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martedì 25 marzo 2008

PRIMI APPUNTAMENTI II


Seconda parte (vedi: Primi Appuntamenti: I)
Che comunque sia un cordiale alla Pergola dei Cavalieri Hilton o un piatto di capriolo e polenta in una baita di montagna, ricordiamoci sempre che non siamo li per perdere tempo.
La prima cosa da valutare è, al di la dei suoi sforzi per nasconderlo, se abbiamo davanti una femmina di un ghei perché se c’è una cosa che rende un gay ad un altro ghei meno appetibile di una donna è essere, appunto, una donna.
Non è sempre facile accorgersene subito perché, la dissimulazione è la caratteristica principale del ghei, quindi, bisogna prenderlo per stanchezza, farlo bere molto e osserva bene il linguaggio del corpo.
Gambe incrociate come i due serpenti aggrovigliati intorno alle croci delle farmacie? Donna.
Schiena contorta come fosse una S maiuscola?
Donna.
Evita le noccioline (nel caso di un aperitivo) o ordina un’insalata ( nel caso di una cena)?
E’ donnissima.
Infatti io non credo alla cazzata dell’intolleranza o dell’indisposizione di stomaco. Il “maschio” di ghei mangia a 4 ganasce a costo di farsi venire la diarrea per una settimana.
Anche l’intonazione della voce dice molto, ma quello è un segno abbastanza riconoscibile.
Attenzione alle mani. Se le rotea come fossero pale di un ventilatore è l’ideale per i luoghi chiusi e fumosi ma è irrimediabilmente donna.
Ma c’è una sottospecie del ghei che è ben più pericoloso della femmina di ghei ed è il cazzaro.
In genere i cazzari non fanno molta strada perché non sono difficilissimi da smascherare a meno che non si sia l’ultima anima pura rimasta sulla terra. I cazzari infatti non sono quasi mai la versione glitterata dell’astuto Cardinale Richelieu e poco dopo uno se ne accorge.
Il cazzaro lo riconosci per lo più perché parla solo ed esclusivamente di se. Anche se gli stai dicendo di essere un sopravvissuto dell’11 settembre, lui non smetterà di parlare di se e ovviamente, in confronto alla sua, la vita di Endi Uorrol non sembrerà che la biografia di un contadino bulgaro dell’ ‘800.
Il cazzaro è sempre quello che, entrasse anche in un ferramenta, con il commesso etero di quelli che i finocchi li ha visti solo nell’insalata (e ovviamente bono visto che lui attira solo simil-modelli brasiliani), sarebbe convinto che, prima o poi ci proverà con lui.
E così appena gli chiede: “In cosa posso esserle utile”, nella mente del cazzaro, questo diventa un chiaro segno di rimorchio.
“Le occorre una tenaglia? Vediamo un po’...”. Sì, si, è evidente, sta flirtando con lui.
E poi il colpo finale che decreta la conferma del rimorchio: “Paga con carta o bancomat?”. Beh, più esplicito di così!

Quindi, se anche vagamente hai il sospetto che il tuo cavaliere sia uno di questi, fa il suo stesso gioco, inventa una cazzata (dopo le sue, anche dicessi che sei diventato improvvisamente etero suonerebbe comunque più attendibile) è dileguati, per sempre.

mercoledì 19 marzo 2008

GRILLINI, SINDACO DEI FROCIANI.


E’ già brutto essere trombati dalla scena politica nazionale venendo declassati a candidato sindaco per Roma, ma essere trombati pure da Grillino (metaforico o meno è comunque una scena splatter alla sola idea) potrebbe essere davvero troppo.
Ipotesi quanto mai possibile visto che Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcighei (per chi non lo sapesse, “arci” non sta ad indicare l’essere iper-ghei ma è il nome dei circoli che fanno capo alla sinistra, ma non chiedetemi quale), si candida a sindaco di Roma in diretta concorrenza con Francesco Rutelli.
Ma ve lo immaginate che spasso sarebbe?
Roma cambierebbe definitivamente il suo volto e, con esso, anche molte altre cose.
A Monte Caprino, che tra l’altro si distende proprio alle pendici del Campidoglio, verrebbero tolte le cancellate puntute (acquistate per un niente dallo smantellamento del carcere di massima sicurezza di Alcatraz) che il comune di Roma mise qualche anno fa ufficialmente per proteggere dai furti 4 frammenti di colonne romane rotte e abbandonate, ma che in realtà servivano per evitare ai ghei capitolini di andare di notte a giocare a nascondino dietro le fratte. La giunta comunale approverebbe immediatamente la proposta di disseminare qua e la comode lettighe in stile impero (romano) per rendere più comodi gli incontri, approntando dei ciringhiti per sorseggiare un aperitivo al tramonto.
Verrebbero aboliti gli epiteti offensivi contro i ghei e così le grattachecche (NdR: le granite dette alla romana) vendute lungo il Tevere sarebbero ribattezzate Grattaomosessuali.
Se Grillini vincesse, finalmente il ghei più brutto di Roma troverebbe qualcuno a cui cedere questo primato infame.
Tre quarti dei sacerdoti della santa sede potrebbero chiedere asilo politico come i monaci buddisti in fuga da Tibet e
il cinghiale selvatico verrebbe riportato a prolificare a villa Borghese come ai tempi del cesaro-papato per far divertire le lesbiche senza mandarle fino alla riserva naturale di Paliano.
Metterebbero delle aree di sosta (note presso la popolazione omorechia come luoghi d’aggregazione e scambio culturale al pari degli oratori salesiani per i fanciulli) non solo sul raccordo anulare ma anche a piazza Farnese e largo Goldoni (ci sarebbe anche piazza San Pietro ma pare che Benny abbia detto che l’area circondata dal colonnato del Bernini, è già più che sufficiente).
Il 28 giugno, ricorrenza del ghei praid, sarebbe festivo come il 25 aprile e nessuno lavorerebbe tranne centri estetici e marchettari.
Forse non occorrerebbe neppure più fare il praid così molti finocchi smetterebbero di dare addosso alla manifestazione, molti etero la pianterebbero di usare il termine “carnevalata” tornando giustamente ad adoperare il termine per descrivere propriamente lo stato della nostra politica e io finalmente potrei smettere di morirmi dal caldo durante il tragitto.

martedì 18 marzo 2008

PRIMI APPUNTAMENTI: parte I


Se mi avessero dato un euro per ogni volta che ho detto: “Questa volta è quello giusto”, a quest’ora un fidanzato me lo sarei potuto comprare.
Quindi rassegnamoci a una ricerca in confronto alla quale quella degli archeologi dedicata all’arca dell’alleanza sembra una caccia al tesoro per bambini dell’asilo nido.
In effetti trovare qualcuno non è poi così difficile perché tra ciat, saune, cessi delle stazioni, discoteche e sale d’attesa degli studi psichiatrici si trova sempre qualcuno. Il punto fondamentale semmai e trovare quello giusto per te. E’ questo il dramma. Una volta che hai tolto infatti i cazzari (30% secondo i dati ISTAT), i fidanzati (35%), quelli che per età rischi la galera o i fine settimana nelle case di riposo (15%), quelli per cui la camicia che gli dona meglio è quella di forza (19,5%), beh, non servirà essere un gran matematico per rendersi conto che resta davvero poco da scegliere. Per questo bisogna essere estremamente scaltri e ogni mossa non deve avere alle spalle una ponderata strategia.
Tutto sommato trovarsi un fidanzato è come fare una partita a sette e mezzo, bisogna osare, essere spregiudicati ma senza lasciare troppo campo all’incoscienza e, se ti dice culo, il piatto è tuo.
Per esperienza personale, quasi tutti i miei fidanzati (termine che mi piace applicare indistintamente sia a quelli con cui sono stato per anni, come alle struggenti passioni di una notte, o meno) li ho conosciuti nei locali e siccome solitamente le mie condizioni in quei contesti tutto sono fuorché da conversazione gradevole a base di tè, pasticcini e simpatia, ho sempre rimandato il giudizio sul mio futuro ex fidanzato (perché spessissimo di quello si tratta) ad un secondo appuntamento. Ora, molti nahho avuto in passato esperienze con delle ragazze e, si sa in questi casi, l’iter del primo appuntamento segue un percorso per certi versi più semplice e prestabilito. Dimentichiamo tutto questo, con i maschi è completamente diverso.
Se si chiede in giro, si può scoprire che ognuno ha la sua tecnica e i suoi parametri di selezione. In questo non ci discostiamo di molto da un colloquio di lavoro, del resto quello che cerchiamo sono le stesse caratteristiche che cerca di un responsabile delle risorse umane: affidabilità, professionalità e, soprattutto competenza.
La scelta del luogo innanzitutto.
Per un primo incontro suggerirei sempre un aperitivo. E’ in un orario tale per cui, se ne vale la pena, la cosa può sempre evolvere in una cena, altrimenti fai sempre in tempo ad andare in palestra o in sauna.
Il cinema anche non è male. Dalla scelta di un film si capiscono molte cose. E’ vero che può capitarti quello che ha la fissa per film pesanti e intellletualoidi ma ho una buona notizia, gli autori più impegnativi sono tutti morti e Olmi ha promesso che non girerà più un film quindi ce la puoi fare.
Poi il silenzio della sala, quel senso di intimità e, soprattutto, il buio sono la cosa più vicina ad una camera da letto senza la seccatura di dover poi cambiare le lenzuola.
Che comunque sia un cordiale alla Pergola dei Cavalieri Hilton o un piatto di capriolo e polenta in una baita di montagna, ricordati sempre che non stai li per perdere tempo.

Continua, presto, credo, spero...

lunedì 3 marzo 2008

Leder, chi è costui...


Direttamente tratto dal volume di recente pubblicazione: “I Ghei: tra mito e realtà”.
Edito dalla Castelletti di Torino. AAVV.
Sono andato a sbirciare alcune voci. Questa in particolare ha catturato la mia attenzione.

IL LEATHER:
feticisti della pelle, delle borchie, del sesso violento e dei Chihuahua.
Praticano spesso il sesso sado-maso con utilizzo di vari accessori che ritroviamo spesso anche nelle cassette degli attrezzi degli operai dei cantieri navali e tra i quali ricordiamo la famigerata sling: una specie di macchina infernale fatta di pelle e catenacci dove vieni incaprettato e per liberarsi dalla quale o hai ritrovato il libro dei trucchi di Houdini o è meglio che chiami i pompieri. Abbigliati in completini di simil pelle cancerogena più dell’Eternit, non fanno distinzione tra le stagioni e, a causa di questo, è l’estate per loro la stagione dei funghi (della pelle però).
Solitamente i loro bar sono locali bui ricacciati nelle viscere della terra dove invece l’odore diffuso è quello delle viscere umane. Se ne consiglia l’ingresso solo se assicurati all’uscita con robuste corde da alpinisti.
In questo bel gruppetti ci schiaffiamo anche gli amanti del rubber (la gomma, altra cosa che fa benissimo ai pori della pelle per cui dopo che ti sei tolto uno di questi capi ti ritrovi l’epidermide della mummia dell’uomo di Similaum) e delle uniformi (che ricordano tanto Alberto Sordi ne “Il Viglile” di Luigi Zampa).

