martedì 1 dicembre 2009

1° DICEMBRE




















Quando rivelai a mia madre la mia omosessualità il suo dolore più forte non fu tanto il fatto di avere un figlio “mezzo femmina” quanto perché, soprattutto allora, sembrava inesorabile che i ghei fossero tutti destinati a contrarre il virus dell’HIV e quindi morire. Ne parlammo, la confortai e le spiegai, per quel che ne sapevo, come si contraesse il virus e, cosa più importante, come fosse possibile evitare il contagio senza per questo praticare l’astinenza.
Io, come molti altri della mia generazione, sono cresciuto con la cultura del preservativo e con il terrore dell’AIDS. Quando passò per la prima volta alla televisione lo spot dell’”alone viola” ero ancora piuttosto piccolo per capire esattamente cosa fosse l’AIDS ma abbastanza sveglio da associare quell’acronimo alla morte.
Sono passati tanti anni e moltissime persone, alcune a me molto care, oggi non ci sono più. Oggi all’AIDS, almeno a certe latitudini (e purtroppo solo a quelle), si può sopravvivere sebbene questo non significhi che sia una vita facile. Quindi è a tutte le donne e a tutti gli uomini che hanno imparato a convivere con questo virus che voglio dedicare un pensiero, rendendo merito al loro coraggio, alla loro caparbietà, alla loro dignità nel sopportare la diffidenza e la discriminazione, alla loro capacità di farsi forza, a volte persino creandosela, nel consolare il dolore delle persone a loro care e nell’indignarsi di fronte al pregiudizio di alcune istituzioni che malamente intendono la loro missione.
Oggi è alla loro voglia di vivere e, soprattutto, alla loro splendida ostinazione nel non rinunciare all’amore che voglio dedicare la mia ammirazione.

14 commenti:

Enrico* ha detto...

Splendido post, complimenti, e mi associo nell'ammirazione e nell'abbraccio a tutti coloro che convivono con questa malattia e a tutti quelli che portano avanti una battaglia per sensibilizzare il pubblico alla prevenzione, alla faccia delle ipocrisie istituzionali.

zdora ha detto...

bravo insi!

pretenzioso ha detto...

proprio l'altro ieri ho saputo di un mio conoscente... è vero che si sopravvive ma ci vuole sempre molto coraggio!!!

Anonimo ha detto...

si lo ricordo anche io lo spot con quel tipo carino che tradiva la povera moglie a bordo di una lancia thema sw. terrorizzante.. anche se all'epoca conoscevo già uno che sopravvisse poco..

Anonimo ha detto...

Grazie Insy...è anche grazie a parole come queste e a persone come te che chi convive,come me, con questa situazione trova la forza e soprattutto la speranza per continuare la propria battaglia. un abbraccio!

Anonimo ha detto...

Grazie Insy,
come gay e come sieropositivo.
Perché questa situazione è difficile e inimmaginabile.
Essere sieropositivo è ormai semplice, almeno a certe latitudini come tu dici, sia per come lo si diventa (un errore, una distrazione o un incidente possono capitare a chiunque, anche a chi è cresciuto con l'alone viola e il terrore in testa), sia per come si sopravvive (un combo di medicinali che è sì scomodo, ma tutto sommato accettabile in confronto al rischio di morire).
Ma quella sensazione di orrore di sé, di mina vagante che porta un veleno dentro e che si propaga con quello che dovrebbe essere un puro e semplice atto d'amore (anche donare il sangue è un atto d'amore, non solo il sesso), quel freddo e quel buio che ti circondano nel momento in cui ti dicono "Lei è entrato in contatto con il virus HIV" o quando dopo diverso tempo realizzi che la tua vita è limitata (o meglio delimitata dalla nascita e dalla morte, che ci accomunano comunque)... beh tutte queste terribili emozioni, utopisticamente lo so, vorrei essere stato l'ultimo a provarle. Vorrei che dopo di me nessuno avesse saputo e invece, poco alla volta una, due, tre e più persone mi hanno detto "Ho scoperto di essere sieropositivo".
A questo dolore non c'è fine, purtroppo, perché anche se non tutto il giorno, ma tutti i giorni, un sieropositivo ricorda (ed è solo in questo) sempre e comunque la sua situazione.
E se, dopo tempo, impara a fare un sospiro e a scrollarsi di dosso il peso quel sospiro, forte di un esercizio quotidiano di sopravvivenza, ciò non vuol dire che è guarito, ma solo che ha imparato a star male e ad accontentarsi di ciò che ha, senza rimpiangere ciò che aveva.
Andrea C.

