
Io l’ho detto da subito che non poteva essere vero che un ghei andasse a letto senza prima passarsi una cialdina di cotone imbevuta di latte detergente e, come sempre, la verità è finalmente venuta a galla. Il truccatore della Tatangelo non è ghei. Certo lo prende la dove i 2 dolci declivi si incontrano dando vita ad una gola profonda e scoscesa ma è solo perché è un adepto di una antico culto sciamanico che vede in questa pratica una potente rimedio per allontanare gli spiriti maligni.
Sfatata quindi l’ennesima calunnia come quella fatta girare qualche anno fa quando si raccontava della richiesta di restituzione di un panda albino della zoo di Og Cong trafugato
e messo in Italia a capo del ministero delle politiche familiari sotto il falso nome di Rosi Bindi, possiamo parlare ora della serata sarremese di ieri sera.
Premetto, io il giovedì lo dedico alla manutenzione di sto catorcio che mi ostino a chiamare con un eufemismo, corpo. Quindi tra la ceretta al viso, il rinforzante alle unghie (mi piace credere che lo smalto trasparente in realtà sia una cura per la creatina) e la deforestazione delle sopracciglia che anche questa settimana ha pagato il solito contributo di sangue con ben tre vittime schiacciate sotto il peso degli arbusti, non ho seguito molto la disfatta sanremese di Adua.
La Bertè s’è presentata in manette dopo che la guardia medica aveva acconsentito a risparmiarle la camicia di forza fatta invece indossare ad Andrea Osvart che si aggirava per i camerini gridando “giuro, sono una delle due vallette scelte da Baudo, non me lo sono inventato io!”. Ma il vero sintomo del suo disagio mentale si è manifestato nel aver voluto duettare con la perfida strega dell’ovest al secolo Ivana Spagna. Vestite di nero e invasate come due streghe che celebrano il gran sabba con un capretto con zampe di cavallo e corna di toro, hanno danzato intorno ad un fuoco per poi sparire in una nuvola di zolfo.
La polemica su questa canzone, portata fuori concorso dopo il caso di plagio, è la sola cosa che ha permesso al festival di battere in ascolto almeno le lezioni del Progetto Nettuno per la tele laurea in onda tutte le su rai uno dalle 4 alle 5 del mattino. Una polemica che francamente non capisco. Ma che te ne frega se questa povera disgraziata che ha la vita appesa a un filo canta una canzone che faceva schifo trent’anni fa riproponendola oggi? Come voler portare in auge la cravatta a tastiera di pianoforte. Dice, andava 30 anni fa. Si ma faceva cagare allora se ti ripresenti con quell’orrore legato al collo non rischi certo di ritrovarla sulla copertina di vog!
La Bertè fa comunque sapere che è già in cantiere una nuova canzone, stavolta scritta dal lei. Non può darci anticipazioni ma ci fa conoscere solo la prima strofa che fa più o meno: “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta” (dice ispirata alla vicenda degli Abbagnale alle olimpiadi del 1996).
Serata anche dei duetti metà dei quali fatti con persone sconosciute o con alcuni dei casi più riusciti di “chi l’ha visto?”. C’era Grignani con i Nomadi, la Tatangelo con Maicol Boltom che prima di accettare di cantare con lei ha espressamente richiesto delle mutande di ferro, Bennato con la Montercorvino che canta una volta ogni 15 anni, quando appunto la riesuma il marito, Moro con Curreri (che manco la madre sa chi sia), le sorelle Cappa a Cappella con i Neri per Caso, il Diavolo con le pentole e la capra con il cavolo.
Piccolo pettegolezzo sfuggito alle telecamere: si è esibito anche il piccolo Marc Yu che dichiara 9 anni ma essendo ghei se li scala, in realtà ne ha 23 ma un grave problema ormonale lo non lo ha fatto crescere. Dice di essere un talento. A 2 anni suonava Betoven e riusciva a scaccolarsi con l’alluce del piede. Ieri sera dopo aver suonato “il volo del calabrone” di Corsacof avrebbe dovuto suonare Donna Rosa, la canzone scritta da Baudo per salutare la partenza da Quarto dei Mille di Garibaldi e che ci rifila ogni volta che appare in televisione. Pare che il procuratore del nano suonerino abbia fatto sapere che il cascè non era sufficientemente alto, dicendo testualmente: “già basta come fenomeno da baraccone sta scimmia cinese ammaestrata. Non vogliamo rischiare ulteriori censure da parte di Amnisti Internescional infierendo ulteriormente”.