lunedì 30 agosto 2010

CORANO SHOW


Il tre-quarti è lo stesso imparato in anni di velinismo. Il sorriso è compiacente e malizioso come se stesse vendendo un vibratore e non avesse invece tra le mani un testo sacro. Secoli fa si facevano proselitismi che navigavano su fiumi di sangue e intolleranza. Oggi la propaganda della fede è meno cruenta ma altrettanto perversa. E se un pontefice si sforza di essere una pop star con tanto di papa boy fastidiosamente fanatici, perché non usare le tette delle donne per diffondere i versetti del Corano?

mercoledì 25 agosto 2010


Insomma se Agata Cristi fosse ancora viva ci scriverebbe il suo milionesimo romanzo: “Miss Marpol e il mistero del bacio in Versilia”.
Il fattaccio ormai credo sia noto anche alle ospiti del convento della Santissima a Caprarola ma faccio un sunto cercando di limitarmi ai fatti. 2 ragazzi, in un bar si baciano, si abbracciano, si lanciano in effusioni (loro dicono che sono solo amici ma evidentemente in toscana l’amicizia si manifesta con forme a me sconosciute). A giudicare dal video comunque nulla a che vedere con un film della Falcon ma semmai approcci che siamo tutti stra abituati a vedere tra etero, basta prendere la metropolitana o anche passare davanti a un liceo.
Un carabiniere, in servizio per latro, aizzato da un avventore, gli intima di smettere perché il loro comportamento ferisce la suscettibilità altrui e perché potrebbe entrare un bambino (ci sarebbe comunque da dire che se entrasse un ragazzino in un bar a notte fonda più che censurare due che si baciano metterei in galera i genitori, ma io so’ fatto all’antica). Ora i toni di questo avviso non sono chiari, il video non ha audio, i ragazzi dichiarano di essere stati presi a male parole, un altro testimone ne parla come se il militare avesse parlato gentilmente profondendo petali di rose e musiche d’organo dalla bocca.
Ora il dibattito si fa aspro perché c’è chi dice che “certe cose” non andrebbero fatte in pubblico chi invece grida all’attacco omofono.
Devo dire che anche io non ci vedo chiarissimo nella faccenda ma un po’ di idee me le sono fatte.
Vedendo il video i 2 ragazzi non stavano facendo nulla di così ardito, si vede molto peggio in TV sul Grande Fratello alle 21 quando i ragazzini sono piantati lì davanti al succedaneo della tata mentre i genitori si fanno i beati cazzi loro.
I ragazzi sono stati accusati di non aver subito dichiarato di essersi scambiati qualche bacio ma la cosa non cambia perché da quando in qua scambiarsi un bacio in pubblico è reato?
Oltretutto, da quando in qua un ufficiale dei carabinieri, in servizio per altro, invece di andare in strada a tutelare i cittadini da reati veri, si pone a giudice della morale? E sulla base di quale limite? La decenza purtroppo giace in un ambito molto poco definibile chiamato buon gusto, spesso arbitrario, relativo, soggettivo e, per quel che si vede nel video, le loro effusioni tutto mi sembravano meno che inopportune e scandalose.
Altra considerazione: tra i ricchions subito si sono creati 2 schieramenti: i colpevolisti e gli innocentisti. Entrambi con estremi nocivi al movimento (non so quale esso sia ma chiamiamolo così). Da un lato chi ha voluto cavalcare politicamente l’onda senza approfondire la cosa solo per mettersi di nuovo sotto dei riflettori che altrimenti, se non fossero per questi casi di cronaca, non gli verrebbero mai puntati contro, causa incapacità di dire cose sensate e politicamente valide (e chi vuol capire capisca). Dall’altro i soliti ghei con la sindrome dello schiavo. Quelli che a prescindere danno addosso ai loro simili per un’atavica introiezione dell’omofobia e dell’intolleranza, diventando così molto più realisti de re.
Ultima e poi vado al mercato prima che finisce la verdura migliore. Mi pare che in Italia piano piano stiamo alzando sempre di più la stanghetta del lecito e della tolleranza. Nessuna legge contro l’omofobia, nessuna legge per il matrimonio, ciò che da scandalo, se sei omosessuale, ormai parte dal semplice bacio in pubblico, anche alle 4 del mattino. Alcuni ragazzi sono stati picchiati per il solo fatto di sembrarlo dei ghei e questo sta innescando una reazione a catena di prepotenza culturale e di violenza che all’estremo porta all’accoltellamento accaduto a Roma la scorsa estate. La soluzione sarebbe avere uno Stato di diritto vero tutelato da rappresentanti che non passino la maggior parte del tempo con il naso cacciato tra fiche a pagamento o tra mucchietti di polvere bianca ma cosa si può fare quando questo avviene? La mia formula è indignarsi, denunciare, essere coscienti di essere soggetti di diritto e reagire, anche al rischio di prenderci una sberla ma meglio un occhio nero che soffocare nella paura la dignità personale.