Insomma, riassumendo in un concetto: la solita manica di zozzi!

venerdì 11 gennaio 2008

STOLTO E' IL FINOCCHIO CHE NON CAMBIA IDEA.



Si è vero, forse ha ragione Mastelloni.
Ci sono cose che si possono dire ed altre che vanno tenute nascoste a costo della vita. Tanto più ai propri genitori.
Quindi se fossi in voi, negherei anche se vi trovassero il dvd dall’inequivocabile titolo “Il glande blu” tra la collezione di film Disnei o persino se veniste beccati a letto con un uomo. Semmai direi: “Non è come pensate!”, del resto, tu che hai studiato potrai benissimo fargli capire che troppo sodio nella dieta causa ipertensione e, nel loro caso, allucinazioni.
Quindi, terrei la cosa per me ma, se proprio sentite impellente questo bisogno, assicuratevi: che nessuno dei due abbia delle cardiopatie e che, se siete orfani di uno dei due, che almeno voi siate eredi universali di una cospicua fortuna di famiglia. Se invece proprio non potete tenervi "il cecio in bocca", mi senti di darvi qualche consiglio.
Io eviterei poi tutte quelle ampollose introduzioni sulla diversità come valore, sul fatto che l’amore non conosce distinzioni di genere, come anche non andrei a scomodare Alessandro il grande, Leonardo Da Vinci o Michelangelo portando avanti esempi di illustri antenati visto che gli state dicendo che andate a letto con gli uomini e la sola cosa che verrà loro in mente siete voi nella posizione della quaglia mentre un altro maschio è intento a farvi una rettoscopia (e non fa il medico).
Eviterei la frase da manuale: “Se sono così però non è colpa vostra! Voi siete dei genitori fantastici. Ci si nasce. E poi le ultime ricerche genetiche dicono che si eredita dal nonno materno”. Procurereste solo un doppio dolore per vostra madre che oltre ad avere il figlio frocio inizierà a sospettare di averci avuto pure il padre così.
Divieto assoluto di fare comparative: dire che è meglio essere gay che drogati non è certo un sollievo. Sarebbe come se Pacciani avesse cercato clemenza dalla Corte dicendo che Vlad l’impalatore face di peggio con i propri nemici.
Diffidate del loro iniziale atteggiamento di apertura e accettazione perché la vostra inclinazione per la finzione recitativa da qualcuno l’avrete pur dovuta prendere e assicuratevi semmai che in casa non ci siano i seguenti oggetti: coltelli, forchette, seghe (da quelle elettriche a quelle usate per abbattere abeti in Finlandia), sonniferi e tranquillanti, solventi di vario tipo ma, soprattutto, se abitate ad un piano superiore al secondo, fateli scendere nel cortile con la scusa di aver sentito una scossa di terremoto. Meglio una notte all’addiaccio che un genitore sulla coscienza.

domenica 30 dicembre 2007

GHEI PER NASCITA, VOLONTARI PER SCELTA. (parte II)


Sempre questo amico di un mio amico, mi parlava delle riunioni politiche che, in questa grande associazione che ha frequentato per 10 anni, avvenivano una volta a settimana.
Alla fine eravam…hem, erano sempre un po’ le stesse persone quindi l’attenzione che si prestava ai vari interventi era sempre la solita da coma vigile che si potrebbe avere durante l’estrazione dei numeri dell’lotto (quando ovviamente) non hai giocato la schedina. Certo di niu entri ce ne sono sempre ma è la solita diaspora da corte dei miracoli di altri che, come loro, sentitosi dire per l’ennesima volta: “Piuttosto che con te preferisco accoppiarmi con un pony di nome Geppettto”, preferiscono profondere le loro energie verso una più giusta causa (solo dopo però aver squarciato a morsi i pneumatici della macchina di quello stronzo).
Ma, a volte, seppur con la stessa rarità con cui si vede una lesbica indossare un tuin set di cascmir color cipria, appare qualche ragazzo (o ragazza, perché il discorso vale per entrambe i sessi) che riesce a guardarsi allo specchio senza che l’immagine riflessa non lo prenda a schiaffi gridandogli “sgorbio”. A quel punto avviene quella che con un giro di parole forse troppo criptica si può descrivere come “guerra fra poveri”.
Bisogna essere molto veloci perché se uno carino entra in una riunione politica lo fa:
o perché si è appena scoperto ghei e quindi, ancora ignaro delle potenzialità che avrebbe ballando senza maglietta in una discoteca, prova un approccio soft all’ambiente;
o perché è venuto a cercare un amico;
o perché condannato a lavori socialmente utili per 2 settimane.
In ognuno di questi casi, la sola parola d’ordine è: rapidità, perché uno molto carino non resta a lungo quindi, bisogna fare di tutto per cercare di farlo cadere in trappola.
Come solo dopo aver ascoltato tutto Baglioni in sala rianimazione, all’ingresso del bono tutti si riprendono dallo stato di coma perenne mostrando un’attenzione e una partecipazione ai dibattiti come non se ne vedevano dai tempi della Costituente intervenendo con suggerimenti e proposte degne di Gronchi e di tutti i padri fondatori della Costituzione Repubblicana. Infatti, chi ha mostra, e se non hai nulla da mostrare, che almeno ti si faccia notare per l’intelligenza.
La percentuale di bei ragazzi caduti nella trappola è sempre mediamente molto bassa ma sono quelle rare volte che accade (e delle quali poi si continua a parlare per anni sconfinando quasi il racconti leggendari) che foraggiano la speranza che ancora fa si che ci siano volontari nelle associazioni anche se, proprio per questo mi chiedo: ma che siano le associazioni stesse in periodo di calo di vocazioni, ad assoldare qualche bel ragazzo per farlo partecipare a queste riunioni?

venerdì 28 dicembre 2007

GHEI PER NASCITA, VOLONTARI PER SCELTA. (parte I)


Se in discoteca i soli a rivolgerti la parola sono i guardarobieri quando ti dicono “sono 3 euro, grazie”, se nelle ciat sei costretto a mettere la foto di un tramonto scaricato dal sito “i 1000 sfondi per il compiuter più belli del mondo” e quando poi ti chiedono di vedere una tua foto non si prendono neppure la pena di dirti “schiatta”, se il tuo ingresso in sauna causa scene d’esodo da “I 10 comandamenti” di De Mil allora, è giunto il momento entrare come volontario in una delle centinai di associazioni omosessuale che ci sono in Italia.
E’ una specie di corollario matematico: se non rimorchi nei locali, vai nelle associazioni.
E’ un po’ la sorte del secchione della classe. Magari è brutto come uno scatarro d’anziano ma, prima o poi, per farsi passare un compito o per avere qualche ripetizione da lui ci devi andare ed è proprio li che, se se la gioca bene, una smucinata nel seminterrato capace che la rimedia pure.
Si perché lavorare nelle associazioni ghei come volontario ti da subito quell’aura di credibilità e di impegno che a gli occhi di tutti ti fa acquisire quel centinaio di punti che ti porta così a un punteggio di sole – 300 rispetto ai soliti boni che non si sognerebbero mai di andare a manifestare, magari in piena estate, sotto l’ambasciata Irakena che ha condannato a morte due ragazzini che sono stati scoperti mentre si baciavano, rischiando la carica della polizia, una fatva da parte di qualche Mulla e, cosa ben più grave, rinunciando ad una giornata di mare.
Il volontario (beh, se conosco bene questa figura è solo perché lo faceva l’amico di un mio amico e me ne ha parlato) però paga lo scotto di questo scampolo di encomiabilità asservendosi completamente alla causa. Per carità, non che lo faccia per puro interesse, ma diciamo che è un compromesso equo: l’associazione ti permette di tirartela con amici e conoscenti facendoti sembrare una specie di Mahatma Gandi al punto che, in un delirio di onnipotenza, pretendi pure di non pagare ai caselli dell’autostrada ma tu in cambio devi soffiare palloncini fino all’enfisema per le serate di presentazione di libri nella sede dell’associazione e sei costretto a rispondere al telefono della segreteria dove, 6 volte su 10, appena alzi la cornetta ti senti dire “ma è vero che lo prendete al culo?” (suond effect: sghignazzo adolescenziale).

martedì 18 dicembre 2007

L WORLD e il mondo fantastico


Da Feltrinelli i cofanetti di telefilm sono divisi per generi.
Volendo comprare la prima serie di L World vado quindi sparato alla sezione dedicata al genere fantascienza ma non lo trovo.
Chiedo allora ad un commesso e mi spiega che il telefilm che sto cercando si trova nello stesso reparto di Despereit Ausuaif e Greis Anatomi. Ora, se c’è una cosa che proprio non sopporto è l’incompetenza. Ma come fai a mettere un telefilm che parla di lesbiche in grado di distinguere un rossetto da un fondotinta e che non credono che Paco Raban sia un campione di lotta libera messicana in un reparto che non sia di Saiens-ficscion?
E’ per questo sue essere assolutamente inverosimile che sono un appassionato della serie tanto quanto lo sono della trilogia del signore degli anelli e dei programmi politici di Veltroni sul PD.
L World, siccome non stiamo parlando dei Promessi Sposi e quindi non è detto che tutti sappiano di cosa sto parlando, è la versione lesbo scic de “Il bello delle donna”, con la sola differenza che la sceneggiatura non sembra uscita dal quaderno dei temi di una bambina di terza elementare, le attrici sanno recitare e ogni 25 minuti se la leccano e se la sgrillettano (termini scientifici per indicare rapporti intimi tra duo o più donne).
Sono tutte belle, tutte di successo, tutte vivono in case meravigliose, si truccano e si vestono sempre in maniera impeccabile, in pratica sono dei froci con la patatina.
Certo il paragone con la realtà poi è piuttosto stridente e il telefilm è stato criticato dalla comunità lesbica stessa che non si riconosceva nei personaggi del telefilm più di quanto non lo possano essere i neri d’America rispetto al candidato alle presidenziali Barac Obama.
Le lesbiche che conosco io non sanno cos’è una scheda colore, la piastra la usano per imprimersi a fuoco il nome della ragazza sulla spalla e ammortizzano il falciaerba per fare lavori di giardinaggio e radersi i capelli. Non vanno in giro con Audi A4 ma con furgoni combinati della Iveco, al posto delle poltrone in casa hanno dei tori meccanici e hanno fatto formalmente richiesta al comitato olimpico internazionale di inserire la caccia al cinghiale a mani nude come disciplina dimostrativa alle olimpiadi di Pechino del 2008.
E poi qui stiamo parlando di un telefilm dove non accadono risse, dove le coppie si lasciano senza neppure spaccare una bottiglia puntandosela reciprocamente alla gola (che è pure sempre un modo carino per dirsi addio).
Certo ora non è che voglia generalizzare, sarebbe come dire che tutti i ghei sono delle femmine mancate (forse ho scelto un paragone poco efficace) perché di lesbiche femminili ce ne sono, come quelle che vengono chiamate Lipstic (ndr: rossetto, in una lingua straniera a me ignota) ovvero delle lesbiche talmente femminili, talmente scic e talmente rare che, o come in Giurassic Parc, catturi la zanzara che ha punto la pelle dell’unico esemplare e la cloni o tanto vale continuare a credere che ne esista una colonia tanto folta come uno stormo di Dodo australiani.
Dedicato alla mia amica E. che compie gli anni.

mercoledì 21 novembre 2007

GIU' LA MASCHERA.


























