martedì 27 luglio 2010

AMLETO, I BUCHI DI MEMORIA E UN SOGNO DI MEZZ'ESTATE.


Giovedì ero tutto preso dal mio passatempo preferito: il tentativo di fondermi in un’unica entità con il mio divano quando mi arriva un sms. Solitamente si tratta della Vodafon che mi aggiorna sui punti ottenuti con l’ultimo ricarica o il solito mms che mi arriva settimanalmente proponendomi di sostituire il trillo del cellulare con alcuni tra i remix più coatti della stagione e invece no, è un messaggio in inglese. E’ un certo Americanino che, per farla più breve del suo sms, mi dice che ci siamo conosciuto l’estate scorso qui a Roma, che sta tornando e gli farebbe piacere rivedermi. Subito la faccende assume i contorni da triller fantascientifico per una serie di elementi:
1) io non mi ricordo assolutamente di aver conosciuto tale Americanino;
2) nonostante non abbia ala minima idea di chi sia ho però il suo numero registrato, quindi non può trattarsi di un errore di persona;
3) cosa, più inquietante di tutte che mi fa subito temere che si tratti di uno squilibrato, mi ha conosciuto e vuole rivedermi.
Provo per 10 minuto a concentrarmi, immetto nel mio compiuter il codice segreto e procedo con la lettura della cornea per accedere al mio AFIS personale dove ho diviso gli statunitensi non più ormai per stati, ma addirittura per distretti quando non ancora zone della città e quello che molti chiamerebbero con un’eccessiva superficialità “mignottagine” io preferisco definirla “un mio irresistibile ascendente sugli statunitensi”.
Digito le parole chiave: americano, 2009, disturbi comportamentali. Ovviamente escono fuori troppi profili. Arriva allora il colpo di genio.
Decido di rispondergli chiedendogli il suo profilo FB per poterci scrivere più comodamente.
“Bip, bip. Bip, bip”. La sua risposta: “non ha feisbuc”, ma mi manda il suo indirizzo meil.
Cazzo! M’ha fregato! L’unico americano senza FB lo dovevo beccare io!
Quella che prima era solo curiosità inizia a trasformarsi in ansia montante perché mi conosco: se gli ho dato il numero e ho preso il suo sono quasi certo che quando ci siamo conosciuti non abbiamo passato la serata guardando le stelle e raccontandoci aneddoti d’infanzia. Come dire, non so che cosa c’ho fatto ma di certo c’ho fatto qualcosa. E non ricordarmelo mi preoccupa un po’.
Prima di rispondergli chiamo nell’ordine: La peruviana, che in quanto mio ex coinquilino, conosce benissimo il flusso di pellegrini che sono passati per casa nostra. “Si, mi sembra di ricordare vagamente….”, ma “vagamente” no mi fa tornare nessuno alla mente. Provo con Silvy: una memoria d’acciaio, un databeis vivente che sta alle mie vicissitudini come Rustichello alle avventure di Marco Polo: “Tesoro, si mi ricordo di alcuni americani l’estate scorsa, non di uno in particolare (certo, io sotto casa del resto ho il parcheggio dei pulman come quello prospicente Piazza San Pietro…). Ci penso e ti faccio sapere”. A seguire senti il Mio miglior amico, PJ e ci manca poco che dalla disperazione non senta anche mia madre.
Insomma, la questione non è tanto non ricordarmi di qualcuno, ma temere di aver fatto sesso con qualcuno senza ricordarmene!
Alla fine getto la spugna e a costo di sembrare una puttana da salun gli scrivo: “scusa ma non mi ricordo chi sei. Puoi aiutarmi?”.
Nei 10 minuti successivi non arriva nessun messaggio. Si sarà offeso, io mi ci sarei sentito. Mi spremo così tanto le meningi che nel cercare di ricordarmi di lui riaffiorano persino scampoli di memoria della mai vita precedente ma di questo americanino: niente. Poi un lampo! Certo potrebbe essere Americanino di Bufalo! Quello che in preda all’estasi amorosa riuscii a convincerlo a rinviare il suo volo di ritorno facendogli pagare un miliardo di euro come penale! Certo è lui! Bufalo è nello stato di NY e si chiamava Americanino, ameno mi pare…