lunedì 23 agosto 2010

L'ERPES E' LA LETTERA SCARLATTA.



L’altra mattina mi sveglio e sento subito che c’è qualcosa che non và. Un formicolio caldo e fastidioso sul labbro. Conosco bene quella sensazione. Soffro di erpes praticamente dalla nascita. Con la lingua sondo la superficie e capisco subito che sarà uno sfogo da record. Ed è pure sabato il che significa che a meno che una faglia si sposti sotto l’EUR portando il quartiere alla deriva del continente, io andrò al villag e non sarà mai buio abbastanza per nascondere l’orribile ulcera che si sta sviluppando sulla mai bocca. In genere mi esplode sul labbro superiore donando, almeno per il primo giorno, un turgore volumizzante niente male ma stavolta è in basso e l’effetto è quello di un’espressione imbronciata con il labbro pendulo.
Mi precipito in cucina, afferro una fettina di manzo surgelato e ce la schiaffo sopra. Chi ne soffre, sa che è un metodo per bloccarne la riproduzione. Mentre me ne sto con questo pezzo di carne sulla bocca, frugo nei cassetti per cercare l’aciclovir e Compid. Ce n’è una goccia dell’una e appena un paio dell’altra.
“ha un erpes?”, mi chiede il farmacista giusto appena interessato. Punto il dito come una freccia verso il labbro e lui risponde mimando con il viso l’espressione che avrebbe potuto fare se avesse visto uno scarafaggio attraversargli il bancone e penso a come avrebbe reagito se gli avessi chiesto la preparazione H.
Sarei dovuto andare al mare ma non posso prenderci il sole. Per ammazzare il tempo non mi resta che andare in palestra. Questa volta sembra davvero più grosso del solito e per evitare altre espressioni di ribrezzo ci vado alle 3. Di sabato è l’orario dei disperati in inverno, figuriamoci il 20 agosto. Come immaginavo c’è poca gente e quelli che sono lì non possono certo permettersi di criticare il mio di aspetto.
Torno a casa e metto aciclovir, toglo aciclovir, metto compid, tolgo compid, sembro Caraté Chid con la cera, senza sosta, ma è la sola cosa che funzioni. Per fortuna con l’età le ferite sono diventate sempre più piccole. Da piccolo mi uscivano delle croste enormi, orribili e dolorose. Per anni ho chiesto a mia madre di trovare in farmacia una soluzione.
“Lascia perdere, passa da solo”, mi rispondeva sminuendo. Ma è pur vero che è sempre stata una donna convinta che il tumore potesse essere curato con un bicchiere di latte caldo e miele. “Evidentemente sei stressato, è uno sfogo naturale. Ringrazia dio che ti viene sul labbro e non al cervello”. Aveva sentito una volta di questo leggendario sfogo e pensava che un bambino di 10 anni dovesse essere quindi grato di ritrovarsi solo un plastico del Imalaia sul labbro invece di un epres nel lobo temporale.
Insomma sabato sera, alla fine riesco ad arginare l’ulcera per la serata anche so già che l’indomani esploderà con la violenza di un male innaturalmente trattenuto.
Sono al villag e, nonostante i cerotti invisibili nascondano bene, è inevitabile che parlando con qualcuno per più di 2 minuti al bar questo non si accorga che ho un labbro mariniano.
Solitamente la prima cosa che mi sento dire ogni volta che rivelo si tratta di erpes e non una piaga da sindrome da immuno deficienza acquisita, è: “chissà con chi ti sarai baciato!”. E mentre avverto la sottile sensazione di sentirmi dare della puttana ribadisco per la milionesima volta che non è così che si prende l’erpes. “E’ lo stress e il sole”, rispondo. E mi accorgo che mi sto quasi giustificando per fugare le insulse allusioni.
Decido quindi di buttarmi in pista mettendomi contro luce e costringendo i miei amici a disporsi a paravento umano.
Oggi è il terzo giorno. quello di consolidamento dell’eruzione. Più grossi di così non dovrebbe crescere. Continuo a spandere crema come cera sul pavimento. Inesorabilmente e consapevole che questo sgambetto da stress mi costerà l’ultima settimana di ferie non potendo mettere piede sulla spiaggia per evitare che mi resti una cicatrice a imperitura memoria del mio atto di sconsideratezza. Quindi per ravvivare la mia invidiabile abbronzatura oggi mi lancerò sotto la lampada. Anche questa è pericolosissima per l’erpes ma il genio del male che è in me ha escogitato una soluzione. Mi basterà ricacciare il labbro in bocca per 15 minuti tenendolo al riparo dai raggi. Certo a immaginarla la scena sembra piuttosto ridicola ma nell’intimità della capsula non lo sarà certo di meno di quando mi metto a ballare ascoltando il mio aipod, agitandomi come un’afroculona americana sicuro che nessuno mi stia vedendo.

