gemelle Ventura e nell’altra le gemelle di Satana al posto di Rubi e Belen.
Altre cose da segnalare non ce ne sono state quindi sarò schematico perché, ad essere sincero, ero preso dal guardare dalla finestra il vicino di casa che, ignaro, si stava masturbando senza rendersi conto che la tenda era trasparente e che io ero nei paraggi.

I primi piani della de blanc sono un’esperienza di premorte. Ha i denti di uno squalo e la faccia che sembra disegnata da Alviero Marini per Prima Classe (ndr: quella linea orrenda di vestiti e accessori fatti con cartine geografiche).

Belen ha rivelato con questi fatti di essere deficiente perché se hai davanti Rubicondi non ti limiti a baciarlo ma ci fai cose che Trentalance de La Talpa non se le è sognate in 15 anni di carriera nel porno.

Giurato è senza controllo. Dice che la madre di Belen è un cesso, che alla fine un paio di corna che vuoi che siano. Che Quintale ce l’ha con le gemelle perché non gliel’hanno data in stereofonia, ironizza sulle orge che si potrebbero fare sull’isola e si candida come stallone, e tutto questo prima delle 22 che dovrebbe essere fascia protetta. Quindi un appello alla Binetti: perchè non si traccia le vesti quando Giurato dice ‘sta roba invece di dire cazzate sulla relazione che secondo lei ci sarebbe tra omosessuali e pedofilia?

Belen, durante una pacata discussione con Vladimir, indicandosi la fica, le dice che “è di questa che sei invidiosa” non sapendo che è proprio questa mancanza a fare la fortuna di migliaia di trans presso i propri clienti.

La Ventura continua a ripetere “ciurlare nel manico” ogni 3 secondi e dice ai naufraghi: “Siete fortunati a stare sull’isola. Ringraziate dio”. A un drappello di disgraziati costretti a farsi venire osteoporosi e reumatismi mangiando paguri e cacando in una fossa comune pur di poter poi andare all’Arena di Giletti a litigare con Signorini e Barbara Alberti.

La de banc madre parla con la figlia e viste da vicino e insieme hanno un ovale delicato come i volti monolitici dell’isola di pasqua.

Arrivano la madre di Belen che parla spagnolo con la figlia, quella di Veridiana, ovviamente, in portoghese e la sorella di vladi in pugliese ma è quella che si capisce di meno.

Belen vince un pranzo con la madre e si fanno fuori due litri di vino in 20 minuti per cui al secondo collegamento si vede la ragazza argentina mostrare l’avambraccio alla madre mentre dal labiale si legge benissimo: “Sapessi mamma, Rossano ce l’ha così!!”.

Questa sera la Ventura si vede che ha fatto i compiti dal logopedista perché non prende papere e non dice i soliti sfondoni. Quindi la palma della battuta va alla sorella di vladimnir che, sotto la pioggia di caio uva, non sapendo che dire, se ne esce con: “sembra di stare a Milano”, in pieno stile Totò e Peppino a piazza del Duomo.

lunedì 3 novembre 2008

BINETTI, BINETTI, PERCHE' APRI LA BOCCA?





















