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martedì 11 settembre 2007

300


Il sacco a pelo dovrei averlo a casa di mia madre. La tenda la rimedio da una coppia di amiche lesbiche insieme al fornelletto da campo (mi hanno anche offerto una balestra per la caccia al cinghiale ma me lo tengo buono per la riapertura di Mucca Assassina).
Alle 18 esco dall’ufficio, alle 18, 20 mi piazzo davanti Blocbaster di viale Regina Margherita e domani mattina sarò il primo a comprare il dvd di “300” che esce in esclusiva nazionale.
La trama del film: ci sono 300 guerrieri spartani coperti solo da una mutanda rossa.
Commenti tecnici: sono uno meglio dell’altro.
Considerazioni personali: me li farei tutti, controfigure, attrezzisti e addetti al catering compresi.
Molto di più non saprei dire visto che, alla prima scena di nudo di massa (più o meno al terzo minuto del film) io non c’ho capito più nulla. Ho iniziato a sudare e ad avere le palpitazioni.
Non che la trama fosse particolarmente intricata ma con tutto quel ben di dio in mostra sarebbe stato difficile seguire anche la storia di Cappuccetto Rosso. Ogni tanto c'erano scene di guerra e pure tra i nemici, poco da scartare.
Per questo voglio comprare il dvd, forse alla quarta visione, quando l’eccitazione sarà scemata, in un modo o nell’altro, capirò chi è sto Dario, e che cosa è successo di tanto importante a ‘ste Termopili.
I ben’informati mi assicurano contenuti extra con: il dietro le quinte dell’allenamento in palestra degli attori e le scene tagliate come la caduta della saponetta nelle docce del post allenamento.
Beh, se al liceo la storia antica me l’avessero insegnata così avrei preso ben più che uno striminzito 45.

giovedì 30 agosto 2007

Meglio un braccio rotto in Italia che un’unghia incarnita in Alabama.



Cherri svolazza per le strade di Manattan leggiadra come Campanellino, la fatina di Piter Pan, avvolta nei suoi abiti d’alta moda, divisa tra branc in bistrò alla moda, serate con le amiche ai parti più esclusivi, concludendo spesso le sue notti tra le braccia di uomini sempre belli, spesso aitanti, a volte persino affascinanti.
Questa è l’America sognata dei telefilm, la terra della felicità dove tutti vorremmo vivere.
Poi ti capita di vedere Siko, il film sul perverso sistema assicurativo sanitario americano di M. Mur e ti chiedi: qual'è la vera America, quella dei sandali da 600 dollari di Manulo Blanic o quella dei malati scaricati fuori dagli ospedali perché privi di un’assicurazione medica?
Ieri sera mi sono reso conto che i vari “Sex en de siti”, “Greis Anatomi” e tutte le divertenti commedie romantiche di Nora Efron non sono altro che prodotti di propaganda né più né meno come lo erano i film sovietici che mostravano contadini sorridenti alla mietitura del grano, tutti belli, tutti sorridenti tutti felici di spezzarsi la schiene nei campi.
E’ questa la grandezza dell’America: aver esportato l’illusione di una democrazia attraverso ciò che hanno sempre saputo far meglio: il cinema. Ma è proprio da questo che arriva fortunatamente, a volte, troppo poco spesso, l’antidoto alla loro ipocrisia e il film di Mur ne è uno molto potente.
Siko non è un documentario ma una grande opera di satira che commuove, che indigna, che fa persino sorridere per l’assurda idiozia di un sistema che costringe gli abitanti della “più grande democrazia del mondo” a ricucirsi da soli le ferite, a dover scegliere quale tra due dita amputate poter far riattaccare (uno costa 12mila dollari, l’altro molto di più), a veder rifiutata l’accoglienza di una bimba di pochi mesi che qualche ora dopo morirà per mancato soccorso. Questo perché nell’america di Cherri se non hai un’assicurazione sanitaria puoi solo pregare che la tua malattia sia mortale e fulminante.
50 milioni di americani non possono permettersela. Quindi è quanto meno logico immaginare che chi invece un’assicurazione può permettersela possa dirsi tutelato dal “miglior sistema sanitario possibile”. Non è vero neppure questo perché può capitare di vedersi negate le cure a causa di cavilli ai quali le grandi compagnie assicuratrici si attaccano per “risparmiare” e accrescere quindi i propri guadagni. E' assolutamente impossibile evitare che gli occhi s’inumidiscano di fronte alle testimonianze che via via compongono il mosaico grottesco composto da Mur. Una commozione fatta di rabbia ed indignazione, stemperata solo alla fine da una sensazione di sollievo, la stessa provata quando si scampa per un pelo un pericolo grosso e fatale. Il sollievo, di essere Italiano. Il nostro sistema sanitario è sì imperfetto e ribadirlo sarebbe banale, ma avere la garanzia di non dover vendere la propria casa per pagare delle bombolette anti asma (in America in vendita a circa 160 dollari l’una), mi da la sensazione di vivere in un paese civilmente avanzato. Almeno rispetto all’America. Almeno sotto questo aspetto.
Ho sempre avuto una grande ammirazione per gli Stati Uniti e per la loro capacita di essere stato faro di democrazia.
Mi chiedo però che fine abbia fatto l’America che alla fine degli anni ’60 aveva dato l’avvio ad una reazione a catena che avrebbe investito anche l’Europa con i suoi movimenti femministi e di liberazione sessuale. Penso alle battaglie, spesso feroci, dei neri, degli omosessuali e delle altre minoranze per vedere riconosciuti i loro diritti, fino ad allora del tutto disattesi. Questo circolo virtuoso ad un certo punto s’è inceppato facendo riavviare il sistema, trasformandolo in un sistema perverso, che sventola lo spauracchio del terrorismo per gettare fumo negli occhi dei propri cittadini che avrebbero nemici più letali, più potenti e più spietati da combattere in patria.