Vabbene, basta co’sta buffonata dell’omosessualità. Ora calo la maschera e dico la verità. Non sono ghei! Anzi le donne mi piacciono moltissimo e la sera, di nascosto dai miei amici, vado a mignotte. 
Per anni ho finto, molto bene a detta di tutti quelli che mi conoscono, ma in realtà sono eterosessuale. 
La sola ad essersene accorta fu la mia prima analista la quale mi continuava a ripetere: “Sarai pure ghei ma ragioni da maschio etero, qualcosa non mi quadra”. E a nulla serviva estirparmi la volta dopo le sopracciglia rimpiazzandole con due file di eilainer. Lei ne era convinta. “Tutt’al più sei bisessuale. Dovresti provare con una donna”. Vedendo compromessa la mia copertura, smisi immediatamente di proseguire la terapia. 
Perchè allora fingere un’identità che non mi appartiene? Perché costringersi ad orrendi rapporti sessuali con persone del mio stesso sesso che ogni volta non fanno altro che provocarmi schifo e dolore? 
Per vendetta verso mio padre. Ecco il perchè. 
La causa non è una semplice conflittualità interna tra maschi dominati del branco o cazzate da primo semestre di psicologia della famiglia. No. Tutto questo è scaturito da un episodio ben preciso che si fissò nella mia mente di bambino in maniera indelebile come la marcatura a fuoco di una vacca del renc di Bonanza. Un trauma che decisi sarebbe stato punito causando a mio padre un dolore altrettanto profondo.
Sono in terza elementare. All’epoca possedevo una collezione di album delle figurine invidiabile. Avevo quello della “Fauna, flora e animali”, de “L’Italia”, de “L’Europa”, di “Supermen”, di “Gig, robo d’acciaio” e persino del “Gesù di Nazaret” di Zeffirelli (di quello ne avevo addirittura tre di cui due completi, così per dare un’idea dei doppioni che avevo accumulato). 
Ma c’era un album che desideravo più di tutti. Uno per il quale avrei dato via tutta la mia meravigliosa collezione. 
In classe lo facevano tutti e guardavo ammirato lo scambio dei doppioni dal quale venivo ovviamente escluso, anche provando con il famoso raggiro di mia invenzione chiamato il “5X1” (io 5 figu dei miei album, loro una del loro) ma, neppure così, riuscivo a persuadere quei piccolo figli di puttana e, per quanto lo implorassi, mio padre continuava a rifiutarsi di comprarmelo. 
L’album in questione era quello di Ledi Oscar. Ero innamorato di questo cartone animato, non perdevo neppure una puntata anche perché, non esserne un seguace equivaleva ad essere schifato dagli altri compagni come un lebbroso di Calcutta. 
Io, benchè all’epoca già fossi eterissimo, mi sentivo, per così dire, molto vicino ad Andrè (con il quale immaginavo battute di caccia tra i boschi e abbracci compiaciuti, ma maschissimi, per le prede catturate) e gli abiti di Maria Antonietta mi affascinavano solo per un’eterissima attrazione verso il rigore della ricostruzione storica. 
Ogni volta quindi che andavamo in edicola per comprare un caricatore di figurine varie, io provavo a chiedere a mio padre di prendermi anche quello di Ledi Oscar. Ma niente. Era inamovibile, neppure davanti alle mie collaudatissime lacrime a comando che negli anni mi avevano fatto ottenere da genitori e parenti un bottino più cospicuo di quello depredato da Gieims Cuc in una vita di scorribande come corsaro. 
“No. Non te lo compro. E’ un album da femmine!”. Per risposta, tiravo sempre fuori l’eccezione che abbatteva la regola e, come un avvocato di un legal triller americani in grado, grazie a un cavillo misconosciuto, di salvare il suo assistito dalla sedia elettrica, tiravo fuori il “caso Piselli”: un mio compagno (giuro che il cognome è reale), maschio, che faceva l’abum di Ledi Oscar. Quindi io, sempre a un passo dall’affogare nelle mie stesse lacrime che esondavano dagli occhi manco avessi visto mia madre seviziata da un gruppo di Marocchini, incalzavo: “Ma lo fa anche Andrea Piselli!”. Dopo di che fingevo anche un virilissimo mancamento dei sensi. 
Un giorno, di fronte al solito dramma familiare, mio padre, esasperato, pronunciò la frase che sarebbe stata ricordata nella storia come quella che avrebbe dato un corso drammatico alle nostre vite e al nostro rapporto: “Non mi interessa. E’ roba da froci. Se vuoi ti faccio fare quello dei calciatori”. E io, come un vampiro davanti a un crocefisso, mi coprii gli occhi e urlai un nosferatesco: “Nooooooo!!!!!!!”.
Come potevo farla pagare a mio padre per questo rifiuto? Come avrei potuto distruggergli la vita come lui l’aveva distrutta a me? Da quel momento tra di noi si levò un muro che compromise per sempre il nostro rapporto tra veri maschi. 
Fu in quel istante che, come Siddarta sotto le frasche del salice, ebbi la mia illuminazione e promisi a me stesso che non mi importava con quanti uomini avrei dovuto avere rapporti sessuali. Non mi sarei curato di tutti i ghei praid sui carri dei quali sarei salito vestito solo del mio sdegno di figlio tradito. Da allora sarei diventato anche io frocio, per dispetto.
Al diavolo quante orge maschili, saune ghei, rapporti sessuali ripresi da telecamere e aree di sosta per camionisti avrei dovuto fronteggiare pur di sbattere un faccia a mio padre la giusta ricompensa per quella fatale privazione. 
Avrei accettato tutto questo custodendo però nel profondo la certezza della mia virile eterosessualità. 
Il dolore, lo so, è forte e a volte mi chiedo perché lo faccia, perché non getti invece la maschera mostrando al mondo il mio vero io ma quando ripenso alla pagina centrale dell’album composta da ben 8 figurine dove veniva ritratta la presentazione a corte di Maria Antonietta accompagnata da Oscar con l’abito da alto ufficiale avvolte in uno scintillio irreale mi faccio forza e mi butto sul primo maschio compiacente che mi capita a tiro.

giovedì 15 novembre 2007

VUOI DIVENTARE LA PROSSIMA ICONA GHEI? Sono aperte le iscrizioni.


Sei una aspirante qualcosa? Canti, balli, reciti, conduci trasmissioni ma fai tutto questo con lo stesso talento che ha Romano Prodi nell’infervorare le folle? Hai visto più fallimenti sentimentali che tramonti e hai tentato una o più volte il suicidio ma la Morte ti ha risposto “No, grazie le sfigate non sono gradite a casa mia”? Allora puoi aspirare diventare la prossima icona ghei perché se sei nessuno per tutti, per i ricchioni potrai diventare qualcuno, qualcosa.
L’icona ghei è un altro di quegli strani fenomeni antropologico- culturali dalle origini del tutto inspiegabili come quelle del vudu, del culto dei bovini in India o dei ghei che votano Alleanza Nazionale. Ad assurgere agli onori dell’icona ghei sono ammesse solo le donne, eccezion fatta per Amanda Lir e Mario Giordano (ndr: il direttore di Studi Aperto sull’identità del quale la Foschini sta da anni preparando una puntatona speciale di “Misteri”).
In effetti è difficile tratteggiare le caratteristiche di un’icona ghei, e come quando ti chiedono cos’è l’amore: non sai descriverlo ma quando lo incontri, lo riconosci. E’ una sensibilità che hanno solo i ghei e solo loro possono investirti di questo titolo.
Infatti pensiamo che icone ghei lo sono donne di successo assoluto come Madonna ma anche la Rettore il cui unico disco di successo è “Confescion on a dens flor” (di Madonna, appunto), comprato all’Iper di Castelinio di Resada.
Possono essere le donne più dolci della terra come la Clerici diventata icona da quando affermò che “non poteva vivere senza il cazzo” (trovate un ghei che non sia d’accordo) o le più diaboliche come Angelina Giolì che per fare le pulizie ha preferito adottarlo un filippino piuttosto che regolarizzarlo con un permesso di soggiorno versandogli quindi i contributi.
A volte provo a pensare al significato sostanziale della parola Icona. Dovrebbe essere l’incarnazione di un simbolo, di un principio, una figura storica di svolta e mi vengono subito in mente Ainstain, Lennon, Teresa di Calcutta e posso solo immaginare l’espressione di disappunto che possono fare dall’aldilà quando sentono un ghei attribuire lo stesso titolo a Marcella Bella, Viola Valentino o a Moira Orfei. Sì, perché sei icona anche se sei una cantante che ha avuto successo nello stesso anno in cui gli Etruschi inventarono l’arco per costruire edifici, anche se la tua voce era percettibile solo dal super udito dei cani e di Geimi Sommers e se hai un luc sobrio quanto una lezione di diritto pubblico tenuto da Milli D’abbraccio.
Se scendi da una macchina mostrando ai fotografi che non porti le mutande e sei, unica nella storia insieme ad Annamaria Cinaciulli, la saponificatrice di Correggio, ad aver perso l’affido dei suoi figli come la povera Britni Spirs ecco che ti trasformi di diritto in Icona ghei. Se poi con la frequenza con cui io faccio pipì vai nei centri di riabilitazione allora sei supericona.
Ma Mina allora? Non è forse una grande artista ed anche icona ghei? E La Callas? Ma infatti qui stiamo parlando d’essere dei miti per una categoria che ha un approccio alla coerenza sana ed equilibrata come Pacciani e Vanni l’avevano al concetto di passatempo.
Recentemente è assurta a rango di icona anche la signora Giovanna Rattazzi da Sulmona per il semplice fatto di aver partecipato a “Chi vuol essere milionario” (perdendo alla domanda da 200 euro e quindi icona in quanto sfigata). Insomma l’icona ghei è un essere mutevole e di volta in volta è quella che vorremmo essere dall’altro lato degli ormoni o quella che, con una parrucca acquistata a Portaportese e un paio di tacchi comprati dal Califfo, (ndr: negozio romano di calzature per donne alte o per donne che all’anagrafe ancora sono registrate come Carlo o Francesco) riusciamo ad imitare a carnevale ma anche a Pasqua, Ferragosto Natale e, visto che non siamo dei provinciali bacchettoni, ogni volta che ci sentiamo…un po’ così.
A volte diventare icona per i ghei può essere anche l’ultima spiaggia per ex di “Non è la Rai” dimenticate sotto i tavoli di dirigenti televisivi e imprenditori o attrici ormai dimenticate persino dalle loro madri, basterà fare un’affermazione qualsiasi sui ghei, la prima che viene in mente tipo: “io sono contraria ai matrimoni ghei, alle adozioni ghei, alle effusioni in pubblico tra i ghei ma ho un sacco di ami ci ghei e li adoro” e, sta certa che, come minimo, verrai invitata come madrina ai gheipraid di tutta Italia e male che vada la tua serata su un palco con un pubblico che almeno superi il numero dei partecipanti alla riunione di classe dei liceali del “Pilo Albertelli” classe 1906, due consumazioni gratis al bar e qualche frocetta che sotto ecstasi griderebbe “sei un mito” anche a una scoreggia li raccimoli.
Una volta un mio conoscente costumista, corse da me tutto eccitato manco avesse scoperto che il suo nuovo fidanzato era l’unico uomo al mondo dotato di due peni e mi fa: “Non sai che emozione!” E io, immaginando i due peni del ragazzo, in effetto, un po’ di invidia la provai. “Sai chi ho conosciuto oggi?”. A questo punto sfumava il sogno del ragazzo bipenuto e con lui il mio entusiasmo. “La Carrà (ora prendete la parola Icona e apponete in alto a destra la lettera N e avrete un’idea di quanto la pimpante presentatrice dai capelli a caschetto, perfetti come la chioma di un Pleimobil, possa essere per un omoricchione una figura mitica come l’ippogrifo) e guarda!”, mi mostra una foto della Carrà con alle spalle il Colosso di Rodi ancora in piedi firmata con quello che a me sembrava un timbro con su scritto: “Al mio caro (scrivi qui il tuo nome)”. Se ne andò saltellando come una gazzella delle savane e da allora non lo vidi più.
Si può morire di gioia? Da allora lo credo fermamente.