Prendo il cellulare e tutto soddisfatto dei prodigi della mia mente scrivo: “Ho capito finalmente, sei Americanino di Bufalo!!”.
Stavolta non passano neppure 2 minuti e mi risponde: “No, NY Siti!! Ti mando le mie foto…”.
Raramente mi sono sentito tanto umiliato e confuso ma almeno adesso, foto alla mano, un lampo squarcerà le nubi che occludono la mia memoria e potrò esclamare: “Certo! Che idiota, come ho fatto a non ricordarmi!”.
Arrivano le foto. Le apro. Probabilmente mi avesse mandato la foto di un pastore di capre tibetano avrei avuto maggior sentore di conoscerlo. Niente. Assolutamente niente.
Chi cazzo è questo!?
Il disorientamento però lascia subito il passo a una considerazione: è bono! Pensiero che, sempre a sua volta, apre la porta allo sconcerto: non è possibile non mi ricordi di uno così carina con cui per giunta è pure probabile ci sia anche finiti a letto.
Inizia quindi un fitto carteggio tra di noi per cercare d capire meglio gli avvenimenti di quella notte d’estate durante i quali risono anche spinto elegantemente a chiedergli direttamente se abbiamo fatto sesso ottenendo come risposta dei divertiti “no comment”.
Adesso siccome immagino che non tutti voi siate costretti su una sedia a rotelle mossa grazie a un cursore conficcato in bocca e che quindi abbiate altro da fare che leggere tutta ‘sta storia che poi si è sviluppata in un fantastico incontro, una serata pazzesca, la scoperta di esserci sì conosciuti ma non in quell’accezione biblica e quindi, subito rimediato svegliandoci poi la domenica avvinghiati l’uno all’altro, con la stanza inondata dalla luce bianca del sole, colazione a letto, pranzo a Monti e pomeriggio abbracciati in piscina. No, tranquilli, non vi tedierò.
Siamo però arrivati a oggi e al dubbio dei dubbi che voglio condividere con tutti gli esperti di impicci amorosi presenti: Americanino sta scendendo ad Amalfi con la madre. Tornerà venerdì per restare un ultimo fine settimana e mi ha chiesto se sono a Roma. Il dio delle sfighe vorrebbe però che sabato e domenica in teoria, debba andare in Abruzzo a celebrare il genetliaco di mio padre con il quale già so che per rispetto delle tradizioni finirò a male parole davanti a tutto il parentado. Io con Americanino sono stato bene, e, incredibilmente vuole rivedermi. Quindi: invento una scusa per mio padre tipo “devo andare a Milano per lavoro non posso venire magari faccio un salto settimana prossima”, sorbendomi per 5 minuti almeno il suo tono afflitto come se gli stessi dando una pugnalata in petto, facendomi così affiorare un senso di colpa che neppure Giuda con Gesù Cristo ha provato mai oppure dico a Americanino che non ci vediamo poi lui sabato sera esce, rimorchia un altro, domenica torno, lo chiamo e mi dice “attaccate al cazzo” (in inglese, ovviamente) e io mi mangio le mani fino ai gomiti per essere partito, considerando che mi piace davvero parecchio pur, si lo so per carità, farmi strane idee che questo poi parte e io resto a Roma e io manco ci voglio pensare a relazioni a distanza ( mi da già noia frequentare uno che vive all’EUR, figurati se devo pure fare 8 ore di aereo, in economica, no Signore per carità) e lo so che forse è solo bisogno di conferme ma comunque anche per qualche giorno potrebbe essere una storiella carina da viversi e raccontare all’infermiera che mi sta togliendo la padella quando tra non molto diventerò ospite fisso di un ospizio di periferia?
Lo so che le tracce dei tema specifici del classico sono meno articolate e anche meno contorte ma io davvero mi sto consumando nell’indecisione…

