martedì 16 marzo 2010

LE MINE VAGANTI FANNO SALTARE SULLA POLTRONA


Adesso non ricordo più bene se nel renching delle torture venga prima o dopo la compressione del cranio in una morsa meccanica ma ad ogni modo vedere un film nelle prime due file di un cinema sono certo rientri tra le prime tre. E comunque una risoluzione dell’ONU dovrebbe averla bandita da tempo. Nonostante ciò, ancora domenica scorsa, attraverso il vetro blindato che trattiene tanto le pallottole quanto le onde sonore costringendoti a improbi tentativi di lettura del labiale, la cassiera propone a me e a Scrappy una “seconda fila. Laterale”. Pure! Insomma, a 40 minuti dall’inizio dello spettacolo, una sala da 500 posti era già tutta piena.
Sono certo che neppure Ferzan Ozpetec s’aspettava questa fiumana di pubblico. Era come sei qualcuno avesse sparso la voce che insieme al biglietto del suo ultimo film, “Le mine vaganti”, avrebbero regalato un lingotto d’oro da 5 chili.
Alla fine però, dopo aver vagato per altri due cinema che invece i biglietti li avevano esauriti del tutto (incredibilmente anche le prime due file), troviamo requie al Giulio Cesare, in una deliziosa quinta fila. Ma sempre laterale.
Se uno dovesse azzeccare la trama del film in funzione del pubblico che assiepa la sala, probabilmente penserebbe ad un film su Padre Pio interpretato da Collin Farrel che ha garantito, non senza suscitare una certa perplessità da parte degli agiografi del frate dai mille miracoli, una scena di nudo frontale. Metà del pubblico è composta da anziane mess’impiegate e da un’altra metà da branchi di omoricchioni ridanciani.
Orbene, il film.
Partiamo col fare una premessa. Il mio senso critico non è particolarmente affinato e non si perde mai in dettagli tecnici. Non sto lì a giudicare se il montaggio incrociato in quel passaggio interrompa o meno il flusso narrativo o se le posate impiegate in realtà sono state prodotte in un decennio posteriore rispetto a quello raccontato nella storia. E’ un po’ come per gli uomini. Dettagli come le unghie mozziate o i calzini corti diventano del tutto marginali rispetto all’avvenenza del soggetto. Allo stesso modo per me un film o mi piace o mi fa cagare.
“Le mine vaganti” è un bel film. Ozpetec finalmente ha aperto una finestra sulla commedia per farci prendere una boccata d’aria dopo la lunga teoria di tragedie seconde solo alla biografia di Liz Teilor. Ci si commuove, per carità, ma non esci chiedendoti se sia maglio farla finita lanciandosi sotto un tram o sottoponendoti alla visione di Mutande Pazze diretto da Roberto D'Agostino.
Forse grazie all’apporto nella sceneggiatura di Ivan Cotroneo, la storia dirotta spesso sulla commedia, quella bella, all’italiana, quando questo termine evocava le sceneggiature di De Sica, il padre, e non quelle da denuncia del Moige interpretate da De Sica, il figlio.
La storia in breve.
Un ragazzo dalle chiappe affamate torna in Puglia dai genitori per dire a tutti non solo che alla passera preferisce il fringuello ma che ha anche velleità artistiche di scrittore. Confessa i suoi intenti la sera prima al fratello maggiore che, vista la mala parata del figliol prodigo, lo frega in volta rivelando a cena la SUA allegrezza di chiappe, conquistando così un’amara libertà ottenuta con il diseredamento familiare e costringendo il secondo genito a tenere segreta la sua condizione perché se a un padre viene un infarto per un figlio frocio, per due va diretto al Creatore.