E VOI, AVETE UN'ICONA?

lunedì 29 ottobre 2007

ORSI E VASETTI DI MIELE


Un mio ormai ex amico del blog, lui dice fuorviato dalla foto sulla mia pagina, mi dice qualche giorno fa: "sai pensavo fossi un bear" (ndr: tra poco capirete cosa significa). Il caro ex amico di blog deve ringraziare iddio che, facendo sto maledetto scarico di carborati, sono così debole che mi fa fatica pure salire le scalette del mio letto a soppalco sennò lo corcavo di botte, con tutta la fatica per stare a dieta mi dici una cosa del genere?! E se mettevo al posto della bocca un fiore? Mi scambiava per un colibrì? Comunque premettendo che gli Orsi (animali ed umani) li adoro, ecco una mia impressione su questa categoria non ancora universalmente famosa. Chiedo scusa in anticipo se qualcuno può sentirsi toccato da questo post ma lo tranquillizzo subito dicendo che tanto, questa è la fine mia.
L'orso è un grande mammifero dell'ordine Carnivora, famiglia Ursidae. Tutti gli orsi hanno in comune la pelliccia densa, un buon senso dell'odorato e dell'udito. Gli orsi hanno un grande corpo.
L’Orso ghei invece è sì anche lui un grande mammifero ma è soprattutto una delle categorie di nicchia che descrive corpulenti omaccioni, irsuti con una propensione per gli abiti da boscaioli, le salopette e i pasti a base di panini al colesterolo fritto. Però, paese che vai orso che trovi.
Infatti nelle culture anglosassoni gli orsi sono meglio identificabili come delle montagne muscolose dai baffono alla Stalin con braccia grosse come pali della luce, ben piazzati e dallo sguardo che sembra dirti “se metto le mani nel tuo vasetto del miele sta sicuro che non ti siedi per una settimana”. Il che potrebbe solleticare la fantasia erotica di molti di noi. Ma come si arriva a casa nostra il concetto di orso si allarga, soprattutto di taglia.
Qui pare che l’usitudine, più che una filosofia di vita, sia una scelta di ripiego per chi ha abusato rigatoni alla carbonara e merende fatte di anfore di Nutella tra due pagnotte di pane casereccio. Più che altro gli orsi italiani sembrano aver reinterpretato la dieta a Zona facendosi tutti i ristoranti delle città zona per zona appunto.
Arrivati quindi al quintale e visto che il mondo ghei, con le sue fisse per la forma perfetta, non rientra più nelle loro misure si sono visti costretti a cambiare nicchia, tentando oltretutto di dare una giustificazione culturale alla situazione. Il fatto è che semplicemente, dopo decenni di diete a base di cotone imbevuto con la vodka, dopo otto scalate del K2 e dodici dell’Imalaia a forza di salire e scendere dallo step e aver circumnavigato la terra strappando il record a Magellano correndo sul tapi rulan si sono arenati.
Ma il mondo degli orsi non è solo un mondo fatto di strutto usato al posto della vasellina e di morie di bilance suicide lanciatesi dalla finestra al solo sguardo dei loro padroni. C’è innanzitutto un forte spirito di gruppo e come per molte altre categorie ghei, vivono tra loro, e sempre tra di loro spesso si accoppiano, mangiano (tanto) e vanno (quindi) in letargo.
Persino in spiaggia li vedi fare comunella passando il tempo tra stampini per creme caramelle usati come formine per la sabbia e gavettoni di crema pasticciera. Sì, infatti la loro caratteristica principale è un’estrema quanto contagiosa giovialità fedele al motto “panza piena, cuore allegro”.
E se le “palestrate” tirare fuori i loro tristissimi contenitori della tapperuei colmi di riso conditi con aria di mare gli orsi danno il loro meglio. Mi ricordano tanto le gite fuori porta della mia famiglia dove le mamme, le nonne e le zie a ora di pranzo aprivano il tavolino pieghevole in alluminio con sopra stampata la scacchiera per la dama e per il filetto, lo apparecchiavano e poi lo ricoprivano di teglie di lasagne, spaghetti alla chitarra, insalate di pollo, patate al forno e crostate alla crema che avevano richiesto tre giorni di preparazione e le truppe cammellate di Lorenz d’Arabia per trasportarle. Allo stesso modo, verso le13 scatta, anche per gli orsi scatta l’operazione “calorie sotto il sole”.
Dopo un pranzo dove la cosa più leggera contiene il fabbisogno energetico per un villaggio di 35 persone nell’Africa sub saariana e con un caldo, pure quello subsaariano è possibile possa esserci la remota possibilità di venir colti da un leggero torpore che può sfociare in casi di svenimento iperglicemico. Ma siccome l’orso è un animale la cui intelligenza è pari solo alla sua stazza, si buttano all’ombra non di un semplice ombrellono (viste le dimensioni cosa pretenderebbe mai di riparare, una caviglia?) ma di vere e proprie tendopoli realizzate con 4 ceppi di legno raccattati sulla spiaggia e una cordata di gran fular Bassetti sotto le quali si adagiano mollemente per schiacciare, anzi stritolare, un sonnellino.
E’ quando li vedi lì sdraiati, seminudi, uno accanto all’altro che ti aspetti spunti da un momento all’altro Alberto Angela per uno speciale di Super Quark dedicato agli spiaggiamenti dei leoni marini durante il periodo dell’accoppiamento.
Negli ultimi anni si stanno organizzando sempre più incontri e serate in discoteca, tra l’altro molto divertenti, dedicate esclusivamente agli orsi. Elemento caratteristico d queste serate: la pista da ballo semideserta. Provate voi a ballare il remix di Junior Vasquez con una cena da banchetto di nozze, sposi compresi, sullo stomaco?
Al limite ci si mette a bordo pista ciondolandosi con la musica in sottofondo con un bicchiere di milc scheic alla vaniglia in una mano e una pentola di polenta e spuntature di maiale nell’atra.
Una volta ricordo d’essere stato ad una serata ursina. Bel locale, ottima musica e pista ovviamente vuota.
Saliamo al piano superiore per vedere se la festa non fosse una fregatura. No. Al contrario era piena di orsi buttati sui divani in fase di digestione.
La scena che ci colpì di più non era tanto il fatto che la serata prevedesse anche la cena i cui resti sul tavolo ormai sembravano il plastico della città di Niu Orlean dopo il passaggio dell’uragano Katrina, ma il fatto che vedessimo questi omaccioni nerboruti nelle loro camice di flanella a scacchi fare il caraoke con le canzoni della Pausini. Insomma uno si aspetta degli spaccalegna canadesi capaci di abbattere una sequoia con un sol colpo d’ascia e si ritrova invece gli orsetti del cuore con gli occhi umidi cercare di andare in sincrono con i sottotitoli dei Strani Amori.

lunedì 22 ottobre 2007

E CON QUESTO LI HO INAUGURATI TUTTI.