venerdì 13 luglio 2007

Herry Potter 5, o 3, oppure 4, boh...


Partiamo dal presupposto che, in effetti, l'ultimo spettacolo non aiuta mai a meno che non stiano proiettando “300” o il bec steig della realizzazione del calendario "Le die du stad".
Diciamo pure che solitamente mi vado a vedere tutte le puttnate dove la spesa in effetti speciali sia almeno pari al debito nazionale di uno stato sudamericano qualsiasi. Mettiamoci pure che io i libri di HP li ho iniziati tutti (e terminato nessuno) con la speranza di recuperare il fanciullino che è in me ma che in realtà li ho sempre trovati avvincenti come l’atlante
stradale dell’autostrada del sole.
Ma io 'sti film, ormai ben 5, mica li distinguo!
La trama a me sembra sempre la stessa: ragazzino sfigato con incredibili doti magiche viene reclutato nella scuola di
"avessi-mai-capito-come-cazzo-si-scive" dove impara le arti magiche e dove alla fine si scontra sempre co' sto mostro che non ho capito se si chiama l'Innominato (ma quello mi pare dovrebbe essere un altro racconto) o “Colui che non deve essere nominato” (appellativo in multiproprietà con il mio ex e
quello di qualcun altro), un mago cattivissimo che pare abbia preso una padellata in faccia. In quanto ad alleati, al nostro Erri, je dice davvero pedale (ndr: Sfortuna, per chi mi legge da fuori il Grande Raccordo Anulare). Infatti al suo fianco ha Ermione, una secchiona che darebbe l'urto di nervi anche alla buon anima di Teresa di Calcutta e uno, se possibile, più sfigato di lui (tanto sfigato che neppure ricordo il nome) il quale, per unire al danno la beffa è pure roscio!
Comunque sia, ogni volta il nostro maghetto tutto pepe riesce a scampare agli attacchi di Belfagor (no, mi sa che pure questo è un altro cattivo di un altro racconto).
Ora ste tre righe di trama moltiplicatele per 5 film ed scoprirete la ragione della mia confusione.
Ma in tutto questo la vera magia sta nell'attore protagonista che, premetto, io comunque me lo farei: Daniel Radcliffe.
Infatti in 6 anni di riprese ha fatto uno sviluppo fisico pari a quello di un Umpalumpa (ndr: assistenti gnappi di Willie Wonka): 1 cm l'anno. Quindi arrivato alla soglia dei 18 continua ad essere nano come le atlete rumene degli anni '80 (sospetto medesimo inibitore della crescita per mantenere credibile il personaggio).
La cosa che più mi urta è che poraccio in 5 anni non è riuscito a
conquistarsi la fiducia di nessuno. Va in giro cercando di provare l’esistenza di “quello senza un nome” e nessuno gli crede, anche quando lo vedono con le mani del cattivone avvinghiate intorno al collo (la stessa cosa succede a me: quando raramente mi capita di rimorchiare, nessuno mi
crede. Per questo da un po' ho iniziato a farmici le foto con quotidiano in evidenza).
ma la cosa che fa più pena è vedere due attrici bravissime come Elena Bonam-Carter ed Emma Tompson, una attrice feticcio di Aivori l'altra vincitrice di un oscar per la sceneggiatura, relegate a semplici figuranti al minimo della paga escluse pure dalla distribuzione dei cestini durante le pause pasto.
Staremo a vedere il 6° e il 7° quali nuove incredibile avventure ci regaleranno. Azzardo un’ipotesi. Le trame potrebbero iniziare con: “ragazzino sfigato con incredibili doti magiche viene reclutato nella scuola di "avessi-mai-capito-come-cazzo-si-scrive" dove impara…

PS: finalmente però un mistero in questo episodio viene svelato. Le
bacchette magiche, che non mi pare nelle puntate precedenti fossero servite
a molto, in questo mostrano il loro vero potere: sono delle torce elettriche
che si accendono in punta! Utilissime se vi perdete nel buio del Salone dei
Misteri o se salta la luce a casa e dovete cercare l'interruttore del
contatore.

PS2: HP da il suo primo bacio. Non ad una ragazza ma a una cinese che poi fa la spia e, non essendo figlia di Maria ne figlia di Gesù, sparisce senza lasciare tracce.