Il figlioletto, interpretato da Scamorcia (che alla fine non è manco male ma a me mi fa il sesso di un caciocavallo appeso), tenta di prendere le redini dell’azienda di famiglia inizialmente promessa a quel furbo (e bono, lui sì e pure parecchio) di Alessandro Preziosi ma finirà per confessare ai genitori che in realtà del pastificio di famiglia gli interessa più o meno come un fine settimana su un isola deserta con la Bellucci e che lui a Roma vuole tornare per fare l’artista (e sono tutti capaci a farlo quando hai i pippi di papà che ti mantengono, ma queste sono considerazioni mie dettate da pura invidia).
Nel mezzo, tanti personaggi, tutti ben scritti e ben interpretati. Forse un po’ cliscé, forse un po’ macchietta, ma gradevolissimi. Dalla zia alcolizzata che vive di rimpianti, a una nonna che sa tutto e vede tutto, che mal sopporto il macismo di suo figlio che ottusamente lo ha portato a rinnegare il nipote in nome di un’onta ben comprensibile a noi italiani. La vecchia però paga tanta saggezza e una vita passata a soffocare il suo amore per un cognato fatto della stessa pasta dei nipoti (conferma della tesi frociogenetica) schiattando suicida dopo una goduriosa abbuffata di dolci che le procura un’overdose insulinica (sì, anche stavolta infatti Ferzan non ce la fa e, nonostante la leggerezza che pervade buona parte del film, il morto ce lo deve far scappare, per cui proporrei di ribattezzarlo Gessica Ozperec o Ferzan Fleccer, a gusto vostro).
Ma veniamo ora al punto focale, alla vexata questio, che rimpiazzerà per anni la secolare disputa sul conflitto d’interessi di Berlusconi e il vero sesso di Amanada Liar: la rappresentazione dei ghei nel film.
A un certo punto infatti, siccome 2 fratelli omoricchioni non bastavano, arrivano a dare brio alla storia un gruppo di amici romani di Scamoscia, tra i quali il compagno di quest’ultimo (uno di questi è interpretato da Pecci, che dio lo benedica e poi me lo mandi a casa).
In effetti, il teatrino di loro che si censurano e si controllano per soffocare l’odalisca che alberga nei loro animi è un topos assai visto (persino in Priscilla c’è la travestita che tenta un inutile contegno) ma a me non importa e del resto non è detto che la ricerca dell’originalità abbia un valore artistico assoluto. Questo manipolo di invertiti, cantano i classici della musica frocia mentre fanno la doccia. Fanno coreografie in mare. Riconoscono al volo la stilista dell’abito indossato dalla Grimaudo (di una bellezza che lascia disorientato anche me facendomi affiorare orrendi pensieri tribadici). Tutte cose che faccio, faccio e faccio. Certo non che io sia l’ago della bilancia sul quale tarare il variegato universo ghei, ma ho trovato questi personaggi veri, credibili, simpatici (anche al pubblico delle babbione) e non caricaturali, con buona pace dei ghei che non si sentono rappresentati perché “loro tutte queste cose non le fanno”: peggio per loro perché si divertono molto di meno.
Quindi, con lo sforzo che fa ogni volta un frocio di riconoscere il valore dell’opera di un altro gahei, ribadisco il fatto che “Le mine vaganti” è un bel film, certo con qualche claudicanza, ma assolutamente piacevole, dove finalmente i gay non vengono uccisi a colpi di fucile, non cadono in un fosso, né vengono sbranati dai lupi ma vivono la loro vita “normalmente”, anche quando la loro normalità è fare con gli amici le sincronet nelle limpide acque di Gallipoli.