Arrivo un po’ tardi all’inaugurazione di una delle serate che nella scorsa stagione hanno reso la vita ghai romana più eccitante di una partita di Scarabeo, più originale del mascherarsi da Pulcinella a Napoli durante il carnevale, più sorprendente del palinsesto di rete 4 il sabato santo (che alterna un anno sì un anno no “La tunica” o “Il re dei re”): le mirabolanti notti dell’Alien.
La prima cosa che noto legando il motorino e scattando una foto ad un orso polare parcheggiato in doppia fila davanti la pizzeria “quelli di via nizza” è un’autoambulanza (ovviamente con le catene montate visto che faceva così freddo che sembrava di stare a Verhojansk, la città più ghiacciata della Siberia).
Mi avvicino e chiedo al portantino cosa sia successo: forse qualcuno ha abusato di “integratori chimici”. E quello, con l’indolenza di uno che quel lavoro lo fa perché costretto da un’ingiunzione del tribunale e non perché è il suo lavoro mi risponde: “la passerella”. Li per li non capisco. Entro, non faccio in tempo a fare 5 passi che cado a terra. Mi rialzo, mi guardo intorno e solo allora capisco la sibillina risposta del paramedico. Ora quando uno dice che rinnoverà un locale, ci si aspetta un’imbiancata alle pareti, delle luci nuove rispetto a quelle usate per illuminare il set de “La Locomotiva” dei fratelli Lumier, o che addirittura abbiano trovato il modo di fare dei bagni che non si intasano anche se butti l’incarto di una gomma ma non chi piazzino una passerella da sfilata di moda (mannaggia ai ghie e a sta passione per il fescion) che taglia in due la sala, in più, alta 30 cm per cui nessuno la vede ma tutti ci si scrociano.
Non so però se questa cacchio di passerella l’hanno messa perché gli organizzatori prendono un tanto a gesso nel Centro Traumatologico Romano o perché prima che arrivassi c’era stato uno di quegli originalissimi momenti d’animazione con go go boi dai muscoli messi male e alla rinfusa che si agitano fuori tempo vestiti con fogli di carta da forno in alluminio improbabilmente motivata come un “omaggio” a Metropolis di Friz Lang, fatto sta che se vedi un amico dall’altra parte della pista o rinunci a salutarlo o ti porti un pranzo al sacco e ti appresti a fare la circumnavigazione del locale il che, detto questo, non è ancora la prova più difficile da superare. Infatti visto che se alle 2 hai ancora indosso una maglietta vieni visto come uno che forse si vergogna di avere 6 capezzoli come i cani e perciò vieni schifato, la cosa più rischiosa dello sgusciare tra la folla è il contatto “pelle-sudata-potenzialmente-fungogena” a pelle (sì, la tolgo pure io, ma tanto a quell’ora, storditi di alcol e droghe nessuno distinguerebbe neppure l’apollo del belvedere da Luciano Onder di Medicina 33).
Mi chiedo a volte perché spendere 50 euro e passa per qualcosa che indossi si e no mez’ora e che poi finirà buttata in qualche raccolta per i poverelli con la motivazione “beh, ormai me l’hanno già vista” (pensa allora se, coerente con questo pensiero, uno dovesse dar via cose mostrate molto più spesso, ma questo è un blog che vuole evitare la volgarità).
Finalmente trovo dei miei amici e degli amici dei miei amici che risaluto come fosse la prima volta perché me li presentano come fosse la prima volta e, mentre mi chiedo se ho davvero un viso così banale o se davvero è l’alzaimer il male dei nostri giorni, cedo a questo teatrino delle terze, quarte, ventesime presentazioni sempre delle stesse persone. A un certo punto mi si fa avanti persino mio padre e, anche lui, si presenta.
Per fortuna vengo dal compleanno del mio amico carissimo che, per non rivelarne l’identità, chiamerà con lo pseudonimo di Cri, dove ci siamo fatti allegri gavettoni di vino e spumante quindi non ricordo molto, ma credo sia una fortuna.
Come al solito, nessuno si è azzardato ad approcciarmi o a rivolgermi anche semplicemente la parola (preferiscono strattonarmi piuttosto che interloquire con me per chiedermi semplicemente: “scusa posso passare?”).
Vado in bagno perché credo che la ricetta “vino+gin tonic+negroni+amatriciana (poca ma pure quella fa)+freddo porco in motorino” oltre a non meritare un articolo sulle diete che fanno bene su “Salute” di Repubblica crea anche qualche imbarazzo di stomaco, e assisto in diretta a uno dei numeri da circo cinese che più mi colpisce: dal cesso (un metro quadrato per 45 cm) escono ben 6 omaccioni (sudati, rasati, occhiopallati) che si vedono consegnare da un tipo in giacca e cravatta, lì a nome della società Guinness, il record di “uomini entrati in uno spazio di quelle dimensione” (i precedenti detentori erano 8 ma erano cinesi quindi geneticamente predisposti e quindi eliminati).
Alle 4 getto la spugna.
Evito quindi le scene di panico da delle 5 quando la gente inizia a rinsavire e a capire che molti se ne sono andati, che a casa il letto è sempre troppo grande per uno solo e iniziano una ricerca disperata di “quello che ho schifato tutta la sera ma a quest’ora è meglio di una martellata su un dito”. Il rito è sempre tanto romantico. In genere l’approcci sono di vario tipo:
1) “ti va di fare colazione insieme al Cavallino?” (ovvero: ho voglia di sesso 1 a 1) (ndr: il “cavallini” è un bar della capitale ma la cosa inspiegabile è perchè tutti finiscano a fare colazione lì, anche se sono ad una discoteca di Belluno. Ideale per il rimorchio della staffa);
2) ti va una colazione con un amico da me? (ovvero io te e il mio ragazzo che chiamo “amico” perché un po’ mi imbarazzo a far vedere che sono uno sporcaccione); 3) “ci vediamo tutti a casa di amici per un cill aut, vieni?” (ovver omega orgiona in case in culo a Giove dove poi finisci per essere rigirato come un calzino e andartene l’indomani camminando scalzo in stato di confusione totale sul ciglio di una strada consolare chiedendoti “dove sono?” ma soprattutto: “chi sono?”).
Alle 5 sono a casa con le mie gocce di En (dose massima consigliata: 36 ma io con meno di 40 potrei uscire e iscrivermi a una gara di triatlon). Nonostante l’overdose dormo comunque 4 ore, il resto della domenica è solo noia e documentari sulla fabbricazione dell’alluminio su Istori Cianel.

PS: pauered bai: Max

martedì 4 settembre 2007

MUSCOLI E MASCULI parte II


La mia palestra è una di quelle ad alta concentrazione di ghei. Gli etero sono talmente pochi che fanno gli esercizi in un’area protetta dedicata all’ingresso della quale c’è un cartello con le caratteristiche della razza e il simbolo di un grosso panda con sotto le lettere WWF.
Negli spogliatoi gli etero hanno ormai l’espressione timorosa e rassegnata di un esercito sconfitto dal numero schiacciante degli avversari. Qui i ghei possono parlare apertamente di serate a Mucca Assassina, di boni, di diametri e lunghezze, di colori moda e di impacchi ristrutturanti per capelli, insomma i soliti discorsi da caserma dove andiamo a parare noi che viviamo “sull’altra sponda”.
La mia è una di quelle, anzi, direi QUELLA palestra che, quando la nomini in giro, gli altri ghei ti fanno “Ah, ma vai alla palestra ghei!”. E poi, con la stessa curiosità sognata con cui i provinciali chiedono agli abitanti delle grandi città se è vero che “da loro ti puoi vestire come vuoi che nessuno ti dice nulla”, chiedono: “Dicono che si scopa in sauna. Vero?”. “Per quanto mi riguarda non mi è mai capitato”, rispondo. “Si, vabbè”, replicano. A quel punto non capisco se davvero la sauna è una cruisin area (per i non iniziati ai misteri ghei: un posto dove si batte) o sono io che quando ci entro faccio calare la libido anche a un carcerato che ha appena finito di scontare 30 anni di reclusione.
Le ragazze invece mi fanno davvero tenerezza.
Riconosci le neo iscritte da quelle che vengono da più tempo in base all’abbigliamento. Le novizie, vedendo un così alto numero di maschi, arrivano il primo giorno con l’entusiasmo di un cacciatore all’apertura della stagione venatoria. Tutte acchittate in tutine strizzate e completamente truccate (uno dei misteri delle donne: come fanno a fare aerobica con rimmel e ombretto?!).
Dopo un paio di giorni intuiscono che qualcosa non va. Dal terzo in poi, se non sono appena scese dalla montagna del sapone, capiscono che c’è poco da spostare la coda e dal quinto, massimo sesto giorno, scendono in sala con le tute di felpa infeltrita e il mollettone con la gerbera di plastica tra i capelli.

lunedì 27 agosto 2007

HO APPENA SCOPERTO D'AVER CONTRATTO L'SSA.


Ciao a tutti. Mi chiamo Insy e sono affetto da SSA. Solo ora vengo a conoscenza del morbo che mi ha colpito non so neppure io bene quando. Essendo venuto a conoscenza della sintomatologia temo di esserne stato contagiato sin da piccolo. Non so quanto l’SSA sia virulenta ma chiedo scusa fin d’ora a tutte le persone inconsapevoli della mia condizione le quali possono aver contratto anche loro lo stesso disturbo.
L’SSA è la “seim sex attracscion” o, per dirla meglio la frociaggine.
La Provvidenza però mi ha fatto conoscere, attraverso il loro sito, i membri dell’AGAPO, l’associazione genitori e amici di persone omosessuali.
Grazie al loro ho riscoperto il significato di termini quali Amore, Verità, Libertà, Accoglienza e Tolleranza. Tutti valori che avevo perso tra i meandri delle darc rum, nell’abiezione del sesso promiscuo, nel rifiuto della verità vara che mi fa essere persona e non omosessuale.
Grazie alle testimonianze reali di alcuni omosessuali guariti, ora ho la forza e la certezza che posso anche io avere una vita diversa, non fuorviata da una società ipocrita e fintamente tollerante: grazie ad AGAPO ora so chi sono.
Se anche voi continuate a scambiare la vostra perversione omosessuale per una realtà incontrovertibile fate come me e andate su: www.agapo.net
A me ha aiutato. Spero faccia lo stesso anche per voi, cari futuri ex ricchioni.
INSY

Appendice: avrei potuto sparare a zero su questa associazione che francamente mi ricorda più Scentologi che un’associazione di supporto. Ma è vero che la d’espressione sopravvive solo fintanto che vale per tutti, anche per quelli che, soggettivamente, non ritengo dovrebbero esprimersi.
Vi invito comunque a leggere il loro sito internet e se proverete per un momento a ringoiare lo sdegno che potrebbe sorgere spontaneo e ad avere un atteggiamento sereno da monaco buddista all’apice del suo percorso d’illuminazione, ne coglierete anche l’involontaria comicità. Del resto, davanti a certe affermazioni, nulla discredita di più che una bella, fragorosa risata “de core”.

APPENDICE II: chi di voi vuole raccontare esperienze con ghei convertiti come nel caso riportato da Redrum_ è ben accetto. Io una mia teoria ce l'ho ovviamente. I ghei non ritornano etero perché, una volta provata "quella cosa la", non torni indietro.

mercoledì 22 agosto 2007

MEGLIO NELL'ARMADIO CHE SULLA PALAFITTA CON MALGIOGLIO.