lunedì 26 luglio 2010

GLI UOMINI DA MARTE, LE DONNE DA VENERE, I GAY DA URANO, MA IO DA DOVE VENGO?












Mentre continuo a interrogarmi su questo quesito (dopo l'ennesimo uichend "e ancora ci casco ma a 'sto punto è un problema mio", intanto vi linco il mio articolo per gay.it. Visto mai voi ce l'aveste una soluzione...
INSY

martedì 20 luglio 2010

POI UNO DICE CHE DIVENTA GHEI...





















Certo che se uno si ritrova una madre del genere che sembra uscita da un film di Pietro Germi sui delitti d’onore negli anni ’50 in Sicilia come minimo diventa ghei, se non decide proprio di arruolarsi nel PKK.
Ma quale madre di famigli si vorrebbe mai identificare con questa specie di Mamma Ebe? Prevedo linee silenti per questo servizio altrimenti utilissimo.

giovedì 15 luglio 2010

DA UNO STRONZO A UN IMBECILLE.


Mi hanno detto che ultimamente sono più incazzato del solito. Può darsi, ma come fai a mantenere la calma quando fuori fanno 75 milioni di gradi, hai dovuto rinunciare alle vacanze al mare per "problemi familiari" e continui a leggere interviste come quelle su "A" a DI Tolve?
Ecco allora la mia risposta su gay.it.
Insy, vostro

mercoledì 14 luglio 2010

STRONZO!



















Vediamo, dove potrebbe averla messa…dietro le piume di struzzo o nelle zeppe che ha usato durante la turné di Zerofobia? No, neppure nel beauty case che si portavo appresso quando si truccavo in ascensore con Loredana prima di correre a ballare al Piper. Ma insomma, dove se l’è dimenticata la dignità?! Eppure sembrava tanto spavaldo e sicuro delle sue insicurezze: si faceva chiamare Zero apposta, perché così si sentiva. Ma le sue mascherate erano in quegli anni bombe a mano lanciate contro l’ipocrisia borghese di un italiuccia pavida e benpensante. E adesso? Dichiara di essere eterosessuale e di amare le donne (non evidentemente nel modo in cui ami io la mia pianta di orchidee, ma in una maniera carnale, fisica, sessuale). E dice tutto questo senza il gusto ironico del paradosso ma con penoso convincimento.
Renato Zero: tu sei uno stronzo.
Perché non puoi essere che tale quando rinneghi quello che sei, quando ti vergogni del tuo passato e lo ricacci nella buca di negazione che hai scavato negli ultimi anni componendo canzoni insulse come “Ave Maria”, che hanno solo il sapore putridescente dei vecchi penitenti che in prossimità della cassa di noce si battono il petto genuflessi davanti l’altare della Vergine.
Sei uno stronzo perché chi ha avuto il dono del successo potrebbe e dovrebbe essere un esempio per quanti lo seguono e non c’è dignità nell’abiurare come il più pavido dei San Pietro.
Sei uno stronzo perché nessuno ti obbliga di confessare ma qui di certo non si tratta di dichiarare immondi segreti.
Sei uno stronzo ancora perché hai vergogna di quello che sei e non c’è nulla che sia più vergognoso di questo. Perché credi che l’omosessualità sia un tratto trascurabile dell’essenza di una persona, un particolare di poco conto e in questo dimostri la tua pochezza. Perché ignori che quello che siamo è la somma del tutto che ci compone e noi tutti siamo la piccola cellula che compone la nostra pelle, le nostre idee, i nostri sentimenti ma anche la nostra omosessualità.
Sei un stronzo perché nel mondo c’è gente che viene uccisa per perché qualcuno ha deciso che essere gay significa meritarsi la pena capitale e te, dalla tua villa nella Camilluccia, ti spazzoli i capelli tinti con un nero innaturale, ti trucchi come una vecchia puttana e dichiari di essere etero.
Sei uno stronzo perché se alla tua età ancora non hai trovato la dignità per rivelare quello che sei vuol dire che sei davvero un frocio.

sabato 10 luglio 2010

sabato 3 luglio 2010

Essere gay negli "anta". Il mio nuovo articolo su gay.it!!


