mercoledì 23 febbraio 2011

lunedì 14 febbraio 2011

DISPERATO AMORE
























Stamattina mentre accendevo il motorino ho notato sul parabrezza di una macchina un bigliettino. In un carattere graziato c’era scritto “ti prego, dille che l’amo!”.
In quella frase brevissima c’ho trovato tanta disperazione. Mentre guidavo verso l’ufficio ho ripensato a quel messaggio e mi sono immaginato un amore respinto. Chi lo ha scritto forse ha fatto qualcosa di sbagliato e l’altra non vuole più vederlo. Non risponde ai messaggi né alle telefonate e l’ultima spiaggia per stabilire un contato, pensavo sempre mentre schivavo un posto di blocco dei vigili, è stata infilare questo foglietto sotto il tergicristallo dell’auto di un amico comune affinché intercedesse per lui.
Credo che sia capitato a tutti di aver deluso, tradito o ferito un nostro compagno, di averne invocare il perdono e di essercelo visto negare. Di aver cercato in ogni modo di riconquistare la sua fiducia, di spiegarci, parlare. Ed è terribile la sensazione di impotenza quando questa opportunità ci viene negata. Per questo quel bigliettino stamattina mi ha così colpito, perché ha immediatamente suscitato in me un senso di “fratellanza” tra noi respinti per errori d’amore.
A me è successo più di una volta. Notti all’addiaccio davanti a un portone che non mi veniva aperto ripetendomi “tanto prima o poi dovrà uscire”, fondendo la follia di Glen Close in “Attrazione fatale” e la redenzione tardiva di Filippo IV.
Non so se sia stato un caso aver trovato quel messaggio proprio oggi, San Valentino. Probabilmente lo ha fatto di proposito, una mossa strategica per sfruttare l’onda emotiva della festa degli innamorati e, chissà, forse stasera potrebbe essere la sera giusta per una riappacificazione.
Glielo auguro.
Per me invece questo è il decimo anniversario di zitellagine ma se così non fosse sarei per San Valentino, per i tubi di Baci, le dediche d’amore alla radio, le cene a lume di candela e i peluche pacchiani.
Non sono d’accordo con chi ti dice “io non lo festeggio perché è una festa commerciale”.
La trovo una considerazione di un cinismo dozzinale. Se è davvero questo il motivo puoi trovare mille modi personali per dimostrare (come sempre ma anche oggi) il tuo amore. Semmai la loro è più mancanza di fantasia che non una critica marxista al consumismo perché puoi scrivere una poesia, preparagli una cena, creare una cornice a forma di cuore fatta con le mollette di legno, o scrivergli un biglietto al quale affidare il tuo disperato amore appoggiato sul vetro umido di brina di una macchina. E tutto questo non costa nulla.

giovedì 10 febbraio 2011

SU FACE BOOK E' NATA LA PAGINA FACE LOVE!


Per gli utenti di Face Book da ieri è visibile la pagina di FACE LOVE con le prime foto di coppie. Aderite, reclutate, prescrivete e pubblicizzate l'iniziativa. Non sposterà l'asse terrestre di un grado ma meglio che stare con le mani in mano.
I dettagli dell'iniziativa li trovate nel post seguente o sulla pagina Facebook.

martedì 8 febbraio 2011

FACE LOVE


















Amiche e amici,
qualche giorno fa stavo leggendo un articolo di Severgnini nel quale esprimeva il suo scetticismo sul matrimonio e l’adozione per le coppie omosessuali. E mi sono reso conto che la cultura e l’istruzione a volte non riescano da sole ad abbattere i pregiudizi. Di come anche di fronte ad un’evidente privazione dei diritti e a esempi lampanti e supportati da ricerche sociali su come gli omosessuali possano essere dei buoni genitori, venga fuori un’intolleranza insopportabile, che ci squalifica come persone e atterrisce la nostra sensibilità.
Non sono un politico né ho gli strumenti dialettici necessari per farlo ma credo che ognuno di noi, secondo le proprie competenze e capacità, possa fare qualcosa di politicamente rilevante.
Stavo sfogliando sabato scorso il numero di febbraio della rivista americana Out che ha dedicato un bellissimo reportage fotografico su le coppie gay. Alcune di loro ritratte con i figli. E mi sono commosso. Mi ha toccato lo sforzo che fanno alcuni di noi per dare vita alla loro idea di felicità che poi non è per nulla diversa da quella che hanno anche gli altri: realizzarci come persone conquistandoci una felicità che costa fatica, e a noi più che ad altri.
Quindi ho pensato che mi piacerebbe dare vita a un iniziativa che è quella di raccogliere foto di coppie gay che vogliano testimoniare la unione, dimostrando che “loro ci sono” che esistono e non possono essere ignorate.
Vorrei creare un mega album fotografico creando un gruppo su Face Book sfruttando il suo potere comunicativo al meglio. Vorrei che poi questo gruppo venisse condiviso da tutti voi con quanti più amici possibili e loro a loro volta, soprattutto mostrandolo agli etero, ancora meglio se a persone che sapete contrarie alle unioni omosessuali per mostrargli (contrariamente a quanto pensa Severgnini) che l’idea di coppia che abbiamo noi omosessuali è la stessa di tutti gli altri. Né migliore né peggiore.
Si dice che si ha paura di ciò che non si conosce. Ecco, mostriamoci e raccontiamoci. Riuscissimo a far cambiare l’opinione anche di pochissime persone sarebbe già un grosso traguardo raggiunto. Quindi se volete aiutarmi vi chiederei di inviarmi le vostre foto con una didascalia che racconti di voi, non molto lunga. Di come vi siete incontrati, cosa vi tiene uniti. Insomma quello che vorreste la gente sapesse del vostro amore. E soprattutto: due righe di liberatoria.
Poi io provvederò a caricarle su un gruppo face book e su un blog per quanti non sono iscritti. È un work in progress che vorrei andasse avanti includendo sempre più testimonianze.
Spero l’idea vi piaccia e mi auguro aderirete quanti più possibili.
Fate girare questa proposta se vi interessa e grazie per la vostra collaborazione.
MANDATE LE VOSTRE FOTO A:
ALESSANDRO.MICHETTI@YAHOO.IT