Quando parli con un fiorentino, puoi metterci la mano sul fuoco che prima o poi, qualsiasi conversazione stiate facendo, che parliate del global uorming o del aifon di Eppol, vi tirerà fuori la pippa galattica di come abbiano tra i loro “illustri antenati” Dante, Michelangelo, Lorenzo il Magnifico e Pico della Mirandola e di come questo li ponga una tacca sopra a tutti. Il vero Popolo unto dal Signore insomma non è quello ebraico ma il loro. In effetti chi non sarebbe orgoglioso delle proprie origini, della propria stirpe, della propria schiatta avendo stille di geni legati al proprio DNA?
Il popolo dei ghei invece, si sa, non si distingue come gruppo per origini di sangue ma per tendenze sessuali. Quindi anche noi, come i fiorentini, potremmo fracassare gli zebedei del prossimo (e spesso lo facciamo) tirando fuori illustri co-recchionali.
Ma stavo anche pensando: oggi se un ragazzino volesse fare auting cercando di infinocchiare i genitori con il fatto che essere ghei non significa solo buttarsi in ginocchio davanti ad altri maschietti nelle fratte del parchetto cittadino ma anche appartenere ad un gruppo di intellettuali ed artisti che danno lustro all’umanità quali esempi potrebbero portare senza andare a ravanare nella preistoria con la solita lista di Oscar Uaild, Platone e Leonardo?
Mi è venuto quindi alla mente il fatto di cronaca/spettacolo/mondezza/terrore/disgusto che ieri mi ha catturato l’attenzione (solitamente attratta solo da articoli pubblicati su “Saienz” o “Le caiè du sinemà”). Come ormai anche i sampietrini delle strade avranno saputo, Malgioglio è entrato nella rosa dei naufraghi prossimi a salpare sull’Isola di Famosi. E mi sono detto: se all’epoca a mia madre avessi detto: “mamma, sono ghei, ma in fondo non c’è nulla di male. Essere ghei è come essere etero. Il mondo omosessuale è pieno di intellettuali, scienziati, artisti, come per esempio Cristiano Malgiogl…”, non mi avrebbe manco fatto finire l’inutile arringa e oggi comunichereste con me attraverso una tavola Uiia, altro che blog.
Quindi stavo considerando: chi potrebbe oggi rappresentare in maniera illustre l’italica stirpe dei ghei?
Di Malgioglio ho già detto e poi basta vederlo in un esibizione degli anni ’80 per farsi venire un blocco renale. Dice: “ Ma ha scritto anche canzoni per Mina!”. Risponde: “Sì ma Mina se glielo chiedi ti canta anche “Siam tre piccoli porcellin” e i cori del Corpo degli Alpini.
ACP (n.d.r.: Alessandro Cecchi Paone)? Preferisco confessare d’aver avuto uno zio rinchiuso in manicomio per tare psichiche ereditarie.
Lele Mora ha dichiarato di non essere nemmeno fascista ma mussoliniano (te ce farei stare io sotto Mussolini!!).
Zeffirelli: purtroppo Dio non gli ha dato la grazia del mutismo e quando parla sembra “Il meglio de : la sai l’ultima?”.
Renato Zero dice che è etero (sono le vostre risate quelle che sento?).
Dolce&Gabbana: un doppio autogol.
Un consiglio quindi ai ragazzini in procinto di uscire dall’armadio da uno che l’ha fatto appena dopo lo sbarco dei mille: fatevi forti della vostra essenza, delle vostre ragioni e del vostro cuore perché se cercaste di rafforzare la vostra scelta avallandola con esempi del genere, tanto varrebbe continuare a fare le velate.

Tanto per farvi un'idea:

giovedì 16 agosto 2007

PER UN PELO NON MI FIDANZO CON UN MARZIANO.


E sì che ero già pronto. biglietto in mano. Destinazione Rusuel: area 51. Il risultato del sondaggio lanciato a inizio mese mi suggeriva infatti di trovare un fidanzato proprio li, nella misteriosa area dove, si dice, siano nascosti degli alieni sui quali i servizi segreti americani conducono misteriosi esperimenti. Effettivamente non avevo idea di cosa avrei potuto portare con me. che ne so io di come si corteggia un alieno. a mala pena ci riesco con i ghei. poi si fa presto a dire alieno. di Marte? di Venere? O di qualcuno di quei pianeti talmente remoti che gli astrofisici in uno slancio di creatività hanno battezzato con un nome tipo Q 234. nel dubbio quindi mi sono rivisto tutte le puntate di Star trec e di Spazio 1999 (ricordo che ho 2 settimane di ferie da passare a casa, solo e senza avere nulla da fare). ho ripassato persino le colonne sonore di goldreic e gig robo d'acciaio ed ho imparato molte cose. Prima di tutte non credere mai ad un alieno che ti dice: "veniamo in pace". E' la volta buona che, sganasciandosi dalle risate, ti trasforma in un tizzo di carbone con un laser che gli parte dal mignolo. Seconda cosa: provare a congiungere i pugni lanciandosi dal motorino in corsa. In alcuni casi potresti trasformarti in un un robò imbattibile (utile in caso di ostilità da parte degli extravisitatori) in altri potresti farti 45 giorni all'ospedale per fratture multiple.

Quindi ieri sera vado alla GS, il supermercato dei ghei romani (GS, per i forestieri è la famosa Ghei Strit del colosseo) per salutare, forse per sempre, alcuni amici. E invece che mi succede? In zona Cesarini, ovvero verso le 11, 30, a ridosso dello scadere del ferragosto, non ti vado a conoscere un ragazzo? (in effetti a "riconoscere", ma adesso vado spiegare meglio la dinamica dei fatti).

La cosa è andata più o meno così. Ero appoggiato ad una macchina insieme ai miei amici ingozzandomi con il mais tostato del caming aut (o farei meglio a dire stagionato visto che aveva lo stesso sapore delle palline di naftalina anti tarme) quando lui passa. Io lo riconosco (perché anni addietro, come anticipato, c'avevo già "intruppato") e siccome lui mi è sempre piaciuto e mia madre mi ha educato bene, lo saluto. Mi guarda imbarazzato come a dire: Chicazzosei? E ci mette un minuto abbondante per rispondere, come se gli si fosse inceppato il circuito occhio-cervello-manina che fa ciao ciao.

Poco dopo, mentre io e i miei amici avevamo fatto un salto evolutivo nell'intrattenimento da strada lanciandoci mais stagionato in bocca come si fa con le otarie nei parchi acquatici, lui mi si piazza davanti con 2 suoi amici. sembravamo due squadre rivali di ragazze pon pon che si studiano a distanza ai campionati nazionali di cirliding. io lo guardo, lui, pare faccia lo stesso, ma potrebbe essere un filo strabico.

dopo la terza birra inizio a sentire un leggero bisogno di andare a cambiare l'acqua alle olive. E, barcollando (le birre erano du demon: 13° secchi che ti calano tra capo e collo come un colpo di tortore) raggiungo il bagno. esco e chi ti trovo ad aspettarmi? capisco allora che non è strabico ma mi stava guardando davvero.

"Noi ci conosciamo vero? Solo che non mi ricordo dove e come". Adoro quando sento dire così. Visto che ho una discreta memoria, io ricordo sempre tutto e questo mi da un'inebriate sensazione di controllo e potere sull'altro. Ti rendi conto che potresti dire qualsiasi cosa e l'altro ci crederebbe. gli ricordo dove e come (soprattutto come) e leggo nei suoi occhi la linea piatta dell'elettroencefalogramma. Un carattere debole, con poca stima di se (quindi il mio) a quel punto avrebbe potuto risentire del fatto di non aver lasciato la minima traccia nei suoi ricordi, poi penso al extrim meic over al quale mi sono sottoposto qualche mese fa e ci passo sopra. Insomma attacchiamo una chiacchiera fitta fitta. Lui mooolto carino, molto mediterraneo, più grande di me (il che ultimamente inizia ad essere un fatto raro, soprattutto alla GS) e, soprattutto, con l'abbonamento della Roma in tasca che su di me ha lo stesso effetto erotizzante che aveva su Geimi Lee Curts il russo parlato da Chevin Cleis ne "Un pesce di nome Vanda".

si fa tardi. le regole del nuovo me mi impongono di andare via senza darglielo (anche se ferragosto è appena passato e rischio di fare petting con il cadavere di un alieno dissezionato nei laboratori di Rusvel). Tengo comunque duro e lo saluto per andare via.

lui insiste per fare un giro in macchina. Questo mi riposta ai miei vent'anni quando mi infrattavo con chiunque in tutti i parcheggi di Roma ma ero giovane e dovevo fare esperienza. Accetto. Ovviamente mi porta in un bucio di culo inaccessibile che neppure i cani della Gestapo sarebbero riusciti a scovarci. Li gli concedo il dolce nettare delle mie labbra in baci rubati e fugaci, poi guardo fuori dal finestrino e vedo un tizio, calvo, tutto ricoperto d'oro con una spada appoggiata lungo il busto. guardo meglio e vedo che sta fermo impalato su un piedistallo sul quale c'è scritto "miglior attore per ruolo protagonista: Insy Loan".

Infatti mi giro verso il mio cavaliere e recito la battuta che mi vale il premio: "scusa, ma mi imbarazzo in macchina. Non sono abituato". Quindi mi faccio riportare verso il motorino con la promessa che ci saremmo risentiti l'indomani per un incontro più comodo e approfondito.

Secondo me non si farà vivo perché alla fine potrò non sapere come si rimorchia un alieno ma so che un ghei a cui non lo dai la prima sera difficilmente si farà vivo il giorno dopo.

martedì 14 agosto 2007

ACP: Altro che Onduras, ti manderei su Marte!!!


