venerdì 14 gennaio 2011

NYC DOG

















Probabilmente quando ricevi il patentino di gay, insieme a un barattolo di lubrificante e 2 biglietti per il musical Wicked di Broadway a New York ti danno anche un cane. Almeno quella è la definizione che troveresti sull’enciclopedia zootecnica della Garzanti perché altrimenti descriverli tali quei “cosi” ha la stessa corrispondenza di definire essere senziente Daniela Santanché: formalmente corretto ma concretamene inconcepibile. Infatti l’essere che trotterella tutto scoordinato all’estremità di guinzagli resistenti quanto un filo di seta sono una versione Bignami di quello che dovrebbe essere un cane. Pincher e Carlini sono in assoluto i più adottati. In alternativa anche dobermann o alani purché dopati con inibitori della crescita come facevano alle atlete sovietiche della ginnastica artistica negli anni ‘70 per mantenerle minute e compatte con il fine di eseguire al meglio i loro volteggi.
Visto che a NY l’eufemismo “studio” sta ad indicare un monolocale spesso ampio e confortevole quanto un poro della pelle, non è pensabile avere un cane che superi i 7 centimetri al garrese ma è altrimenti indispensabile averne uno per poter giustificare strusci di ore lungo le strade di Chelsea (o del Village, Hel’s Kitcken e qualsiasi altra area gay della città che ora a pensarci bene è tutta un’unica area omosessuale).
Oltretutto animali del genere mangiano poco, sporcano meno, sono assolutamente inabili a qualsiasi forma di difesa del padrone ma non foss’altro che per capire se si tratta di un topo dalla coda mozza o di un vero e proprio cane funziona ancora come specchietto per le allodole, ottima attrattiva utile al rimorchio per quei gay che non si sognerebbero di usare un bambino in adozione, di certo più attraente ma infinitamente più complicato da gestire.
La cosa più inquietante è che spesso i padroni di questi trucioli di canide sono per lo più finocchie nerborute e ipetrofiche, tatuate male e vestite come delle coatte di periferia il che nell’insieme regala una visione beconiana della cosa. E questo se non li senti mentre cercano di impartirgli dei comandi. Ovviamente i loro pet fanno tutt’altro che obbedire non tanto per una loro congenita indisciplinatezza ma perché essendo così piccoli non sono stati provvisti di sistema uditivo. Del resto anche le Smart hanno un numero limitato di optional.
Un consiglio se come me puntate ancora all’uomo da ingallare: pochi, ma ci sono persino dei gay che portano a spasso cani veri, di quelli che li identifichi come tali anche a 50 metri di distanza. Ecco puntate su quelli, avere una taglia forte è la riprova che il padrone abita in una casa di almeno 60 metri quadrati che a Manhattan significa: ricco!

5 commenti:

awkward ha detto...

Della serie LE MISURE CONTANO E COME!!! Ahahahahaha

Anonimo ha detto...

FATTI UN GIRETTO UPSTATE NO????TRA BRONXVILLE E SCARSDALE MAGARI ,NO?????''CIAO

d-c-D ha detto...

ci sta tutta sta scena tra diane keaton e woody allen in Manhattan:
"Il bassotto per me è quasi un sostitutivo del pene."
"nel tuo caso avrei pensato ad un alano!"

Anonimo ha detto...

e se uno, poniamo, gira senza cane fingendo di cercarlo, girando per ogni dove chiamando, che so: "Fido, fido, dove sei?" oppure "Oscar! Oscar! vieni!" ha comunque speranze di abbordare, pur senza le scocciature di tenere un cane?
Carlo

Macsi ha detto...

E abbaiano, abbaiano di continuo, senza mai smettere e senza che gli si consumi 'sta vocetta del cazzo. Estinzione!