PS: un consiglio. Causa continui movimenti di macchina stile “giro, giro tondo quanto è bello il mondo”, vi consiglio di andare a stomaco vuoto e di non fare come me che dopo un pacchetto di noccioline glassate ho rischiato di vomitare sulla testa dell’ottuagenaria seduta davanti.

30 commenti:

Anonimo ha detto...

non mai capito perchè i finocchi che non capiscono assolutamente nulla di abiti e non fanno il nuoto sincronizzato debbano essere tristi e non divertirsi. detto per inciso io sono uno di quelli. a me piacciono gli uomini e le auto e si cucca benissimo. ciao. Sergio

Anonimo ha detto...

Il congnato della nonna è fatto della stessa pasta dei nipoti?? Ciò mi sconvolge. Io ho visto il film e non avevo colto questo particolare. Da cosa lo hai dedotto?
Cristiano

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

mi ci ha fatto pensare una clega. in effetti non è che sia la scena più chiara del film...magari possiamo cheidere al regista...

Mai detto che chi non lo fa sia triste!" Mi riferisco a quanti, davanti a questa scena, dicono "io non mi sento rappresentato" (e lo dicono), come se il film dovesse essere uin documentario onnicomprensivo di tutte le sfumature della frocia popolazione.
Se tu ti diverti con le moto e le auto, a me fa paicere! Poi se rimorchi pure, meglio per te!! :)

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

mi ci ha fatto pensare una clega. in effetti non è che sia la scena più chiara del film...magari possiamo cheidere al regista...

Mai detto che chi non lo fa sia triste!" Mi riferisco a quanti, davanti a questa scena, dicono "io non mi sento rappresentato" (e lo dicono), come se il film dovesse essere uin documentario onnicomprensivo di tutte le sfumature della frocia popolazione.
Se tu ti diverti con le moto e le auto, a me fa paicere! Poi se rimorchi pure, meglio per te!! :)

Anonimo ha detto...

Non è che sono tristi, è che quando iniziano a lamentarsi dicendo "i gay non sono così, non siamo rappresentati" e bla bla bla, triturano le balle. E poi chi gira da un po' SA che sono più i gay che cantano Madonna sotto la doccia rispetto a quelli che guardano il calcio e le auto.

By Torinese

Frentano ha detto...

Mi spiace che il cinema fosse pieno; ti avrei ospitato volentieri nella ridente (ridente come "Thriller" di MJ) provincia di Chieti: sono stato domenica alle 22.50 e in sala (quella principale) c'erano si' e no 30 persone.

Nemmeno io avevo pensato al cognato della nonna... interessante... ma da cosa si potrebbe desumere?

Anonimo ha detto...

Scusate, me nessuno di voi ha notato i piccoli buchi narrativi? La pazza, perchè era pazza? qual è il suo ruolo nella storia? La madre che fa finta che non ci sia l'amante? e altre cose del genere... pensavo di essere stato poco attento, ma molte persone mi hanno confermato questa cosa. Sì, il film mi è piaciuto tanto, e posso pure capire che bisogna lasciare qualcosa all'immaginazione... ma mi pare un po' troppo!

Massi ha detto...

Ti farei una statua equestre con Varenne solo per aver scritto quell'avvertenza finale! Ho più conati io di una bulimica che gioca a moscacieca...

dario ha detto...

del cognato manco io l'ho capito....

ma di quale pazza parlate? la zia? la zia non è pazza, è solo una ninfomane stravagante vittima della provincia.. se fosse vera la storia, immaginatevi cosa doveva essere stato per lei, 30 anni fa, il rientro a lecce dopo essere scappata a londra con uno che pure l'ha derubata! :)
più che buchi ci sono personaggi che potevano essere approfonditi di più, ma a quel punto o il film durava di più o forse ne doveva mettere di meno...

.pino. ha detto...

il cognato era finocchiooo?!?!?!
pensavo fossero amanti...
O_o
ps. sempre una goduria leggerti.

Edgar ha detto...

"uotta uanderful" recensione: rallegra la giornata e mette davvero voglia di andare al cinema

Quadraretto View ha detto...

si i movimenti di macchina ,non hanno evitato che all'uscita dal cinema ci siamo fiondati in pizzeria dove tu hai ordinato arancini e pizza 4 formaggi....a proposita ,ma stai a veni a cena, ho preparato le puntarelle che ti piaccono tanto
Scrappy

Quadraretto View ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Insy..io mi aspettavo un commento su La mia casa è piena di specchi...dai non mi deludere fammi scompisciare allegramente!!

Desperate HouseGays ha detto...

Allora... partiamo dal fatto che io ho fatto due giorni di fila per poter entrare, ma sciocco io che ho sottovalutato il potenziale cinefilo di noi fro(g)i!
Comunque io ho trovato piacevole il film, pieno di tutte quelle caratteristiche che cntraddistinguono il nostro turco preferito. La tavolata dove si pranza, si chiacchiera e ci si diverte a sconvolgere il mondo.
Bellissima Lecce e il Salento... oggi proprio tra l'altro il mio ex mi confessava di voler andare con degli amici a fare una vacanza da quelle parti, visto che "va tanto di moda fra i gay, soprattutto i milanesi stanno comprando case a raffica".
Concordo con te Insy su QUANTO STA BONO DANIELE PECCI!!!
Certo però che Ozpetek qualche etero in giro ce lo deve lasciare!!!