sabato 21 agosto 2010

OMOGENITORIALITA'. NON E' UNA MALATTIA.












Mentre cerco di combattere un grappolo di erpes da stress/sole/rodimento di culo trovando il modo di nasconderlo per evitare che questa sera al gheivillag la gente mi guardi con un'espressione di disgusto pari solo a quella che gli si dipingerebbe sul viso davanti a Sandro Bondi che balla la lap dens vestito come una delle Pussicat Dol, vi linco il mio articolo su ghei.it sull'omogenitorialità che non si tratta di una malattia esantematica ma del sacrosanto diritto ad avere dei bambini anche se sei omosessuale e che invece questo governo fatiscente e autoriferito non prende minimamente in considerazione costringendoci a creare forme nuove e coraggiose di famiglia. Vabbé, il resto se volete ve lo leggete lì.
Saluti
INSY

sabato 14 agosto 2010

giovedì 12 agosto 2010

L'INDISCREZIONE. MALE D'ESTATE.



















Perché la gente ad agosto sente così forte il bisogno di chiederti “dove vai in vacanza?”. Io la trovo una domanda piuttosto invadente e tra questa e chiedere a uno sconosciuto “quanto ce l’hai grosso?” non trovo poi una così grande differenza.
E poi se metto le cuffie in palestra, ci sarà un motivo! Non voglio essere disturbato.
È come un cartello di passo carrabile. I contravventori dovrebbero essere puniti secondo norma di legge.
Mi si avvicina e sorride. Maili Sairus strilla a squarciagola che “non vuole essere ingabbiata”. Dal suo labiale non capisco cosa mi stia blaterando (eppure gli auricolari sono lì, belli evidenti, cosa insisti) ma catturo una sola parola e già presagisco il contesto: V-A-C-A-N-Z-A. Mi stappo la musica dalle orecchie con un rumore molto simile a due tappi di spumante schizzati via dalla pressione dell’anidride carbonica.
Faccio cenno di ripetermi la domanda. Sì, è quella: “ancora in palestra non vai in vacanza?”.
No, niente vacanze. Mi balena per la mente l’idea per verza di giustificarmi attaccando mia madre ad un respiratore ma sono troppo superstizioso. Sorrido per stemperare il gelo che si viene a formare dal momento che la sua bocca diventa un accento circonflesso e le sopracciglia disegnano archi perfetti come la M di Mc Donald. Probabilmente gli avessi detto di essere un feticista della coprofagia sarebbe rimasto meno imbarazzato.
Occhei, ci sei riuscito. Mi hai umiliato. D’accordo, non era tua intenzione, ma se prima potevo perdonarti l’inconsapevolezza, rilanciare sul tavolo verde di questo sporco gioco il tuo viaggio di un mese in California al ritorno da una settimana di mare a Gallipoli è imperdonabile e non importa se diventerai il nuovo Gec della settima serie di Lost, io spero che quel cazzo di aereo precipiti in qualche isola infernale popolata di mostri, vulcani in eruzione e indigene dediti al cannibalismo.
Provo a improvvisare dicendo che devo scrivere, che in realtà ho fatto una piccola vacanza a giugno e che devo ancora riprendermi dalle colonie che feci nelle marche nell’82 ma è uno sforzo inutile e patetico.
Eppure quest’anno c’avevo provato a mettere i soldi da parte per mantenere fede al doloroso giuramento dello scorso anno: “giuro che mai più passerò un altro ferragosto a Roma!” (inquadratura totale-contro luce-su un promontorio, il protagonista recita la battuta mentre da un morso ad un deplian del CTS e in sottofondo parte “Holidai” di Madonna). Ma poi vuoi un altro paio di scarpe, forse due, anzi tre, dai diciamo quattro, vuoi un fine settimana a giugno a Parigi rievocando i fasti della corte del Re Sole e per finire le tasse che avevo bellamente dimenticato di dover pagare e, prima ancora del cambio dell’orario solare, avevo già prosciugato il bagget finendo sul lido di Ostia, ad immergermi tra le sue putride acque, torbide come il Gange ma assolutamente prive di ogni mistica proprietà.
Lo coglie un barlume d’imbarazzo e nel tentativo di alleggerire la situazione inanella una sequenza mortale di banalità che non fanno altro che innervosirmi di più. Vorrei prendere un bilanciere e trafiggerlo come la vittima sacrificale di un rito maya.
“Dai Roma d’agosto è bellissima”, mi dice uno che tra 3 giorni sarà a Uest Ollivud a fare la troia con una razza evoluta di maschi geneticamente selezionati da centinai di anni di provini a Ollivud. “Non c’è traffico, puoi andare ovunque e trovi parcheggi dappertutto!”. Mi fa entusiasta come se io dovessi guidare un TIR invece del motorino che mi ritrovo.
Credo che quest’episodio non andrà a fare altro che rinforzare la mia già conclamata fama di stronzo perché non gli faccio nemmeno finire l’ultima idiozia, mi spingo di nuovo gli auricolari nei canali uditivi torno alla panca piana e carico di altri venti chili che sollevo come fossero cialde di riso.
Mai sottovalutare la forza dell’odio.

BRIVIDI D'ESTATE.























