martedì 21 agosto 2007

IL PRANZO DI FERRAGOSTO. Di F. Dostoieschi


“Tu hai qualcosa e non me lo vuoi dire”.
Se non fossi stato forgiato da anni di interrogatori che partivano tutti invariabilmente con la stessa domanda d’attacco, probabilmente avrei ceduto già dalla prima ora.
Non so, se ne sentono tante di storie in cui solo dopo anni i figli scoprono la vita segreta dei genitori prima che li partorissero. Per quel che mi riguarda, e a giudicare dalla sua tenacia nelle pressarmi, la mia potrebbe essere stata benissimo un’agente dei servizi segreti rumeni durante la dittatura di Ciaucesco.
Questo per descrivere un po’ il clima disteso del pranzo di Ferragosto.
Io, mia madre, 40° e nessun’altro in giro nel raggio di 30 chilometri.
La sera precedente avevo fatto le 5 del mattino cercando di distrarmi in previsione dell’inevitabile.
“Perché non me lo dici? Tanto lo so che hai qualcosa ma se non ti liberi, se non me ne parli il peggio è per te che te lo tieni dentro e poi ti fa male”. Odio quando vira il tono dell’interrogatorio dandogli una parvenza di bonaria comprensione ma tanto, non mi ci frega più, da almeno 15 anni. Ormai conosco tutte le controtecniche per annientare i suoi subdoli tentativi di farmi sentire in colpa. A comando riesce anche ad umidire gli occhi ma io sono più abile di lei. Attuo la tecnica extracorporea che si verifica o istintivamente in presenza di un pericolo mortale imminente e inevitabile, o razionalmente indotta se sei stato arruolato dalla CIA o se hai mia madre alle calcagna.
Sguardo basso sul piatto e dichiaro: “Non ho nulla, va tutto bene”. Per mantenere la calma ripeto dentro di me tutti i numeri primi fino a 1000 (funziona anche con la tabellina del 12 o ricordando le province della Lombardia e del Piemonte).
Ci mettiamo esattamente 20 minuti per finire il pranzo. Io ormai ho l’occhio a mezz’asta. Il mix di stanchezza, caldo, melanzane fritte sullo stomaco e interrogatorio all’ultimo sangue è troppo, anche per un marin catturato dalla milizia di Saddam.
Bello di Mamma, che sarebbe mio fratello nonché figlio prediletto e più paraculo di me, è fuori Roma con la ragazza. Altro aggravio di rodiculo: io che sono più grande, a pranzo a casa con mammà e lui in giro con la ragazza. Non capisco se mi urti di più il fatto che io e lei insieme incarniamo il più terrificante dei cliscé ghei (a questo punto tanto varrebbe rilevare un motel e mettermi a squartare sventurate avventrici) o perché mio fratello è accoppiato e io no (poi penso che sì, è fidanzato, ma con una donna, e il rodimento si fa meno fastidioso).
“Dai chiacchieriamo un po’”. Lo fa apposta. Mi chiede sempre le stesse cose! Spera che cada, ma non lo farò, neppure stavolta. Io la conosco bene. Prova un sottile piacere sadico nel vedere la mia reazione. Glielo leggo in quel bagliore di piacere che i suoi occhi non riescono a dissimulare del tutto.
Lei: “Perché sollevi lo sguardo al cielo quando ti chiedo di parlare?”
“Di cosa dobbiamo parlare? Ci siamo sentiti ieri per telefono e in serata non è successo nulla di particolare”. Poi ci penso bene e mi chiedo se non potrebbe essere un argomento tipico madre-figlio raccontarle che ieri sera al Villag ho baciato uno sconosciuto sudaticcio che mi stringeva le chiappe tra le mani in mezzo ad una folla di ghei senza maglietta né Dio e che era talmente coinvolto da me da avermi chiesto tre volte come mi chiamassi e altre 4 se ero di Roma.
Incalza. “Dai parlami un po’ di te” (che vale come la domanda a piacere che ti propongono gli insegnati a scuola: è solo una scusa per farti aprire bocca e poi portarti a parlare di quello che vogliono loro, non ci casco).
Cerco di cambiare argomento: “Vabbè, vediamoci un film”.
“il DVD è rotto, tuo fratello (Bello di mamma) lo deve far aggiustare”.
“ma è rotto da dicembre”.
“non ha avuto tempo” (per chi non lo sapesse mio fratello è uno dei piloti della MIR, quindi costretto a viaggi spaziali lunghi anche 6 mesi).
Panoramica sui canali generalisti della TV. E’ ferragosto.
Sono le 2 del pomeriggio. La panoramica è più agghiacciante come l’idea di parlare a mia madre del tipo che ballava stringendomi il culo tra le dita come fosse un gagget antistress.
“A questo punto perché non prendo i mezzi e vieni da me almeno ho sky”.
Mamma: “Ma fa caldo io non esco con questo caldo”. Per mia madre la temperatura a partire dalla quale mette questa scusa è quella di 22°, quini, da marzo fino a novembre, lei non esce se non portata in macchina.
Io: “Prima o poi dovrai renderti conto che l’estate porta calore e siccome non viviamo a Oslo né credo tu voglia trasferitici, dovrai rassegnati a dover uscire. E poi secondo me ti autosuggestioni, non fa mica poi tutto questo caldo”. Dalla finestra di casa di mia madre si vede un pezzo di campagna sulla Prenestina. Ci sono fumi di focolai appiccati o alimentati dal caldo. Tiro la tenda. Non voglio darle soddisfazione.
Continuo:“Almeno dovresti farti sky”.
Mamma: “Tuo fratello ci aveva pensato…” (tempo previsto di attuazione del progetto: per allora mi si staranno già mangiando i vermi).
Penso al fatto che me ne potevo almeno andare al mare. Sì, ci sarei dovuto andare con i mezzi come al solito (un’ora secca da casa a lettino ma almeno…). Mi vedevo un po’ di maschi in costume e mi rilassavo un po’.
Mi sale ancora di più l’incazzo perché non sono andato per non avere sensi di colpa verso mia madre e mi incazzo ancora di più perché ho i sensi di colpa e ancora, ancora, ancora di più perché BDM (bello di mamma), ‘sti scrupoli non se li fa più da quando aveva 16 anni.
Il dado è tratto. “Scusa ma a questo punto io me ne vado, stiamo qui zitti e fermi in prigione, sembriamo i protagonisti di Bitelgiuis, costretti a non poter varcare la soglia di casa e io….”.
“Hai ragione, ti capisco. Vai io qualcosa adesso farò. Mi leggo un libro, poi devo stirare”. E’ questa la frase che trovate sul manuale della perfetta mamma alla voce “Colpo basso”.
Riposo il casco e tolgo le cuffie dell’aipod che già avevo calzato nelle orecchie.
Mamma: “no, no, davvero vai. Ci sentiamo più tardi”. Ora o mai più. La bacio e scappo. Ho un senso di colpa grande come quello di un protagonista a caso di romanzo russo. Tutto questo mi porta a giurare a me stesso che st’altr’anno io a Roma a Ferragosto non ci resto, a costo di scappare su un gommone verso le coste dell’Albania. Anche la mia, in fondo, è disperazione.

