mercoledì 30 dicembre 2009

BUON 2009.

Un licenziamento, un libro pubblicato, uno sfratto, un trasloco e una casa nuova. Notti insonni a chiedermi se sarei mai riuscito a trovare un altro lavoro. L’ansia, la paura e ancor più grossa quella di cadere nel baratro. E poi, la gratitudine e il vigore ritrovato per un lavoro ormai quasi insperato.
Incontri sorprendenti, pochissimi screzi, alcune incomprensioni e nessuna delusione.
Persone che diventano amici con la grazia che solo la casualità sa regalare.
Qualche granchio preso e buone occasioni sciupate perché l’esperienza di anni non mi renderà mai tanto saggio da dare ascolto al cervello invece che alle viscere.
Dopo anni di sciocche riluttanze, la conferma di una buona salute e la certezza forte e assoluta dell'amore degli amici e dei familiari.
il 2009 mi ha messo alla prova rendendomi meno Insy e un po’ più Ale.
E io, gliene sono grato.

martedì 29 dicembre 2009

CAPODANNO A MUCCA. TOCCA BATTERE PER BATTUAGE!










Il tema della festa di capodanno di Muccassassina è Battuage e per questo, molti di quanti vorranno comunque andarci, è proprio questo quello che dovranno fare: andare a battere il marciapiede.
Il biglietto infatti ha l’ingiustificato costo di 50 euro (se acquistato la sera stessa o in prevendita se si desidera accedere al privé).
Sicuramente l’ISTAT non ha messo le discoteche nel paniere dei consumi su cui fare le medie nazionali né alcuna ricerca ha appurato che passare il capodanno a Mucca è la cura che aspettavamo per debellare ogni tipo di cancro, ma il caso specifico solleva ben altre questioni.
Prima di tutte, l’associazione che l’organizza è il Mario Mieli e non il Billionaire di Briatore. Il circolo infatti non è una società con fini di lucro ma un benemerita istituzione culturale (ripeto culturale) che negli anni ha fatto moltissimo per la comunità gay e che, proprio per sovvenzionare le sue attività, molti, molti anni fa inventò una serata danzereccia chiamata appunto Muccassassina. Ora senza farne l’esegesi, la politica fondante di questa festa era quella di creare un evento che non fosse la solita discoteca ma piuttosto un aggregatore per gli omosessuali ed i loro amici etero, senza grosse pretese, divertente e sempre comunque attenta a non far pagare ingressi troppo esosi che comunque diventavano poi il carburante che permetteva al circolo di profondere servizi altrimenti non elargiti dalle istituzioni.
Mutata mutandis.
I tempi cambiano e sarebbe patetico non assecondarli ma lo spirito dovrebbe, a mio avviso, restare lo stesso altrimenti si abdica a dinamiche che snaturano l’essenza stessa della festa rendendola uguale a centinai di altre, molte delle quali, dal punto di vista squisitamente organizzativo, di gran lunga migliori.
Premetto che sono d’accordo che i costi del capodanno lievitino rispetto al prezzo solito del biglietto di 15 euro(dai baristi al service, tutti chiedono, giustamente di più per lavorare il 31 sera) ma qui si parla di oltre il triplo!
Il costo oltretutto stride con il fatto che la location è sempre la stessa di tutti i venerdì sera e i panettoni offerti allo scoccare della mezzanotte o la presenza di DJ che arrivino dal culo di Giove, francamente, non sono elementi così eccezionali da giustificare tale costo.
Sarà la mia malizia, ma a me sembra davvero l’approfittarsi spregiudicatamente di un evento dove la gente, e tanta, comunque andrà.
Non solo. A questo andrà aggiunto il solito travaso di etero, molti dei quali tutt’altro che friendly se non addirittura omofobi, che verranno selezionati con lo stesso rigido criterio con cui si decide chi entra e chi no il primo giorno di saldi alla UPIM costringendoci tutti a ballare il passo della sardina.
È vero, questi soldi verranno (in parte) impiegati per mantenere in vita il Mieli ma credo che 10 euro di meno avrebbe fatto contento il circolo e ancora di più il pubblico e se questo fosse costato la rinuncia di un paio di go go boy oleati come il pistone di una Lamborghini o la scelta di dj meno famosi, ben venga, tanto, non diciamoci fregnaccia, il 98% di noi va lì per divertirsi con gli amici, ubriacarsi e rimorchiare e anche se mettessero Le tagliatelle di nonna Pina remixata dal coro dell’Antoniano di Bologna, la gente ballerebbe lo stesso e si divertirebbe comunque.

PS: chiunque iniziasse a muovere critiche quali: “allora tu che ci vai a fare”, rispondo in anticipo che credo andrò comunque per seguire gli amici e che il fatto che ci vada non esclude che possa portare delle critiche o che possa sollevare un punto di riflessione da condividere.

venerdì 25 dicembre 2009

UN IMMAGINE VALE PIù DI MILLE AUGURI


Dopo questa foto augurale capite perché come regalo per natale ho chiesto più dignità.
Buone feste a tutti.
INSY/ALE

martedì 22 dicembre 2009

AMO IL NATALE PERO'...
















Io venero il natale. Fosse per me sostituirei l’inno di Mameli con “Ol ai uont for crismas is iu” cantata da Maraia Cerrei e farei stampare il faccione beota di Babbo Natale sulle banconote da 10 euro.
Mi piace quell’irresistibile atmosfera d’aspettativa che avvolge in un manto di nevrotica condivisione il periodo delle vacanze natalizie.
Tutti quei giorni di ferie da passare inerti sul divano, guardando per la 23esia volta “Una poltrona per due” o “Il piccolo lord”, incapaci di cambiare canale sedati come siamo da un’overdose calorica da cenone che obnubila anche il più forte desiderio di vedere qualcos’altro.
Giocare con amici e parenti fino alle 5 del mattino rischiando rotture familiari e risse da salun per l’esasperazione di aver perso intere tredicesime a tombola e, per questo, urlando bestemmie tali da far chiedere al neonato bambino Gesù asilo politico nel Valalla di Odino.
Insomma adoro il Natale ma non tutto quello che accade in queste magiche settimane è avvolto dal cellofan sbrilluccicante di un cesto “Gran Natale” di Castroni (ndr, per chi vive fuori dal GRA: trattasi di una gastronomia romana dove le lenticchie le vendono ad once pesandole su bilancini più diffusamente adoperati da i migliori spacciatori di cocaina di Maiemi).
Del Santo Natale infatti ci sono cose che apprezzo poco o detesto del tutto come, tanto per cominciare, il fatto di dover incartare i regali. Gli orli mi vengono sempre imprecisi, non riesco mai a sincronizzare i denti per tagliare lo scoch con le dita per tenere i lembi della carta. Quindi, o Dio quindi si decide a darci almeno un altro paio di mani per il compleanno del suo prediletto o ci pensasse lui a confezionare i regali. Ad ogni modo, almeno a me, il risultato finale esce sempre in prefetto stile Bocelli ma, nonostante questo, mi da fastidio veder squarciata quella bella carta argentata dopo tutto l’impegno profuso.
I bigliettini augurali sono un’altra cosa che detesto del Natale. Siccome lavoro in pubblicità, si aspettano sempre delle frasi ad effetto per cui se non ci sono almeno 5 tripli sensi e 12 battute in 4 righe la gente ti guarda come se li avessi scritto “vaffanculo”.
Tra le cose che non sopporto, questa, almeno quest’anno, l’ho scampata: i parenti di mia zia. Siccome mia madre ha litigato con la sorella e mio zio è disperso non si sa dove, faremo la vigilia a casa di mia madre solo io, mia madre e mio fratello, scampando così il solito questionario dei suoceri di ma zia che a 93 anni e benché con un piede nella fossa, invece di raccomandarsi l’anima a l Signore devono rompere la mia chiedendomi ancora perché non sia sposato, per quale motivo abbia lasciato la polizia e quanto la mia stempiatura gli ricordi tanto mio nonno.
Sempre di questo periodo, non sopporto le foto sulle riviste dei ricchi che festeggiano a Cortina. Spero tanto che il colbacco della Marzotto abbia un attacco di alopecia universale, che a Lapo venga un attacco fulminante di dissenteria mentre sta scendendo per una pista nera e che tutto il terzo stato recuperi i forconi dei loro avi e vada a dare fuoco alle ville di questi 4 magnaccia senza pudore.
Forse però la cosa che odio maggiormente è il senso di colpa il giorno dopo il cenone, solitamente così composto: carciofi, broccoli e pastella fritti, per aprire in leggerezza. Spaghetti ai frutti di mare. Pesce azzurro fritto, ovviamente. Verdura, saltata, (e come ti sbagli). Torrone, panettone, pandoro: e non si parla certo di una fetta ma di tutto il cucuzzaro. Menù che può certo subire piccoli cambiamenti da un anno all’altro ma la sostanza adiposa resta al stessa.
Detesto soprattutto il fatto che, a seguito di quest’orgia culinaria, il 27 mi accorga che mancano appena 4 giorni a capodanno (non che sia una novità, ma ho la memoria breve più corta di una “scossarella” dell’Eredità di Amadeus) quindi tento una disperata virata verso il tunnel della santa anoressia che mi porterà a mangiare ore di tapirulant condite con lezioni su lezioni di step nell’illusione di perdere quei 5 o 6 chili prima del 31 dicembre, giorno per il quale pretenderei di avere la siluet di un olimpionico di nuoto mentre, al contrario, sembrerò Selly, l’otaria super star dello spettacolo acquatico di Gardaland.
In