Ho appena letto la lista dei tormentoni dell’estate 2010. Al terzo posto l’intervista scioc alle due coatte romane del: “la bira, ‘na doccetta e un Calippo”.
Al secondo: i pronostici del polipo Pol (voci indiscrete lo vedono in viaggio verso palazzo Grazioli per aiutare il premier a prendere la decisione di andare alle elezioni anticipate o meno).
Sbaraglia tutti quanti svettando al primo posto: i baci ghei sulla spiaggia!
Più temuti di una murena, più pericolosi della mucillaggine, più urticanti del tocco di una medusa, su tutti i litorali italici è un susseguirsi di famiglie in ambasce. Madri e padri vedetta che solo fino allo scorso anno perlustravano la battigia per assicurarsi che la digestione dei loro figlioletti non ne provocasse l’annegamento per congestione, oggi hanno un altro problema: preservare gli occhi filiali dalla vista di due uomini che si baciano! Del resto è risaputo quanto una scena del genere possa causare dei ritardi nello sviluppo psicologico dei bambini. Alcuni sembrano aver perso l’uso della vista dopo aver assistito a scene del genere, ad altri si è bloccata addirittura la crescita. Come biasimarli. Sarà ben più scandaloso vedere due ragazzi scambiarsi effusioni piuttosto che assistere a programmi dall’alto valore didattico come Velone, in cui ottuagenarie rincoglionite preferiscono andare a sotterrare la loro dignità ancheggiando come 16enni cerebrolese piuttosto che scegliere quale marcia far suonare il giorno del loro funerale?
O fissare il culo di Belen per 5 minuti durante l’intervista da Pulizer sul suo rapporto con Corona trasmesso durante il TG di punta o l’edificante macarena politica a cui stiamo assistendo criticata ormai persino da Famiglia Cristiana?
Ma state tranquilli cari genitori, la morale dei vostri figli e l’integrità delle vostre belle famiglie fatte di soprusi, violenze domestiche e neonati gettati dalla finestra come mozziconi di sigarette ora è tutelato da schiere di bagnini che forse non sapranno salvare dal mare un bagnante in difficoltà ma sanno riconoscere, individuare e sanzionare anche il minimo accenno di bacio omoricchione.
È capitato addirittura a Torre Del Lago (riserva faunistica omosecs già dai tempi in cui l’uomo camminava a quattro zampe per cause evolutive prima ancora che erotiche) e l’altro ieri al Settimo Cielo, stabilimento frocio storico di Capocotta (Roma). Quindi ricapitolando: se sei ghei e ti nascondi, ti accusano di ghettizzarti. Se lo fai per strada, sei un porco esibizionista “’ste cose falle a casa tua!”