No, fammi capire chi è che va sull'Isola?! (non ci provate neppure a fare le finte tonte chiedendo con aria di sufficienza:"quale isola?", perché ce n'è una e una soltanto).
Alessandro Checchi Paone?! (che da ora scriverò ACP visto che c'ha un nome lungo come l'Angelus domenicale del Santo Padre). Quello della piazzata contro i realiti alla consegna dei telegatto di 7 anni fa? Quello che si "era incazzato" perché il GF aveva sbaragliato la sua "Macchina del Tempo"? Quello che dal loft più orrendo del mondo conduceva su GAYTV guarda caso un realiti co-condotto da 12 ragazzini disadattati che sembravano usciti dai racconti di Dichens e che rivendicava il suo essere "un vero realiti perché composta da gente vera al contrario delle atre trasmissioni (isola compresa)?
Ma pensa te...aveva davvero ragione la mia insegnante di lettere quando diceva: "Ragazzi, non dite mai "di quest'acqua non ne berrò" perché potrebbe capitarvi e di conseguenza fare una figura di merda".
La cosa che mi fa ridere non è tanto il fatto che vada in Onduras, che ritengo essere la distanza minima per sopportare ACP, ormai portato in trionfo come la Madonnina di Civitavecchia ovunque ci sia scritta o pronunciata la parola ghei (anzi se vi serve fa anche feste di compleanno, anniversari, inaugurazioni di saloni di bellezza e orazioni funebri, solo ghei ovviamente), ma le motivazioni che adduce a questa sua conversione. Le leggo sul giornale e sento uno strano rumore di unghie sul vetro. ma vediamole insieme.
tanto per cominciare lui non va li per fare il buffone cercando di catturare pesci a bastonate e tentando di spaccare noci di cocco col la forza del pensiero ma va la "...per portare sull'Isola la sua battaglia a favore dei diritti della comunità GLBT in maniera civile e democratica". Ovviamente quale miglio pulpito per elargire un così nobile proposito. Ma poi quand'è' che è stato unto per assurgere ad evangelizzatore del verbo omoricchione?
E se nascerà una simpatia tra lui ed un altro concorrente? ACP non si tirerà certo indietro.
Al solo pensiero di vederlo rattusare con qualche modello bonazzo che sicuramente gli metteranno vicino già sento lancinanti avvisaglie di colite spastica.
E continua rassicurando il pubblico che c'è da parte sua una grande volontà di dimostrare che un rapporto omosessuale è fatto di normalità e spontaneità. E chi ce lo deve dimostrare? ACP. Ma del resto lui è uno scienziato no? Ha fatto la Macchina del Tempo, ha mostrato i rituali d'accoppiamento del triceratopo nel Protozoico vuoi non sappia come si rimorchiano due ricchioni allo stato brado? secondo me lui giocherà sul fatto che stando su un isola sarà difficile che le prede possano fuggire (penserei anche io lo stesso, per questo sogno di fare una crociera ghei dove gli uomini non possono scappare) ma non considera il fattore Papion, ovvero: la disperazione ti fa fuggire anche dall'isola del diavolo nella Caienna.
Continua dichiarando che porterà sull'Isola la sua lotta a favore della causa gay. Sarà infatti il primo partecipante di una lunga serie di reality ad essere gay dichiarato, anche se in realtà questi programmi sono sempre stati pieni di omosessuali, e qualcuno ha anche vinto. Ma per la solita ipocrisia italiana, tutti si fingevano maschioni e dei grandi conquistatori di donne. La cosa mi fa sganasciare visto che è detta da uno che per anni ha finto di essere etero addirittura sposandosi salvo poi tirare fuori quella storiella della latenza e dell'omoaffettività che sono le scuse del manuale di base "Il ghei nel cassetto". Caro ACP, sta scusa la sento da secoli e non ci ha mai creduto nessuno. Quando sei frocio sei frocio. Davvero ci vuoi far credere che cristo è morto di freddo?
Poi qui toglie le unghie e infila i ramponi per scalare le pareti di ghiaccio quando cerca di giustificare la sua presenza sull'isola perché: "...qui è completamente diverso da tutti gli altri realiti. Si svolge in un luogo vero, lontano, in un parco nazionale in Honduras, e per un appassionato come me di geografia rappresenta un'occasione unica. Insomma non è come fare un reality in un prefabbricato di Cinecittà". Ora mi è più chiaro il suo pensiero: non è quello che fai ma come lo fai.
ma siccome ACP è un ghei tutto d'un pezzo continua : Non ho cambiato idea sui reality, anzi, ho accettato proprio per valutare personalmente e fisicamente cosa accade. L'Isola dei famosi mi sembra un reality vero, con una conduttrice, Simona Ventura, che ha una marcia in più (ora sento pure rumore di lingua bagnata...). del resto si sa, ACP viene da quella scuola positivista e scientista che lo porta sperimentare per poter affermare che una cosa è o non è valida.
Sull'isola potrà portare pochissime cose ma non rinuncerà a dei preservativi.
"La trovo una cosa molto civile. D'altra parte è prevedibile che nel giro di due mesi e mezzo possa venir fuori una storia o un' attrazione". Ma se hai acceso i ceri in chiesa con la speranza di prendere qualcuno per fame o per stanchezza. Secondo me arriveremo a scene pietose di ACP che baratterà una scatola di pelati per una carezza. Roba da "L'imbalsamatore" di Garrone.
Compagno d'avventura, per unire il grottesco al ridicolo, potrebbe essere Margioglio ma ACP ci tiene a precisare: "Malgioglio, non tutti lo sanno, è un grande poeta". E pensare che io che mi ero lasciato fuorviare dalle sue foto, prontamente pubblicate su "Chi", se non erro, al santuario della Madonna vestito di bianco proprio all'indomani di quel fattaccio delle vallette che, si diceva, facesse incontrare a personaggi potentati. E a me che viene ancora in mente Leopardi se penso a un poeta.
"Credo anche che abbiano voluto me sull'Isola anche per cambiare il contenuto. Il reality si è esaurito come forma di show volgare, e siccome io vado lì come direttore di Marco Polo e di Sky, la loro idea è quella di tentare degli inneschi di cultura e di divulgazione in una formula che per il resto è abbastanza usurata". Ora mi è chiaro, visto che la Hac e la Montalcini avevano dovuto a malincuore declinare l'invito hanno chiamato lui, uomo di scienza, Prometeo dei nostri tempi, a portare il fuoco del sapere in un realiti che tutti guardano solo con la speranza di prendere per il culo vippastri di quarta che si tirano i capelli e litigano per una tellina.
Si augura anche che la permanenza forzata lo aiuti a buttare giù qualche chiletto. io l'ho visto all'inaugurazione della ghei strit: per arrivare d una forma accettabile deve restare sull'isola per almeno 5 edizioni di seguito.
Alla domanda: Preferiresti Garko o Bova, lui che ha una morale dice Garko, visto che Bova tiene famiglia (immagino sia questo l'unico impedimento a che Raul non venga soggiogato dal suo fascino prorompente).
Insomma ACP ci vuole far credere che quest'anno assisteremo ad una sorta di Super Quark ad eliminazioni dirette con televoto e che grazie a lui l'Italia imparerà a vedere con altri occhi la questione ghei. ACP, a nome della comunità GLBT non so davvero come ringraziarti. Questa sì che è tv di servizio.

NON PRENDETEVELA CON ZEFFIRELLI, NON E' LUI CHE PARLA MA IL SUO CERVELLO.


Si pensa spesso che la cosa peggiore della vecchiaia sia il deperimento fisico. La consapevolezza di non poter più correre velocemente come a vent'anni. Di subire l'afflizione di un aspetto cadente e poco gradevole anche quando da giovani si è stati molto belli.
Francamente la cosa che più mi spaventa della vecchiaia (la mia la vorrei lunga e serena) non è tanto il fatto di non far più girarela testa a schiere di ragazzi al mio passaggio quanto quello di andare incontro ad un deterioramento della mente che mi porti a dire e fare cose ridicole.
Tornando alle esternazioni del signor Gentilini (un mio amico di blog mi rassicura: non è il signore dei miei biscotti preferiti) ho scoperto che Franco Zeffirelli, regista illustre di cinema e teatro, sostiene le posizioni del vicesindaco di Treviso e siccome le riteneva forse troppo morbide ha creduto bene di rincarare la dose con ulteriori dichiarazioni che sono gravi non tanto per il fatto che il signor Zeffirelli sia omosessuale ma per il fatto che si ritenga, immagino, una persona ragionevole. Mi sorprende sentir dire certe cose («Mi scandalizza vedere due gay che si baciano in pubblico, quelli non sono omosessuali, ma due pazze che fanno l'amore come le bestie e che non posso sostenere. Ne disprezzo il modo di comportarsi al punto da sentirmi più vicino a Gentilini quando ventila la possibilità di mandarle nei campi di concentramento. Confesso una leggera solidarietà nei confronti del prosindaco») da un ghei così stereotipato come lo è il Signor Zeffirelli, di quelli che manda in giro sue foto con la calza sull'obiettivo per attenuare i segni del tempo. Di quelli che ha il mito della Callas al punto da farne un film (bruttino a dire il vero). Di quelli che nelle interviste televisive risponde mollemente adagiato su una sces long con un fular annodato al collo, neppure fosse la reincarnazione della Duse. Sì, insomma, il cliscè che qualsiasi eterosessuale mediamente ignorante del mondo ghei avrebbe di un culattone attempato (mi perdonerà il maestro di aver adoperato tale agettivo visto che "Culattone" è la sola parola che lo ha infastitito della dichiarazione di Gentilini).

Io però non voglio scagliarmi contro Zeffirelli per le sue considerazioni. Non do colpa a lui di quanto detto. Semmai la responsabilità l'attribuisco tutta alla maledettissima vecchiaia e, a proposito di questa, mi sono venuti in mente tre personaggi esemplari. Tre vecchi. Tutti esimi esponenti della cultura italiana che, in maniere diverse, hanno subito le conseguenze dell'età avanzata: Oriana Fallaci, Michelangelo Antonioni e Indro Montanelli.
Oriana Fallaci è stata una grandissima scrittrice che con forza e coraggio (e non con rabbia e orgoglio) ha fatto scorrere dalla stessa penna la durezza necessaria a descrivere gli scenari di guerra dei violentissimi anni '70 come l'amara dolcezza dedicata ad un figlio mai nato. Purtroppo per lei la sua mente negli ultimi anni è stata impietosamente deteriorata dalla, nel suo caso, maledettissima vecchiaia (non trovo altra giustificazione alle sue ultime invettive). Per questo continuo a pensare a lei con l'accondiscendenza che si riserva a chi subisce un incidente.
Il secondo esempio è Michelangelo Antonioni. Secondo me un graziato dalla vecchiaia. Il mutismo che lo ha colpito negli ultimi anni della sua vita, dopo averne condotta una magnifica e prolifera di capolavori, lo ha messo a riparo da esternazioni forse imbarazzanti (forse no, chissà, ma, nel dubbio...) ammantandolo in una aura di misticismo.
Ultimo esempio Indro Montanelli. Fortunatissimo. Esempio meraviglioso di lucidità intellettuale fino all'ultimo dei suoi giorni.
Ecco questi mi sembrano tre gradi, tre scenari di vecchiaie nelle quali tutti rischiamo o, speriamo, di cadere.
Zeffirelli, che proprio di primo pelo non è, purtroppo per lui non ha avuto la grazia né di Antonioni né, tantomeno, di Montanelli. E' per questo che alla fine, con la benevolenza che si deve a chi versa nelle sue condizioni, lascio che le sue considerazioni scorrano senza attrito sui binari della mia indifferenza.