lunedì 21 dicembre 2009

AMARA SORPRESA















Il venerdì era il giorno dedicato al merluzzetto. E io iniziavo a sentirmi male già dal mercoledì sera. Come non bastasse, la discepola del marchese De Sade, meglio nota come mia madre, poco prima di cena si divertiva illudendomi con una domanda che, secondo il suo particolarissimo senso dell'umorismo, doveva essere assai divertente: “indovina che ti ho preparato stasera?”.
Io sapevo bene cosa mi aspettava ma, per un secondo, mi confortavo nell’illusione di una risposta che fosse diversa da: “il merluzzetto!”. E invece niente, lei, perfida, si affrettava a scoperchiare la pentola mostrandomi l’esangue carcassa galleggiante di quell’inutile pesce.
Al solo vederlo, mi si serravano le mascelle e piuttosto avrei preferito cenare con una zuppa di segatura immersa nell’olio per motori. Era quindi per questa mia reazione che occorreva sempre il supporto di mio padre: lui infatti, maledetto complice schiavo del potere, con una mano mi teneva bloccate le braccia dietro la schiena (faceva il poliziotto, dunque non doveva far altro che applicare le tecniche d’arresto al figlio di 6 anni) e con l’altra mi comprimeva le guance mentre la mia aguzzina faceva leva nella mia bocca brandendo un cucchiaio colmo di quel pesciaccio come fosse un piede di porco. Visto dal di fuori la scena poteva essere tranquillamente scambiata per un interrogatorio negli spogliatoi adibiti a sala delle torture di un qualsiasi stadio non meglio collocato in una misconosciuta repubblica dell'america del sud. Il martirio poteva protrarsi ben oltre la mezz’ora e questo dipendeva quasi esclusivamente dalla mia scelta di arrendermi al disgusto del sapore ferroso del pesce piuttosto che contrastare i miei con una riottosità destinata comunque ad essere soverchiata.
Con gli anni ho cambiato i gusti, ampliandoli. Chi sta a dieta sa benissimo che la perdita di peso è un obbiettivo raggiungibile più facilmente se si sostituisce la carbonara con del pesce bollito e grazie all’applicazione di sapienti tecniche di visualizzazione, ho iniziato a mangiare merluzzo lesso che la mia mente si imponeva però di interpretare come un fritto misto alla romana.
Da lì in poi, sempre grazie allo stesso espediente, ho superato le mie difficoltà anche con i broccoli, la cicoria, i minestroni e tutta la verdura in generale (non credo esista un solo bambino al mondo che non la detesti) fino a vantami oggi di essere il vero onnivoro, pronto a lanciarsi nella cucina di tutto ciò che nuota, vola o cammina a 4 zampe, purché non sia un tavolino.
Cavallette fritte, bacarozzi arrosto e persino piatti cinesi a base di carne, non mi spaventano più.
Così credevo almeno fino a sabato scorso quando un amico fiorentino mi fa assaggiare una gloria culinaria della sua città: il lampredotto.
A vederlo sembra una sorta di Kebab. L’odore è buono e tutti gli altri ospiti ne mangiano con gusto. Inizio però a sentire strane battute, a dire la verità piuttosto volgari, su questo piatto. Inizio a insospettirmi e chiedo. “Sono delle parti molli del bovino”, mi risponde un mio amico, e giù a cucchiaiate. Sì, va bene, allora è come la pajata romana. Assimilarlo a qualcosa che già conosco mi da fiducia e ne assaggio un piccolo boccone, seppure con una certa circospezione.
Il sapore però è strano, non mi ricorda nulla che abbia mai provato prima e forse anche per questo, lo lascio quasi intatto.
Ieri rincontro per un aperitivo il mio amico fiorentino. “Ma lo sai che si sono finiti tutto il lampredotto l’altra sera”, mi fa quasi stupito. Mentre sorseggio un Negroni, che sto bevendo solo per contrastare il freddo preso per raggiungere il bar, non certo perché sono ad un passo dalla dipendenza, gli chiedo: “Io invece ho lasciato la mia porzione. Non so, non mi convinceva e poi a naso mi dava un senso di repulsione”.
“Ti credo”, e ride.
“Perché?”, e tracanno un altro sorso di liquido antigelo.
“Ma lo sai con cosa è fatto?”.
La sua risposta è attutita dalla confusione della sala ma tutti si girano quando sentono il mio urlo di disgusto e disperazione. Le papille gustative mi si accartocciano e le budella fanno un doppio scorsoio e pretenderanno da oggi in poi un certificato di garanzia per tutto quello che trangugerò.
“Ma stai scherzando?”, gli chiedo con un tono di sgomento avvolto da un velo di supplica.
“No, no. È la fica della mucca”, continua serafico. “Pensa che a Firenze ci sono un sacco di chioschi che vendono i panini con il lampredotto”. Subito mi viene in mentre il mostro di Firenze e molte cose mi si chiariscono. E soprattutto mi si chiarisce la mia istintiva riluttanza a mangiarne.
Partorito con un cesareo, mai toccata una donna più in basso del collo, mai vista una fica vera in diretta, figurati se potevo addirittura mangiarmene una.

martedì 15 dicembre 2009

TIRA UNA BRUTTA ARIA.
















Tira davvero un’ariaccia e oltre a volare statuette iniziano, come prevedibile, anche a volare delle emerite stronzate. La più pericolosa è la quella di Maroni che, cito da Repubblica, dichiara: "Valuteremo soluzioni idonee da presentare al prossimo consiglio dei ministri" per consentire "l'oscuramento dei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere".
Non occorre essere un genio della politica per sentire odore di censura, pratica storicamente parziale, imprecisa ed arbitraria.
Giovedì quindi il governo potrebbe varare per decreto una legge volta a monitorare e, eventualmente, sanzionare quelli che spesso sono poco più che i commenti da pausa caffè. Sperando che questa idiozia non veda luce allo stesso tempo mi chiedo:
1) chi dovrebbe valutare la reale pericolosità di una nota o uno status su un profilo, su un blog o un forum?
2) come si distingue una provocazione o una battuta da una reale istigazione a delinquere?
3) Se io mando a “morì ammazzato” un amico sul mio blog, ne rischio quindi l’oscuramento?
4) Quante persone (competenti in materia) dovrebbero essere impiegate per monitorare milioni di siti affinché la rete diventi pura come la pipì di un neonato? Quanto tempo rubato a faccende più serie? E, soprattutto, quanto denaro?
5) Perché piuttosto Maroni non pensa a ai precari, a Scampia, ai soldi che si stanno rubando per la ricostruzione de L’aquila o, più semplicemente, ai regali da fare ai parenti per Natale?

lunedì 14 dicembre 2009

IL PRESIDENTE, LA STATUETTA E LA VIA PER LA BEATIFICAZIONE.


Tutto sta andando esattamente come deve andare affinché si consolidi il consenso di Berlusconi. La sua ascesa a santo martire è ormai assicurata. Prima bersagliato dalla magistratura poi addirittura aggredito fisicamente cosa che, seppur ancora vivo, gli permette d’esser vagamente paragonato a Chennedi, Gandi e Gesù Cristo.
Se fossimo dei fanatici del complotto, potremmo dire che abbia addirittura ordito lui quest’aggressione, proprio ora, proprio nel momento in cui il suo formidabile consenso iniziava a vacillare. Aiutarlo in questo momento sarebbe stato un gesto davvero fole per chi, come moltissimi di noi, vorrebbe vedere SB ritirarsi a zappare l’orto della villa di Arcore. E folle infatti è stato chi ha commesso il gesto servendo al nostro presidente la splendida occasione di cavalcare di nuovo l’onda della benevolenza popolare e di potersi appigliare all’imbarbarimento dei tono dell’agone politico per puntare i riflettori sulla vicenda personale lasciando invece all’ombra dell’opinione pubblica i reali problemi del paese. Per questo io non gioisco di quanto accaduto, semmai sono seriamente preoccupato della strumentalizzazione che se ne farà e che andrà tutto a beneficio di SB. Oltretutto, la condizione psichica dell’aggressore non permette certo di trasformarlo in un Masaniello che si fa eroe di un crescente disagio popolare(potendo,vorrei ben altri personaggi a rappresentanza del mio disaccordo nei confronti del governo) e il compiacimento di quanti godono dell’accaduto, francamente, mi sembra il godimento piccolo piccolo dei paesani che vedono inciampare a terra il baronetto del villaggio (in 15 minuti 6000 feisbucchiani si sono fatti fan dell'aggressore, e sai che vanto!).
Personalmente preferirei veder portare avanti le ragioni dell’opposizione con la forza dello scontro dialettico piuttosto che con il lancio di una statuetta proprio perché, noi insoddisfatti della politica berlusconiana, possiamo aspirare a qualcosa di più alto che godere delle foto del volto insanguinato del presidente-martire.

venerdì 11 dicembre 2009

NON CI SONO PIU' I BARBONI DI UNA VOLTA.















Sto rientrando in ufficio dopo una pausa caffè. Sulla strada un barbone è puntellato con la faccia contro il muro.
Sembra stia dormendo se non fosse per il fatto che è in piedi e sicuramente non è un cavallo.
Fosse per me l’avrei ignorato del tutto ma il mio collega che è nato in provincia con i sani valori altruistici del paese, gli si accosta e gli chiede: “tutto bene?”.
Il tipo sembra svegliarsi di soprassalto e inizia a biascicare un flusso incomprensibile di parole aggravato dal lancio di lapilli di saliva da una bocca tumefatta. Più o meno il succo del discorso è che non ha una lira e ha fame.
Mi rovisto nelle tasche ravvisando in questa un’occasione per guadagnare almeno 15 punti paradiso. Oltre allo scontrino del bar, recupero il resto di 3 euro e 50 e glieli porgo.
“E che ci faccio io con questi?”, risponde il barbone.
Ma vaffanculo, va! Mi rimetto i soldi in tasca e me ne vado.

mercoledì 9 dicembre 2009

IL GIORNO DELL'ALBERO

















Stasera tocca all’albero. Lo so che tradizione vorrebbe lo si facesse l’otto dicembre ma ieri mi sono dovuto scontrare con il montaggio di 100 chili di armadio assemblato praticamente ancora ubriaco dalla sera precedente ed è già un miracolo che il risultato finale non sia stata una sedia a dondolo a tre ante.
Il mio coinquilino Last Dei da quando ha iniziato a lavorare davvero, torna sempre troppo stanco, l’altro, Il Turco, adduce motivazioni religiose alla sua riluttanza nell’aiutarmi a mettere palle sui rami ma giuro che se lo becco anche solo con una fetta di panettone in bocca scateno una guerra santa a colpi di torrone caramellato.
Evito di chiederlo agli amici perché lo so che lo farebbero contro voglia e minacciarli sotto Natale con uno dei video che ho girato di nascosto mentre, ubriachi, cantano e ballano in plaibec Crilù di Eter Parisi, non mi sembra molto nello spirito della festività. In più, non posso chiedere ad altri una cosa che non farei mai io per primo dato che montare è una cosa che mi scoccia a morte dai tempi in cui da bambino mi toccava farlo con i regali dell’ovetto Chinder.
Quindi stasera dovrò tirare fuori da solo un abete sintetico alto come uno degli Ol Blec della nuova zelanda e addobbarlo con la sobrietà della compagnia di danza folcloristica di pechino dato che ogni singolo pezzo, dal puntale alle luminarie, è stato rigorosamente realizzato dalle sapienti manine di minorenni dagli occhi a mandorla, utilizzando materiali che vanno dall’uranio impoverito alle vernici cancerogene. Gli addobbi che però più mi preoccupano restano le lucine. Ricordate l‘anno scorso quella cosa dell’acceleratore di particelle in svizzera che dicevano che, se fosse andato male l’esperimento, avrebbe causato un buco nero all’altezza di Chiasso? Ecco, non so perché ma quando mi trovo ad attaccarne la spina temo sempre di causare una sciagura di quel genere. Quindi se stasera, verso le 22, precipiterete in un medioevo teconologico dovuto all’esplosione di tutte le centrali elettriche italiane, saprete di chi è la colpa.