13 commenti:

oscar ha detto...

ghghghghghghghg.
giusto per consolarti.
ferragosto io l'ho passato in una bolla d'aria, sospeso tra un mondo e l'altro. in pratica, stavo partendo per il mare, e la mia macchina ha deciso che non era ancora il momento giusto. tutto il giorno in casa. non un bar aperto. manco uno straccio di caffè. fino alla sera, quando Lei (la macchina) c'ha ripensato su.
la prox volta ti mando un messaggio, così tua mamma si può concentrare sulla mia vita (si sa, gli ospiti prima di tutto) e ti lascia mangiarti le melanzane fritte in santa pace.
p.s. ma non c'erano i pomodori con il riso?? senza pomodori, che ferragosto è?

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

X Oscar: perfetto, la prossima volta viani a cena da mammà e ti faccio pure trovare i pomodori al riso.
INSY

David ha detto...

Credo che il tuo ferragosto sia molto simile a quello di tante altre persone. Ti consiglio di attuare un sano egoismo, quindi di fare i tuoi programmi in tutte le occasioni e questa cosa te la dice uno che è il bello di mamma (essere l'ultimo figlio ha degli effettivi vantaggi)...mo che sanno quello che gli devo dì, credo "bello di mamma" ancora per poco.

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

DAVID, cosa devi dirgli? Che non ti piace la patatina e che preferisci il pesciolino? :)
INSY

David ha detto...

...lo sai che quasi quasi questa potrebbe essere la maniera più divertente, cioè come potrebbero non farsi una risata?!?!

Per far riferimento al tuo post: io sono anni che pianifico e rimando in attesa del momento "giusto",c'è sempre qualcuno che mi mette i bastoni tra le ruote in famiglia facendo casini ed il momento "giusto" non arriva mai.
Adesso ho realizzato che tale momento non esiste e che le esigenze personali non devono essere seconde a niente e nessuno.

Avete appena letto "Dai diari del 14enne"

;-)

Anonimo ha detto...

Io a Ferragosto ero a pranzo da La Nana Malefica... fai un po' tu!

pnpz

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

CARO DAVID: se vuoi glielo dico io. sai sono famoso per il mio tatto!
INSY
PER TUTTI: pnpz ha vinto, mi ha stracciato. Ferragosto con la nana malefica è peggio che ritrovarsi in finale sull'isola con malgioglio.

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

CARO DAVID: se vuoi glielo dico io. sai sono famoso per il mio tatto!
INSY
PER TUTTI: pnpz ha vinto, mi ha stracciato. Ferragosto con la nana malefica è peggio che ritrovarsi in finale sull'isola con malgioglio.

mulder77 ha detto...

Dopo questo goduriosissima lettura, ti meriti un invito in Sicilia per il prossimo Ferragosto! ;)

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

Caro Mulder77 sei spacciato! io st'altr'anno mi piazzo col culo schiattato da te a magna' a 4 ganasce, non so se ti conviene....
INSY

mulder77 ha detto...

Beh se il culo lo piazzi "su" di me, ne possiamo parlare! ;)

INSY LOAN E LO STATO DELLE COSE ha detto...

MULDER77!!! Sei uno screanzato!? Come ti permetti!? (ok, scrivimi in privato che ci mettiamo d'accordo).
INSY

mulder77 ha detto...

Materialista!! ;)