venerdì 10 agosto 2007

PULIZIE DI PASQUA FUORI STAGIONE

Non ne potevo più di vedere tutta quella cianfrusaglia per casa. Era da marzo che mi ripromettevo di dare una sistemata a casa che smembrava sempre di più l'ufficio oggetti smarriti (e inutili) della stazione Termini. Ieri mattina sveglia alle 9 (che per uno che è in ferie equivale all'alba rispetto al fuso orario della gente normale) e, come si dice a queste latitudini, t'ho rigirato casa come un pedalino. Risultato: 5 bustone grandi come quelle usate da Cristo per impacchettare la Tur Eifel piene di 'mmonnezza.
Poi, tra un viaggio ai cassonetti della mondezza ed un altro, vado su repubblicapuntoit e scopro che fare pulizie in questo periodo di vacanze estive non è un obbi solo mio. Infatti il Signor Gentilini (nome che mi rievoca i biscotti con cui facevo colazione da piccolo, spero non ne fosse lui il produttore!!), ha dichiarato: "C'è bisogno di iniziare una "pulizia etnica contro i culattoni".
Ora il Signor Gentilini non è che sia proprio un uomo qualunque come me o un matto qualsiasi che ci sbraita contro e al quale non controbattiamo, più per pietà che per paura.
Il Signor gentilini è l'ex sindaco di Treviso, ora prosindaco.
Vuole ripulire la città dai ghei colpevoli a suo dire di aver trasformato il parcheggio di via dell'Ospedale in un luogo di incontro dove si consumano rapporti sessuali, suscitando le proteste degli abitanti della zona. Poi sempre in una prosa raffinata ed elegante, continua: "Darò subito disposizioni alla mia comandante dei vigili urbani (come se fosse la sua governante alla quale far pulire l'argenteria) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni Devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni e simili".
Di fronte a questa esternazione il sindaco vero, il signor Gobbo, ribatte cercando di mettere una pezza: le dichiarazioni del prosindaco "non sono preoccupanti. E' il suo modo di essere. Lui parla sinceramente, con un linguaggio concreto che tutti capiscono".
Queste ultime esternazione del Signor Gentilini fanno gruppo con altre proposte, sempre sue, sempre moderate e civili quali i colpi di bazuca contro i canotti degli immigrati.
Riagganciandomi a quanto detto dal più diplomatico Signor Sindaco Gobbo, questo linguaggio è tipico del Signor Gentilini, (spero sempre non sia quello dei biscotti), ma mi porta a fare due considerazioni.
La prima: ognuno ha il diritto di esprimersi come crede e con il vocabolario che di cui dispone. Chiunque tranne le persone che si trovano a rivestire un ruolo istituzionale. Da chi rappresenta i cittadini, tutti i cittadini, ci si aspetta una capacità dialettica e comunicativa migliore un'esposizione del pensiero degna d'essere chiamata tale, che sia in grado di veicolare comprensibilmente anche i concetti più scomodi senza cadere in formule e frasari da bocciofila.
Dalla caduta della prima repubblica, una formula francesizzante che ho sempre trovato inappropriata allo scenario politica del nostro Paese, in preda ad una frenesia di rinnovamento, si è anche ritenuto necessario cambiare la sintassi del linguaggio politico che per decenni aveva reso ogni comunicato governativo, ogni comizio elettorale, ogni dichiarazione alla stampa qualcosa di incomprensibile come la stele di Rosetta. Ma il contrario di incomprensibile non è mai stato volgare (o volgarismo, per chi mi intende ;) ), semmai chiaro.
Seconda considerazione che mi viene da fare: il signor Sindaco Gobbo difende l'indifendibile quando dichiara che il Signor Gentilini "parla sinceramente, con un linguaggio concreto che tutti capiscono". Ora, se io fossi un trevigiano mi sentirei profondamente offeso nel credere d'essere ritenuto tanto ignorante da non poter comprendere una dichiarazione che fosse meno che triviale.
Per fortuna qualcuno si è levato indignato contro le esternazioni del prosindaco trevigiano. Al momento in cui scrivo, leggo che queste però sono venute solo da esponenti politici ghei e da associazioni omosessuali. Una dichiarazione del genere richiederebbe una reazione forte da parte di tutti gli esponenti politici e tutte le associazioni che si ritengono civili.
E questo lo propongo anche a favore della dignità Del Signor Gentilini perché immagino non voglia essere considerato come il vecchio nonno rincoglionito al quale i nipoti fanno passare ogni bizzarria in virtù della sua condizione. Orsù, consideriamo il Signor Gentilini e apprezziamo il suo sforso di farsi notare intavolando l'ennesimo dibattito sulla italica ricchionagine, cercando di chiarire, una volta ancora, che cosa farne di questo 10% di popolazione: aree protette, confini su isole abbandonate, ghetti, eliminazioni fisiche. Tutte quante sicuramente efficaci quanto haimé non porprio innovative.
Caro Signor Gentilini, io come lei, sono un uomo che mette la pulizia di casa propria in cima alle priorità ma le auguro di fare come me: dopo aver fatto il dovuto, prenda 5 o 6 bustoni, anche i suoi della misura di quelli usati da Cristo e butti via tutte le baggianate dette. Mi creda farà il miglior servizio di pulizia che mai avrebbe sperato di realizzare.

martedì 7 agosto 2007

MEGLIO PRIMO ALL'INFERNO CHE ULTIMO IN PARADISO.

"Ma adesso tu che fai?"
"Sono in ospedale a trovare un amico ricoverato alla neuro...no, non sto scherzando"
"Ah, capisco. Peccato allora non ci possiamo vedere. Io ho il treno alle 5"
"Mi sa di no, non posso andarmene adesso, sono appena arrivato: Tanto tornio a Roma, vero?"
"Si certo. E' che mi andava di vederti prima di partire. Pausa. Ma lo sai ieri sera mentre andavo via dalla discoteca cosa m'è successo?"
"No dimmi".
"Dopo che ci siamo alzati dal divanetto e ci siamo salutati mi si è avvicinato uno, rasato, muscoloso e con l'aria incazzata mi ha detto: "Complimenti! Ti sei rimorchiato la più checca di Roma!"
Silenzio. Ha detto proprio quello che ha detto?
"E chi era?"
"Non lo so, tu conosci uno rasato e muscoloso? (visto che ci trovavamo all'Alien dove pure le donne sono rasate e muscolose è come cercare "Maria per Roma")
Me ne verrebbero in mente almeno 15 che corrispondono a questa descrizione ma in mancanza di altri dati sarebbe come vincere una partita di Indovina chi? al primo colpo.
Dissimulo giocando la carta ironia.
"No. e comunque ci tengo a precisare che non sono la più checca di Roma ma ce ne sono almeno atre tre prima di me". Apprezzerà?
"Si ma tanto non c'ho fatto caso".
Meno male.
Insomma questa è stata la conversazione telefonica tra me ed un ragazzo conosciuto qualche mese fa.
Lo conosco in discoteca. viene da me e si presenta. Capisco che non è di Roma prima ancora che riconosca l'accento, sempre per l'ormai assodato corollario per il quale io ormai sulla piazza di Roma sono bruciato, quindi seduco solo forestieri.
Da bravo padrone di casa (visto che st'inverno l'ho passato quasi interamente in quella discoteca) lo faccio accomodare sul divanetto che preferisco chiamare sofà, mi da più idea di intimo casalingo.
Chiacchieriamo. Io come al solito brillante e ciarliero riesco addirittura a sovrastare con la voce il frastuono della musica aus.
L a conversazione è piacevole ma è molto tardi. Lui mi dice che sarebbe ripartito l'indomani (che va però interpretato come: "daje che c'ho voja". Io ribatto che ho sonno e che andrò a letto. Infatti il nuovo ME non contempla più disperati tentativi di portare lo scalpo a casa la sera stessa. Eh no! Si fa come una volta. Ci si vede il giorno dopo, da sobri e poi, eventualmente, si salta la cavallina. Quindi ci scambiamo il numero di telefono e qualche bacio perché, vabbè non darlo subito la prima sera, ma almeno, come dire, un giro dell'isolato con la macchina prima di comprarla uno la deve pur fare.
E così il giorno successivo ricevo questa telefonata.
Ma ti pare a te che debbano mettere in giro appellativi del genere? Poi del tutto infondati! Li per li resto un po' interdetto e sorpreso. Ho immaginato sto tipo nerboruto che da lontano osservava, montava l'acredine e poi, in perfetto stile checchina va dal tipo per spifferare il mio primato. Maturo, molto maturo.
Da allora, quando mi presento a qualcuno, dico: "Salve! Sono Insy, la più checca di Roma". Perché in quanto checca megalomane e provinciale, se ricevo un eponimo di primato, fosse anche di "più checca di Roma", io me lo tengo. In qualcosa almeno sono "il più". E poi mica più checca di una città qualsiasi! Mica stiamo parlando di Fiano Romano! Qui si parla di Roma, la Capitale, la megalopoli che conta centinaia di migliaia di ghei! E' un primato mica da poco e io il mio titolo me lo teno stretto. Da quando me lo sono accaparrato in effetti inizio a sentirne l'onere. Andare al Caming Aut e vedere tutte queste checchette che crescono, pronte a scalzarmi dal trono, mi mette un po' p0'ansia. Non è facile essere sempre all'altezza del titolo. Devi ancheggiare sempre più delle altre, devi ridere sempre più sguaiatamente delle altre e fare domande o interventi più idioti delle altre. Io ad esempio dico spesso che ho letto su VF che la scrofa ha un orgasmo di mezz'ora, lo sguardo degli interlocutori è sempre mediamente agghiacciato però mi sembra appropriato.
A settembre vorrei contattare la figlia di Mirigliani per organizzare il concorso "La più checca d'Italia" e "La più checca del mondo". Secondo me è fattibile. Io vedrei 5 serate in diretta, magari su SkyVivo (piattaforma di Sky canale 109). Non credo ci sarebbero problemi. Trasmettono un realiti sui seminaristi tentati da spogliarelliste per valutarne la vocazione, non credo avrebbero remore a trasmettere il concorso.
Lo vedrei ovviamente ad eliminazioni dirette con ripescaggio e televoto tramite fisso o sms. I proventi poi li donerei in parte per un pensionato di ex miss checche indigenti.
No, il conduttore no Margioglio! Troppo scontato e poi ci sarebbe un conflitto d'interessi. Pensavo più ad una donna. Una giornalista. Qualcuna che desse credibilità e spessore alla competizione: Didi Leone.
Non so ancora quali potrebbero essere le prove a cui sottoporre i concorrenti. Prevederei però tanti titoli come: miss checchissima, miss checca domani, miss checca Rocchetta o miss checca "Amici di Maria De Filippi (anche se li le fasce di miss si sprecano, anche senza concorso).
Ma alcuni consigli ai futuri concorrenti vorrei darli visto che io, per ovvi motivi di primato già acquisito, non potrò parteciparvi se non in veste di madrina: essere se stessi e di ricordare che non bisogna essere per forza la più checca d'Italia per essere comunque una buona checca.