domenica 6 dicembre 2009

giovedì 3 dicembre 2009

XF3, ADDIO















Il dio delle Yavanna oggi mi ha già fatto scontare la colpa di non aver visto il programma fino alla fine ma io ieri sera non ce l’ho fatta e mi sono addormentato alle 11. Infatti stamattina mi sono svegliato e passandomi un cottonfioc nelle orecchie mi sono accorto che erano diventate a punta e al posto del motorino ho trovato ad aspettarmi il Superfantadrago.
Comunque, come da pronostico, ha vinto Marco(nonostante una canzone assegnatagli da Morgan e scritta da lui medesimo orecchiabile come la recita della formula estesa della realitività di Ainstain e dalla quale si capisce perché con i Bluvertigo vendesse numero di copie: 5, a dire tanto)concludendo così la terza edizione di X Factor che passerà alla storia per essere il primo narcotico somministrabile senza assistenza medica.
La maratona televisiva ha più ospiti che la premiazione dei telegatto e la prima a scendere in campo è la Clerici: “Francesco, te lo devo proprio dire, sei davvero un bravo presentatore!” Va bene che c’è in giro gente come Giletti e la D’urso ma bravo a uno che a 25 anni usa termini come “ai posteri l’ardua sentenza” che era antico già ai tempi di Nunzio Filogamo non può che farmi pensare che l'ultima ribollita preparata da anna moroni alla Prova del cuoco è stata insaporita con foglie di cannabis.
Gli inviati nelle tre città dei finalisti, anche quest'anno, sono tre presi a caso tra i parenti dei dirigenti rai, in particolare 2 devono essere le nipotine di qualche capostruttura.
il primo cantante è Giuliano, brav, per carità, ma c'ha una facci appesa che se lo vede un gatto nero si gratta i coglioni, in più, per dare una sferzata di brio, gli assegnano Caruso. Il big abbinato è ovvimente Lucio Dalla che, insieme alla sua parrucca, formano il trio maschile di risposta alle yavanna.
A proposito di parrucca, anche quella della Mori è abbastanza orripilante ma inutile criticarla troppo, il macello sta in quello che c’è sotto.
Le yavanna cantano "Come mai" e ci regalano un quadretto fantasi degno de Il signore degli anelli. Loro sono tre elfi e c'è persino Max "il gollum" Pezzali.
Di Marco posso solo dire che mi dicono in continuazione che gli somiglio il che può anche andarmi bene visto che su Eriteig.com, l’ultima vola che ho fatto il giochino delle somiglianze, è uscito che ero per il 78% identico ad Angela Lansbury.
Tra i vari oscpiti c'è stato persino 50cent, costretto ad un rep estemporaneo con Facchinetti. Era evidente avrebbe preferito trovarsi in una sparatoria nel ghetto di los angeles piuttosto che fare il coglione con il principe dei suddetti ma, preventivamente, il suo manger aveva fatto stipulare un accordo in cui si vietava la diffusione in america di qualsiasi spezzone tratto dal questo programma.
Morgan ormai è in fase cialtrona-ascetica e il suo ego è talmente smisurato che la prossima estate inizierà a camminare sulle acque di milano marittima e alla comunione della figlia moltiplicherà panbriosc e pasticcini.
E' la serata anche per Tommasini che sta preparando un miusicol con gli scarti dei concorrenti di XF. La sceneggiatura, che io per il teatro chiamerei però:copione, l'ha scritta lui, quindi ora ve lo dico, io mo mi metto a riadattare l'Ulisse di Giois per farne una commedia recitata da cani addestrati e macachi albini.
Le prime ad essere fatte fuori sono le Yavanna ma se la ridono perché tanto da quando Enia ha abbandonato l'arpa per mettersi a fare la tenutaria del bordello "In fondo al bosco" in Nevada, il segmento di pubblico che crede nell'esistenza dell'unicorno, degli gnomi e del cervello nella testa di Calderoli, è tutto loro.
Altro da segnalare francamente non ce n'è stato, quindi vi saluto e buona notte.

mercoledì 2 dicembre 2009

Vaniti Fer e la fine della crisi economica.














Come tutti i mercoledì, la terza cosa che faccio al mattino è lanciarmi in edicola per comprare Vaniti Fer. Ormai ho imparato a valutare l’andamento del mercato dal numero di pagine stampate e, a giudicare dal volume del numero di questa settimana, sono evidenti i segnali di ripresa dell’economia. E non mi sbaglio. Infatti intorno a pagina 153 trovo un campioncino del profumo di Mugler: Amen. Si vede che gli investitori sono tornati all’attacco. Quindi, mi faccio a mente due conti: se compro altre 9 copie della rivista, a 5 ml di profumo a copia, con una spesa di appena 19 euro ho un profumo ching saiz e carta sufficiente per pulire i vetri fino alla fine del 2010.
Altro indicatore della fine della crisi è l’immancabile rubrica dedicata agli eventi mondani: a Marraches riapre La Mamunia che grazie ad un restauro di appena 15 milioni di euro torna ad essere uno degli hotel più lussuosi del mondo. A parte il fatto che a me sembra uno spreco spendere tanti soldi per finire in una stanza che tanto ti si riempie di sabbia, circondati da beduini in guanti bianchi e orrende candele che puzzano di paciuli ma poi dico, vi pare una notizia da pubblicare quando in questi giorni sono stati licenziati 2000 operai dalla fabbrica di Termini Imerese e il 27% dei giovani italiani sono senza lavoro?
Poco più avanti, sulla cartina dell’arco alpino, campeggiano le fotine lapidarie di, nell’ordine: Fiona Svaroschi, Marella Agnelli, Maria Sole Brivio Sforza, Martina Mondatori e Clementina Montezzemolo variamente disseminate tra Curmaier e Cortina. Per favore, qualcuno vicino alla redazione di VF può spiegargli che, va bene non essere certo Internazionale, ma articoli del genere fanno gridare alle lettrici un sonoro “sti cazzi!” più che se scoprissero che Bondi è stato beccato in una stanza d’albergo svenuto per un’overdose da Preparazione H?
Copertina ed intervista di punta questa settimana sono dedicate a Sabrina Ferilli. Ma 3 pagine, non saranno un po’ troppe? Dopo che t’ha detto “Forza Roma, forza lupi so’ finiti i tempi cupi” e che lei si fa la tinta in casa con i prodotti da supermercato, che altro deve dirti?
Settimana evidentemente dedicate alle dive. A pagina 106 un’altra intervista, stavolta alla statua di cera di Sofia Loren che per la prima volta lascia la sede londinese di Madam Tussò per girare un ficscion a Roma.
E poi lui, Roberto Bolle. Con lui ce l’ho dai tempi in cui prima confessò d’adorare ballare sulle punte (leggetelo con l’accezione più becera e pecoreccia che vi venga in mente perché è in quel modo che intendo le “punte”) per poi ritrattare dicendo che era stato mal interpretato e che lui in realtà è uno sventra fiche. Sta per uscire un libro fotografico di Brus Ueber che lo ritrai in virilissime pose degne dei ragazzi di Casa Paund quali: lui in calzamaglia con la gamba annodata intorno al braccio che sorregge la sua testa in una posa che sembra un incidente frontale tra il pensatore di Roden e Eter Parisi in Cicale ed un’altra in cui è sdraiato sul corpo di 2 ragazzi buonissimi, altro scatto che colpisce per la sua incredibile portata testosteronica.
Segnalo poco più avanti una pubblicità di un certo Marc Echò che, con mirabile originalità, usa Fabrizio Corona come testimonial. Ora, è evidente che questo stilista non sia mai stato a Roma altrimenti avrebbe saputo benissimo che il fidanzato di Belen da mesi è già padrino di MAS (ndr per gli abitanti extra GRA: il magazzino preferito dalle trans per scegliere i loro rigorosissimi abbigliamenti da lavoro) sotto il titolo: “Fabrizio Corona, il MASsimo dell’eleganza”.
A seguire noiosissimi articoli impegnati sulla desertificazione del pianeta, le razze in estinzione, l’acqua razionata e bla, bla, bla, bla…
Vi rivelo in oltre che, secondo Capitani, il segno “bucio di culo” della settimana è il leone, quindi i lettori dei restanti 11 segni, possono anche evitare di spendere questo euro e 90 investendoli in cappuccino e cornetto.
Concludo segnalando la lettera di una lettrice che da anni combatte contro l’obesità e che, con un inconsapevole senso dell’ironia, chiede consiglio a Mina che pur di poter mangiare in pace le lasagne al sugo di cinghiale della Barilla ha preferito ritirarsi dalle scene 30 anni fa.

martedì 1 dicembre 2009

MA OZPETEK NON SI VERGOGNA?




Ai miei tempi si diceva "o lo fai bene o non lo fai per niente".
Ecco lo spot ministeriale che, secondo loro, dovrebbe sensibilizzare il pubblico sul tema dell'AIDS. E nel dubbio se farlo bene o per nulla, lo hanno realizzato con i piedi. Non si sa che malattia sia, non si sa come si contragga ne come la si ostacoli. Ti invita a fare il test, che, dio non voglia, una volta che risuti positivo, non puoi far altro che contrastarne lo sviluppo con i farmaci e ti lascia con un messaggio sibillino ocme quello dell'ultima cartomante di piazza: "la sua forza finisce dove comincia la tua". Ma che vuol dire!?
E il bello è che a girarlo è stato Ozpetek. Ma un po' di senso civico e dire "cari signori del ministero, io sta porcata non la filmo!", no?
Ci dicesse l'esimio regista come gli è venuto in mente di girarlo.
Se potevamo aspettarci una comunicazione del genere da parte di questo governo catto-borghese, risulta invece piuttoso avvilente scoprire che a dargli una mano ci si metta un regista che mangia pane e froci da sempre.