“Da tendenze omosessuali fortemente radicate può scaturisce il rischio pedofilia”.
Giuro che non c’ho dormito la notte per capire il senso della frase detta dalla Binetti.
E non lo dico con vena polemica, ma io davvero non riesco a spiegarmela. Come non mi spiego il fatto che la Binetti sia una psichiatra. Come non posso pensare a quante persone possa aver rovinato se mai ha esercitato la professione.
Come mi risulta difficile capire come sia possibile che un pensiero del genere venga espresso da un esponente del PD senza che questo partito non prenda immediati provvedimenti scoprendo così, ancora una volta, l’ambiguità della propria formazione.
Mi chiedo a quali prove scientifiche abbia attinto la Binetti per fare una tale affermazione perché, va bene essere psichiatri, ma non basta questo per poter attribuire un sigillo di veridicità ad ogni propria esternazione.
“Da tendenze omosessuali fortemente radicate può scaturisce il rischio pedofilia”.
Io mi ci sforzo ma davvero, che significa?
Quindi a me che piacciono gli uomini, ma tanto, a livelli da farmi pulsare le tempie quando ne vedo uno che incarna le mie fantasie sessuali, rischio di provarci poi con un essere che, in quanto bambino, non rientra in quello che è il mio ideale erotico?
Scusa Binetti, ma la cosa non mi convince affatto.
In oltre, inizio davvero ad essere stufo del clima di costante attacco da parte della Chiesa e dei suoi galoppini, insinuati a destra quanto a sinistra, che non fanno altro che cerare un clima di odio e tensione.
I comportamenti di intolleranza sociale vivono anche di affermazioni del genere e ne corroborano la violenza, fisica e di pensiero.
Mi chiedo quindi se giusto che personaggi, spesso autorevoli, possano esprimere impunemente opinioni tanto infondate quanto foriere di intolleranza.
Mi auguro che il PD prenda provvedimenti seri anche se già troppo tardivi. Mi auguro che si finisca di fare affermazioni del tutto infondate. E, soprattutto, mi auguro che la Chiesa un giorno diventi portatrice di vera compassione e non di bieca ipocrisia.

sabato 1 novembre 2008

SCIARA.

















Il primo cane che ho avuto era un Colli, razza meglio nota come Lessi per quel misterioso motivo che vuole sovrapposto il proprio nome con quello del personaggio che si è interpretato. Stessa sorte sarebbe potuta toccare anche al Pastore Tedesco il quale però, essendo una razza piuttosto feroce, come tutti i tedeschi, nessuno si è mai sognato di chiamare Rintintin a meno che non volesse poi ritrovarsi le sue zanne conficcate nel braccio.
A regalarmi Sciara, la mia cane femmina (non so perché ma a me cagna suona sempre più come un’offesa) fu il miomiglioreamico quando avevo 12 anni.
Era uscita da una cucciolata di 6 e lei era la sola femmina sopravvissuta. E la cosa era piuttosto buffa visto che era poliomenitica, le mancava un dito della zampa posteriore e aveva pure la coda mozzata a causa di uno strappo troppo violento che la madre diede con le fauci mentre la stava tirando fuori dall’utero.
La prendo che ha 45 giorni e a quell’età ti ci fregano. Vedi un batuffolo di pelo fulvo e te ne innamori immediatamente senza considerare il delirio di piscio, cacca, vomito e vermi che ti costringerà a passare i prossimi mesi della tua vita a usare ettolitri di detersivo per pavimenti e disinfettanti come non se ne sono visti usare neppure nei bagni dei campeggi.
Sciara era il nome della cane femmina morta qualche anno prima al Miomigliormamico il quale mi aveva chiesto di darlo al mio cucciolo per una sorta di tributo. E questo ci risparmiò il rischio di cadere nell’errore fatale di appiopparle nomi infausti come i vari Punto e Virgola che in quegli anni si erano abbattuti come un flagello su tutta l’Italia a causa della Carrà.
Sciara ha condotto una vita lunga e serena. Abbaiava poco e non si lamentava mai, neppure durante la fastidiosa malattia che ce la portò via piuttosto anziana.
Le sole cose che la facevano sobbalzare durante le sue lunghissime ore di sonno (durante le quali, spesse volte passavo dandole un colpo con il piede per accertarmi che fosse ancora viva) erano le mosche, che adorava cacciare in giro per casa e alle quali non dava tregua fino a che, con balzi più tipici di un gatto che di un cane, riusciva a catturarle al volo e mangiarle con gusto.
Ci accorgemmo di non avere un tappeto ma un cane da pastore (Scozzese, questo se cercate sull’enciclopedia canina è l’altro nome della razza, non Lessi) durante un viaggio in autostrada. Come da formazione a me spettava l’onore del posto del passeggere anteriore ma anche la tortura di tenere in braccio Sciara (piacevolissimo d’inverno ma che d’estate si trasformava in un delirio di sudore e bava gocciolante). Lei, come al solito, guardava attraverso il finestrino il panorama che le scorreva velocissimo davanti, con l’espressione di chi è perso nei propri pensieri e che ti fa chiedere se davvero gli animali non ne abbiano di loro. Siamo in fasi di sorpasso e iniziamo a passare accanto ad un tir che porta un carico di pecore destinate al macello. Non appena Sciara si accorge di loro, inizia ad ululare ed ansimare. Era la prima volta che la sentivamo emettere quel verso. “Ma allora è vero che sei un pastore!”, esclamò mio padre con orgoglio come se avesse scoperto una mia, fino ad allora celata, passione per il calcio. Con un balzo Sciara raggiunse il lunotto posteriore travolgendo mia madre e mio fratello e, ad orecchie tese, continuò ad emettere lunghi ululati fino a quando il camion carico di ovini non sparì dalla sua visuale. Solo allora tornò al suo posto, sopra di me, in modalità pelliccia vivente.
Come tutti gli altri cani, anche la nostra aveva eletto il suo capo branco e questo era mio padre, per il quale nutriva una venerazione che sconfinava il puro istinto. Quando lui usciva di casa le i faceva il giro delle finestre affacciandosi per vedere dove fosse e noi ci accorgevamo dell’imminente rientro di mio padre perché iniziava a guaire minuti prima che suonasse al campanello. In tutti gli anni che visse con noi, non ricordo una sola volta in cui, aspettando che mio padre aprisse la porta di casa, non fosse pronta a saltargli addosso frignando fino a farsi la pipì addosso per l’emozione. Forse è per questo tipo di dedizione, assoluta e incondizionata che mio padre pianse la morte di Sciara per giorni e giorni mentre, alla firma dei documenti di separazione con mia madre, stappò una bottiglia di prosecco.