domenica 6 febbraio 2011

SPAZIO&PIUME

























Odio i party a tema. Sono troppo impegnative per me e come se uno non avesse già mille preoccupazioni nella vita, ogni tanto ti arriva anche l’invito per una festa che non può semplicemente limitarsi a 4 amici, una bottiglia di spumante e delle candeline da spegnere mentre ti cantano tanti auguri. No, il tema, soprattutto se il festeggiato è gay è obbligatorio. E mai che fosse una cosa semplice tipo: “bulli e pupe” o “bianco e nero” (quelle sono cose da party etero). Le tracce sono più complicate di quelle del tema della maturità e vengono sempre partorite in coppia. Più non c’entra l’uno con l’latro, meglio è: “cuneo fiscale e lecca lecca”, “clampatura cardiaca e bigodini”, “Kopernico e seta”.
Quella di ieri sera era, per l’appunto: “Spazio e piume”. Due argomenti astrusi e per questo perfettamente coerenti con quello che ho appena detto.
Ho provato a paventare al festeggiato una mia defezione tematica adducendo per mail la ridicola scusa che viaggiavo con bagaglio a mano ma sono stato prontamente redarguito da una sua telefonata nella quale mi intimava senza mezzi termini che il costume era obbligatorio e che doveva pure stravagante e sexy! (facendo alla fine salire a 4 i temi della festa e a mille il mio livello di ansia da prestazione).
Ieri mattina quindi mi scateno per il quartiere cinese di Milano alla ricerca del giusto outfit che rispettasse almeno una delle due tracce (più le altre due aggiuntive, naturalmente).
Ovviamente i cinesi e il loro gusto per il minimale sono venuti incontro alla mia visione di spazio proponendomi un paio di leggins argentati e un corpetto con lo scollo all’americana sempre in argento entrambe confezionati con tessuti di quella qualità che solo i cinesi possono creare e che domani mi porterà ad essere ricoverato al policlinico per una dermatite o un caso di lebbra.
Alla fine nell’insieme, così per darvi un’idea, sembravo la versione di Barbarella in Silver plate.
Sarà presunzione ma credo che tutto sommato il mio costume fosse non dico il migliore ma almeno rientrasse nella top 5.
Togliendo infatti quelli che lo avevano affittato (troppo comodo, così saprebbe interpretare il tema anche un lobotomizzato), quelli che lavorano nel mondo della moda quindi se lo sono disegnato e fatto realizzare da operose sartine (e con questa discriminante eliminiamo il 75% degli invitati), quelli che anche se il tema fosse stato “emergenza umanitaria in Darfur” si sarebbero comunque travestite da donna semmai però con un Cicciobelo nero avvolto nel tulle e usato come copricapo per omaggio all’argomento, restavano veramente poche persone che con un improbo sforzo di fantasia sono riuscite ad accucchiare un costume e tra queste, appunto, io.
Ad ogni modo l’aderenza al tema è stata pedissequa come solo a Milano può essere dando vita ad una festa veramente bella, almeno per quel poco che ricordo a causa della dieta liquida stile Guns’n’Roses adottata ieri sera (forse sarebbe il caso che anche alle feste private iniziassero a far pagare le consumazioni…).
Stamattina quindi mi sono risvegliato avendo nella testa solo qualche frustata di memoria, una ferita inspiegabile sul ginocchio e le labbra colorate di porpora azzurra metallizzata.
E avrei voluto che certe cose fatte ieri in effetti fossero restate celate da una bella coltre di amnesia. Per questo avrei dovuto non solo evitare di vedere le foto fatte in cui sembro una minorenne qualunque a una festa ad Arcore. Sarebbe altresì stato opportuno non chiedere nulla, anzi, evitare proprio di sentire gli amici presenti ieri sera uno dei quali mi ha candidamente raccontato che dopo essermi versato accidentalmente un drink sul petto, un invitato si è offerto di succhiarlo via permettendomi così oggi di brevettare un nuovo cocktail chiamato “Insy Space”: 3 parti di gin,
una di tonica e
2 di argento cinese spaziale.
Da servire ghiacciato e rigorosamente addosso.