1° DICEMBRE




















Quando rivelai a mia madre la mia omosessualità il suo dolore più forte non fu tanto il fatto di avere un figlio “mezzo femmina” quanto perché, soprattutto allora, sembrava inesorabile che i ghei fossero tutti destinati a contrarre il virus dell’HIV e quindi morire. Ne parlammo, la confortai e le spiegai, per quel che ne sapevo, come si contraesse il virus e, cosa più importante, come fosse possibile evitare il contagio senza per questo praticare l’astinenza.
Io, come molti altri della mia generazione, sono cresciuto con la cultura del preservativo e con il terrore dell’AIDS. Quando passò per la prima volta alla televisione lo spot dell’”alone viola” ero ancora piuttosto piccolo per capire esattamente cosa fosse l’AIDS ma abbastanza sveglio da associare quell’acronimo alla morte.
Sono passati tanti anni e moltissime persone, alcune a me molto care, oggi non ci sono più. Oggi all’AIDS, almeno a certe latitudini (e purtroppo solo a quelle), si può sopravvivere sebbene questo non significhi che sia una vita facile. Quindi è a tutte le donne e a tutti gli uomini che hanno imparato a convivere con questo virus che voglio dedicare un pensiero, rendendo merito al loro coraggio, alla loro caparbietà, alla loro dignità nel sopportare la diffidenza e la discriminazione, alla loro capacità di farsi forza, a volte persino creandosela, nel consolare il dolore delle persone a loro care e nell’indignarsi di fronte al pregiudizio di alcune istituzioni che malamente intendono la loro missione.
Oggi è alla loro voglia di vivere e, soprattutto, alla loro splendida ostinazione nel non rinunciare all’amore che voglio dedicare la mia ammirazione.

mercoledì 25 novembre 2009

EVVIVA FREDDI!




















Novembre. Ultimo anno di liceo. La depressione quotidiana è un piatto preparato con la sveglia che suona alle 6,30, il buio della città e il freddo dei termosifoni non ancora accesi.
È il 24. Arrivo in classe e i compagni mi dicono che Freddi mercuri è morto.
Entra il professore e riconsegna i compiti di greco. E il 3 preso non è più la notizia peggiore della giornata.

lunedì 23 novembre 2009

Niu Mun e il 17enne ipetrofico.


“Allora stasera andiamo a vedere Niu Mun?”.
“Certo ci sta quel bono assurdo del lupo mannaro che sta sempre a torso nudo per tutto il film”, rispondo al mio amico E. I biglietti sono introvabili e sono sicuro lo siano per questo motivo. Mi rifiuto infatti di credere che ci possa essere qualcuno che vada a vedere questo film perché intrigato dalla trama che ha un flusso narrativo eccitante come la lettura dei valori barometrici degli avvisi ai naviganti.
La storia in sostanza è quella di Bella (scelta davvero beffarda del nome, soprattutto se si considera l’attrice che la interpreta), adolescente inquieta, che vive una storia tormentata con un vampiro. Lei gli fa due palle tante implorandolo di trasformare anche lei in vampiro, non fosse per il fatto che lui ha le sembianze di un ventenne da 200 anni quindi teme che di li a 20 anni la mollerà per qualche altra ragazzina con le tette sode (cosa che capita spesso anche nel mondo reale solo che noi questi non li chiamiamo vampiri ma vecchi bavosi con i soldi). Lui non vuole perché trova la condizione vampiresca una condanna e, in effetti, se si considera che questi sono immortali, non muoiono alla luce del sole né alla vista del crocefisso, hanno super poteri e sensi acuiti, si capisce benissimo che vitaccia siano costretti a condurre. Tant’è che lui per preservarla da tanto schifo, decide di andarsene via lasciando la sventurata in un mare di dolore.
Come premesso dai treiler, antagonista di questo vampiro è un ragazzo lupo, amico d’infanzia di Bella, che cerca di aiutarla a dimenticare il succhiasangue. L’attore ha 17 anni e per ottenere la parte lo hanno intinti per 6 mesi in una soluzione liquida di testosteroni e aminoacidi ramificati. Lui però alla stampa rifila la storia dello sviluppo fisico e di una dieta a base di riso bianco e bilanciere che suona credibile come le modelle che ti dicono di mangiare la carbonare soprattutto a cena e 5 minuti prima di una sfilata. Nonostante quindi questa statua greca le faccia il filo, lei continua a struggersi per il vampiro, quindi non solo si evince che sia brutta ma è anche deficiente. Il film dura 2 ore e lui è nudo per 130 minuti e per altrettanti in sala è tutto un ansimare e, più che un fantasi, a me è sembrato un giallo anche perché non si spiega come sia possibile che tutti i protagonisti maschili si vogliano fare la protagonista che, ribadisco, è brutta come un anno di carestia.
Grossi colpi di scena non ce ne sono, gli effetti speciali sembrano contraffazioni fatte dai cinesi. La recitazione oscilla tra l’imbarazzante e l’inesistente. Gli sceneggiatori hanno scritto la parola “non posso vivere senza di te” e poi hanno premuto control C + control V un centinaio di volte. Le poltrone erano comode i pop corn caldi e la ragazza che mi sedeva accanto aveva un buon profumo. Altro da dirvi francamente non avrei anche perché confesso che una ventina di minuti me li sono fatti dormendo.

venerdì 20 novembre 2009

O'. Su YOuDem venerdì 20 alle 21,30.












Anche se l’argomento è il caming aut, voi fatemi il favore di restarvene ben tappati in casa per vedere O’, il programma a tematica GLBT (o LGBT, se siete particolarmente cavalieri) in onda alle 21,30 su YOUDEM, canale 813 di Scai. Ci sarò anche io che dirò la mia come persona informata sulla questione. Se poi invece non riuscite a resistere alla tentazione di uscire per andare al cinema a vedere Niu Mun, potete sempre vederlo in striming sul sito youdem.it.

lunedì 16 novembre 2009

"IL MONDO HA FAME? CHE GLI SI DIA CARBONARA!"















Oggi parte a Roma il sammit dalla FAO sull’emergenza alimentare globale. A parte il cattivo gusto di organizzarlo nella capitale della carbonara, a parte pure che come al solito la città viene blindata e se provi a prendere un mezzo pubblico si rischia di finire sequestrati per un tempo appena di poco inferiore rispetto a quello della Betancur in Colombia, ma leggo anche che SS (ndr: Sua Santità) ha qualcosa da dire persino su questo argomento.
In estrema sintesi, Benni sentenzia: “Basta sprechi e opulenza. Il pianeta ha risorse per sfamare tutti”. Una dichiarazione la cui prima parte avrebbe senso se fosse detta da un francescano di Calcutta e la seconda da uno scienziato, ma di quelli che non credono che i pani ed i pesci si possano moltiplicare con la sola forza della preghiera. Il fatto invece che questo monito venga da qualcuno che è a capo dello Stato con la più potente banca del mondo e che quando scende dal letto cerca con i piedini le sue deliziose pantofole di Prada, trasforma questa in una dichiarazione tragicamente comica.
Ma mi sembra abbastanza noioso continuare a speculare su quanto i ricchi non facciano per il benessere dei poveri, di come le logiche di mercato si impongano su quelle del buonsenso e della carità e di quanto questi incontri siano spurghi per coscienze neppure tanto intasate.
Dissentendo da quanto dichiarato dal SS e consapevole di non aver neppure io le competenze tali da poter esprimere un giudizio corroborabile da prove scientifiche, credo che il problema principale risieda nel fatto che siamo troppi. 7 miliardi di persone, sebbene 5 delle quali soggiogate dalla fame, rendono impossibile una produzione sostenibile delle materie prime, il cibo in testa.
Se realmente permettessimo (noi occidentali) di far avvicinare il terzo mondo alla mensa del benessere, sono certo che la terra collasserebbe nel giro di una generazione. Pensate quanti boschi occorrerebbe devastare per permettere di coltivare praterie necessarie a foraggiare miliardi di mucche da macello. I cicli di produzione del grano avrebbero bisogno di superfici troppo vaste e anche per la distribuzione dell’acqua, quella che non ti faccia venire la dissenteria, non basterebbe il discioglimento di tutti i ghiaccia della terra. Il mio non è facile cinismo, ma a volte, se penso ad uno scenario in cui davvero si attuasse una comunione delle risorse con tutti gli abitanti del globo, vengo colto da un senso di vertigine dovuto da una parte all’immagine di un mondo più equo ed altruista e dall’altra a quella di una terra definitivamente strizzata e spremuta fino all’ultima stilla, come una buccia di limone.
Constatare questa situazione è ovviamente ben lontano dal reputarla giusta o giustificabile ma temo che chi abbia davvero competenze e potere per ripensare ad un modo nuovo di ridistribuzone delle risorse (affiancata anche da una politica concreta di controllo demografico) non si senta poi realmente coinvolto: Obama stamattina non era presente al sammit e Berlusconi, nel bel mezzo dell’incontro, si è alzato per andare a fare 4 chiacchiere in salotto con il Papa.
PS: vi allego i Five Rome principles for sustainable food security
e ditemi se non trasudino la deprimente banalità di chi, tutta questa voglia di agire, in fondo non ce l’ha. Poi stai fresco ad illuminare il Colosseo come segno di solidarietà nei confronti del diritto al cibo.



1) Sostenere la responsabilità dei governi nazionali e la necessità di investire in piani di sviluppo country-owned.

2) Maggiore coordinamento tra strategie nazionali, regionali e globali.

3) Approccio two-track, e cioè rispondere all'emergenza alimentare immedita, ma preparare anche misure di sviluppo di medio-lungo termine per affrontare le cause di fondo di povertà e malnutrizione.

4) Vigilare affinché il sistema multilaterale giochi un ruolo centrale grazie a miglioramenti continui dell'efficienza, della reattività, del coordinamento e dell'efficacia delle istituzioni multilaterali. In questo punto viene affrontata anche la questione della riforma della Fao, un organismo che molti paesi vorrebbero meno elefantiaco e burocratico, più orientato verso il raggiungimento dello scopo finale di aiutare le popolazioni dei paesi in via di sviluppo.