Jack Millers ha detto...

Qui nella terra degli australopitechi il film non c'e' al cinema. Qualcuno me lo masterizza e me lo manda LOL?

Jack Millers ha detto...

Qui nella terra degli australopitechi il film non c'e' al cinema. Qualcuno me lo masterizza e me lo manda LOL?

Roccia ha detto...

Anche per me è un gran bel film. Mi ha fatto ridere molto, ha una trama che scorre senza intoppi, i posti in cui è girato sono belli. Non so se va ringraziato Cotroneo o se Ozpetek, pur non resistendo a far morire qualcuno, ha finlamente liberato il lato più "giocoso". Comunque tutta la sala rideva di gusto.
@Scrappy: ci credo che avete mangiato la pizza! Dico io: ti fanno vedere un'ora e mezza di tavolate, dolci, pasta, ritavolate, istruzioni sulla spesa... insomma, io sono entrato al cinema masticando l'ultimo boccone della cena e già dopo 5 minuti mi era venuta una fame da orco!

Roccia ha detto...

PS. Sulla critica che hai fatto su "quelli che non si sentono rappresentati" condivido: non è che qualsiasi film o reality (vedi le polemiche su Maicol) debbano essere documentari scientifici sul mondo gay. Lo stesso vale per chi va in tv e parla a nome "della categoria", magari se specificasse che parla a nome suo e forse di alcune persone simili a lui sarebbe più onesto, ma non c'è un "rappresentante ufficiale dei gay", quindi se uno rompe i maroni sul pride o sul fatto che "non si sente rappresentato", rompe i maroni e basta.

D'altr parte, ogni volta che assisto a questo battibecco gayqueer e gaynormal", non posso fare a meno di chiedermi: com'è che a quelli che vivono da "pazze" gli dà tanto fastidio che ci sono gay che non lo sono?

Anonimo ha detto...

forse basterebbe non partire dal presupposto che vivere da "pazze" non coincide con l'essere superiori o gayemancipatiperfetti.
Sergio

dildo baggins ha detto...

bene dopo tutti questi commenti positivi, penso proprio di andarlo a vedere... magari questo sabato, se riesco a convincere quelle recchie dei miei amici a non andare a vedere Alice! :)

Desperate HouseGays ha detto...

Ah beh... io ho visto anche Alice... ma mi sono addormentato a metà del primo tempo!
:)

Michael Grimaldi ha detto...

Mi hai convinto. Mi ero stufato dello stile mortifero jettatorio della Ferzana, questo mi sa che non me lo perdo. Thanks.

Francesco(che canta Mina sotto la doccia) ha detto...

Insy devozione eterna a te e a tutti i gay che cantano Mina sotto la doccia.
Libertà è poterlo fare senza dover essere giudicati,tantomeno dagli stessi gay.
Il pregiudizio è prima di tutto do noi gay verso altri gay.
Ave insy!

Rosa ha detto...

Ma che bella recensione!
Sono andata ieri sera a vederlo con la mia BFF :D
Ci siamo tanto divertite e anche emozionate. E ci è presa una struggente malinconia per i tempi (non tanto) andati in cui giravamo con un branco di amici che cantava con noi Mina e Britney Spears in giro per le piazze e le strade di Padova. Ora questi amici si sono sparsi in mezz'Europa, per cercare una libertà che qui non hanno. Sigh!

Quadraretto View ha detto...

amore...è ora di scrivere un altro post...su forza !

The Grandma' ha detto...

sei morta saltando su una mina?

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

ragionissimo ma molto lavoro e poco tempo per scrivere. ma torneròòòòòòòòòò

Anonimo ha detto...

Brava Bianca Nappi, il resto è da "buttare"!

cumino ha detto...

Con i commenti mi hai fatto pensare a Little Britain: "I'm the only gay in the village"... :-)

Bravo come sempre, concordo sul film. Ciao