Come dice il mio amico Scrappy: "amò la vita è una affacciata de finestra e si è subito vecchi".
Spero vi piaccia.
INSY

venerdì 2 luglio 2010

IN SPIAGGIA O IN PIAZZA?

per 15 anni non mi sono mai posto minimamente il dubbio di partecipare o no al Praid.
Per me andarci era scontato come per Peppone organizzare la Festa de L'unità: un po’ per dogma, ma principalmente per fede.
Quest'anno, per la prima volta mi pongo il dubbio: praid o non praid? Da un lato mi sento come se disertassi la festa di compleanno di mia madre, da un altro questo comitato organizzatore non mi rappresenta, da un altro ancora se ripenso al video che hanno realizzato e ai metodi censori da Romania anni '80 che hanno applicato a chi li criticava mi verrebbe voglia di tirargli gatti morti. Senza contare la ridicola spaccatura interna al movimento proprio in prossimità del praid, a dimostrazione di come, di fronte alle crisi, il nostro movimento semplicemente NON C’E’.
Uno scenario da barzelletta, risibile e imbarazzante, considerando che si parla di associazioni che hanno meno tesserati dei circoli veterani della guerra del 15-18 e più o meno con lo stesso peso politico. Eppure bisticciano, si impuntano, se ne vanno sbattendo la porta perché se c’è una cosa in cui i finocchi sanno eccellere è atteggiarsi a drama quin, anche quando il contesto in cui si vive non è quello alla Gloria Geinor, con palle stroboscopiche e drinc nella mano ma uno scenario avvilente, ostile, retrogrado e preoccupante, per i ghei e non solo.
Prendiamo ad esempio il 2000. Uorld Praid. Un milione di manifestanti. Le televisioni e i giornali di tutto il mondo scoprivano un’Italia in grado di muovere masse oceaniche, di affrontare i referenti politici e di richiedere con fermezza diritti inalienabili.
Guardiamoci oggi. In 10 anni non ci siamo mossi di un centimetro. Non un diritto, non una vittoria. Promesse elargite senza convinzione dai politici di tutti gli schieramenti come si fa con i bambini per rabbonirli, sapendo che non romperanno mai troppo le palle e dopo 5 minuti se ne saranno già dimenticati. E da parte dei nostri rappresentanti politici la scelta di una strategia di basso profilo che non ci ha portato a nulla trasformandoci in mendicanti da strada: con la mano tesa per ore per pochi spiccioli nel barattolo.
Per questo mi chiedo se domani non sia meglio andare al mare. Non perché l’abbronzatura mi doni incredibilmente (è vero ma per questo ci sarebbero le lampade) ma perché non mi ci ritrovo più, perché siamo ormai davvero figure patetiche, senza spirito, senza obiettivi, inutilmente polemici o deprimentemente disfattisti.
Ancora non so. Ci penso ancora un po’. Intanto metto il costume.

PS: per favore, non banalizzate la mia critica, che credo di aver ben articolato, con un semplice “allora fai qualcosa tu”. Non è questa la mia competenza. Non occorre del resto essere un pasticciere per criticare un dolce che fa schifo e nessuno scef si sognerebbe di dire “preparatelo da solo” (cosa che molti attivisti politici continuano a ripetere incapaci di replicare alle perplessità della base).

giovedì 1 luglio 2010

LE COSE CHE CAMBIANO

La scorsa settimana mia madre è stata male. Nulla di grave. Tanta preoccupazione è il disorientamento di vedere una donna sempre forte avere bisogno delle attenzioni dei figli. Era spaventata, in balia del dolore. Una bambina. In quel momento ho capito che, anche per me, è arrivato ora il momento della restituzione. Quel passaggio della vita di ognuno di noi attraversando il quale ci si scambiano con i propri genitori le spoglie e si diventa noi tutori e loro i soggetti delle nostre cure.

FEISPIU'

Carissime e carissimi,
mi hanno bloccato il profilo di Feisbuc. A parte il fatto che ho una crisi diidentità mediatica per cui sono sparite anni di foto, note e minchiate varie. Ma non ne capisco il motivo. Come fenice sto però rinascendo. Se volete, cercatemi (alessandro Michetti), il nome è sempre lo stesso anche se non c'è la foto.
INSY no Identiti LOAN