. Se lo fai nelle spiagge ghei, neppure. Perché non si capisce come mai ci sia sempre un genitore di turno che su 4000 chilometri di patri lidi decide di venire a scassare la minchia proprio in quei lembi di sabbia frequentati dagli invertiti. E invece di suggerire ai timorati genitori: “ se non vi sta bene potete anche andare da un’altra parte”, si preferisce censurare chi lì dovrebbe sentirsi protetto e tutelato.
Sarà pure estate, ma io sento spirare venti di repressione e intolleranza che fanno venire i brividi.

domenica 8 agosto 2010

LESBOSTRONZE




















Cari vi rimando al mio articolo di gay.it su una famigerata categoria di tribadi: le lesbostronze. Subdole razziste del mondo lesbico. Tanto per ribadire come a volte i primi intolleranti siamo noi stessi.

martedì 3 agosto 2010

CAMBIO DI PROGRAMMA


















Alla fine ho deciso: rinuncio al Circuit. niente girone infernale, otto volanti tra lingue di fuoco, distesa di corpi perfetti e tatuaggi dozzinali. Me ne resto a Roma. Tre settimane di ferie, tutte da passare a casa. L’anno scorso feci un giuramento sulla particella di sodio dell’acqua Lete che mai più avrei passato un altro agosto piantato a casa eppure, fedele all’unica certezza: la mia mutevolezza, cambio di nuovo i piani. Non per limiti esterni ma per me stesso.
Stavo considerando quest’ipotesi già da tempo e l’esperienza con Americanino è stata la conferma della giustezza della mia decisione. E non perché mi abbia fatto cambiare lui idea ma perché sono le mie idee cambiate che mi hanno fatto incontrare lui e nonostante tra di noi non ci sarà mai altro di quello che è accaduto ho avuto la conferma di essere arrivato ad un punto tale per cui voglio altro, il resto è solo rumore di fondo che mi deconcentra, che mi avvilisce e mi sminuisce quando confondo la solitudine con la disperata necessità di calore umano.
Ora tranquilli, non resterò a casa a scrivere con il mio sangue grida di dolore sui muri. Roma resta sempre una città fantastica, soprattutto quando si svuota dei romani lasciando il campo ai turisti e ai matti. E poi ci sono sempre le serate alcoliche ballate ubriaco al Villag, il laghetto dell’EUR, la spiaggia di Capocotta e il pacchetto ol inclusiv di Scai! Vero è che avrò tempo per tentare di finalizzare certi progetti che ho pigramente lasciato in dietro e avrò la lista da compilare dei buoni propositi per settembre. Qualche corso, aggioranre più spesso il blog, pianificare un viaggio che desidero moltissimo, magari il nuoto e diventare più alto di 5 centimetri. E il naufragar mi è dolce in queste acque.