giovedì 3 febbraio 2011

OGNI TANTO UNO SPRAZZO DI EMOZIONANTE SPERANZA.


Ascoltate la determinazione di questo ragazzo nato da una coppia lesbica mentre difende il diritto alle unioni omosessuali nell'Iowa. Lasciatevi emozionare dal suo discorso e fatelo girare. Soprattutto ai vostri amici eterosessuali. Sperando che arrivi alle orecchie dei politici che si oppongono con motivazioni tutt'altro che ragionate. Se questo ragazzo è il frutto di un'unione omosessuale ci sarebbe quasi d'auspicarsi che tutti vengano allevati da gay.
Le cose cambiano, anche così.

In appendice al video pubblicato aggiungo questa considerazione illuminate pubblicata oggi sulle pagine di “Sette” del Corsera e scritta non di un Calderoli qualsiasi ma niente meno che di Beppe Severgnini. “Non sono favorevole alle adozioni e prima di tutto al matrimonio che per definizione sono l’unione tra uomo e donna. Perché allora il matrimonio non può avvenire tra 3 persone? O fra tre uomini, 2 donne e un avatar? Il matrimonio può essere solo tra uomini e donne. Lo suggerisce il buon senso, la storia e la natura”.
Allora o qui si inizia a parlare seriamente della cosa, come di tutte, portando motivazioni ponderate e scientifiche o altrimenti torniamo al medio evo dove l’opinione personale e arbitraria veniva intesa come elemento sufficiente per indirizzare pensieri, dettare legge e danneggiare la vita del prossimo già così ardua da gestire. O si è esperti di un argomento così specifico e delicato oppure io domani vado alla facoltà di astrofisica e dico che il sole è una lattina di pomodori pelati, perché? Perché secondo me è così. E pretendo anche di essere preso seriamente. Oltretutto ancora tira in ballo la storia dei rapporti a tre, 4, con galline e pali del telegrafo. Per favore, non diciamo idiozie! La teoria dell’ “e allora chi lo dice?” lo fanno solo i bambini (di quelli neppure tanto svegli) e i provocatori da talk pomeridiani. Eppure non è un concetto difficile: è l’amore che crea una coppia e posto per altri non ce n’è. C’è poco da starsi a domandare. Se poi lui ha poco chiaro a cosa corrisponda il tipo di sentimento di cui si sta ragionando è lui quello strano, non noi gay.

martedì 1 febbraio 2011

MR MAGOO
























L’ho soprannominato Mr Magoo. Vederlo e chiamarlo così è stato un tutt’uno. Viene nella mia palestra o sarebbe meglio dire, nella sauna della mia palestra. È bassino, ha un paio di baffi, una ciambella di capelli canuti che contornano la testa calva, un’espressione abulica e priva d’emozioni. Passa ore intere a guardare gli uomini che vanno in doccia o entrano nel bagno turco. Se ne sta lì, seduto sulla sdraio, avvolto nel suo accappatoio a strisce e si guarda in giro con scatti rapidi della testa quasi fosse un tic nervoso e senza che un fremito d’eccitazione trapeli dai suoi occhi. Qualche vota si fa un po’ di sauna, una passata veloce sotto la doccia e poi si ripiazza lì, appostato come un ornitologo, a prendere nota di tutti gli uccelli che gli passano davanti. Non è mai stato molesto, semmai inquietante. Alcuni li ho sentiti lamentarsene ma solo perché a scannerizzarli sono gli occhi di un vecchio. Vorrei sentirle io queste recriminazioni se a farlo fosse Thiago Alvez.
A me invece non suscita fastidio. Semmai tenerezza. Del resto fa quello che nello spogliatoio della mia palestra (elegantemente ribattezzata “la palestra dei froci”) facciamo tutti, solo con più persistenza e con sguardi meno fugaci. Tutto sommato anche io, tra 70 anni, dovessi fare mai quella fine, gradirei che le mie debolezze venissero viste con indulgenza piuttosto che con ipocrita censura.