5) Garantire un impegno sostenuto e sostenibile da parte di tutti i partners ad investire nell'agricoltura e nella "food security" in maniera tempestiva e affidabile, con la messa a disposizione delle risorse necessarie nel quadro di piani e programmi biennali.

venerdì 13 novembre 2009

CINEVENERDI'















Il segno dell’incedere inesorabile dell’età non risiede tanto nel constatare che ad ogni gradino fatto le giunture del ginocchio ti dolgono come se ti conficcassero uno stiletto nella rotula, quanto nell’evidenza che io il venerdì sera, dopo una giornata di lavoro, non ho più la grinta di un tempo per andare a ballare in discoteca. Quindi anche se so che metteranno “Tri” di Britni o che gli attori porno della Belami promuoveranno il loro nuovo film facendoti provare dal vivo l’esperienza di essere protagonista della la scena che i loro autori hanno allusivamente hanno chiamato “orgia selvaggia”, io, al massimo, ho giusto la forza di andarmene ad un cinema.
Quindi giornale alla mano, sto valutando cosa vedere.
C’è l’imbarazzo della scelta, anche perché non ci vado da così tanto tempo che anche “L’arrivo del treno” dei fratelli Lumier sarebbe una novità per me.
Tanto per cominciare ci sarebbe “Gli abbracci spezzati” di Almodovar. Io di lui adoro tutto. Anche filmasse la maniglia della porta del cesso con un nochia N70 mentre si contorce per un attacco di dissenteria, io lo andrei a vedere. Ma quello è più un film da giovedì sera, giornata che, per quel che mi riguarda, io dedico agli gnocchi fatti in casa e alle produzioni d’autore.
“L’uomo che fissa le capre”, mi alletta quanto la lettura del prospetto informativo per l’applicazione delle norme dell’iso9001 alla macchinetta del caffè e poi Clunei sta iniziando a cadermi antipatico, soprattutto da quando sta usando la Canalis per arrivare a condurre Striscia la notizia al posto di Iacchetti.
In Creature Selvagge invece si parla di enormi essere mostruosi e pelosi. Vabbé, la solita storia d’amore tra lesbiche…
Dis is it e Parnassus sono entrambe film che hanno dei morti come protagonisti. Sarò criticabile ma l’idea di vedere degli attori ai quali non potrò mai a chiedere l’autografo, un po’ mi blocca.
“Amore 14”? Nessuno mi toglie dalla testa che la polizia schedi tutti i maggiorenni che vanno a vederlo per metterne i nominativi tra i sospettati di pedofilia.
“Oggi sposi” è un caso strano. E’ come Berlusconi. Non conosco nessuno che lo abbia votato, eppure è al governo. Questo film non lo ha visto nessuno eppure lo danno ancora in 12 sale anche dopo 3 settimane dall’uscita.
C’è poi il solito filotto di film “intellettuali” che solitamente a Roma danno al Grinuic, il 4 fontane e Nuovo Sacher. Ma basta evitare queste sale per schivare la noia.
Alla fine credo proprio punterò su “2012”, prima di tutto perché dura 2 ore e un quarto, lunghezza minima sindacale per ammortizzare il costo del biglietto. Poi perché hanno speso in effetti speciali lo stesso importo servito alla Nasa per lanciare il Voiager verso Marte, caratteristica che apprezzo moltissimo in un film. Poi non ha una trama complicata, si vedono scene di distruzione di massa, il Vaticano si sbriciola sotto i colpi di una furia divina e la popolazione mondiale viene decimata. Insomma più che un film, una fiaba propedeutica ad un sonno sereno da passare nel tepore del mio lettuccio.

mercoledì 11 novembre 2009

DA REPUBBLICA DI IERI SUL CASO CUCCHI.

Vi allego di seguito un articolo uscito ieri su Repubblica. Un pezzo durissimo e bellissimo scritto da Francesco Merlo sul caso di Stefano Cucchi.
Lungi dall’essere una novità, quanto sta accadendo, tra carabinieri corrotti che ricattano politici e transessuali estorcendo soldi ai primi e rubando cocaina ai secondi e poliziotti che massacrano fino alla morte un ragazzo trovato in possesso di droga, mi fa venire alla mente le tanto deprecate repubbliche sudamericane e mi chiedo se, anche in quella di Pinoscé, non si sia cominciati così, con una sfrontata perversione del potere resa ancora più arrogante da un’opinione pubblica sedata ed inerte. Rischio di sfiorare, se non addirittura di atterrare completamente nel deprecabile territorio della banalità ma non posso evitare di iniziare a credere che non sia questo il paese che vorrei fosse il mio paese. Uno stato biasimevole dove l’assenza di pudore e, ancor più, di pietà, fa si che Giovanardi possa esprimere opinioni tanto deprecabili senza che nessuno gli dia una sonora mattonata sui denti.


Il cattolico feroce
di FRANCESCO MERLO

Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l'è cercata quella fine perché "era uno spacciatore abituale", "un anoressico che era stato pure in una comunità", "ed era persino sieropositivo". Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: "diventano larve", "diventano zombie". E conclude: "È la droga che l'ha ridotto così".

Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo "la lotta alle tossicodipendenze" e la "tutela della famiglia", ovviamente sa bene che tanti italiani - ormai i primi in Europa secondo le statistiche - fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone "per bene", danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy..., una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.

Ci sono, tra i drogati d'Italia, "i viziati e i capricciosi", e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, "ragazzi che non ce la fanno" e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non "spacciano", come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro "gli scarti della società", alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l'umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l'arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l'Italia. Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito. Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l'hanno protetto, i medici che non l'hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell'esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei "ladri di biciclette". Davvero essere di destra significa non capire l'infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma "sniffa" astio. Come lei erano gli "sciacalli" che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.

Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si "strafà" di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.
Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c'entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all'arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all'intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?

Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell'aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell'embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.

martedì 10 novembre 2009

HAI CAPITO LA MARA!?









È uscita oggi la campagna del ministero delle pari opportunità contro l’omofobia.
Il fatto che il governo abbia mandato un segnale evidente contro gli atteggiamenti discriminatori nei confronti degli omosessuali è un dato rilevante su cui riflettere soprattutto alla luce del fatto che, solo fino a pochi mesi fa, la Mara si diceva sicura che non esistesse in Italia discriminazione di sorta nei confronti dei ghei. Quindi vorrei evitare che, per il solo fatto che l’annuncio sia stato patrocinato da un ministero gestito dal centro destra, ci si scagliasse contro, cercando subito mille critiche da muovergli (molte delle quali, anche dal punto di vista meramente pubblicitario, avrebbero motivo d’essere).
Sappiamo tutti benissimo che quanto fatto era un atto necessario per evitare che si tacciasse il governo stesso di omofobia. Come sappiamo altrettanto bene che non è certo una campagna a cambiare le cose e che la legge contro l’omofobia non è stata approvata in parlamento anche per colpa dei deputati di centro destra. Nonostante però tutto questo, è comunque un segnale che va considerato. Come anche va valutata la dichiarazione(del gost vraiter)della Carfagna che leggo oggi sul sito del ministero: "la lotta alla transfobia è tra le nostre priorità, e cercheremo di fare azioni concrete in questo senso. Sono spiacevolmente colpita ogni qual volta leggo storie che rivelano la persistenza dell'equazione transessuale-prostituzione-droga".
Leggendo questa dichiarazione, il primo pensiero è che la ministro soffra di un disturbo da personalità multipla ma, come dicevano i latini, scripta manent. Quindi abbiamo quantomeno una dichiarazione a cui, il giorno che lei dovesse mutare nuovamente opinione o personalità, ci potremmo appigliare. Anche se c’è da dire che il suo principale è ben noto per i suoi disinvolti ripensamenti, dando semmai sempre colpa ad un fraintendimento dei media.
Insomma io non ho ancora un pensiero netto su questa campagna, ma forse voi sì.

lunedì 9 novembre 2009

O PITTOR CHE PITTI.




















Domenica mattina alle 8 sono già in piedi. E la cosa non è poi così strana. Solo che questa volta non sto rientrando dalle danze del sabato notte ma sto riemergendo dal tepore del mio materasso. Ho puntato la sveglia così presto perché devo dipingere dei mobili. Non posso aspettare oltre per farlo. E’ più di un mese che ho traslocato e devo iniziare a dare un senso a questa stanza. Parto quindi da quella che è una cosa fondamentale: il colore. Ho una panca, una sedia, un tavolo e un comodino da spennellare. Io ho chiesto un grigio piombo, che in effetti è il colore stampato sul barattolo di Saratoga, ma, già dopo la prima passata, è evidente che i anche i colori subiscono la frustrazione del relativismo.
E’ sì un grigio, ma che sembra avere il blu nel suo codice genetico. Poi la sfumatura cambia a seconda che ci batta sopra una luce naturale o artificiale. Nel complesso però mi piace molto.
Al comodino, il mio pezzo più riuscito, ha sostituito con due gocce di porcellana bianca due vecchi pomelli. Un mobile che potrebbe stare indifferentemente bene nella casa di bambole di Olli Obbi o nella buduar di Amanda Lepore.
Ancora invece massima indecisione sull’armadio. Un po’ perché mi rimane un pelo complicato caricarmelo in motorino (il trasporto è fuori questione, con quella cifra mi ci compro una consol di Fornasetti) Un po’ perché vorrei frugare in qualche mercatino dell’usato per non far sembrare questa stanza appena schizzata fuori da un catalogo Ichea. E un po’ anche perché non ho ancora capito bene dove appoggiarlo. Per ora continuo quindi a giocare a scacchi con i mobili che ho già piazzato e, considerando l’ingombro virtuale del guardaroba, sto continuando a vagliare le infinite possibilità di disporre i pezzi. Fino a che non troverò la combinazione giusta o non mi sarò rotto le palle.

venerdì 6 novembre 2009

ADUNATA



















a tutti i maremmani e non: domani alle 11, nel Palazzo della Provincia di Grosseto, sala Pegaso, interverrò all'incontro: LGBT.NET i mezzi di comunicazione e il mondo glbt. Non credo che Brenda e Nataì possano, quindi, alemno voi, intervenite.

giovedì 5 novembre 2009

TUTTO CAMBIA E TUTTO RESTA COM'E'.


e ditemi se il pensiero comune di molti italiani su i ghei non è esattamente come quello di Gabbriella.

ORE 18.