martedì 28 ottobre 2008

L'ISOLA: ottava. Cronaca scarna causa forza maggiore.

Gli scienziati hanno detto che la razza umana non è che un passaggio evolutivo della vita sulla terra. Come per i dinosauri quindi, la nostra specie è destinata un giorno ad estinguersi lasciando solo poche testimonianze della scomparsa civiltà. Immaginiamo quindi che tra 20.000 anni, degli alieni, scoprendo il nostro pianeta, dovessero trovare dei filmati di una puntata a caso dell’isola dei famosi con ospite Luca Giurato e, grazie ad un traduttore simultaneo potessero capirlo.
Dopo 5 minuti si direbbero tra loro:
“4594$((&£/=(%£=&($&=TRF****YE&WBRCT$OC£$”, che tradotto sarebbe più o meno così: “Una specie così idiota era destinata ad estinguersi”.
E ora un po’ di cronaca della puntata che, per gravi motivi contingenti dell’autore, che sarei io, sarà piuttosto scarna.
Dal momento che tre puntate fa, durante un quiz abbiamo scoperto che i naufraghi incredibilmente non sono scienziati (ma aggiungerei neppure dei diplomati elementari), ieri sera gli autori hanno deciso di continuare su questo divertentissimo gioco delle domande che erano dell’ordine di: a che temperatura l’acqua diventa ghiaccio, chi è l’eroe dei due mondi e a che altezza le tette della ventura iniziano a soffrire di vertigini (unica domanda davvero interessante da cui si è scoperto che è questo il motivo per cui la Ventura prende l’aereo mentre le tette la raggiungono sempre via treno o nave quando vanno a fare le serate a Porto Cervo).
Ciavarro, come ormai sanno anche gli astronauti della MIR, è ricoverato dopo un’operazione d’urgenza e quando la Ventura, per telefono, lo chiama “monumento all’isola”, si sente dalla cornetta un rumore di grattata che dura almeno 20 secondi. Subito dopo, si fa passare i suoi ex compagni di avventura che manifestano un entusiasmo di poco superiore alle reazioni dei compagni di partito all’annuncio di Fassino di improvvisare di uomanaiser della Spiers al palo da lap denz.
Parte intanto il concorso nazionale “Chi vuole corcare di legnate le gemelle napoletane appena escono?” Pare che abbiano sospeso il concorso per un intasamento delle linee. Anche il Dalai Lama, da un parti a los angeles insieme a Riciard ghir, si è prenotato dicendo che preferisce sporcarsi il carma e reincarnarsi in una zinna della ventura pur di poter prendere a colpi di rosario le gemelle napoletane.
Intanto un’altra sorella delle due perfide, da studio, dichiara che le due sono anni che sognano di andare in televisione, che avevano mire su tumiotto e rossano e che sono pure un po’ arriviste. Ma non vuole che le sue parole siano travisate come non vorrebbe gettare ombra sulle due dicendo che, due anni fa, partirono pure alcuni giorni per Garlasco dicendo di dover “liquidare” una questione in sospeso.