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

ANDREA, grazie a te per quello che hai scritto. è un commento bellissimo e sono lieto che il mio post ti sia piaciuto e non lo dico per un personale compiacimento quanto perché nell'affrontare certi argomenti, anche se conosciuti da sempre, si ha paura di dire inesattezze o di ferire la sensibilità di chi, come te, conosce purtroppo e davvero la questione.
un abbraccio
INSY

PS: un abbraccio anche all'anonimo precedente di cui non so il nome

Anonimo ha detto...

Ho scoperto da poco più di un anno di esserer sieropositivo.
Devo ancora fare i conti con l' idea di non essere più quello di una volta, che la mia vita è cambiata. Mi ci devo abituare, so che sarà durissima ma sono fermamente intesionato a non rassegnarmi ed a continuare a vivere.Grazie Insy, grazie Andrea non avete idea di come mi hanno fatto bene le vostre parole e di quanto mi hanno motivato nella mia lotta.
M.

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

M. ringrazio io te...

Anonimo ha detto...

Il mio compagno, con il quale convivo dal 2001, e' sieropositivo dal 1991. A parte qualche minima scocciatura dovuta ai medicinali (nulla di che, a dire la verita'), la vita e' perfettamente normale ed e' sano come un pesce ( piu' una balena, a dir la verita'). Per l'anonimo qui sopra, non scoraggiarti.

Anonimo ha detto...

Grazie anonimo! :-) Non mi scoraggio! M. (l' anonimo di qui sopra! :-))) )

Anonimo ha detto...

Grazie anonimo! Non mi scoraggio .... però a volte mi girano le palle! M. (L' anonimo di ancora più sopra! :-)))) )

Anonimo ha detto...

Sono l'anonimo con il compagno sieropositivo.
Capisco il giramento di palle, ma in fondo si vive una volta sola e allora..ecchissenefre. Sapessi in quanti mi hanno detto che ero un cretino a mettermi con un siero+, altri che non sarebbe durata, altri che mi sarei cuccato il virus pure io (tie', menagrami che non siete altro), altri che ero un coglione a "sprecarmi" per uno malato, etc, etc.
Morale: sono 7 anni che viviamo assieme ( altra toccata di balle per le crisi del settimo anno) belli contenti.
Comunque uno dei ricordi piu' forti che ho e' questo: prima volta finiti a letto assieme, prima dello spurcellamento, lui con le lacrime agli occhi mi dice che e' sieropositivo. Mi ricordo ancora quei 3 nanosecondi in cui si e' materializzato il fatidico..ecchissenefre. Nonostante i vari gufi con i loro " ma chi te lo fa fare", non ho mai avuto un ripensamento.
Michia che melodramma che ho scritto.

Anonimo ha detto...

Ciao anonimo con il compagno siero+, sono l' anonimo che con il giramento di palle. Ho appena letto quello che hai scritto ......... Io ed il mio compagno stiamo insieme da quasi due anni ........ Mi sono innamorato di lui appena l' ho visto, pensavo che si trattasse di una infatuazione ........ Poi una sera a cena dopo qualche mese che ci frequentavamo mi dice: sono sieropositivo. Non scorderò mai il suo viso ed il suo sguardo in quel momento. Di sicuro è il ricordo più dolce e prezioso della mia vita. Anche per me non c' è stato dubbio il ecchissenefrega è stato spontaneo, naturale ed in quel momento mmi sono reso conto che non si trattava di un infatuazione ma di amore, di quello tosto che ti fa star bene ma anche male nel vero senso della parola. Sai quella decisione presa in una frazione di secondo è stata la più giusta della mia vita e non ho mai avuto e non avrò mai un ripensamentoin merito. Poi il destino ci ha messo alla prova: faccio il test, che non avevo mai fatto in quanto mi ritenevo al disopra di qualsiasi rischio avendo sempre preso tutte le precauzioni del caso, dal quale risulta che sono sieropositivo. Non ti nascondo che mi crolla il mondo addosso, ma ho una fortuna: il mio compagno. Senza troppe smancerie mi dice: non ti sembrava che un malato bastasse? esageri sempre! Di li è nata la mia nuova vita, più complicata, dolorosa, in salita, ma un milione di volte più bella, piena ed emozionante della precedente perchè sò di avere accanto una persona che mi ama. Il "ecchissenefrega" è un pò il nostro motto in quanto la sieropositività non è al centro della nostra vita ma un suo aspetto come tante altre cose. Ciò non toglie che ogni tanto mi girino le palle, ma questo penso sia normale. Ti ringrazio delle tue parole! M.