Piccole differenze sull’aperitivo tra Roma e Milano.
Ore 18: al Bar Amore di Largo di torre argentina si servono bombe calde con la crema inzuppate un vasche di cappuccino. Sul muro, in una cornice a giorno, troneggia una maglietta della Roma di Aldaire ed è tutto un “Aoo..ma li morte’!”
Ore: 18: allo Straf di via di San Raffaele c’è musica laung, luci soffuse e spriz in bicchieri sorretti da ragazze diafane e adoratori di Tom Ford.

martedì 3 novembre 2009

UNA PICCOLA OSSERVAZIONE

Ultimamente non ho molto tempo per aggiornare il mio blog. Tanto lavoro, una casa da sistemare, vestiti dispersi nel trasloco da ritrovare. In questa baraonda però il sentimento che sento più forte è quello di gratitudine. Non saprei esattamente a chi indirizzare questo afflato. Se a una cosa, ad una persona, a me o al buco di culo, ma sentendo i bollettini di guerra che continuano a parlare di centinaia di migliaia di disoccupati, non posso non provare il sollievo del naufrago che recupera fortuitamente un tronco d'albero a cui aggrapparsi. Sebbene esausto, nonostante veda intorno a me i marosi di una crisi economica che fa spavento, sono grato per avere di nuovo un lavoro. E mi trovo ad apprezzare il piacere della serenità e di una vita più semplice, cose che, solo pochi mesi fa, vedevo solo come mediocri aspirazioni.

lunedì 26 ottobre 2009

GF9: LA PRIMA E L'ULTIMA PUNTATA CHE VEDO (perché rosico che non mi hanno fatto entrare)

Per una coerenza filologica con la mia fulgida carriera da “più checca di roma” e di narratore di aulici episodi come quello del ciuingam attaccate ai peli del sedere ottimamente descritto nel mio libro, non potevo certo non candidarmi anche come concorrente del Grande Fratello. Oh, neppure loro mi hanno voluto! E sì che avrei risolto il problema di casa e del lavoro con una botta sola. Quindi, dal momento che mi hanno scartato ed essendo oltretutto un campione di eleganza e sportività, io li odio già tutti. Anche quest’anno in studio ad affiancare la Marcuzzi che come la nonna rincoglionita e Starda, la piantana in alluminio di Ichea, dove la metti sta, Alfonso Signorini, oltre ad essere a Verissimo, dirigere Chi, togliere malocchi con un piatto d’acqua e 2 gocce d’olio sapere in anticipo che Marrazzo lo avrebbero beccato a mutande calate insieme a Brenda, è anche qui.
Anche quest’anno la casa è stata arredata nello stesso stile sobrio che impera nella villa di Lele Mora, ma viso che tanto poi lì finiranno a massaggiargli i malleoli, tanto vale che si abituino sin da ora.
Il primo concorrente ha 22 anni è di Catania. Si chiama Tullio e i suoi amici lo definiscono l’amico delle donne che dalle mie parti significa che l’ultima volta che ha visto la figa era quella della madre il giorno del parto.
Camilla, 24 anni, modella, è metà brasiliana, metà boliviana ma tutta deficiente. Grida anche per chiedere l’ora ad un orologio. Come Belen è stata scelta perché mastica la coniugazione perifrastica attiva e passiva e, che lo crediate o no, sogna il mondo dello spettacolo.
Poi finalmente l’avvenimento!! Entra un ghei! Ancora non si definisce omosessuale ma nella clip di introduzione sembrava una operatrice di bellezza della Revlon durante una dimostrazione su come si stende il rimmel.
Poteva essere un’occasione ma invece anche stavolta veniamo selezionati solo per fare le macchiette. Per consolidare l’immaginario da “Omicidio al blu ghei” e per rassicurare ancora il pubblico che noi finocchi siamo solo una versione rachitica e più isterica delle donne.
A sentire le storie dei concorrenti, il padre è la prima cosa che si perde. O muoiono prematuramente o si suicidano o scappano con qualche amante. Se sapevo che era così facile entrare, facevo fuori anche il mio ed entravo senza neppure fare un provino.
Tra le cose interessanti che si vengono a sapere vedendo le pubblicità durante i brec è che si può fare nostra la casa disegnata dalla chiabotto per sciatò d’ax, in un elegante color pervinca e che, viste le esigenze urinarie della ex miss, ha una vasca da bagno al posto della tazza del cesso.
Altra clip, altro concorrente: Alberto, 26 anni, molto bello con tanta fede, crede nell’amore e non nel sesso fine ed è un cattolico professante. Dice di voler trovare in casa un pò di tranquillità. E lo capisco. Immaginate che vita dissoluta conduca a Vasto, andando in chiesa tutte le mattine.
C’è anche una trans da femmina a maschio ma non hanno ancora detto chi è. Siccome però in media le F/M vengono meglio degli M/F (che il più delle volte sembrano P.E. Baracus di Ei Tim con la parrucca e un paio di Scianel numero 48), sarà davvero un mistero capire chi sia.
Come sempre, troppi giochetti poco divertenti: fai entrare uno se elimini un altro, scegli la porta che ti garantisce di restare dentro, si salva il primo che riesce a suonare l’inno di mameli suonandolo con una foglia e un pettine. Troppi ghirigori!
Come sempre ci sono un sacco di donne. Tutte dalla vita uguale. Studiano, amano la famiglia, vorrebbero tanti bambini e la pace nel mondo. Mai nessuna che ti mostri un pirsing alle grandi labbra o che aspiri ad aprire un locale di lap dens affianco alla sede centrale dell’opus dei.

Aggiornamento dell’ultima ora dall’ufficio stampa dell’Unicef che tira le somme del GF:
5 orfani di madre o padre. 2 hanno i fratelli dispersi. 1 ha il padre incidentato, ma con questa china, vedrai se non si risolve in tragedia. E, caso più disperato di tutte, una concorrente è in evidente soprappeso.

giovedì 22 ottobre 2009

IL NUOVO UFFICIO


Occhei, non dovrei lamentarmi perché, dopo tanto penare, ho finalmente trovato lavoro. Capisco pure che ce n'è molta di gente a spasso che ora, oltre alla sofferenza della disoccupazione, deve subire anche la beffa di un esecutivo che inneggia al posto fisso. Ma qui sono tutte donne! È l’inferno in terra e la legge del contrappasso di Dante fusi insieme e scagliati con violenza contro la mia vita. È una settimana che non faccio altro che presentarmi nuovamente a colleghe già presentatemi il primo giorno e che, per mio disinteresse nei confronti del genere femminile, non riesco a memorizzare ne a distinguere.
I cestini in bagno sono carichi di confezioni scartate d’assorbenti. Il rumore di tacchi mi martella il cervello, per non parlare dei profumi fruttati che si mischiano dando vita ad una nube venefica che mi corrode le narici.
Risulterò pure ingrato ma se entro un mese non allestiscono qualche ponteggio davanti la mia finestra, con qualche operaio da guardare, io mi licenzio e vado a lavorare in miniera.
Ora vi saluto che sta venendo il direttore. Donna, ovviamente.

domenica 18 ottobre 2009

RICOMINCIAMO.

Oggi si ricomincia.
A 10 mesi esatti dal licenziamento, torno a lavorare.
E così dovrò abbandonare tutte quelle abitudini che, per quasi un anno, avevano caratterizzato la mia vita.
Dovrò riesumare la sveglia e puntarla su un numero inferiore al 10. Non potrò più seguire i programmi del pomeriggio televisivo, a cominciare da Pomeriggio 5, e sarò quindi privato del pensiero illuminato di ospiti come Daniela Santanché, novella porofetessa, castigatrice dei costumi e campionario deambulante di tecniche di chirurgia estetica estrema (che, nonostante tutto, nulla hanno potuto per migliorare quella catastrofe somatica che si ritrova in faccia).
Sono finite le deliziose pennichelle postprandiali che tanto bene facevano alla mia digestione. Potrò però tornare a celebrare il rito condiviso dell’attesa del venerdì sera per dare il via al uic end (cosa che spesso si inizia a fare già dal mercoledì), stipando in quei 2 giorni tutto quello che non mi è stato possibile fare durante la settimana, arrivando così la domenica sera ad esser più stravolto che se avessi lavorato sette giorni di seguito, con in più, quel magone da vigilia del lunedì che ognuno di noi inizia a sperimentare già dalle scuole elementari.
Non potrò più vantarmi di essere il più giovane tra i clienti del supermercato: fare la spesa alle 11 del mattino da certi vantaggi.
E però vero che potrò tornare ad usare la scusa: “devo andare, che domani mi devo svegliare presto per andare a lavoro”, per tagliare la corda quando l’appuntamento si dimostra oltremodo noioso e, soprattutto, non leggerò più lo sguardo di imbarazzata compassione che molti dei miei interlocutori assumevano quando dicevo di aver perso il lavoro.

martedì 13 ottobre 2009

MAMMA, I FROCI CHE PAURA!



Insomma, un'ennesima aggressione ad una coppia di ghei. A colpi di casco, in pieno centro a Roma, di domenica pomeriggio.
Soliti assalitori che inneggiano ad un fascismo di cui non so neppure quanto bene ne sappiano, e, soprattutto, solita indifferenza da parte delle persone che si trovavano lì ad assistere al pestaggio.
Inutile reiterare indignazione e sdegno. Quelli, almeno io, li ho esauriti già dai tempi del primo attacco al Ghei Villag, ed oggi non avrebbero lo stesso vigore, avvilito, come ormai sono, dalla cadenza quasi settimanale di questi bollettini di guerra. Le istituzioni, anche quelle di destra, continuano a condannare questa violenza ma neppure le fiaccolate, i cortei e le manifestazioni sembrano aver migliorato il clima infausto in cui ci stiamo muovendo.
Ma, allora, il problema reale qual è?
Ho l'impressione che, per molti, noi omosessuali siamo diventati l'ultimo e definitivo capro espiatorio su cui sfogare frustrazioni accumulate in altri ambiti, personali e sociali. In me è forte il sospetto che tanta violenza tragga la propria giustificazione nella retorica della destra che, in questi ultimi anni, ha demonizzato le unioni civili tra persone dello stesso sesso usando spessissimo termini come "contro natura", "aberrazione" e "attentato alla sacra istituzione del matrimonio", talvolta addirittura dipingendoci come esseri prossimi ai pedofili e ad altri pervertiti. Sono abbastanza convinto che questo abbia generato nella mente di molti (alcuni di essi violenti) l'idea che fossimo lontani dalla loro umanità e quindi meritevoli di aggressioni incondizionate.
Del resto se lider di partiti crociati, canuti direttori di giornali e psichiatri da tolc sciò costantemente screditano le nostre rivendicazioni bollandole come pretese inaccettabili o bizzose richieste, mi sembra abbastanza naturale che poi i più rozzi ed ignoranti dei nostri concittadini si sentano giustificati a darci una bella lezione.