A quanto pare è scoppiato l’amore tra la de Blanc e Carlo, il bidello con le sembianze del superfantadrago de La storia infinita, i quali si lanciano in effusioni senza sapere che in alcuni paesi, come l’Onduras, accoppiamenti del genere sono puniti con 10 anni di carcere con l’accusa di animalismo.
La Ventura li chiama la bella e la bestia ma tanto si sa che la bestia è la de Blanc, dal momento che ha la dentatura di un piragna e la faccia che sembra la cartina poitica dell’Africa.

Poi, noia,noia,noia e sentiamo uno splendido confronto in stile salotti milanesi in cui si parlava degli obiettivi che alcuni raggiungono grazie alla bellezza o la fortuna, si discute di come il lavoro premia, che nessuno ti da una mano perché il mondo è una giungla, che oggi sull’autobus nessuno si alza per far sedere gli anziani e che la verdura non ha più sapore. Insomma, roba interessantissima e che tiene alto il rimo del programma.
Per fortuna, arriva a mettere pace al contenzioso Santa Vladi da Muccassassina che dice che la meritocrazia non aiuta se nasci in Onduras poi, una musica celestiale lo accompagna mentre viene assunto in cielo alla destra del Padre.

Arriviamo al video della Tramp che manda un saluto al suo Rossano da una casa che sembra la ricostruzione della domus aurea di una puntata di passaggio a nord ovest con alberto angela.

Ma passiamo al caso della puntata. Ogni anno si deve sempre trovare la tresca tra due che sono già fidanzati o sposati. Credo che faccia parte del format perché altra spiegazione non si capirebbe altrimenti. E’ già quindi triste constatare che per fare ascolto si debba far ricorso al più patetico dei giochetti che è quello del tradimento.
Ancora peggio quando lo si fa e pure male.
Mandano infatti un video in cui Belem e Rossano si sfiorano e che vedendolo, io che sono tra le 4 persone più maliziose del centro Italia, non ci trovo nulla di male. Ma tanto basta perché dallo studio spunti fuori un’aula di tribunale e la Flora Dora che dormicchia sulla capoccia della Ventura si trasformi in una parrucca da presidente di Corte. Partono arringhe di accusa, senza considerare quanto la calunnia possa ferire, lei che due anni fa, allo stesso modo era stata messa in mezzo per un presunto flert con Gori. Quindi, anche questa volta è evidente come: se lo fanno a lei, i giornalisti che diffondono l’immagine sono dei pezzi di merda che non considerano la sensibilità di Simona e dei figli, se lo fa lei allora è solo uno scherzo e non stanno dicendo nulla di male.
Per il resto, puntata davvero fiacca: Quintale è una figura piuttosto incolore e lagnosa. Non fa niente se non lunghi piagnistei.
Rossano e Belem finiscono in nominescion mentre solo ora capisco che la weber la tengono lì come risorsa ultima da mangiare quando saranno finiti i cocchi.


Le frasi incredibili ma vere della Ventura:
Infortunio occorto a Ciavarro.
Compagni in appressione per ciavarro.

mercoledì 22 ottobre 2008

PIERLUIGI DIACO E LA SAGRA DELLA BANALITA'.





