mercoledì 4 luglio 2012

IL VALORE DEGLI ESEMPI: DA TOTI A COOPER.


Se sento ancora solo una volta qualche segretaria d’ufficio con un libro di Sophie Kinsella nella borsa e la foto del suo gatto sulla lavagna di sughero affermare con il sorriso da "mai stata infelice in vita mia" che: “a me non importa con chi vai a letto. Perché bisogna dire di essere gay?”, giuro che mi metto a urlare così farte da farla diventare sterile. La cosa inquietante è che molto spesso è un pensiero condiviso anche dai fascisti rinfrescati da una sola mano di vernice democratica quando, con il culo stretto come il pugno di un picchiatore, si lanciano in dichiarazioni di incredibile tolleranza 
(in primis, per loro).
Ma io sono un complottista, diffidente per natura, sospettoso per esperienza e ho sempre tradotto questa proposizione apparentemente alla “volemose bene” come un “fate il cazzo che vi pare, ma tappati in casa vostra”, come se al contrario gli omosessuali non desiderassero altro che esibire tutte le posizioni del Kamasutra in Campidoglio, possibilmente durante il giorno di visita gratuita ai Musei Capitolini.

Pochi giorni fa Anderson Cooper (che per chi non lo conoscesse è un giornalista e conduttore statunitense della CNN) ha dichiarando la propria omosessualità e non lo ha fatto per incrementare le sue quotazioni alla borsa valori gay (francamente non ha bisogno di questi mezzi per aumentare la lista dei pretendenti essendo uno splendido cinquantenne, per giunta ricco come Creso) ma per una ragione che a molti sembra sempre ancora tanto difficile da comprendere: il senso dell’onestà morale.

In ogni atto di coscienza condivisa infatti c’è un profondo gesto di generosità, quello che con un termine da scuola elementare potremmo chiamare “l’esempio” (ricordate quado la maestra ci raccontava Enrico Toti e il lancio della stampella?).  

E qui arrivo a rispondere a Maria Sole la segretaria e a Benito il destrorso ripulito ma lo faccio rubando la dichiarazione fatta dallo stesso Cooper con la semplicità e la limpidezza dei giornalisti americani di andare sempre dritti al punto senza troppi giri di parole: “Il fatto è che io sono gay, lo sono sempre stato e sempre lo sarò e non ne potrei essere più felice, orgoglioso e in pace con me stesso. In un mondo perfetto, non credo dovrebbe interessare nessuno, ma credo nel valore di alzarsi in piedi ed essere considerato per quel che sono”. Questo è il punto centrale di tutto, l’esempio di Enrico Toti di cui parlava la mia insegnate: credo sia piuttosto evidente che non viviamo in un mondo ideale e quello che tutti siamo chiamati a fare, nei modi e nelle disponibilità personali, è tendere al “perfetto” possibile, smettendo di nascondere i nostri sensi di colpa dietro il paravento della discrezione ma portando la nostra vita come esempio per tutti e stimolo per quanti, con grande difficoltà, vivono la loro esistenza. Solo così, forse, miglioreremo la loro vita e potremo dire di aver fatto la differenza nella nostra. 


6 commenti:

Anonimo ha detto...

difficile per tutti essere considerati per quello che si è...

e ancora più difficile scegliere cosa mostrare per essere considerati
GG

A. Oscar Carini Coop ha detto...

grazie. bellissimo messaggio il suo, e il tuo modo di commentarlo.

Anonimo ha detto...

Per un Cooper,gay o etero non importa, quanti scarabei stercorari esistono tra i giornalisti e le giornaliste?Chapeau !Luigi43

Graziano ha detto...

Condivido in pieno ogni tua singola parola, virgole comprese.

Anonimo ha detto...

caspita... doveva esse ben piccola e nascosta questa "onestà morale" se gli ci son voluti 50 anni a trovarla!

Anonimo ha detto...

Grande! Questo testo dovrebbe essere un discorso trionfale. Unsy for president!