giovedì 8 ottobre 2009

IL PREZZO DELLA BELLEZZA
















Le mensole del bagno, anche se belle ampie, sono un accatastarsi di prodotti di bellezza. Non sono convinto fino in fondo della loro efficacia, ma mi crogiolo nell’illusione che lo siano. Insomma, ben lungi dall’essere un’ossessione, preferisco parlare di vezzo, tenera civetteria, ponendomi a metà strada tra Nivea (tanto varrebbe lavarmi la faccia con la polvere di alluminio che si accumula nei cantieri) e Sislei (per la quale non basterebbe lo stipendio mensile di un operaio di quel cantiere per acquistarla).
Per evitare pubblicità gratuita, eviterò di riportare il nome dei prodotti che adopero (pur ricordando ai produttori che sono sempre disposto ad offrirmi come testimonial). Dirò solamente che il tonico che uso ogni mattina era quasi finito. Quindi, stamani, vado nella farmacia sotto casa che è grande quanto un negozio Ichea e che di conseguenza è il paradiso per gli ipocondriaci del mio quartiere.
Mi guardo intorno e punto verso il bancone della BEEEPP. Cerco il mio tonico ma non lo trovo. Mi giro e vedo la dottoressa Possoesserleutile? Che mi guarda e mi sorride.
“Si cercavo il tonico della PPPEEPPPP”.
“Perché usa quel tonico?”, mi chiede socchiudendo l’occhio come una lince e scrutandomi il viso, avvicinandosi a 3 centimetri dalla mia pelle. Lei scuote la testa ed io provo l’imbarazzo di chi viene giudicato per essersi presentato ad un ricevimento indossando l’abito sbagliato.
Poi, mi afferra per un polso e mi porta davanti ad un macchinario con lo schermo. Prende una sonda dalla vaga forma fallica e mi tranquillizzo solo quando la punta verso la mia fronte. “Mi scusi ma voglio vedere la sua pelle di che tipo è, perché…mi…pare…” e si interrompe. Ho fatto da poco le analisi dell’hiv e, in confronto, giuro, ho provato meno ansia. “Le “pare”, come!? Per tutte le pelli, parli!!”, penso terrorizzato.
Mentre sullo schermo scorrono le immagini della mia epidermide ingrandita 70 miliardi di volte che me la fanno apparire come una palude disseminata di arbusti mi inizia a parlare di sebo, macchie rosse, verdi e blu, rivelatrici di secchezza da una parte e di eccessiva idratazione dall’altra.
“Come sospettavo”, mi dice senza distogliere lo sguardo dallo schermo. “Lei ha la pelle mista”.
La cosa non mi è nuova ma detta da lei, con quel tono, assume sfumature che gettano oscuri presagi di morte sul futuro del mio derma.
Continua a toccarmi la pelle della faccia: “Tu prendi molto sole, vero? Perché sulle guance la pelle si vede che è più sottile”.
Io rispondo che in verità, quest’anno, sarò andato al mare massimo 10 volte e sempre con creme fattore protettivo: scafandro da palombaro. “Allora ne devi aver preso molto da piccolo”. Ha l’insistenza della cartomante quando il cliente non conferma le sue predizioni. “Sarà…”, taglio corto per non entrare in polemica.
Da quel momento in poi parte a razzo, con i propulsori che bruciano ettolitri di benzina al secondo.
Io vengo investito dalle sue parole e aspetto un momento di pausa, che so, mentre riprende fiato, e poterle dire che voglio solo il mio tonico della BBBEEEPPPP.
È impossibile. Irrora i polmoni d’aria con delle branchie perché altrimenti non c’è spiegazione ad un monologo di 15 minuti durante i quali il mio atteggiamento passa però da scettico, a vagamente interessato a definitivamente sedotto.
“Ma allora io ho sempre sbagliato ad usare quei prodotti?!”, chiedo terrorizzato.
“Ma possiamo rimediare”, mi dice con complicità. Io neppure i testi delle canzoni della Spiers riesco a sciorinare con altrettanta padronanza e conoscenza quanto lei fa con i nomi dei prodotti, conoscendo per ognuno le percentuali di silicio, tormalina, sali minerali e alcol. Se lei è solo una semplice farmacista ed è così preparata non oso immaginare la sapienza che si annida nelle menti dei premi nobel per la chimica!
Ancora 5 minuti e la scena seguente vede me, chino sul bancone, che prendo appunti.
“Quindi”, le faccio chiedendo conferma, “il detergente della BBBEEEEPPPP, solo la mattina. Questo esfoliante, solo la sera ma a giorni alterni, riducendo l’applicazione con il sopraggiungere del freddo (promemoria: acquistare un barometro per verificare l’arrivo definitivo della bassa pressione) e solo nelle settimane di luna crescente. Giusto?”.
Lei sembra molto soddisfatta della prometeica missione appena compiuta. E anche quando poi, a chiusura, le chiedo delle semplici striscette depilatorie per il viso, anche su quelle, lei è l’esperta mondiale. E altri 10 minuti partono per spiegarmi come usarle per evitare che mi rimangano macchie scure sul viso che, per altro, lei ha già notato.
Alla fine, il lettore ottico conta: un latte detergente che sostituirà il mio sapone microesfoliante, un nuovo tonico più delicato del mio che, a suo dire va bene per sgrassarci il motore dello scuter, riequilibrante per la zona T e le striscette depilatorie. Mentre esco dalla farmacia, mi sembra di sentirla dire al collega “incredibile come la gente ancora abbocchi a ‘ste stronzate!”, ma forse è solo frutto della mia fantasia. Ricontrollo lo scontrino: beh, questa roba non è proprio a buon mercato.
Però, mi ha anche regalato due prove di una crema che dice faccia miracoli, quindi, cerco di rincuorarmi come farebbe chi riceve in omaggio una bicicletta montan baic con 14 marce dopo aver speso l’ira di dio per una batteria di pentole in acciaio.

mercoledì 7 ottobre 2009

PACE e MISERICORDIA



Ieri alle Iene, il seguito del servizio, fatto a distanza di mesi. Non solo i Maroniti rifiutano di soprassedere sul debito della signora, ma non la fanno neppure entrare nel loro covo per parlare con 2 avvocati che hanno reiterato, all'inviato delle Iene, le richieste dell'ordine, adducendone la giustezza.
Meno male che Cristo è resuscitato dopo la morte sennò si starebbe rigirando nella tomba.

martedì 6 ottobre 2009

NEL PARADISO DEI MOTORINI












Il fido scudiero è definitivamente dipartito, sgommando verso il paradiso dei catorci. Dopo quasi 9 anni insieme, stamattina l’ho consegnato allo sfasciacarrozze che aveva la barba incolta come solo la può essere quella di chi la mattina si sveglia all’alba e, sapendo che dovrà passare tutta la giornata tra carcasse d’auto informi, se ne frega del pelo e contropelo.
In tutti questi anni, non ha mai subito un incidente eppure, stamattina, la sua carrozzeria sembrava la buccia di un’arancia dopo esser stata spremuta fino all’ultima goccia.
Gli specchietti non c’erano più. Uno rubato, l’altro divelto da un tubo Innocenti che mi cadde addosso da un ponteggio lo scorso anno, mentre me ne stavo fermo ad un semaforo, e che per poco non mi trafisse.
Del parabrezza ne restava solo metà dopo esser caduto una sera in cui qualche culone fuorisede, di quelli che bivaccano solitamente nel bar sotto casa mia, aveva confuso lo scuter per una sces long durante uno dei loro interminabili aperitivi.
Il cavalletto aveva perso una delle 2 staffe e, di conseguenza, il suo equilibrio instabile mi aveva costretto negli ultimi mesi a parcheggiarlo appoggiandolo ai muri.
Anche del freno sinistro, che poi è quello che serve ad avviarlo, se ne persero le tracce una fredda notte di febbraio. Spezzato di netto, non ne ritrovai neppure i resti.
Il sellino squarciato, ormai esponeva la spugna dell’imbottitura quindi immaginate che piacere fosse poggiarci il sedere dopo una bella pioggia.
Le frecce si accendevano solo in rare occasioni e, possibilmente, non quando dovevo fare una curva. L’unico elemento integro era il faro, che avevo rimesso 2 volte perché altrettanti me ne avevano rubati negli anni passati.
E per finire, il bauletto, volatomi via, e mai più ritrovato, la notte di capodanno del 2006 mentre schizzavo a tutta velocità verso Muccassassina.
Avrei voluto fargli una foto, così, per ricordo, ma mentre il signor Sfasciacarrosse lo trascinava oltre le alte mura fatte di macchine accatastate l’una sull’altra, mi sembrava di dare troppo peso ad una cosa e, sebbene non sia mai arrivato all’eccesso di darli un nome, insufflandogli così la dignità che spetterebbe solo agli esseri viventi, devo ammetterlo, quando sono andato via, ho provato tanto dispiacere.

lunedì 5 ottobre 2009

BUON VICINATO


Non mi aspettavo certo un comitato di benvenuto, con i condomini schierati lungo l’androne che ci infilano intorno al collo ghirlande di fiori intonando canti di gioia, ma neppure che avessero un atteggiamento diffidente con punte di vera cafoneria, come se il nostro arrivo fosse un invasione del loro territorio.
Pare che salutare, o meglio rispondere ad un saluto, per molti di loro sia del tutto normale, nonostante appartengano in grande maggioranza a quella generazione ben nota per lamentarsi costantemente della malacreanza delle nuove generazioni.

L’altro giorno, entro nell'androne. Mi accorgo che dietro di me c'è una copia carica di buste della spesa. Aspetto che mi raggiungano tenendo loro il portone aperto. Ringraziano, poi, salgo verso l’ascensore e premo il bottone. Loro invece rimangono vicino all’ingresso e iniziano a discutere se fosse il caso o meno di andare a ritirare la posta nella cassetta. E già il fatto di discutere se andare, non andare, andare, non andare, mi sembrava una pagina scelta a caso da un’antologia di casi psichiatrici.
Arriva l’ascensore.
“Salite?”, chiedo loro.
“No, grazie. Dobbiamo andare a prendere la posta”.
Beh, accidenti. Davvero un'operazione improcrastinabile.
Entro allora da solo e quando arrivo al mio piano, sento che sono ancora lì sotto a parlare. Quindi, aspetto sul pianerottolo per togliermi un sospetto che avevo in mente. Qualche istante e il dubbio si scioglie.
Appena la lucetta rossa sul pulsante si spegne, l’ascensore scende, chiamato dalla coppia. Insomma i 2, non volevano condividere la cabina con me e non solo hanno preferito aspettare ma hanno persino sentito la necessità di inventare un motivo per non salire insieme.

domenica 27 settembre 2009

Tra Slochi


Eppur tornerò a riveder le stelle. Sommerso dai pacchi ( di cartone, e non è un nome proprio di persona). Sistemo casa nuova e torno.
INSY

giovedì 17 settembre 2009

X FACTOR. Come fosse la prima puntata.
