Credo che, in effetti, il termine odiare sia un po’ troppo ma diciamo che se vedessi Diaco penzolante sul bordo di un dirupo, aggrappato solo con una mano e mi gridasse disperato: “ti prego, aiutami!!”, anche non avendo il vizio del fumo, mi accenderei una sigaretta e mi godrei le sue falangi che cedono una ad una fino a vederlo precipitare nella gola di un chenion. Ecco, forse questa immagine rende il grado di disapprovazione che ho per lui.
Insomma ora non so bene a quale evento si riferisse ma mi è bastato leggere questa lettera da Diaco su Gay.it per farmi fare alcune considerazioni su di lui.
Ecco il testo e a seguire, le mie considerazioni.
Cari amici di Gay.it,
vi scrivo per due motivi:
1) Da noto liberale e libertario non ho mai sentito il bisogno di dover dichiarare le mie preferenze sessuali, le mie emozioni e i miei sentimenti. Pur facendo il giornalista, non credo che i media possano essere uno strumento in grado di veicolare con sensibilità e pudore l'identità degli individui.
2) Il titolo che avete fatto in merito al mio litigio con la Rettore si presta ad una interpretazione che tradisce la verità: la signora Rettore non mi ha dato del "culattone" perché ho risposto "no" alla domanda "sei gay?", ma ha pronunciato quell'aggettivo mossa da un isterismo fanatico del tutto gratuito in relazione alle mie riflessioni sull'inutile distinzione tra gay e checche.
Aggiungo:la tv, come è noto, semplifica i concetti e spesso "umilia" perfino il buon senso di chi la fa e di chi la guarda. Purtoppo credo nella libera circolazione delle opinioni, quindi non querelerò la Signora Rettore per le offese ricevute. Invito tutti voi, però, ad avere più comprensione e rispetto nei confronti di chi, come me, in tv, alla radio e sue giornale, ha sempre dato ampio spazio alla comunità omosessuale.
Infine una confidenza: sono un ragazzo libero, ho amato e amo donne e uomini e presto (almeno mi auguro) diventerò papà. Non ho mai amato le definizioni e non intendo, per nessuna ragione al mondo, definire, certificare e quindi semplificare la mia personalità. La comunità omosex si è sempre battuta per la libertà di pensiero, e sono certo che comprenderete le ragioni che mi spingono a chiedervi di avere maggiore pudore nel raccontare la vita privata delle persone.
Non sono gay, non sono etero, non sono bisex, non sono di sinistra, non sono di destra, non sono culattone, non sono giornalista, non sono giovane, non sono niente di tutto questo. Sono Pierluigi e la mia intimità la dono a chi voglio.
Con stima,
Pierluigi Diaco

Sorvolo la prima parte della lettera in cui dichiara di non essere obbligato a dichiarare le proprie preferenze sessuali sulla qual cosa sarei anche d’accordo ma è pur vero che non deve confessare di avere una predilezione per la necrofilia.
Sorvolo sul fatto che lo stesso DIaco, paladino della privasi, è quello che qualche anno fa, in diretta radio, lasciato dalla ragazza, disse “on er” che questa era lesbica.
Sorvolo tutto questo per arrivare alla parte finale della lettera.
A parte il fatto che a 30 anni possiamo anche smetterla di definirci ragazzi sennò qui ci definiremo uomini quando inizieremo a usare la dentiera come fermacarte, ma la banalità e la demagogia di questa parte mi raccapriccia. Cosa significa odiare le definizioni? Cosa c’è di male a tracciare i bordi della propria essenza? Capissi gli avessero chiesto di rivelare il significato ultimo della vita sulla terra ma sapere di essere ricchioni o meno non credo richieda grossi sforzi.
E poi, quella chiusura retorica da Chennedi da oratorio, per favore: non sono questo, non sono quello, non sono su, non sono giù.
Neppure i candidati a gran mogol dei boi scaut dicono cose tanto ridicole.