mercoledì 2 novembre 2011

DISEGNI DIVINI.

Qualche giorno fa ho visto una puntata di una serie televisive di quelle ambientate nel mondo degli avvocati. La disputa riguardava delle vignette su Maometto. Satira o blasfemia? Uno degli avvocati, sostenitore della libertà di espressione, porta allora come esempio un opera di Andres Serrano intitolata Piss Christ. Per farvela breve è la foto di un crocefisso immerso in un barattolo trasparente d’urina.
Vederla mi ha fatto venire in mente un episodio della mia infanzia.
All’epoca ero uno di quei bambini che potevano essere descritti come “dal temperamento artistico”. Cantavo, ballavo, recitavo, e disegnavo molto bene. Insomma quanto bastava per farmi dare del frocio dai miei compagni di classe. La mia lezione preferita (oltre a quella di musica) era quindi ovvio fosse educazione artistica. L’insegnante era l’unica donna di un istituto maschile era quindi ovvio che 5 minuti dopo la prima lezione fossi diventato il suo cocco affascinata dalla mia inclinazione artistica quanto infastidita dalla totale assenza di sensibilità di una classe che durante la sua ora giocava a calcio in aula usando una palla fatta con i fogli di carta che dovevano invece servire per i disegni.
Io invece non sapevo pallone a calcio il che in quella scuola equivaleva ad essere portatore del virus dell’ebola ma per quelle due ore a settimana dedicate alle arti pittoriche, lì, ero qualcuno. Gli altri a malapena ritraevano le persone tirando 4 righe per gli arti e un cerchio per la testa mentre io a 12 anni già facevo studi sulla prospettiva dei paesaggi.
Non perdevo occasione quindi di sfoggiare i miei lavori e passavo gran parte del tempo a disegnare, dipingere, colorare a scapito di tutti gli altri compiti. Tornavo a casa, prendevo una risma di fogli che mio padre trafugava dal suo ufficio e passavo tutto il pomeriggio a ritrarre praticamente qualsiasi soggetto mi venisse in mente.
Ogni tanto la professoressa Sabatini ci dava dei compiti da fare a casa che lei chiamava “temi visivi”. Come quelli di italiano lei dava una traccia e noi dovevamo esprimere il nostro pensiero con le immagini.
Essendo un istituto di salesiani, molto spesso erano tematiche legate alla religione.
Ora non ricordo neppure esattamente quale fosse la traccia di quella settimana ma ricordo solo che il mio lavoro consisteva in un ritratto di Cristo morto in croce sanguinate con la corona di spine (il mio senso del drammatico allora era già molto spiccato).
Lo avevo eseguito con una tecnica mista di acquerelli e tempera su un foglio di 70 centimetri per 40, in pratica era una pala d’altare.
Artistica era alla prima ora e io quella mattina non solo ero in ritardo ma già in tram sentivo il bisogno di correre in bagno.
Appena sceso dal mezzo mi precipitai nell’edificio attraversando il cortile con quella velocità che solo il rischio di far esplodere la vescica ti può far raggiungere.
La lezione era iniziata da 10 minuti. Dopo 15 scattava il richiamo dei genitori, dopo 20 la messa ai ceppi nelle segrete dell’istituto dopo 30 un ora in più a settimana di religione co Don De Vito, crudele preside nonché uno di quei sacerdoti insopportabili che avrebbero fatto convertire alla religione islamica persino san Francesco.
Nonostante la pletora di conseguenze possibili causate dal mio ritardo io dovevo per forza andare in bagno. Per evitare che si rovinasse avevo portato il dipinto a mano ma una volta entrato nel bagno lo bloccai tra il mento e il petto mentre frugavo con le mani per aprirmi la patta con la disperazione di uno che per un caso si ritrova un tizzone di carbone ardente nelle mutande.
Iniziai a pisciare sentendo un piacevole sollievo. Troppo forse.
Il collo si rilassa per un secondo lasciando la presa e facendo cadere il dipinto nella tazza del cesso nella quale continuo a urinare incapace di bloccare l’impeto.
Atterrito, ritiro su il foglio: il volto del salvatore adesso era completamente bagnato della mia pipì. Insomma dopo questo gesto di blasfemia ci sono solo i Sabba dedicati a Belzebù nei boschi della provincia romana. Ad ogni modo non posso permettermi di ritardare ulteriormente e corro lungo le scale con questo foglio bagnato. Mentre salgo, con il poco fiato rimasto cerco di asciugarlo e poi ci passo sopra anche la manica del maglione. Riguardo il disegno prima di aprire la porta e lì avviene il miracolo: la pipì a contatto con l’acquerello aveva fatto colare il colore rosso del sangue dando al ritratto un tono ancora più drammatico e realista che nell’insieme era davvero bello.
Lo consegno comunque alla mia insegnante e non solo il mio lavoro risulta il migliore della classe (e ci mancava pure che non lo fosse con quei trogloditi come concorrenti) ma la vera prova dell’imperscrutabilità della benevolenza divina fu che venne presentato a un concorso di disegni tra tutti gli istituti salesiani di Roma.
Arrivai terzo.

5 commenti:

condemi ha detto...

Mi piace come scrivi,è piacevole leggerti.Grazie!Luigi43

Nato_Stanco ha detto...

divertentissimo racconto sembra la scena di un film! almodovar lo doveva inserire ne "la mala education"!!

Anonimo ha detto...

beh, fantastico!

Alberto ha detto...

Direi quasi che hai raggiunto il successo con un lavoro del cazzo!
Ti sei sempre lamentato della tua vescica invece dovresti erigerLe un monumento. Ti ha fatto arrivare terzo al concorso di disegno, ti ha fatto vincere una gara di nuoto e poi ce ne sono altre che adesso non ricordo, vado a vedere nel tuo tomo perchè adesso non mi ricordo ma ce ne erano altre....
Insomma sei un ragazzo simpatico, bel sorriso, spalle larghe e una gran bella vescica, io ne andrei fiero e soprattutto la ostenterei di più!

Anonimo ha detto...

Uhm io non so proprio fare a disegnare. Dalle mie parti dicono che non so disegnare nemmeno una O con un bicchiere! Azz è vero per me è difficilissimo. E bbravo Alessandro. Il buon Gesù ti ha messo sul podio!
Ma la Sabatini ti ha sgridato per il ritardo?
Si si bella pure questa storia, ma io voglio sapere che fine ha fatto il tipo della palestra!!
Grazie per i sorrisi.
AlexFe