È appena stata pubblicata la notizia che il ministero della salute ha dato il via libera per una nuova procedura anestetica nelle sale operatorie. Più efficace, meno costosa e che non richiede analisi di tolleranza preoperatoria. Il nuovo anestetico si chiama X Factor. E ieri sera per tenermi sveglio ho dovuto prima imparare a fumare per poter accendere una sigaretta e spegnermela sul braccio per restare sveglio.
Causa invito a cena la scorsa settimana (e si sa, quando si tratta di mangiare rinuncerei anche al vedere le riprese della D’addario che balla il Limbo piegandosi come una sdraio da mare sotto le gambettine di SB), mi sono perso la prima puntata, quindi ieri sera mi sono sintonizzato scontrandomi subito contro una tragedia euripidea avvenuta mercoledì scorso: la Mori (che per chi non lo sapesse è quella sulla destra dello schermo, che condivide il parrucchiere con la moglie di Franchestain e che causa decenni di corna del marito è diventata la persona più cattiva finora conosciuta nella storia) ha mandato a casa un cantante della sua squadra. Chi la infama, chi ne loda l’obiettività, fatto sta che sono andato su iutube e, in effetti, questo emetteva latrati sentiti prima d’ora soltanto durante l’accoppiamento di una barboncina con un mastino napoletano.
Come prevedibile tra le donne dello sciò (cantanti, esclusi) c’è una malcelata rivalità. La Maionchi, non so se per dovere di copione, guarda la Mori come fosse un foruncolo sul culo ma è solo una della fila visto che c’è una coda da distribuzione del pane sulla piazza rossa della Russia sovietica composta da tecnici, fonici, coreografi e signore delle pulizie che la vorrebbero prendere a randellate.

Anche quest’anno dj Francesco, dopo tre edizioni, scopro con piacere, ancora non riesce a dire “PUS DE BOTTON” e continua con storpiature come: BOTOL, BOTTOM e BURBON. Come non bastasse, dopo la dipartita del Sor Buongiorno, vedi se non lo mettono a pure fare Riscaitutto su Scai Uno e temo che non ce ne libereremo tanto facilmente. L’estero? Un’ipotesi praticabile.


Ancora presente in questa edizione, Luca Tommasini che non pago dello scetticismo dimostrato ogni due per tre dalla Ventura, ha deciso con spirito masochistico di farsi “schifare” (come direbbe la neoeletta Miss Italia) anche dalla signora Mori. E più vedo i suoi allestimenti più stento a credere che abbia davvero fatto il coreografo a Madonna e Caili Minog perché neppure le didascalie sotto gli animali impagliati del museo dei bambini sono così banali. La prima cantate infatti scende cantando Rino Gaetano e lui la veste come Gaetano. Seguendo questo principio, spero a nessuno venga in mente di far cantare a qualche maschio le canzoni di Ledi Gaga.

Nella squadra di Morgan c’è Marco. Credo che non ne abbia mai vista una neppure in cartolina e quindi, per rafforzare i dubbi, gli fa cantare: L’amore si odia, canzone di Noemi e Mannoia. Infatti ci vuole un brano cantato da due donne per adeguarlo al suo tasso di femminitudine.
L’unico uomo che sembra vagamente tale e questo Damiano. Bello sguardo ma una secca un po’ inutile (e avendo io peso qualche chilo st’estate lo odio anche per questo). Non mi dice nulla ma, come per il 90% degli uomini, me lo farei comunque. Ha uno stile personale che io definirei con un termine poco affine alla critica musicale: palloso, al punto che in confronto, fa sembrare gino paoli Ozi Osborn ai tempi in cui mangiava pipistrelli vivi sul palco.

Quest’anno, per dare una graffiata sporca e maledetta al programma, hanno deciso di invitare due opinionisti di tendenza: uno non lo conosco, ma stava lo scorso anno al processo a XF il sabato pomeriggio, ha una brutta bombetta in testa e un pessimo dentista. L’altro è Pastore, un VGei di MTV dall’età apparente di 23 mesi (l’ho detto che era una trovata graffiante ed incisiva!) il quale tenta il rito di passaggio all’età adulta con un atto di coraggio e critica la Mori che, a quel punto, lo piazza su una sling (ndr: strumento da sventro per sadomaso fatto di pelle e catene appese al muro: una roba davvero brutta, brutta) e lo prendeva con violenza sul banco dei giudici.
Poi il colpo di fulmine. So di arrivare in ritardo anche qui ma io le Iavanna non le avevo mai viste e già le amo. Hanno orecchie a punta, vestiti di seta e ali sulle spalle e ti fanno la versione polifonica anche dei canti della patria se glielo chiedi. Cantano una canzone dei Massiv Attac che se fossero morti si rivolterebbero nella tomba e probabilmente si uccideranno oggi stesso per poterlo fare.
Il momento del televoto e del responso è sempre uno dei momenti di massima suspans insieme all’estrazione del numero per la quaterna che pesca mia nonna la notte della vigilia
Di natale.
Vengono nominate proprio le tre follette insieme ad un orco e due elfi. A quel punto la Maioni si sente di dissentire con il verdetto e per 5 minuti è tutto un “cazzo” e coglioni” alleggerito da qualche “vaffanculo”. Piange pure e la Mori corre ad abbracciarla ma io avrei scommesso fosse più una tecnica di soffocamento.

Ripresi da dramma rotola sul palco Chiara, la grassona. Forse la voce migliore del programma ma anche quella peggio conciata da quel misogino di Tommasini che la avvolge in un sudario di ciniglia spacciandola per l’abito di una geiscia. Ed è subito bombolo in omicidio al ristorante cinese.
Qui lo dico e lo confermo. Io, famoso per i miei poteri divinatori infallibili, tipo “il 2008 è l’anno del mio fidanzamento”, o “sono certo che nel 2009 mi daranno una promozione”, sono certo che vince lei perché è il paradigma di quella sfigata ma con una gran voce quindi se vuole il contratto, non si azzardasse a dimagrire perché la fanno fuori.

Altra voce interessante è quella di Francesca. Io purtroppo ancora non sono entrato in empatia con loro quindi di lei posso solo dire che si agita come la brunetta dei ricchi e poveri e canta una canzone dei Pu, arrangiata in versione Alligalli.

Chiude la competizione il gruppo romagnolo degli orribol porno stantmen che, visto che a fine serata verranno fatti fuori, permetteranno a qualche atro gruppo con un nome di cazzo come "Stringorrgjsdùfèkwi34kdi&" di entrare come loro rimpiazzo per costringere la Maionchi a soffocarsi con la lingua tutte le volte che pronuncerà il loro nome.

Pillole della serata:
collegamento con Scorie e la nuova conduttrice che ha la verve travolgente di una statua di pasta di sale. La Maionchi le parla e tira in ballo alcuni meriti professionali del padre, rivelando che anche lei è una che sta lì per meriti non perchè ha i sacri lombi;

l'icona in basso a sinistra del gruppo over 26 ha una foto della loro capitano che è la Mori ma la foto è evidentemente stata scattata il giorno della prima comunione.;

34, è il numero di volte che la maionchi ha detto “cazzo”.

mercoledì 16 settembre 2009

II (ch sta per PAUSA, non per secondo)

Lo so che il sole continuerà a sorgere ad oriente Bruno Vespa continuerà a proclamarsi indipendente anche qualora lo fotografassero mentre pratica il rimming a SB, ma scusatemi se non sto aggiornando il blog da tanto tempo.
Il dio dei disoccupati si deve essere accorto anche di me e mi sono piovuti addosso dei frilens che devo presentare in tempi calcolabili sono attraverso cronometri atomici. In più, quando ho un minuto di tempo, lo passo ad impacchettare le mie 4 carabattole per il trasloco.
Grazie comunque a quanti continuano a passare di qui, giuro, che appena esco da questo ciclone, mi rimetto a scrivere.

PS: il primo che risponde con frasi a caso tra "e sti cazzi", "meglio che non scrivi" o "vaffanculo!", verrà perseguito a norma di maledizione Maia.

mercoledì 9 settembre 2009

3 SETTIMANE AL TRASLOCO.


Ancora tre settimane al massimo e poi, dopo quasi 10 anni, lasceremo questa casa. Sembra che lei abbia vita propria e che stia prendendo il distacco davvero male visto che sta cadendo letteralmente a pezzi. Quando entrammo a dire il vero non era particolarmente in forma, aveva mattonelle fuori moda da ormai un ventennio, l’erogazione dell’acqua calda era più che altro un avvenimento e asciugarsi i capelli con il fon per più di 5 minuti causava un blec aut a tutto il quartiere (per questo, a casa nostra, sempre tutti con i capelli corti). Nell’ultimo mese però sembra ormai in fin di vita: la pressione dell’acqua è diminuita forse perchè ormai il calcare sta ostruendo le tubature come il colesterolo le arterie di un vecchio e man mano che iniziamo a togliere i nostri mobili dalla stanza, si inizia a vedere la fatale decadenza delle stanze. La signora è vecchia e ha davvero bisogno di un intervento drastico di ristrutturazione, cosa che il padrone di casa farà.
E’ una casa a cui abbiamo voluto molto bene e tanto ce ne ha voluto lei a noi. E’ stata testimone del mio passaggio da studente a impiegato, da fidanzato a singol, a rifidanzato, a risingol e così più o meno per un altro paio di volte. Ha visto tanti coinquilini, innumerevoli feste e pochissimi screzi. Ci ha accolti tornando devastati dalle sere in discoteca e ha sempre trovato un letto in più in cui ospitare gli amici che venivano a trovarci. Ci sono state cene romantiche a lume di candela, tavolate sterminate come quelle di “Aggiungi un posto a tavola” e conversazioni ubriache fino all’alba sull’esistenza di un dio e su chi si era scopato chi.
Mi ha fatto conoscere la vita di un quartiere popolare e sempre sopra le righe come solo San Lorenzo, e pochissimi altri, sa ancora essere. Ho conosciuto la trans triste, che pranza sempre nel bar sotto casa e si trascina melanconica per il quartiere come se stesse smaltendo una delusione d’amore. Il cieco del quartiere, che potevo sentire da cento metri di distanza per il suo violento battere il bastone sui muri, cosa necessaria per tracciare il percorso ed evitare d’essere travolto da un tir. Il dirimpettaio, costretto dalla moglie a fumare in finestra e, per questo, condannato per anni a vedermi girare in mutande se non avvinghiato in laocoontici amplessi amorosi. Gli studenti calabresi fuori sede, signori incontrastati dell’aperitivo che parte alle 5 del pomeriggio e finisce alle 3 di notte. Il mio pizzettaro, che fa la pizza più buona di Roma e al quale, prima di traslocare, dovrò saldare il conto che avevo aperto da lui.
Mi mancherà il “Ale, apri!!!”, gridato dalla strada, come soluzione ad un citofono rotto e mai volutamente aggiustato.
L’anima di una casa è fatta da chi la abita e dovunque andrò, verrà con me. Tra qualche giorno quindi la metempsicosi la farà trasmigrare dalle parti di San Giovanni. In una casa con il bagno che non sembra arredato da Tania e un impianto elettrico che non richiede la firma di un testamento prima di infilare una spina. Una casa che, per dirla con il gergo di Tecnocasa, è “rifinitissima e luminosissima” e persino con un citofono funzionante, che sarà la prima cosa che smonterò.